Depeche Mode, andata e ritorno
Alan Wilder ha suonato in questi giorni in Italia per presentare “Selected”, il suo nuovo disco firmato con lo pseudonimo Recoil: il progetto che porta avanti dal 1986. Magari il suo nome non dice molto, eppure Alan Wilder è stato nei Depeche Mode dal 1982 al 1995, quando i Depeche erano ancora dei pionieri dell’elettronica.
Pianista classico dall’età di 8 anni, alto, allampanato, figlio di una famiglia borghese, Wilder entrò nel gruppo rispondendo a un annuncio sul New Musical Express in sostituzione di Vince Clarke, tra i fondatori della band e autore del primo hit “Just can’t get enough”, il brano che lanciò all’esordio i Depeche, che dopo l’abbandono di Clarke si trovarono improvvisamente nella difficile situazione di doversi ricostruire un sound e un’immagine lontani dallo stereotipo dell’electropop.
Mescolando le sonorità della trilogia berlinese di David Bowie, i suoni dell’elettronica industriale tedesca e atmosfere pop dark, con la complicità del fotografo Anton Corbjin, i Depeche Mode riuscirono alla fine degli anni Ottanta a conquistare le classifiche americane, diventando con “Violator” del 1989, ancora oggi un bestseller, uno dei gruppi sull’onda negli Stati Uniti. Alan Wilder in tutto questo, assieme alle canzoni firmate da Martin Gore, ebbe un ruolo fondamentale. Non tutti sanno per esempio che l’arrangiamento e il riff di “Enjoy the silence”, una delle canzoni più famose e amate del gruppo, fu una sua idea.
“Eravamo in Danimarca per registrare in uno studio in piena campagna – ha spiegato una volta Gore. – Ci mancavano delle idee, così Alan e Flood, il nostro produttore, chiesero a me, a Dave e a Fletch di andarcene a spasso per un paio di giorni. Fu un problema, perché così isolati dal resto del mondo, non sapevamo davvero come fare passare il tempo. Quando tornammo in studio, Alan e Flood avevano completamente rivoltato il brano, scrivendo il riff e dandogli una ritmica prettamente dance. Io avevo scritto il brano usando un harmonium e avendolo intitolato “goditi il silenzio”, non ero molto convinto del loro lavoro. Ma insieme mi convinsero e così registrammo tutto da capo”.
Quando i Depeche Mode pubblicarono nel 1993 il successivo “Songs of faith and devotion”, le cose, paradossalmente, cominciarono a peggiorare nel momento di maggior successo per il gruppo. La band cominciò le registrazioni del disco in Spagna. Ma lo studio, allestito in una villa a Madrid, non era come si aspettavano. David Gahan, sempre più insoddisfatto del suo ruolo come front-man, attratto dal grunge e da Kurt Cobain, trascorreva gran parte del tempo lontano dagli altri. I Depeche oziarono per settimane in attesa dell’ispirazione, trasferendo poi le registrazioni di nuovo in Danimarca. Pubblicato l’album, partirono per un tour di quindici mesi in Europa, Stati Uniti, Giappone, Australia, Sud America e Sud Africa. Denominato “Devotional tour”, fu una tournée spettacolare, tra le più seguite degli anni Novanta, ma anche la fine del gruppo nella sua formazione originale.
Con uno psicologo personale in ogni data del tour per sopportare lo stress, la leggenda del “Devotional tour” sopravvisse tra droga, sesso e liti. Alcuni giornalisti affermarono che durante il tour dei roadies erano stati incaricati di scegliere delle ragazze dalle prime file per dei party dopo i concerti. Gahan era ormai un eroinomane. Dopo ogni esibizione, si ritirava in un camerino a parte adornato solo con candele. A Los Angeles, Martin Gore collassò sul palco dopo tre giorni passati senza mangiare. Nel giugno 1994, in Sud America, Gahan assalì un reporter mordendolo al collo. A Indianapolis si buttò tra la folla rompendosi due costole. Andrew Fletcher abbandonò la tournée prima delle date australiane per collasso da stress. A quel punto, i quattro viaggiavano separatamente già da mesi. Il peggio arrivò nel giugno 1995, quando Gahan tentò per la prima volta il suicidio. Alan Wilder, che aveva già tentato di ottenere maggior riconoscimento del suo lavoro, lasciò la band.
Poche settimane fa, a Londra, Alan Wilder si è unito in un paio di brani per la prima volta da allora ai suoi vecchi compagni in concerto. Voci dicono che potrebbe essere il primo passo di un possibile suo ritorno nei Depeche Mode.


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