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Archivio per la ‘Giornalismo musicale’ Categoria

#howshitisedsheeran

Lunedì, Ggennaio 16th, 2012

Gli “haters” musicali sui social media sono sempre in agguato, e in Italia ne sappiamo qualcosa: basta vedere le guerre tra i fan di certi cantanti, talvolta incitate (indirettamente) dagli stessi artisti o dalla stampa, certe certe volte spontanee. Certe volte le “guerre” sono divertenti come sfottò tra tifosi, certe volte sfociano nell’insulto libero e gratuito.

Chissà cosa deve essere passato per la testa di  Luke Lewis. Direttore dell’NME. E bella figura di suo: uno che se lo segui su Twitter condivide link, pensieri e cose divertenti.

Chissà cosa deve essergli passato per la testa, sabato scorso, quando ha lanciato l’hashtag #howshitisedsheeran (“ma quanto fa cagare Ed Sheeran”?). Chissà  quando si è accorto di aver fatto una cazzata, quando una cosa divertente è diventata odiosa, quando si è accorto di avere stuzzicato quei talebani della musica che non aspettavano altro che poter insultare un cantante troppo “facile” per loro. Figurati se poi a incitarli è il direttore della più blasonata testata inglese. Chissà se e e quando sono arrivate le telefonate delle case discografiche del management dell’artista…

Dice che se ne è accorto da solo, dopo 20 minuti, dopo un po’ di retweet dei primi messaggi. Ma a quel punto era tardi, perché l’hashtag era già decollato.

Luke Lewis oggi ha scritto una lunga ed onesta lettera di scuse.  Onore a lui per averlo fatto: ci vuole un bel coraggio. Sia per far partire un hashtag del genere, sia per ammettere di avere sbagliato. E onore anche ad Ed Sheeran per avere accettato le scuse senza colpo ferire (sempre via twitter). Chissà quanti altri avrebbero avuto il coraggio di farlo.

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Ps: ho raccontato la cosa ad un mio collega. “Però. Non è male l’idea. Avrei in mente due o tre artisti italiani su cui farlo…”

Ditali di creatività in un oceano di insulti

Martedì, Agosto 16th, 2011

Non so se questa lista compilata da Flavorwire sia davvero rappresentativa: contiene 30 dei migliori (?!) insulti tra musicisti. Probabilmente non lo è, perché mancano un sacco di notorie lingue lunghe del rock. Però leggendola sono rimasto stupito di come gente brava a scrivere canzoni spesso non sappia trovare una frase originale per sbeffeggiare un rivale e semplicemente ci vada giù piatta, con l’insulto diretto.

Però, insomma, qualche chicca li in mezzo c’è. Tipo queste:

“Morrissey scrive fantastici titoli di canzoni, ma purtroppo spesso si dimentica di scrivere la canzone”. (Elvis Costello)

“Ai giornalisti musicali piace Elvis Costello perchi i giornalisti musicali assomigliano a Elvis Costello.” (David Lee Rooth)

“Quando sono di fianco ad uno stereo e mi chiedo: ‘Che cazzo è questa schifezza?’, la risposta è sempre: i Red Hot Chili Peppers” (Nick Cave)

Nella lista di Flavorwire, però, manca questa.

“Madonna? Un bicchiere di talento in un mare di ambizione” (Mick Jagger)

Sì, non ve lo state sognando: avete sentito un’affermazione simile, recentemente. La somiglianza è stata notata da diverse persone, in rete; un po’ meno dai media che su quella frase hanno costruito paginate e servizi. Il detentore del copyright, Mister Acidità in persona, Mick Jagger, in realtà fu ancora più stronzo nel definire le proporzioni tra talento e ambizione.

E’ difficile ricostruire la versione originale della frase, ma se fate una rapida ricerca in rete noterete che la versione più diffusa della frase è

“A thimble of talent thrown in an ocean of ambition”

ovvero

“Un ditale di talento gettato in un oceano di ambizione”

Che vi piaccia o meno Madonna, che siate d’accordo o meno con Jagger, non potrere negare che l’immagina retorica è davvero bella.

Insomma, insultare è un arte…..

(Grazie a TakeTheSong per la segnlazione via Twitter del pezzo di Flavorwire)

Il rock nella cartelletta (ovvero l’arte del comunicato stampa)

Venerdì, Luglio 1st, 2011

Chi lavora nella comunicazione passa una buona parte del suo tempo a scrivere ricevere leggere tradurre riscrivere rielaborare cestinare comunicati stampa. Che sono un genere letterario, per certi versi. E nel genere, i comunicati stampa musicali sono un genere a sé.

Non ci credete? Seguite su Twitter Folder_Rock: dietro questo account si cela Tony Beddard, un tale di San Francisco la cui storia è stata raccontata da Boing Boing. Tony cura il booking per un club locale, riceve un sacco di musica da ascoltare da parte di giovani band della Bay Area. Ed ha un hobby: colleziona le cartellette promozionali che accompagnano i CD che riceve.

Da qualche tempo Tony si diverte a spulciare le più improbabili frasi autopromozionali contenute nei comunicati stampa di presentazione.  Fate un giro sul suo account e leggerete delle vere perle.

Alcune, così, quasi a caso

  • Mathematical drum grooves accented by the Latin conga, keyboards you can dance to, and all topped with one massive hydra melody.
  • I describe our sound as progressive, jazzy math ROCK in the vein of Yes and The Smiths.
  • Their sound is a general American Rock, not too heavy or hard. Compare them to Chevelle, Papa Roach, Avenged Sevenfold, Godsmack.
  • We won’t book a gig two weeks before or after we play your venue, so we can maximize our intensity!!
  • 2006 was the year they took the band to a higher level. They released their debut CD, bought a van, and began traveling to cities in Idaho.
  • I do a thing where i sing and dance with my computer. I had a pretty good following but i was like “fuck this town” and up & left recently.
  • Not really sure what genre we are…indie-folk-dance-funk-rock? Usually we just say socially-conscious disco, or indie erotica.

E si potrebbe continuare, a dimostrazione che ogni tanto scrivere di musica è davvero qualcosa che richiede grande fantasia e molta, moltissima astrazione dalla realtà. E, sicuramente, una buona dose di sfacciataggine: alla fine, là fuori il mondo è pieno di geni incompresi alla ricerca delle parole giuste per convincerti del loro talento,

Se qualcuno avesse voglia e tempo da farlo con i comunicati stampa/presentazioni di band italiane, ci sarebbe da divertirsi…

La santificazione di DFW e i “meccanismi” della critica

Lunedì, Ggennaio 24th, 2011

Poi ci lamentiamo che scrivere di musica è come danzare di architettura. Ma le discussioni della “critica” letteraria (ovvero l’ambito in cui l’idea stessa di “critica” è nata) non sono molto meglio di quelle che si fanno in campo musicale

Sul Sole24ore si ragiona sul perché si parli tanto di David Foster Wallace, prendendo spunto da questo articolo del Chronicle, citato incidentalmente e neanche linkato. Si parla dei meccanismi della “santificazione” letteraria, facendo una sequenza di nomi che con DFW non c’entrano veramente nulla, soprattutto quelli italiani.

Ve la immaginate una discussione del genere con qualcuno che si lamenta perché Kurt Cobain e Johnny Cash sono stati “santificati” troppo presto, in cui magari li si paragona a cantanti italiani di medio livello, scomparsi dopo un primo disco di successo?

E poi, a chi fa questi ragionamenti, non viene il sospetto che non si tratti soltanto di marketing, ma di qualcuno che ha fatto, detto, scritto o cantato qualcosa che ha davvero lasciato il segno, qualcosa che ha incarnato lo spirito del tempo?

Nel caso di DFW, basterebbe leggere una sua pagina a caso per capire perché tanta gente lo ama e ha voglia di parlarne…

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Consigli per aspiranti “critici”

Lunedì, Ottobre 18th, 2010

Sono convinto che la figura del “critico musicale” non esista, soprattutto in Italia, e sono  diffidente verso chi si definisce in questo modo, soprattutto (ma non solo) se giovane. E penso che Everett True, storica firma del giornalismo musicale anglosassone, rappresenti molti dei difetti di questa figura, soprattutto l’autoreferenzialità e la tendenza a mettersi davanti alla musica che invece dovrebbe raccontare e spiegare.

Ma insomma, i suoi 50 consigli per gli aspiranti critici musicali sono divertenti, alcuni condivisibili (i numeri 2, 8, 18, 23, 29, 31, 34, 37, 40, 46, 49 e soprattutto il 50); altri meno (13 e 15 su tutte). Comunque meritano una lettura. (Via Camillo).


1. Don’t ever attempt to apologise for holding an opinion.

2. 400 words good. 800 words fucking horrible.

3. Most musicians are cunts.

4. The music industry is not your friend. Unless you choose to make it so.

5. Don’t forget to place value upon what you do. If you don’t, why should anyone else?

6. Having the ability to turn an amp up really loud does not automatically make you an interesting person.

7. The Rolling Stones ruined music for every generation. Discuss.

8. Do not overuse adjectives. One is usually more than enough.

9. Do not confuse research with the ability to parrot press releases from memory.

10. No one gives a fuck what you think. Get over it.

11. Your principles mean shit if you didn’t have any to start with.

12. 10 words good. 50 words fucking pointless.

13. Don’t ever try to describe the music.

14. if you have to resort to lists to make your point, you probably shouldn’t be writing.

15. You shouldn’t care. Not in public, anyway.

16. Record companies and PRs don’t always tell the truth.

17. Don’t write for magazines/websites you don’t read.

18. No one GIVES A SHIT why you didn’t get to the concert until 30 minutes after the support act started.

19. No one GIVES A SHIT as to the full names of every single band-member.

20. (from Sean DIS) Write because you have to, not because of your career plan. Don’t ask if you can submit. Write. Permission s’not necessary.

21. If you don’t have a fucking clue why you’re doing it, don’t do it.

22. It’s not sexy. It’s not glamorous. And it certainly won’t get you laid.

23. Words to avoid. “Really”. “Totally”. “Seminal”. “Unbelievable”. “Transcendent”. “I think”. “It seems”.

24. It’s not over. It’s never over.

25. Fuck hyphens. And fuck apostrophes too, while we’re here. Keep it direct, entertaining, informative.

26. Think a band sounds like another band? You’re probably right. So what?

27. The platform is way more important than the critic.

28. Never trust a writer without an agenda.

29. Your editor will always value your ability to time-keep way over your ability to wield flowery prose.

30. It’s nice that folk want to send you free stuff, isn’t it? Get over it RIGHT NOW.

31. A 10-minute rehash of the press release on the telephone does not even vaguely constitute an interview.

32. Not all quiet bands sound like Young Marble Giants.

33. Not all noisy bands sound like Sonic Youth.

34. No one gives a fuck you once made out to a Smashing Pumpkins B-side.

35. Having the ability to use a keyboard does not automatically make you a writer. See also #6.

36. Don’t outstay your welcome. G’night.

37. People are reading your words to find out about the MUSIC.

38. Confused by one of your sentences? You won’t be the only one.

39. Do not mistake alcoholic intoxication for a good night out.

40. Radiohead no longer make good records. Get over it.

41. Have the urge to read another review of the same record before writing yours? SWALLOW IT.

42. The golden age of music criticism never existed. Get over it.

43. If you’re boring yourself, you’re boring your readers for sure.

44. Kurt Cobain is dead. Get over it.

45. Be candid. Be yourself. Be aware. Be yourself. Be entertaining. Be yourself.

46. How many music critics does it take to change the world? Exactly.

47. Don’t ever doubt that the person next to you is having a far better time than you are.

48. DO NOT PAY ATTENTION TO PEOPLE YOU DO NOT KNOW.

49. No one gives a shit about your rare collection of Nick Cave 12-inch records.

50. It’s not a career choice. Trust me.

Le vie del gossip sono infinite

Lunedì, Agosto 30th, 2010

Giuro, nella mia vita di ascoltatore/lettore/giornalista mai mi sarei aspettato di leggere su un giornale di gossip i nomi di ….A Toys Orchestra, Luci Della Centrale Elettrica, Giorgio Canali…

E che giornale: “Diva & Donna”, diretto dall’immarcescibile Silvana Giacobini.  Il numero della settimana scorsa dedica due-pagine-due a Rodrigo D’Erasmo. O, meglio, alla presunta liason tra Claudia Pandolfi – da sempre amata da questo tipo di stampa – e il violinista di Afterhours e altre band.

L’articolo è un capolavoro del genere (si, lo confesso: leggo  questo genere di riviste, e me ne vanto pure…). A partire dal titolo, che vedete nella brutta foto qui a fianco. E proseguendo nello svolgimento, tutto un “si dice”, “sono stati visti”, “alcuni sostengono”. Nessuna certezza,  tutte speculazioni a partire dal fatto che i due  sono stati visti assieme ad un paio di concerti delle band citate sopraa. Tutto qua. Ma poi anche se fosse, chissenefrega.

Però insomma, detto con divertimento e senza nessuna spocchia: fa effetto vedere un giornale così popolare che si occupa di una musica così di nicchia. Anche perché il gossip, per un personaggio televisivo/cinematografico, è un’arma di visibilità indispensabile alla sopravvivenza. Ma i musicisti lo rifuggono come la peste. A parte, è chiaro, i vari iperpopolari sanremesi. Ma quelli giocano in un altro campionato…

A proposito di Litfiba, sindaci e assessori

Mercoledì, Agosto 18th, 2010

In queste giornate estive, la notizia più letta e commentata su Rockol è quella dell’assessore del PDL che, arrabbiato per alcune esternazioni di Piero Pelù ad un concerto in Sicilia, ha chiesto che la band non suonasse più nella regione.

Premessa, doverosa: il fatto che ci siano assessori e sindaci che si arroghino di decidere o suggerire chi può suonare in una città o regione mi sembra una delle tante derive liberticide di questo paese.

Però credo anche che un artista debba avere la responsabilità di quello che dice e del modo in cui lo dice. Non è questione di separare la politica dalla musica, come ha suggerito qualche nostro lettore su Facebook. I cantanti sono persone, con le proprie idee, che esprimono in quello che fanno. Le idee politiche non fanno eccezione.

Ma, appunto, i modi sono importanti: dire frasi ad effetto è troppo facile quando si è su un palco, con una folla adorante di fronte.

Seguo i Liftfiba dai loro esordi, e ho un enorme rispetto per la loro storia, per come hanno inventato una via italiana al rock. Ma il monologo iniziale dei loro recenti concerti – io l’ho sentito a Milano lo scorso aprile, non in Sicilia dove Pelù nei giorni scorsi ha detto le frasi contestate dal PDL – rischia di essere interpretato come una sequenza gratuita di slogan da piazza.

La retorica di quel discorso non è molto diversa da chi va in TV a promettere meno tasse per tutti, un milione di posti di lavoro o fa battutacce in luoghi istituzionali.

Beninteso: niente di quanto possono avere detto i Litfiba legittima il “diritto” a bandire un artista da un luogo. Ma le parole sono importanti, e bisognerebbe stare più attenti ad usarle. Vale anche per i cantanti, non solo per i politici.

Google sta uccidendo la musica e il giornalismo?

Martedì, Aprile 27th, 2010

Uno non fa in tempo a scrivere una cosa sulla morte e l’uccisione del videoclip, che le allegre metafore criminali tornano a ripresentarsi, su argomenti analoghi.

Da qualche giorno in rete c’è un interessante dibattito sulla morte della critica musicale – interessante per qualcuno, chiaramente. Un sacco di gente giustamente dirà: chi se ne frega dei critici…

Comunque, il protagonista è Chris Weingarten, uno che si definisce “the last rock critic standing”, che per sfida ha aperto un account Twitter in cui fa recensioni di 140 caratteri.

Sostiene Weingarten che il SEO – la search engine optimization, ovvero l’ottimizzazione delle pagine internet per farle apparire in cima alle ricerche di Google – stia ammazzando la critica musicale. E’ tutta una questione di numeri, ormai: chi scrive prima, il voto che si dà al disco, e così via. Non c’è più bisogno di approfondimento, di contestualizzazione.

Riassume  la questione Everett True – firma storica del giornalismo inglese – in questo articolo.

Tutto vero: ormai, chiunque può scrivere di qualsiasi cosa. Chiunque può aprire un blog e sparare sentenze, senza nessuna preparazione, senza nessuna autorevolezza. Però.

Però io credo che molta di questa gente che scrive queste cose rimpianga un passato in cui i critici  erano (o si ritenevano) gli unici depositari della verità musicale. Oggi chiunque è libero di formarsi un’opinione, anche direttamente, nel mare magnum della rete.

E comunque ci sarà sempre bisogno di qualche filtro in tutte queste ondate di musica che ci arrivano addosso. I filtri hanno bisogno di autorevolezza e l’autorevolezza ha bisogno sia di standard giornalistici elevati – acesso diretto alle fonti, controllo delle fonti indirette, verifica delle informazioni, precisione, buona scrittura – sia di nuovi standard digitali – come la puntualità, l’inclusione di tag che facilitino la ricerca.

Tutto questo ha un altro però. Quello di Weingarten è un discorso che riguarda soprattutto il mondo anglosassone. Perché in Italia una vera critica rock ha sempre fatto fatica ad esistere, salvo poche eccezioni.

Ciò nonostante tutti vogliono fare i critici musicali: la maggior parte della gente che scrive a Rockol per proporre collaborazioni, invia recensioni, e soprattutto di indie rock. La miriade di blog in circolazione ha semplicemente liberato un desiderio represso: l’italia è un paese pieno di commissari tecnici della nazionale di calcio e di critici musicali.

Noel Gallagher, professione portafortuna di Del Piero…

Sabato, Aprile 24th, 2010

Non ci si abitua  mai alle storie dei fratelli Gallagher, il sogno di ogni giornalista. Eccone una che ci ha messo quattro anni ad affiorare, e che riguarda noi italiani: la pubblica l’NME, estrapolandola una da un’intervista alla BBC. La racconta Noel a proposito del suo amico storico Del Piero.

Quando Del Piero segnò il 2-0 alla Germania nella semifinale dei Mondiali 4 anni fa, corse verso la tribuna. Tutti pensano che corresse verso la moglie, che venne inquadrata in lacrime. “Invece” racconta Noel, “vide me, e sua moglie era di fianco a me per caso” .  Gallagher sarebbe così diventato il  portafortuna di Del Piero, che lo costrinse a venire alla finale con gli stessi vestiti.

Per la cronaca, nell’inquadratura (verso il minuto di questo video) si vede qualcuno che abbraccia la moglie di Del Piero, ma Noel non si riesce a riconoscere. Ci dobbiamo fidare delle sue parole. E, come è noto, è uno che non le spara grosse…

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Nel 2006 Del Piero comunque festeggiò con i Rolling Stones la vittoria dei Mondiali: assieme a Materazzi salì sul palco del concerto milanese di San Siro e sotto gli occhi di un attonito Mick Jagger – proprio lui, che nell’82 aveva cantato a Torino con la maglia degli azzurri -fece intonare allo stadio il “pooo po po po po pooo”…

No one cares about your blog (anche al SXSW)

Mercoledì, Marzo 24th, 2010

Un cartellone visto fuori da un locale, al South By South West, l’ormai leggendario festival musicale di Austin: la città texana viene annualmente invasa da musicisti, addetti ai lavori, giornalisti e da qualche tempo ovviamente anche dai blogger. Negli ultimi giorni non si parlava d’altro, e invidio un po’ chi c’era…

Ma il punto è l’importanza che evidentemente tendono a darsi molti blogger – non solo ad Austin e non solo nella musica – e la diffidenza verso la blogosfera che c’è  da parte di media e operatori “tradizionali”. La foto è stata pubblicata da StyleNoir, sito di moda che la commenta lamentando l’invadenza dei blogger in quel settore.

Ho trovato questa foto grazie alla pagina Facebook di FuelFriends, uno dei migliori blog di musica in circolazione, che da anni fa un lavoro davvero meritorio nel segnalare nuove band. Ho intervistato recentemente Heather Browne, la “titolare”, che ha mi detto cose interessanti, con un bell’approccio. Vedo però diversi commenti acidi a StyleNoir e alla foto, sulla  pagina Facebook di FuelFriends, il che mi spinge a pensare che per una brava blogger ci sono molti blogger frustrati.

Music Reporters by Rockol
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