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Archivio per la ‘cd’ Categoria

Wrecking Ball

Martedì, Marzo 6th, 2012

Della (presunta) morte dell’album si è detto e scritto molto, troppo. Per non parlare delle strategie di sopravvivenza del CD. Però su una cosa sono più o meno tutti d’accordo: per invogliare a comprare un album fisico rispetto ai file digitali (ottenuti legalmente e non) bisogna aggiungere valore: packaging, bonus, quant’altro. Le inevitabili deluxe-super-ultramegaedition.

Così, da buon fan, questa mattina mi son recato in FNAC a comprare l’edizione speciale di “Wrecking ball”. Il disco è in rete da tempo, ma insomma, volevo l’oggetto.

Già a vederla negli scaffali sono rimasto male: un quadratone di carta, un CD fuori misura che ti fa pensare alla fatica di farlo entrare negli scaffali che avevi fatto fare su misura al falegname. Aperto, la delusione non scema: un libretto, con qualche pagina e foto in più rispetto all’edizione standard. Certo, vuoi mettere leggerei i testi su carta… Ma sarebbe questa l’edizione speciale? Identica a quella ugualmente brutta di “Working on a dream”, che almeno aveva un DVD in più (qua ci sono “solo” due canzoni).

Arrivato in ufficio, per non farmi mancare niente, ho comprato pure la “special edition” digitale su iTunes. Che è un iTunes LP, il tentativo (mezzo fallito) di Apple di recuperare su computer la fisicità dell’LP, con un’interfaccia interattiva. Ecco, poi capisci perché se ne vendono di più: costa 7 euro di meno, non hai l’oggetto fisico. Ma c’è tutto quello che c’è nel CD, e qualcosa di più: una fotogallery, una bella pagina tributo a Clarence con tutto il discorso pronunciato in occasione del suono funerale (sul libretto ce n’è solo una parte). E pure qua ci sono le due canzoni bonus.

Insomma: la strategia di lancio di “Wrecking ball” è stata bella articolata, con anteprime, streaming, video, interviste, memorabili passaggi in TV.

E, certo, il disco da solo vale la pena: il mio commento scientifico è “Bruuuuuuuuceee!”. (Quello reale: un bel disco, grandi testi, bel sound, più originale degli ultimi due album).

Ma insomma, fare un bel disco, con una bella strategia oggi può non essere abbastanza per venderlo nel formato fisico… Ed è un peccato che il boss sia inciampato proprio lì.

Pop-Up Records

Lunedì, Agosto 2nd, 2010

Basta poco per far tornare la voglia di CD fisici rispetto al freddo digitale. Una buona idea, per esempio. Come quella dei Black Crowes, per “Croweology”.

Lo aspettavo: un bel doppio acustico, con tutte le canzoni migliori della band, una sorta di “arrivederci” prima di una lunga pausa. Ero rassegnato a recuperarlo in qualche modo in digitale. Invece l’altro giorno entro in un negozio di dischi, lo vedo in mano ad un’altra persona, e quasi glielo porto via….

Arrivo a casa, lo apro ed ecco la sorpresa: la confezione ha un pop-up cn la sagoma di due corvi, sul modello di quei libri per bambini che da cui si alzano figure di carta, che stanno dentro al libro ripiegate. Ed ecco il CD torna ad essere un oggetto bello, che vale la pena di avere.

Ah, il disco è spettacolare. E sempre in tema di negozi di dischi, sta per arrivare in DVD “I need that record!”, documentario sui negozi di dischi indipendenti. Già solo il titolo è spettacolare, pure quello.

Immagine anteprima YouTube

E i CD inquinano pure

Giovedì, Novembre 19th, 2009

I “cari” cd non sono neppure ecologici. Il responso è netto e lo dimostra lo studio LCA (analisi del ciclo di vita) commissionato da Microsoft e redatto dai ricercatori della Carnegie Mellon University e del Lawrence Berkeley National Laboratory. E’ molto più ecologico comprare la musica sul web: si usa una quantità inferiore di materiali [...]

Non ti supporto più: requiem per i DVD musicali

Venerdì, Novembre 6th, 2009

Paul McCartney, Laura Pausini, R.E.M., Gianni Morandi, Jack Johnson, Vinicio Capossela, Swell Season, Giovanni Allevi, Raf, Ligabue, Marlene Kuntz: cos’hanno in comune questi artisti tra di loro assai diversi per stile musicale?
Hanno pubblicato – o stanno per pubblicare -  un CD+DVD. Non CD, non un DVD. Un CD+DVD. E non si tratta neanche di ristampe. Ma di dischi nuovi, per lo più live.
Stiamo assistendo alla morte di un altro supporto: il DVD musicale. C’è stato un tempo in cui era in crescita esponenziale, qualche anno fa. Era una (relativa) novità, e stava succedendo quello che avvenne anni prima con il CD: tutti a ripubblicare opera storiche (film, raccolte di clip, concerti) nel nuovo e più fedele supporto digitale, con qualche bonus. E tutti a realizzare nuovi DVD.
Fare raccolte di clip oggi ha poco senso, con YouTube. E  una veloce occhiata alle classifiche FIMI ci dice che di DVD nuovi se ne producono pochi. Io stesso, che gestisco l’area DVD di Rockol, faccio una gran fatica a trovarne da recensire. E i dati dicono che il DVD musicale è in crisi nera.
La risposta è, appunto, il CD+DVD. Fisicamente, la confezione è quella quadrata di un CD. Il contenuto è quasi sempre lo stesso concerto, in versione audio e video.  E’ l’ennesimo contraccolpo  della pirateria: al consumatore bisogna offrire qualcosa di più.
Mi sbaglierò, ma ad una prima impressione mi sembra che siano soprattutto gli artisti italiani a pubblicare a raffica e un po’ compulsivamente in questo formato. Mi sembra anche che la stessa FIMI sia abbastanza confusa al riguardo: qualche uscita (come quella di Ligabue) viene inclusa sia nelle classifiche dei DVD che in quelle degli album.
Nel frattempo, in America sono già da un’altra parte: iTunes USA ha aperto una sezione dedicata ai film musicali.

UPDATE: da qualche ora, sullo store italiano di iTunes sono in vendita i videoclip. Sullo store americano erano in vendita da anni.

Domani, domani

Lunedì, Maggio 11th, 2009

Questo week end, facendo la rassegna stampa per Rockol, ho trovato sul corriere un articolo in cui discografici e manager si lamentavano del download illegale di “Domani”, la canzone di Mauro Pagani ri-cantata  a favore delle vittime del terremoto in Abruzzo.

Ora quell’articolo sta generando un po’ di discussione in rete: sostanzialmente diversi blogger accusano i discografici di mascherarsi dietro la beneficenza e di usare un pretesto – la diffusione in rete di una canzone, ahinoi inevitabile – per fare pubblicità ai propri interessi.

Ecco due commenti, quello di Massimo Mantellini e quello di Macchianera.

Trent Reznor spiega la sua filosofia digitale

Mercoledì, Aprile 8th, 2009

Sono in rete due interessanti articoli su due artisti che, a differenza di Neil Young, sembrano avere un rapporto meno complicato con la tecnologia, su versanti diversi.

In una lunga intervista a Wired i NIN spiegano come hanno deciso di differenziare le loro attività tra contenuti gratis e a pagamento, con dettagli sulla prossima app per iPhone. Da leggere assolutamente, se si vuole capire come trasformare in circolo virtuoso l’attuale fase.

Un dj canadese, citato dal Globe and Mail, sarebbe riuscito ad estorcere a Bono i motivi della rottura della partnership tra U2 e Apple. Sostanzialmente, si sarebbero dimostrati poco flessibili nell’inventarsi assieme dei gadget, cosa che RIM – la produttrice di BlackBerry sponsor del prossimo tour – avrebbe fatto di buon grado. Aspettiamoci qualche applicazione interattiva per i prossimi concerti…

Svuotare un torrent(e) a secchiate con i CD protetti

Lunedì, Marzo 30th, 2009

Qualche giorno fa ho messo le mani su un oggetto che credevo non esistesse più: un CD protetto. Uno di quelli che infili nel computer e te lo sputa fuori, nella migliore delle ipotesi, dicendoti che non è in grado di leggerlo. Nella peggiore ti imballa il computer.

E’ un CD “advance”, uno di quelli che le case discografiche mandano ai giornalisti per ascoltare gli album in anticipo. Ora si fa quasi tutto con il digitale e con il “watermark” (i dischi vengono mandati con un codice audio inudibile ma unico, così se ti viene la malaugurata idea di condividere la tua copia, la CSI discografica ti rintraccia in un attimo: qualche tempo fa un giornalista italiano è stato pizzicato a mettere in rete il disco di una importante band internazionale).

Ma c’è stato un tempo in cui questi CD protetti andavano di moda: non solo gli advance ma anche quelli venduti nei negozi non potevano essere “rippati” in MP3. Non te li potevi mettere sull’iPod, e soprattutto non li potevi mettere in rete.

Anzi, la Sony aveva inserito sui propri CD un programmino (XPC) che ti si installava a tua insaputa sul computer e ti rubava i dati. Ne nacque una polemica enorme, e ci fu chi ne fece le spese, come il povero Neil Diamond, il cui disco di ritorno sulle scene  assieme a Rick Rubin fu uno dei primi ad usare quell’infame sistema.

Le strategie per prevenire che un disco finisca in rete sono tante, alcune incredibilmente artigianali. C’è una famosa band che ogni volta manda dischi (fisici o digitali) lo fa sotto falso nome. Non si sa mai che qualcuno li rubasse nel tragitto… Non sono solo i giornalisti i responsabili dei “leak”: può sfuggire di mano dallo studio di registrazione, dallo stampatore, dal distributore… L’ultimo disco degli U2 è finito in rete (per errore? per scelta?) perché una sede della Universal lo ha messo in vendita per 2 ore con due settimane d’anticipo sull’uscita ufficiale.

Insomma, come dice Gerd Leonhard, lottare contro la rete in casi come questi è come cercare di svuotare un torrente a secchiate. Ma se un disco finisce in rete in anticipo, spesso è soprattutto pubblicità. Basta farla diventare tale.

Music Reporters by Rockol
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