Ciao Nicola
Mercoledì, Marzo 31st, 2010Non è mai stato troppo nelle mie corde. Troppo in là con gli anni della mia generazione. Però era un ottimo crooner e un simpatico personaggio, di una simpatia d’altri tempi, che metteva istantaneamente di buon umore, mentre ti raccontava aneddoti tra il serio e il faceto, come quello della sua dieta a base d’aglio.
La dieta non è stata sufficiente e Nicola Arigliano ci ha lasciato, con il piacere di aver ritrovato il successo negli ultimi anni della sua vita, per lui che la musica, oltre ad averla creata, ha sempre dichiarato di averla corteggiata come si fa con una bella donna. Galanteria e sense of humor di anni passati. Questa è un’intervista che feci qualche anno fa per Repubblica.
Ci vuole davvero una gran carica, un gran mestiere, un carisma speciale e una simpatia diretta per fare quello che fa Nicola Arigliano, classe 1923 ma sempre così vivo e vegeto con le sue immancabili peripezie swing e la sua voce inimitabile da crooner nostalgico. Per lui, che è stato uno dei pochi a dare un segno diverso alla canzone italiana, è sempre un divertimento. Dal vivo poi, gli piace soprattutto scherzare, giocare con il pubblico, cantare l’America e metterci un po’ di parodia all’italiana. Da qualche giorno è in concerto ma senza un nuovo disco da presentare in repertorio, accompagnato da un trio basso, chitarra e batteria («avrei voluto portare anche un pianoforte ma si doveva risparmiare e così ci siamo accontentati di aggiungerci solo una fisarmonica»), propone tutti i suoi vecchi successi, da “I sing amore” a “Marilù”, da “The lady is a tramp” a “Venti chilometri” al giorno, che suonò anche a Sanremo agli inizi degli anni Sessanta. E poi altri classici dai suoi dischi più recenti, quelli della riscoperta, del ritorno sulle scene di qualche anno fa: “My name is Pasquale” e “I Swing ancora!”. Arigliano, qual è il segreto di tanta forza alla sua età? «Perché, che età ho? Non voglio pensarci agli anni che passano». Ma un segreto dovrà pur averlo. Segue ancora la sua dieta aglio, peperoncino e cipolle? «Quella sempre, non la abbandono mai. Se mi manca l’aglio, mi manca tutto». A Milano si è esibito molte volte. «Sì, da quando ero poco più che ragazzino. Ero agli inizi, prima che mi trasferissi a Roma. Ma è passato così tanto tempo che non ricordo più». E di Milano ricorda qualcosa? «Soprattutto l’impressione che mi fece quando arrivai a sei anni con tutta la mia famiglia dal Sud. Che città: così grande, così moderna. Abitavamo in via Mameli al 33. E lì rimasi sin dopo il militare. Oggi, vivo in campagna, in provincia di Rieti. La città non fa più per me, ma ci torno sempre volentieri: ho tanti aneddoti legati a Milano». Uno in particolare? «Da giovane ero balbuziente. Era una cosa per cui soffrivo molto. A scuola, in giro, parlavo e tutti mi deridevano. Così, mia madre mi disse che appena trasferiti a Milano mi avrebbe portato da un medico, e lo fece davvero. Il medico mi visitò e mi disse di mettermi a leggere davanti allo specchio. Ci vollero tre anni di tentativi, ma alla fine guarii». Aveva anche qualche amico speciale qui in città? «Sì, Franco Cerri. Ci piaceva suonare assieme, passavamo tutti i palchi dei locali intorno alla città». E tra gli altri colleghi? «Ero molto amico anche di Claudio Villa. Lavoravamo assieme due o tre mesi all’ anno. Una brava persona, per carità. Ma a me non piaceva quel suo modo di cantare, troppo enfatizzato, troppo calcato: troppo, insomma. A me piaceva lo swing che avevo sentito e imparato attraverso i dischi americani e poi al Festival di Newport, nel ‘52. Lo swing è tutto: ritmo, calore, atmosfera». E sembra piacere ancora molto, a giudicare dai giovani che la seguono. «Penso di avere un pubblico giovane proprio per questo, per via della passione che lo swing emana». Ma lei ascolta musica giovane? «No, assolutamente». Cosa ascolta allora? «Bach, soprattutto. Giovanni Sebastiano per me è assolutamente il massimo». E cosa non ha mai sopportato? «L’ unica cosa che non ho mai voluto conoscere sono i Beatles: che me ne importa a me dei Beatles. Anche quando uscirono ed ebbero tutto quel successo io avevo già lo swing. A me bastava quello, e ancora oggi proprio non riesco a farne a meno».


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