Superfuzz Bigmuff revisited
Novembre 27th, 2009 in recensioni by Andrea Valentini
Mudhoney – Superfuzz Bigmuff Deluxe Edition (Sub Pop, 2008)
Da un po’ mi titillavo con l’idea di parlare dell’ep vinilico Superfuzz Bigmuff, comprato nell’autunno 1989 dal defunto Onstage di Genova. Poi la senilità, le menate e il materiale da recensire mi hanno fatto scappare di mente la cosa. Ci è voluto il rinvenimento della stampa su doppio cd (usata e a prezzo ultra bargain) per farmene ricordare. Ed eccoci qua.
Mi ricordo la scena come fosse ieri. Era una mattina infrasettimanale dell’autunno ‘89 (forse fine ottobre); le lezioni all’università erano rare, corte e in media poco interessanti, salvo qualche materia, quindi solitamente ne approfittavo per gironzolare per i vicoli di Genova in attesa di andare alla stazione a prendere l’Intercity delle 12:20. Durante uno di questi giri mi ero imbattuto in un negozio di dischi che sembrava piuttosto figo (solo più tardi avrei saputo che era uno dei negozi storici della città – se non della penisola – per rock, wave, punk e derivati). Entrai.
Era tutto in penombra e dietro al bancone c’era uno alto mezzo pelato, sui 40, con la faccia antipatica (tipo vigile che ti vuol fare la multa); guardava un po’ schifato il mio chiodo con le scritte e i tappi di birra appesi alle spalline, i capelli lunghi e un po’ zozzi, i jeans stretti e sbrindellati, gli anfibi e il mio zainetto azzurro da montagna vecchio come il cucco, tutto coperto cazzate e spillette.
Era pieno – ma pieno – di vinile lì dentro. Il più degli scaffali era inconsultabile perché i dischi erano stipati troppo vicini. E poi, ammettiamolo, la maggior parte della roba che c’era lì io non la conoscevo proprio [a ripensare ora a quel ben di dio mi taglierei i mignoli con la mezzaluna per sminuzzare il prezzemolo, cazzo... e rivolgo una prece al negozio, visto che ha chiuso piuttosto recentemente - n.d.a.].
Per tagliar corto, uscii con Superfuzz Bigmuff in mano. I Mudhoney non li avevo mai ascoltati, ma ne avevo letto su qualche Rockerilla o similari e ricordavo che mi era sembrata roba interessante. Ero preparato anche alla delusione (accadeva spesso, pre-Internet, di fidarsi del giornalisti con gusti non affini, comprandosi cose che poi piacevano), ma fortunatamente appena arrivato a casa constatai che sì, avevo fato un bell’acquisto. Talmente bello che per mesi, nella disperata ricerca di mettere su una band, ogni volta che trovavo un disgraziato che diceva di voler suonare, mi immaginavo immediatamente la foto di copertina di Superfuzz Bigmuff e godevo.
Ma veniamo al presente. Per celebrare il ventennale (cristo se sono vecchio) del’uscita di Superfuzz Bigmuff, la Sub Pop l’ha riproposto in edizione deluxe, doppio cd. Mossa tipica, da astuti bottegai, ma insomma… non ho potuto resistere trovando il suddetto manufatto, usato, a nove dollarini. Certo, qualcuno dovrà spiegare a mia moglie perché in casa, ora, di Superfuzz Bigmuff abbiamo il vinile, la prima stampa su cd (con l’ep e i primi singoli) e questo doppio cd. Ma sono dettagli. Si è abituata alle chitarre e agli amplificatori sparsi in giro, nonché alle 16 copie di Fire of Love: questa sarà una passeggiata. Ne ha viste di peggiori, direi.
Cosa c’è in questo allettante paccotto? Tutto il 12″ originale – ovviamente – un po’ di gustosissime frattaglie provenienti da singoli, compilation, session volanti e outtakes. Una goduria allo stato brado, se mi passate la frase tamarra. E siamo solo al primo dei due dischi. Nel secondo, invece, ben due live set fine anni Ottanta, uno in Germania e l’altro a Santa Barbara, California: due martellate in faccia che non dimenticherete tanto facilmente e che – anzi – rinnoveranno la fede nell’immortale potenza primordiale di Superfuzz Bigmuff.
L’unica perplessità – che affiora solo nei rari attimi in cui provo a mettermi nei panni dei poveretti che, per loro sfortuna, non hanno vissuto quell’età di prima mano – è che, forse, tutto questo ben di dio potrebbe essere troppo, come primo impatto. Nel senso che un blocco simile tutto in una volta può generare una sindrome perversa da rifiuto.
Per cui (la butto lì): se non conoscete questo disco avvicinatevi gradualmente, magari comprando la versione su vinile. E se non avete il piatto, c’è un comodo cd – solitamente un special price, con qualche bonus track. Quando avrete consumato uno dei suddetti manufatti – perché molto probabilmente non riuscirete a staccarvene per un bel po’ – allora procuratevi questo doppio cd.
(Originariamente pubbblicato su Black Milk)