Indie Jazz sotto il Portico
Io non so se l’indie-jazz esista davvero e il fatto che qualcuno associ queste due parole un po’ mi preoccupa: l’idea di uno snobismo al quadrato mi fa venire l’orticaria.
Però sarà questa preoccupazione, sarà la curiosità: ma quando ho visto un’etichetta con quelle parole su un disco, volevo capire cosa conteneva. E’ così che ho conosciuto i Portico Quartet: sbirciando una fascetta su un disco con una copertina un po’ alla Radiohead, in un negozio iper-snob di Parigi (Harmonia Mundi, dove trovi solo classica e jazz, praticamente).
Ho scoperto che i Portico Quartet sono inglesi, ma devo il loro nome all’Italia, perché una volta si sono rifugiati a suonare sotto un portico per ripararsi dalla pioggia. Sono nati come busker, ma il loro primo disco “Knee-deep in the north sea” è stato addirittura nominato al Mercury Prize nel 2008.
La loro musica, poi, è tutt’altro che snob, anzi persino molto facile per essere “jazz”. Nelle melodie mi ricorda un po’ la Penguin Café Orchestra, con un bell’uso della ritmica e questo strano strumento che si chiama “Hang”, che è una steel drum rovesciata. Il loro nuovo disco, il terzo, non è niente male. C’è un po’ più di elettronica, in alcuni passi è fin troppo melodico, al limite dello stucchevole.
Ma questa “Ruins” da sola vale l’acquisto. Anzi, la potete scaricare aggratis qua.
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