Scegli la strada giusta
Ffebbraio 25th, 2010 in Reports by Massimiliano Leva
Happy end. Un felice finale.
Abbey Road è la parolina magica che fa sussultare da oltre quarant’anni il cuore a tutti o quasi tutti gli appassionati rock: a ogni latitudine, di ogni lingua o religione. Per ciascun mattone di quell’edificio all’estremo nord di Londra, tutto sommato abbastanza anonimo, se non per i murales lasciati dal pellegrinaggio dei fan che ricordano anche al più smemorato dei londinesi ciò che lì puntualmente accade, si potrebbe raccontare una storia.
Tanti anni fa, il 12 novembre 1931, in questa casetta bianca, la Gramaphone Company Limited inaugurò i suoi studi di registrazione con una performance della London Symphony Orchestra diretta da Sir Edward Elgar. A quel tempo, ad Abbey Road non c’era nulla di quello che c’è oggi.
L’edificio che tuttora accoglie gli studi della Emi e che il governo britannico trasformerà in monumento nazionale (happy end…), venne costruito nel 1830. Il primo inquilino fu un certo Cook, un ciabattino arricchito, narra la leggenda. Vi abitò per 24 anni. Nel 1924, dopo vari passaggi di proprietà, la casa venne convertita in un condominio di tredici appartamenti. Il primo ad abitare, a quanto pare, fu un gentiluomo scozzese sordo quanto una campana.
Il 16 settembre 1944, Glenn Miller duettò con Dinah Shore. Dieci anni dopo, Eddie Calvert vi scrisse la sua prima canzone arrivata in classifica. Altri nove anni e con i Beatles l’edificio divenne la tana del beat inglese. In poco tempo, a varcare la soglia furono Gerry & The Pacemakers, Hollies, Manfred Mann, Billy J. Kramer, Bobby Shafto e un giovanissimo (e sconosciuto) Rod Stewart.
Nel marzo 1967, durante la registrazione di “Sgt Pepper”, il tecnico del suono Norman Smith accompagnò i suoi nuovi pupilli, che ad Abbey Road stavano incidendo il loro primo disco, a incontrare nella stanza accanto i Favolosi Quattro. Secondo Smith, l’incontro tra i Pink Floyd e i Beatles fu “piuttosto freddino” anche se tutti furono gentili con tutti.
Io visitai Abbey Road nell’estate 1996. D’estate Abbey Road si spopola. Aspettai settimane prima di “scegliere” il momento giusto. L’ora giusta cadde in un tardo pomeriggio di inizio settembre. Le macchine erano parcheggiate comodamente tra gli alberi. La strada taglia a nord, con una leggera curva. Regent’s Park non è molto lontano. E le case lungo la via parevano somigliarsi tutte. Tutte tranne quel piccolo edificio, con mille graffiti e una targa sopra una piccola porta per avvisare che quelli sono gli “studi Emi”, caso mai qualcuno se lo scordasse.
Cercai di oltrepassare la soglia, ma venni prontamente allontanato. Mi accontentai di attraversare le famose strisce. Adesso che gli studi non saranno più venduti e magari un giorno qualcuno ci farà un museo, forse potremo finalmente entrarci tutti sborsando solo un piccolo obolo.
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