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Archivio per la ‘Artisti Italia’ Categoria

Sogni aperti ad occhi chiusi…

Martedì, Maggio 22nd, 2012

Il titolo di questo post è preso dal testo della canzone “La Mia Orchestra” di Marco Guazzone & STAG, contenuta nel loro album d’esordio “L’Atlante Dei Pensieri”. Ed è proprio di loro che parlerò.

Il mio interesse verso di loro è partito da Sanremo 2012, che nonostante tutto rimane la vetrina più importante per chi cerca di arrivare a un grande pubblico in Italia. Marco Guazzone si presenta sul palco dell’Ariston con il brano “Guasto”, che cattura immediatamente la mia attenzione, dato che vi riconosco l’influenza di quel diabolico trio del Devon che amo tanto.
Scarico subito quella canzone da iTunes e l’ascolto in loop per i giorni successivi. Vengo poi a sapere dell’album in uscita il 17 aprile. E sono davvero curiosa di ascoltarlo. Qualche settimana prima viene caricato per intero su Soundcloud sul loro account ufficiale:

http://soundcloud.com/sunnybit/sets/atlantedeipensieri

Colpo di fulmine, è amore al primo ascolto. Rimango colpita dalla varietà di generi racchiusi nelle varie canzoni e dalle emozioni che sanno trasmettere. Trovate una fantastica recensione di questo disco fin nei particolari più tecnici sul blog di un giovane compositore molto affine a Marco per formazione di nome Alberto Cipolla, che conosco dai tempi del concerto dei Muse a San Siro. Eccovi il link:

http://brokenwhitemask.wordpress.com/2012/04/19/di-marco-guazzone-stag-latlante-dei-pensieri-recensioneanalisi/

Nel frattempo scopro che il 27 aprile  Marco Guazzone, assieme al suo gruppo di nome STAG, si esibirà presso La Salumeria Della Musica di Milano. Ovviamente decido di andarci assieme ad Alberto e altri amici.
Il concerto è stato davvero coinvolgente: sarò ripetitiva, ma non mi ero divertita così tanto dall’ultimo concerto di Bellamy e soci. Oltre ai brani contenuti nell’album (con piacevoli variazioni incluse), abbiamo potuto ascoltare “Love Will Save Us (L’Amore Ci Salverà)”, che spero verrà incluso in qualche prossima uscita, e due cover ben fatte: “Fever” di Peggy Lee e una trascinante “Just Can’t Get Enough” dei Depeche Mode. In conclusione della serata, i ragazzi sono usciti per venire in mezzo al pubblico con fisarmonica, tromba, tamburello, chitarra e contrabbasso per coinvolgerlo a cantare “Ma che freddo fa” di Nada. Il locale era pieno e ha sicuramente fatto sentire il suo calore a questi giovani e talentuosi musicisti.
Eccovi le foto e qualche video del live:

http://www.flickr.com/photos/artsnrock85/sets/72157629552395110/

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E la scaletta:

Ma non è finita qua. Perché alla fine del live abbiamo avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con Marco, che si rivela gentile e umile come pochi musicisti della sua età. Alberto, avendolo già contattato su Facebook, gli passa il suo cd e si offre di aprirgli la data di Torino. Marco promette di ascoltarlo e spera di dargli una risposta positiva.
Detto, fatto. La SunnyBit, etichetta di Guazzone e soci, chiama Alberto il giorno prima del live allo Spazio 211 di Torino e si accordano per il giorno successivo, il 10 maggio. Ovviamente non possiamo mancare né io né gli altri nostri amici, quindi prendo il treno con un’amica comune da Milano e prenotiamo un fantastico b&b a Carmagnola. In serata ci incontriamo con gli altri e ci rechiamo verso il locale a Torino.

Alberto suona una ventina di minuti, facendo pezzi suoi come la bellissima “Carol In The Rain” e una cover di “Please, Please, Please Let Me Get What I Want” degli Smiths, apprezzatissime da tutti i presenti. Ecco i video:

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Poi è la volta di Marco e gli STAG. Scaletta simile al live di Milano, ma questa sera appaiono più sciolti e inclini a divertirsi. E nei brani proposti questo si avverte benissimo. Prima di andarcene, c’è tempo per un’altra chiacchieratina, con Marco che ci ringrazia per esser venute fin da Milano, e delle foto di gruppo. Eccovi tutte le foto della serata e il video di “Love Will Save Us (L’Amore Ci Salverà)”:

http://www.flickr.com/photos/artsnrock85/sets/72157629685121178/

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E dulcis in fundo, io e due amici siamo tornati alla Salumeria Della Musica il 17 maggio per sentire Marco, Stefano Costantini (tromba) e Suelo Rinchiusi (contrabbasso) esibirsi in acustico, in apertura del concerto del cantautore texano Jay Brannan. Le canzoni prendono tutta un’altra veste e si riescono ad apprezzare le varie sfumature che possono assumere se suonate in modo diverso. Finalmente riesco anche ad ascoltare la loro stupenda cover de “Il tempo dei limoni” di Tenco e anche una versione del brano sanremese “Guasto” che mi ha davvero commossa. Poi duettano anche con Jay e la serata risulta molto piacevole nel suo complesso, tra buona musica e momenti d’ilarità.
Eccovi le foto e i video della serata:

http://www.flickr.com/photos/artsnrock85/sets/72157629853327882/

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Concludo consigliandovi ovviamente di andarli a sentire, perché ne vale davvero la pena, la buona musica e chi la sa davvero suonare meriterebbero sempre maggiore attenzione di quella che gli si dà attualmente.

Per info su Marco Guazzone & STAG:

http://www.stag.st/
http://www.facebook.com/pages/STAG/120616388005029
http://www.youtube.com/officialstag

Per info su Alberto Cipolla:

http://soundcloud.com/alberto-cipolla
https://www.facebook.com/albertocipollamusic/
https://twitter.com/albertocipolla
http://www.youtube.com/user/AlbertoCipolla

Playlist marzo e aprile…

Lunedì, Aprile 30th, 2012

Con enorme ritardo, lo so, ma eccovi ben tre playlist! Buon ascolto! ;)

Playlist 1: in questa segnalo particolarmente “Wild One” di I Am Harlequin, un brano con un giro di piano ipnotizzante, e “Crystallize” di Lindsey Stirling, che questa volta mixa il suono del suo violino a ritmi dubstep.

1. Gotye – Somebody That I Used To Know (feat. Kimbra)
2. Lana Del Rey – Blue Jeans
3. Train – Drive By
4. Nina Zilli – Per Sempre
5. Florence + The Machine – Never Let Me Go
6. The Naked And The Famous – Young Blood
7. Death Cab for Cutie – Stay Young, Go Dancing
8. Arisa – La notte
9. I Am Harlequin – Wild One
10. Kasabian – Goodbye Kiss
11. The Black Keys – Gold On The Ceiling
12. Dolcenera – Ci vediamo a casa
13. Noemi – Sono solo parole
14. The Naked And The Famous – No Way
15. Fun. – We Are Young (feat. Janelle Monáe)
16. Young The Giant – Cough Syrup
17. Snow Patrol – This Isn’t Everything You Are
18. Lindsey Stirling – Crystallize

Playlist 2: “If I Don’t Belong” di Strike The Colours l’ho presa dalla colonna sonora del film inglese “You Instead”, filmato all’interno del festival T In The Park…se siete sia appassionati di musica che cinefili, vi piacerà! :) Altre tracce degne di nota sono “Youth” di Foxes e quelle dei cantautori Ben Howard e Damien Jurado.

1. Garbage – Blood For Poppies
2. Feist – Graveyard
3. Death Cab for Cutie – I Will Follow You Into The Dark
4. Strike The Colours – If I Don’t Belong
5. Foxes – Youth
6. Chairlift – I Belong In Your Arms
7. Labyrinth Ear – Humble Bones
8. Christopher Norman – Connect Me
9. No – Another Life
10. Camden – (Talking On The) Telephone
11. The Concept – Gimme Twice
12. Little Comets – Worry
13. Chinese Christmas Cards – Dreams
14. Princeton – Florida
15. Ben Howard – The Wolves
16. Bombay Bicycle Club – Leave It
17. Nada Surf – Waiting For Something
18. Damien Jurado – Museum of Flight

Playlist 3: di Marco Guazzone & STAG e del loro album parlerò ampiamente nel prossimo post su questo blog! ;) “Love Will Save Us (L’Amore Ci Salverà)” non è contenuta nel loro disco, ma merita di essere inserita in questa playlist. Poi segnalo “Home” di Foxes, altra gran bella canzone di questa artista londinese.

1. Marco Guazzone – Love Will Save Us (L’Amore Ci Salverà)
2. Foxes – Home
3. Of Monsters And Men – Lakehouse
4. Moonface – Teary Eyes and Bloody Lips
5. Walk The Moon – Tightrope
6. Beach Fossils – Lessons
7. So Many Wizards – Lose Your Mind
8. Gemini Club – By Surprise
9. Boxed Wine – Summer Wine
10. Mesita – Everything Is Burning
11. Skipping Girl Vinegar – Chase The Sun
12. Young Empires – Let You Sleep Tonight
13. Fort Lean – Sunsick
14. Little Comets – Waiting In the Shadows In the Dead of Night
15. Capybara – Neighbor Crimes
16. Lucy Rose – Red Face
17. Release The Sunbird – I Will Walk
18. Passenger – Feather On the Clyde

Playlist gennaio 2012

Domenica, Ggennaio 1st, 2012

Scusate per la lunga assenza, ma si erano accumulate troppe cose e così alla fine non ne ho scritto nemmeno una…perdono! :P

Inauguro il 2012 con un post che farò all’inizio di ogni mese per consigliarvi un po’ di brani scovati qua e là da ascoltare…spero possiate scoprire così nuovi gruppi che vi piaceranno e che seguirete, magari andando a sentirli dal vivo in una loro ipotetica data italiana! Enjoy! :D

1. M83 – Too Late
2. La Fame Di Camilla – Susy e l’infinito
3. Lindsey Stirling – Electric Daisy Violin
4. Ed Sheeran – Lego House
5. Matteo Setti – La mia libertà
6. Hard-Fi – Bring It On
7. Daughtry – Crawling Back To You
8. Regurgitator – Outer Space
9. Concrete Knives – Time For Disco
10. Cloud Nothings – Stay Useless
11. The Cinema – Say It Like You Mean It
12. Erik Lind – Wherever You Go
13. Absofacto – If You Want
14. Nantes – Fly
15. Jethro Fox – Before
16. Emma Louise – Jungle
17. Pinback – True North
18. Rococode – Weapon

Wish You Were A Pony…

Mercoledì, Luglio 27th, 2011

Copertina di Wish You Were A Pony

I Lilies On Mars sono una band shoegaze e sperimentale per due terzi italiana, formata inizialmente da Lisa Masia e Marina Cristofalo, che hanno dato vita a questo progetto tre anni fa. Nell’aprile 2009 esce il loro primo album autoprodotto, dopodiché si esibiscono a Parigi con il loro mentore Franco Battiato e girano l’Europa e gli USA fino all’inizio del 2010. Dopo varie collaborazioni, il duo si evolve in un trio dall’incontro con l’ex batterista dei Sunny Day sets fire Matthew Parker. Wish You Were A Pony, uscito il 23 maggio 2011, è il prodotto di questa nuova lineup.

Dopo un primo ascolto non si riesce a percepire un concetto di fondo, semmai ci fosse, ma quest’album risulterà un bel bocconcino per gli estimatori dell’indie sperimentale. Non appena facciamo partire il disco, ci accoglie la deliziosa voce di Lisa e colpiscono le percussioni, accompagnate da un riff accattivante in Retro. La successiva Crabs è invece permeata da una vocalità stralunata e piacevoli atmosfere sperimentali. E dopo i granchi, ci addentriamo in un acquario con Aquarium’s Key, che dà proprio la sensazione di trovarsi sott’acqua, in balia del canto delle sirene. Poi vengono in sequenza quelli che sembrano essere i pezzi migliori dell’album: chitarra fuzz, voce decisa e ritmo cadenzato caratterizzano A Lost Cause, mentre I’m Confused, It’s Ok! si avvale di chitarra acustica e piano, dando vita ad paesaggi sognanti e ad un gioco di eco nel finale; Coming Slowly Undone offre interessanti armonie vocali che si intrecciano con un ipnotico tessuto sonoro. Seguono due pezzi in italiano, ovvero La mattina prima di andare a letto, che ricorda all’inizio qualche brano degli Horrors, e Su che rimanda un po’ alle ultime canzoni dei Verdena. Un altro pezzo degno di nota è Hiding Under Water, costruito su chitarra e voce femminile e maschile per la prima metà, per poi rapire con i suoi cori nella seconda. Un intro alla Radiohead degli ultimi dischi caratterizza Panic Awakening, che esplode poi in un groviglio di chitarre distorte nel chorus. Chiude la tracklist forse il pezzo più oscuro dell’album dall’azzeccatissimo titolo Angry Lullaby, completo di finale onirico.

Wish You Were A Pony rispecchia un po’ quella che è la scena inglese attuale, da cui trae sicuramente ispirazione, e che combina il predominante shoegaze con del folk e un pizzico di elettronica, oltre ai tradizionali pop e rock. Manca un filo narrativo, che si spera ci sia in quelli che saranno i suoi successori.

Info:
http://liliesonmars.com/

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Intervista ai La Victoria + recensione dell’album La Victoria

Martedì, Luglio 26th, 2011

Ecco l’intervista alla rock band romana La Victoria che ho realizzato poco tempo fa per Radiostar.it!

La Victoria

- Ciao! Potete presentarvi a chi ancora non vi conosce?

Ciao a tutti, siamo La Victoria, una band romana formata da 5 elementi: Ermanno (voce), Dario (basso/voce), Federico (chitarra/voce), Valerio (chitarra), Gianluca (batteria). Il genere non è facilmente classificabile, diciamo un pop-rock che spazia molto tra vari tipi di influenze culturali e temporali.

- Quando e perché avete deciso di formare un gruppo? Come ne avete scelto il nome?

Quando l’interesse e l’amore per la musica diventano attivi nella vita di una persona, ovvero quando si forma un fiume in piena di idee su brani, concerti e quant’altro, la formazione di un gruppo diviene necessità. Ovviamente bisogna avere fortuna nel trovare le persone giuste, quelle che oltre ad avere talento e spiccate doti musicali, considerino anche il progetto nello stesso modo in cui lo consideri tu, senza sminuirlo o ridurlo a semplice passatempo. Per quanto ci riguarda, tutto questo insieme di fattori positivi ha avuto luogo nel 2005. Per 5 anni abbiamo suonato con diverso nome e diverso genere, dopodiché dal 2009 abbiamo deciso di chiudere quel percorso ed iniziarne uno nuovo totalmente diverso.
Mentre ci trovavamo in studio di registrazione per l’album del “nuovo progetto”, ancora non avevamo scelto un nome. L’amplificatore per chitarra con cui ci propose di registrare il produttore si chiama Victoria, e quel nome ci ha folgorati.

- Come descrivereste la vostra musica? Quali sono le vostre influenze?

L’aggettivo che meglio può descrivere il nostro progetto è “eclettico”. La nostra musica si basa sul concetto di massima libertà espressiva, senza tener conto di schemi o logiche compositive preconfezionate, né tantomeno di canoni e linee guida da seguire. Ogni brano è un mondo a sé stante dal punto di vista musicale, non c’è un vero e proprio filo conduttore.
Le influenze sono di svariata natura e partono dal pop-rock più classico degli anni ‘60, per toccare sfumature che possono passare dal country alla musica latino-americana.

- Secondo voi, cosa vi distingue dalle altre band?

Nel tentativo di portare l’ascoltatore all’interno del nostro universo, ovvero all’interno dei vari mondi ed atmosfere che caratterizzano i nostri brani, non ci siamo limitati all’uso degli strumenti convenzionali per una band di estrazione rock o pop. Abbiamo cercato di ricreare a pieno le sfumature e le sonorità a cui ci siamo ispirati con l’uso di strumenti caratteristici, come può essere il banjo, gli strumenti a fiato o le percussioni.

- Il vostro primo album è uscito il 18 marzo e si intitola proprio “La Victoria”. Potete dirci qualcosa di più su questo lavoro? Abbiamo notato che ha una copertina un po’ particolare…

L’album “La Victoria” è, musicalmente parlando, un viaggio tra varie culture e varie epoche.
Nel momento in cui ci siamo trovati a dover rappresentare a livello grafico La Victoria, ci siamo rivolti all’illustratrice e designer Carolina Turrio (che ha realizzato il lavoro), la quale ha interpretato il concetto di vittoria come nascita, ed inizio di un viaggio.
Sui nostri profili social network è stata pubblicata una video intervista in cui la stessa Carolina parla di questa idea ed illustra le varie bozze del lavoro realizzate a mano.

- Quali sono gli artisti che stimate di più nel panorama italiano? Con chi vi piacerebbe collaborare, avendone la possibilità?

I nostri gusti a livello di ascolti sono molto diversi, sono pochi gli artisti che ci mettono d’accordo. Andando a stringere il campo sul panorama italiano direi che sicuramente amiamo gli artisti provenienti dalla tradizione cantautoriale, che sono un vanto per il nostro paese; il primo nome che mi viene in mente fra tutti è Battisti.
Parlando invece di band e di realtà più vicine cronologicamente parlando, ci piacciono alcuni artisti di spicco, come può essere Ligabue, ed anche band provienienti dal panorama alternativo come i Verdena e gli Afterhours. Tra l’altro poco meno di un mese fa ci siamo ritrovati con nostro grande piacere a dividere il palco con i Ministri, una realtà ormai affermata nel panorama italiano, una band che ci piace molto!

- Pensate che Radiostar.it sia un modo utile di promuovere gli artisti emergenti e in generale la musica?

Al giorno d’oggi qualsiasi portale o piattaforma che dia spazio alle nuove realtà musicali è di vitale importanza. Permette la creazione di uno spazio alternativo rispetto ai canali mainstream (dai quali viene proposta per lo più sempre la stessa roba), dove chi fa musica ha la possibilità di arrivare a gente nuova, e chi la ascolta può scoprire cose di cui non sospettava l’esistenza.

- Data la vostra esperienza, che consigli dareste ad una giovane band che vuole intraprendere la strada della musica?

Puntate all’anticonvenzionale, a fare cose che non avete mai visto in tv o sentito in radio. A fare cose che possano lasciare un segno, che non risultino né uguali né simili ad altre, fregandovene di seguire le istruzioni per il successo facile, ammesso che esistano.

- Che progetti avete al momento e/o in futuro?

Continuare a combattere questa guerra contro il sistema musicale italiano, che è interamente controllato da determinate realtà, le quali sono le uniche ad avere la facoltà di proporre ed imporre ai network radio e tv chi vogliono loro, lasciando a casa tutti gli altri.

Ed eccovi la recensione del loro album d’esordio:

Copertina di La Victoria

La Victoria sono una band romana formata da Ermanno Finotti (voce), Dario Gambioli (voce, basso), Federico Nardelli (voce, chitarra), Valerio Brunori (chitarra), Gianluca Neroni (batteria). Dopo essere stati apprezzati in Europa e in Giappone con un progetto precedente, hanno deciso di cambiare direzione condensando esperienze passate e influenze musicali individuali nell’album omonimo, uscito il 18 marzo 2011.

La copertina, volutamente provocatrice, simboleggia appunto la nascita. Apre il disco un pezzo rock uptempo intitolato Ritento, sarò più fortunato, che sembra quasi un augurio autoreferenziale. In fuga da me, il singolo estratto per promuovere l’album, non rende giustizia allo stesso; una ballata rock piuttosto orecchiabile, ma che non dà molto l’idea dell’ottimo potenziale della band. Per i pezzi migliori bisogna arrivare a metà disco: E’ lontana la città ricorda molto lo stile di Hendrix, mentre Anna Moore è una ballad dal sapore anni ’60. Altri due brani che colpiscono sono la trascinante Da uomo a uomo, che ricrea atmosfere alternative rock, e Vivo(?), canzone ritmata al piano e striata di pop. Bambola Russa la vedrei bene come pezzo sanremese, mentre 7 è interessante per i cori e l’arrangiamento. La finale colpisce per la parte di batteria e il riff che ricorda qualche brano degli Oasis. L’influenza di una band come i Litfiba è chiara in Io sono Dillinger, ma poi si passa anche al folk col banjo di Scatola di carta, la cui conclusione ricorda l’intro di Promises dei Cranberries. Poteva mancare il funky in questa tavolozza variegata di stili? Ovviamente no, e il puzzle viene completato da La grande ingiustizia.

Un esordio promettente per un gruppo che sa mischiare sapientemente i vari generi, senza mai risultare banale o ripetitivo

Voto: 8.5/10

http://www.myspace.com/lavictoriaband
http://www.facebook.com/lavictoriaband

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Live report Le Luci Della Centrale Elettrica @ Carroponte, Sesto San Giovanni (MI) – 22/07/11

Lunedì, Luglio 25th, 2011

Vasco Brondi regala un live emozionante alle porte di Milano, suonando l’intero album Per ora noi la chiameremo felicità e i suoi brani più famosi dal precedente Canzoni da spiaggia deturpata. Un concerto molto sentito, che vuoi per la cornice del Parco Archeologico Industriale Ex Breda di Sesto San Giovanni, vuoi per i testi fortemente evocativi, pare averci trasportato in un altro mondo per poco più di un’ora.

Giuliano Dottori

Apre la serata Giuliano Dottori, cantautore nativo di Montreal, ma cresciuto a Milano, che esordì nel 2007 con l’album Lucida, definito da Rolling Stone “un esordio toccante”. Qui promuove il suo secondo disco intitolato Temporali e Rivoluzioni, uscito nel 2009, registrato alle Officine Meccaniche di Milano e prodotto da Giovanni Ferrario (già collaboratore di Morgan, P.J. Harvey, John Parish). I brani che colpiscono di più sono sicuramente Chiudi l’emergenza nello specchio e Inno nazionale del mio isolato, che toccano temi come crisi interiori, ma anche sociali, dell’essere umano alle prese col mondo d’oggi. Testi amari, ma venati da una speranza di rinnovamento, completati da interessanti intrecci melodici.

Vasco Brondi, Le Luci Della Centrale Elettrica

Vasco Brondi sale sul palco verso le 22.30, tra le grida d’incitamento dei presenti. Apre il set con Cara catastrofe, che ci introduce immediatamente in un’atmosfera fuori dal tempo. Sorprende con una cover di Summer on a solitary beach di Battiato, per poi regalare una versione memorabile di Anidride carbonica. Molti dei presenti cantano a squarciagola i testi delle canzoni, cosa che personalmente mi ha stupita parecchio, visto che non sono proprio semplici. Ma a quanto pare musica e messaggi arrivano eccome al pubblico. Non tutti si sono arresi allo strapotere delle canzonette orecchiabili dal successo immediato, ma che poi dentro non rimangono. Si passa da brani più melodici a pezzi come Quando tornerai dall’estero e Per combattere l’acne, che vengono cantati come se fossero degli inni rappresentativi di queste persone che riflettono ancora con la propria testa, consapevoli dei problemi di quella che viene definita come “società”, ma desiderosi di cambiamenti. Chiude la splendida serata una cover di Zona monumentale di Moltheni. Vasco ringrazia il suo pubblico, col quale ha interagito e scambiato emozioni per tutta la durata del concerto, concludendo con: “E come sempre…vi auguriamo di correre…di dormire vestiti…di avere freddo ogni tanto…e di fare quello che volete.”
La dimensione live è quella che gli si addice di più, decisamente.

Scaletta Le Luci Della Centrale Elettrica:

  1. Cara catastrofe
  2. La Lotta Armata Al Bar
  3. Lacrimogeni
  4. L’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici
  5. Summer on a solitary beach (cover Franco Battiato)
  6. Anidride carbonica
  7. Le petroliere
  8. Fuochi artificiali
  9. Quando tornerai dall’estero
  10. La gigantesca scritta Coop
  11. Una guerra fredda
  12. I nostri corpi celesti
  13. Le ragazze kamikaze
  14. Piromani
  15. Per respingerti in mare
  16. Per combattere l’acne
  17. Zona monumentale (cover Moltheni)

Eccovi le foto della serata fatte da me: http://www.flickr.com/photos/artsnrock85/sets/72157627136615771/

E un video che ho fatto verso la fine del live:

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Live report del Flippaut Alternative Reload @ Vigevano (PV), 12/07/11

Domenica, Luglio 17th, 2011

L’evento si è svolto all’interno del festival 10 Giorni Suonati e ha visto l’alternarsi di alcune tra le migliori band del panorama rock alternativo, sia nazionale che internazionale. Era anche l’unica data italiana del tour promozionale di Angles per gli headliner The Strokes, la cui esibizione è stata purtroppo funestata da diversi black out.

I cancelli si sono aperti verso le 16.00, il caldo e l’umidità erano a livelli da foresta amazzonica, con tanto di moscerini, zanzare e insettoni vari abbastanza molesti. Le uniche zone d’ombra, fornite da qualche albero e dalla tettoia del Castello Sforzesco di Vigevano, sono state prese subito d’assalto.

E’ toccato agli emiliani Elizabeth, band della scuderia Mescal, aprire la manifestazione poco prima delle 17.00. Il loro set è stato molto piacevole, con canzoni pop/rock orecchiabili, ma dalle lyrics interessanti. La scaletta comprendeva 6 canzoni, tra cui Un Mondo Per MeYou Are My LightLa Mia Generazione e una cover di My Generation degli Who. Sicuramente sono uno dei gruppi nostrani da tenere d’occhio. Giudicate voi stessi: http://www.myspace.com/elizabethdisinfettante

Poi è stata la volta di Dan Black, ex voce dei Servant, che ora ha inciso un album solista intitolato UN, in cui mischia diversi generi, tra cui domina la componente elettronica. La sua è stata un’esibizione energica, con una setlist tutta da ballare; sul palco c’erano solo Dan al sintetizzatore, assieme un chitarrista di supporto. Ma la sua carica fenomenale e le sue movenze uniche hanno divertito il pubblico. Ci ha regalato anche qualche frase in italiano, residuo dell’esperienza come cantante dei Planet Funk. Non essendo stata in grado di recuperare la sua scaletta, vi rimando all’ascolto dei suoi brani sul suo MySpace ufficiale: http://www.myspace.com/danblacksound

Ed ecco arrivare sul palco una delle band più attese, gli scozzesi Glasvegas. Loro sono ormai affezionati al nostro Paese, si sono già esibiti qui varie volte. Vederli dal vivo è sempre un piacere, la loro musica oscilla tra l’onirico e l’electrorock, trascinata dalla formidabile voce diJames Allan, che ricorda molto Dave Gahan dei Depeche Mode. Il loro set era composto dai pezzi che li hanno resi famosi, ovvero It’s My Own Cheating Heart That Makes Me CryGeraldineDaddy’s Gone, ma soprattutto da brani del nuovo disco /// Euphoric heatrbreak ///, come The World Is YoursEuphoria, Take My Hand. Nonostante le impietose zanzare, il pubblico ha seguito con entusiasmo la loro performance.

Scaletta Glasvegas:

  1. Pain Pain Never Again
  2. The World Is Yours
  3. You
  4. It’s My Own Cheating Heart That Makes Me Cry
  5. Lonesome Swan
  6. Euphoria, Take My Hand
  7. Geraldine
  8. Go Square Go
  9. S.A.D. Light
  10. Lots Sometimes
  11. Daddy’s Gone

http://www.myspace.com/glasvegas

Finalmente verso le 20.00 arriva sul palco una delle migliori e più longeve band della nostra scena alternativa, i Verdena, che vengono salutati da un boato del pubblico. La loro scaletta è stata caratterizzata da pezzi tratti dagli ultimi due dischi, RequiemWOW. Si è passati da Don Calisto alla stralunata Razzi arpia inferno e fiamme, alla coinvolgente Scegli me, cantata a gran voce da tutti i presenti. AlbertoRobertaLuca sono di poche parole, ma molto concreti; la loro esibizione è stata davvero impressionante, hanno trasmesso un’energia tale da rimanerne storditi sul finale, in senso più che positivo ovviamente!

Scaletta Verdena:

  1. Sorriso in spiaggia, pt. 1
  2. Sorriso in spiaggia, pt. 2
  3. Rossella roll over
  4. Il caos
  5. Badea blues
  6. Lui gareggia
  7. Canos
  8. Don Calisto
  9. Letto di mosche
  10. Razzi arpia inferno e fiamme
  11. Scegli me
  12. Miglioramento
  13. E’ solo lunedì
  14. Loniterp
  15. Non prendere l’acme, eugenio

http://www.verdena.com/

Questa era la prima esibizione italiana per i Chromeo, duo canadese composto da Dave 1 (voce e chitarra) e P-Thugg (tastiere, sintetizzatore e talk box). Hanno fatto ballare tutti con il loro sound electrofunk, che riprende sonorità tipiche della musica anni ’80. Il loro ultimo lavoro si intitola Business Casual e consiste in un sapiente mix di suoni diversi, derivanti dalle influenze di entrambi. Basta guardare il video di Night By Night perché venga subito voglia di scatenarsi in danze sfrenate. I due anno anche interagito abbastanza col pubblico, che ha risposto con entusiasmo, nonostante la stanchezza e la crescente aspettativa per gli headliner.

Scaletta Chromeo:

  1. Intro
  2. I’m Not Contagious
  3. Outta Sight
  4. Tenderoni
  5. Call Me Up
  6. Hot Mess
  7. Bonafied Lovin
  8. You’re So Gangsta
  9. Don’t Turn The Lights On
  10. Momma’s Boy
  11. Night By Night
  12. Fancy Footwork
  13. Needy Girl
  14. Grow Up

http://chromeo.net/

Infine, veniamo alla band più attesa della serata, che mancava dalle nostre parti da ben 5 anni. Gli Strokes sono saliti sul palco poco prima delle 23.00, mandando il pubblico in delirio. Vi posso assicurare che nelle prime file c’era un pogo pazzesco, essendomi ritrovata in mezzo. L’energia che riescono a trasmettere quando suonano è pazzesca e la voce di Julian Casablancas è stata davvero impeccabile. Finché è durato. Purtroppo l’esibizione è stata rovinata da ben 4 black out audio, dovuti probabilmente al generatore di corrente, che fino a quel momento aveva funzionato senza intoppi. Le conseguenze sono state un taglio drastico alla scaletta prevista di ben 6 pezzi, l’imbarazzo misto a nervosismo ben visibile sui volti dei membri del gruppo, e un pubblico molto adirato con gli organizzatori che alla fine ha anche scagliato oggetti di vario tipo sul palco, colpendo anche la strumentazione della band, fortunatamente senza far danni. Un finale fin troppo amaro per una giornata e un pubblico immeritevoli di ciò. Quelli di Barley Arts, che avevano organizzato l’evento, sono stati subissati di insulti, tanto che qualche giorno fa si sono sentiti finalmente in dovere di rilasciare un comunicato congiunto con gli Strokes stessi, i quali si erano già scusati su Twitter, seppure incolpevoli. Ecco il testo integrale del comunicato stampa:

“Ai fan che sono intervenuti al Flippaut Festival con gli Strokes martedì 12 luglio 2011:

Barley Arts e gli Strokes sono consapevoli e profondamente dispiaciuti che lo spettacolo non è stato all’altezza delle aspettative del pubblico e della band stessa.

Sfortunatamente, dopo un’intera giornata di Festival senza problemi, nella seconda parte dell’esibizione degli Strokes, c’è stato un calo di tensione nell’alimentazione elettrica, che ha obbligato la band a fermarsi per ben 4 volte e poi a tagliare alcune canzoni dalla scaletta pianificata.

Quanto successo non è stata colpa né della band né del promoter, anche se è stata una grossa delusione per tutti. Con questa consapevolezza e il pieno rispetto del pubblico e della sua pazienza, Barley Arts e gli Strokes hanno fatto tutto il possibile per ripristinare l’audio e offrire ai fan l’intero, attesissimo spettacolo, ma non essendoci riusciti, non possono fare altro che scusarsi per l’inconveniente, che si è trasformato in una brutta fine per una bellissima giornata per gli StrokesBarley Arts e per ultimi, ma non in termini di importanza, i fan.”

Si spera però che in futuro ci si prepari meglio a situazioni impreviste come questa, soprattutto per rispetto del pubblico pagante, che ha aspettato di vedere gli Strokes lottando contro il caldo soffocante e le zanzare che non davano tregua. Gli Strokes hanno fatto sapere che appena gli sarà possibile, verrà pianificata una nuova data italiana in quel di Milano.

Scaletta The Strokes:

  1. New York City Cops
  2. The Modern Age
  3. Reptilia
  4. Machu Pichu
  5. Last Nite
  6. Taken For A Fool
  7. Someday
  8. Is This It
  9. Under Cover Of Darkness
  10. Whatever Happened
  11. Life Is Simple In The Moonlight
  12. You Only Live Once
  13. You’re So Right
  14. Trying Your Luck (saltata)
  15. Automatic Stop (saltata)
  16. Juicebox (saltata)
  17. Under Contol (saltata)
  18. Gratisfaction (saltata)
  19. Hard To Explain (saltata)
  20. Take It Or Leave It

http://www.thestrokes.com/

Ed eccovi le foto che ho scattato io stessa: http://www.flickr.com/photos/artsnrock85/sets/72157627201433840/
Scusate per la qualità, ma essendo stata spintonata per tutto il tempo, non era facile tener su la fotocamera! :P

Inoltre, sul mio canale YouTube ho caricato i video che sono riuscita a fare: http://www.youtube.com/user/artsnrock
Durante You Only Live Once, Casablancas si dimentica persino una strofa, cavandosela comunque! :D

Intervista ai Daisy Chains + recensione dell’album A Story Has No Beginning Or End

Giovedì, Giugno 30th, 2011

Ecco l’intervista all’indie rock band lombarda Daisy Chains che ho realizzato qualche settimana fa per Radiostar.it!

Daisy Chains

Ciao! Potete presentarvi a chi ancora non vi conosce?

Carlo (voce e chitarra): Ciao noi siamo i Daisy Chains, veniamo da Bergamo e da Lecco, siamo belli (quasi tutti), siamo insieme da circa 4 anni e stiamo presentando il nostro secondo disco.

Quando e perché avete deciso di formare un gruppo? Come ne avete scelto il nome?

Ci siamo formati nel 2008 e abbiamo fatto il primo live nel gennaio 2009. Veniamo tutti da esperienze musicali varie, più o meno impegnative. Ad un certo punto avevo delle canzoni, le ho proposte ad Andrea e abbiamo deciso che fosse tempo di fare le cose seriamente. Così in periodi diversi e dopo vari cambi di formazione, ci siamo ritrovati quelli che siamo ora.
Il nome ha varie spiegazioni, quella ufficiale è che si tratta di una citazione tratta da “the good old days” dei Libertines, se vi fate un giro su Wikipedia trovate vari spunti.

Come descrivereste la vostra musica? Quali sono le vostre influenze?

Non mi risulta facilissimo descrivere la nostra musica, di certo quello che ci contraddistingue, che è anche quello verso cui tendiamo, è una sorta di equilibrio, di fune acrobatica tra melodia, urgenza e spirito punk. Le nostre influenze sono le più svariate, dall’indie punk degli inglesi Paddingtons fino a Paolo Conte, Edith Piaf, Selecter, Johnny Thunders, Graham Greene, Dorothée, Noir Désir e Bret Easton Ellis.

Secondo voi, cosa vi distingue dalle altre band?

Non facciamo mai cover, in parte come scelta etica, in parte perché tanto non saremmo mai d’accordo sulla scelta. Abbiamo due membri con l’anello all’anulare sinistro e tra poco saranno tre e anche questo non è troppo convenzionale, se volete sapere di chi si tratta, vi do un’ indizio: non sono io.
Ah poi altra cosa: cerchiamo di provare il meno possibile, questa però non è una scelta etica, è la vita che ci trascina ed è molto più facile servire il nulla. :-)

Il vostro primo album “Monsters & Pills” ve lo siete autoprodotto. Potete parlarci di questa esperienza?

Beh è stata un’esperienza niente male, ci siamo rinchiusi per un po’ nella mansarda di Tasso (il chitarrista) e abbiamo cercato di far quadrare il tutto senza far danni irreparabili; poi mentre ci ammazzavamo di editing, venivano a trovarci vari amici, musicisti, ecc… Tutti davano un contributo alla produzione. Certo, ci sono costati un po’ in birre, ma a conti fatti il gioco è valso la candela.

Quali sono gli artisti che stimate di più nel panorama italiano? Con chi vi piacerebbe collaborare, avendone la possibilità?

Non siamo troppo appassionati di musica italiana, nonostante ci piacciano Paolo Conte e Nanni Svampa.

Cosa ne pensate del panorama indie rock italiano al momento? Diteci la vostra opinione.

Si tratta sempre e comunque di underground. In questi anni, abbiamo sentito e suonato con tanti gruppi e ne abbiamo trovati tanti e di alto livello, cosa che in un qualsiasi Paese europeo sarebbe sufficiente a creare un movimento di grosso interesse. Ahimè, qui non è così.

Il vostro nuovo album, prodotto dalla Rocketman Records e uscito il 5 aprile, si intitola  “A Story Has No Beginning Or End”. Cosa potete dirci su questo disco?

Come si trova scritto nel libretto “this is a record of hate far more than of love” (G.Greene), rivendichiamo il diritto e il dovere di parlare anche di odio nelle canzoni, il solito vecchio amore è noioso ed è già descritto in tutti i modi possibili ed immaginabili, l’odio invece è decisamente sottovalutato ed ha una letteratura ampia, ma certamente inferiore all’amore.
Musicalmente è un disco di cui siamo molto fieri, è un salto in avanti rispetto al primo, sia come maturità compositiva che come qualità dei suoni e di produzione.

Pensate che Radiostar.it sia un modo utile di promuovere gli artisti emergenti e in generale la musica?

Assolutamente, ormai la promozione digitale è fondamentale, e siccome sono convinto che si stia meglio adesso, non mi sognerei mai di rimpiangere epoche senza rete né digitalizzazione.

Data la vostra esperienza, che consigli dareste ad una giovane band che vuole intraprendere la strada della musica?

Personalmente non do mai consigli, preferisco dare il cattivo esempio, parafrasando uno.

Che progetti avete al momento e/o in futuro?

Suonare il più possibile, scrivere e registrare il terzo disco.

Ed eccovi la recensione del loro ultimo lavoro:

Copertina di A Story Has No Beginning Or End

A STORY HAS NO BEGINNING OR END è il secondo album dei Daisy Chains, band indie rock nata nel 2008 tra Bergamo e Lecco, e prodotto assieme all’etichetta Rocketman Records. Carlo M. Pinchetti (voce e chitarra), Andrea Melesi (batteria e cori), Davide Tasso Tassetti (chitarra), Giovanni Corvo Melesi (basso) si sono chiaramente ispirati alla scena anglosassone e ai loro idoli Clash e Velvet Underground, creando però un lavoro del tutto originale.

ARROGANCE è chiaramente influenzata dalle sonorità degli Smiths, orecchiabile e perfetta come singolo a sé. THE END OF THE AFFAIR, titolo del libro di Graham Greene da cui è preso anche lo stesso titolo dell’album, è dominata dall’armonia creata dalle chitarre e da una voce con un timbro più basso. ONE FOR ME ha un bel ritmo variato e ricorda un po’ sonorità della new wave inglese. SO FAST è decisamente punk, con una ritmica che non passa inosservata e un ritornello che rimane impresso. DON JUAN AUX ENFERS, poesia di Baudelaire che dà il titolo a questa ballata indie-punk, è contraddistinta da una dirty voice che ricorda molto un Julian Casablancas in “Is This It”. MUCH BETTER, altra ballad ritmata, è una fantasia di chitarre. HAPPY INSTEAD ricorda un po’ gli Strokes dei tempi migliori, prendendone i punti di forza e rielaborandoli secondo lo stile proprio del gruppo, facendone un brano straordinariamente sorprendente. THE TIME THAT WE’RE WASTING scorre via veloce, trascinando l’ascoltatore in una spirale di suoni lampeggianti. SHE’S GOING, introdotta dalla voce del batterista, rallenta il ritmo per poi riprendere velocità e sfociare in un ritornello killer. VISIONS OF MADNESS, di chiaro stampo new wave, un po’ Cure ultima maniera, è una perfetta chiusura per quest’album.

Tirandone le somme, è un disco che si ascolta tutto d’un fiato, molto ben arrangiato e mai noioso, sicuramente uno dei più interessanti dell’attuale scena indie rock italiana. L’unica pecca potrebbe essere il presentare testi completamente in inglese; non è sempre facile comprenderli del tutto e l’accento marcatamente lombardo potrebbe risultare indigesto a chi è abituato alla classica pronuncia delle band d’oltremanica.

Voto: 8.5/10

http://www.daisychains.net/

Immagine anteprima YouTube

Intervista a Lorena Falbo

Giovedì, Giugno 30th, 2011
Ecco un’intervista all’artista romana Lorena Falbo, che ho realizzato poco tempo fa per Radiostar.it!

Copertina di Oggi è diverso di Lorena Falbo

Ciao! Puoi presentarti a chi ancora non ti conosce?

Ciao a tutti gli amici di Radiostar! Mi chiamo Lorena, sono un “quasi” ingegnere edile, ma mi definisco un ingegnere atipico, diciamo un po’ più “artistoide”…
Adoro presentarmi cantando, mi viene più semplice e naturale. Amo il mondo delle fate, il favoloso mondo di Amelie e mi piacciono le lucine di natale…

Com’è nato il progetto “LORENA FALBO and the PURPLE BLUES”? Come ne hai scelto il nome?

Il progetto “LORENA FALBO and the PURPLE BLUES” nasce grazie alle comune passione per il blues ed il soul. Gli artisti si riconoscono a distanza, è una questione di percezioni reciproche e questo è appunto accaduto a noi. Ci siam riconosciuti, scoperti ed abbiamo intenzione di andare avanti con la stessa passione del primo momento!
Il nome l’ho scelto io, emplicemente perché “LORENA” ama il colore “PURPLE” ed il “BLUES”, e poi le sonorità blues riportano alla mia immaginazione l’idea del colore viola, quindi ecco il nome del mio gruppo!
PS: Io porto sempre qualcosa di viola addosso! Sempre!

Come descriveresti la tua musica? Quali sono le tue influenze?

La mia musica è calda, vellutata, viola, penetrante, profonda, sensuale, di altri tempi!
Diciamo che la mia musa ispiratrice italiana è senza ombra di dubbio Mina, ma le mie influenza musicali sono sicuramente legate a Ray Charles, Joss Stone, Stevie Wonder, Etta James…

Secondo te, cosa ti distingue dagli altri artisti?

Credo l’atmosfera particolarmente retrò che si viene a creare quando canto! Dicono che l‘aria che si respira  è “d’altri tempi”.

L’anno scorso hai vinto il Tuscany International Festival di Piombino. Puoi parlarci di questa esperienza e di che cosa ti ha permesso di fare dopo?

Esperienza fantastica, meravigliosa…
Per me è stato un vero e proprio trampolino di lancio. Festival davvero all’altezza, con una giuria di un certo calibro (presidente della giuria Dario Salvatori), organizzazione impeccabile, entourage qualificato e serissimo professionalmente parlando.
La realizzazione del mio videoclip è stato senz’altro un ottimo biglietto da visita per interessanti contatti. Così come anche la promozione dei miei due singoli in tantissime radio italiane. Sono dei passaggi che mi stanno permettendo davvero di farmi sentire.

Quali sono gli artisti che stimi di più nel panorama italiano? Con chi ti piacerebbe collaborare, avendone la possibilità?

Mina è secondo me incomparabile. Stimo tantissimo Fiorella Mannoia, Giorgia. Con loro sì, mi piacerebbe collaborare, così come con Vinicio Capossela, Mario Biondi…

Nella classifica VideoTOP5 su Radiostar.it sei presente con la canzone “Oggi è diverso”. Puoi dirci qualcosa su questo brano?

“Oggi è diverso” è il brano vincitore del Tuscany International Festival ed è un brano scritto da me, che appunto rappresenta un pezzetto della mia persona. Parla della consapevolezza e della presa di coscienza (finalmente!) della mia realtà, ma soprattutto di quella che mi circonda, quindi descrive un mio nuovo atteggiamento alla vita. Perchè forse è arrivato il momento di volermi bene davvero e questa svolta è resa possibile dal mio amore: la musica. Ecco perché oggi è diverso!

Pensi che Radiostar.it sia un modo utile di promuovere gli artisti emergenti e in generale la musica?

Credo proprio di sì. Anche se devo ammettere mio malgrado che in questo momento la musica dei giovani artisti emergenti viene considerata ben poco. Noto con dispiacere che in genere si cerca, come dire, “il pacchetto già bello e confezionato”, cosa che ovviamente non condivido assolutamente. Ma noi, noi demordiamo!
Credo che Radiostar in qualche modo possa dare visibilità e di conseguenza promuovere la nostra musica.

Data la tua esperienza, che consigli daresti ad una giovane artista o band che vuole intraprendere la strada della musica?

Un consiglio spassionato che darei è quello di vivere la musica con sfrenata passione, con il sorriso e con tanta tanta spensieratezza. Perchè la musica deve farci vivere e può farlo se noi artisti la percepiamo solo con colori, sfaccettature e percezioni positive e leggere. La musica non è sacrificio. Forse difficoltoso e sacrificato è piuttosto il percorso che la musica comporta talvolta affinchè possa essere ascoltata. Ma di per sé la musica è bella, è linfa, quindi viviamola in quanto tale!
PS: Ragazzi partecipate ai festival, sono esperienze da vivere!

Che progetti hai al momento e/o in futuro?

Al momento sto avendo moltissime opportunità di esibirmi nel territorio romano con il mio gruppo “LORENA FALBO and the PURPLE BLUES” e con un secondo gruppo a cui tengo anche molto, “LORENA FALBO and the SOUL QUARTET”, con il quale stiamo avviando un progettino veramente interessante.
I locali di Roma ci chiamano ed il riscontro è davvero positivo.
Stiamo lavorando su altri inediti, sempre scritti da me, e la cui musica è composta dal maestro Paolo Frattaroli. Il mio secondo singolo è già in programmazione su molte radio, incrocio le dita!
Ci sarebbe anche un discorso discografico, ma adoro il viola e sono anche superstiziosa, quindi se ne parlerà a conti fatti!

http://www.myspace.com/lorenafalbo/

Vi lascio col videoclip di Oggi è diverso:

Immagine anteprima YouTube

Music Reporters by Rockol
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