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Live Report: One Direction @ Forum, Assago (Mi) 20/05/13

Maggio 21st, 2013 in Reports by Redazione Rockol

C’è un uomo, nelle file in fondo del concerto più atteso dell’anno. E’ in piedi.

Il 95% degli uomini e donne sopra i 16 anni è lì per lavoro o per accompagnare qualcuno. Sono seduti e quasi tutti hanno la faccia rassegnata e/o chinata su uno smartphone. Sembrano esausti: hanno probabilmente sudato sette camice per trovare un biglietto per le loro figlie/sorelline/nipoti.
Quell’uomo no. Balla. Ha una maglietta bianca con una scritta a mano: “Daddy directioner”.
Ha la faccia felice, quell’uomo. Ha capito tutto: l’evento è una festa anche per lui, non solo per la figlia.
Gli One Direction arrivano a Milano, per la seconda data italiana, dopo l’Arena di Verona. Ed è una festa davvero. Lo è per le ragazze che assediano il Forum di Assago, dentro e fuori: senti arrivare urla dall’interno fin dal parcheggio, a sua volta assediato da altre ragazze che cantano e da altri genitori che aspettano.
E il concerto dei One Direction è un bel concerto – fatevene una ragione, voi che vorreste che il gruppo inglese facesse schifo. Invece.
Solo che quasi non lo senti, il concerto.
Anche se sei dentro. Perché ogni mossa, ogni entrata, ogni parola dei cinque ragazzi viene accompagnata da urla, a livelli assordanti. La scena non è molto diversa da altre già viste in altre ere, con altri gruppi. Ma sembra tutto più forte, questa volta – perché gli One Direction sono una macchina da guerra.
Il concerto, dicevamo: senza fronzoli, un palco con un megaschermo sullo sfondo, una struttura con la band diligentemente messa ai lati e una pedana elevata sui cui gli One Direction ogni tanto salgono per cantare. Il resto del palco è vuoto, loro non fanno mossette o balletti (non sono una boy band anni ’90), ma semplicemente cantano e si muovono, mentre il megaschermo rimanda citazioni che non c’entrano nulla con i teenager ma ammiccano ai genitori: dai collage simil-Rotella, ad un lyric video su “One thing” fatto con la grafica bauhaus (che certo fa più “cool” su una copertina dei Franz Ferdinand, ma qua funziona benissimo), ai fumetti, agli Space Invaders degli anni ’80.
Ma per il resto è tutto qui: cinque ragazzi che cantano musica pop, lo fanno bene e si vede che divertono – e sono allenati benissimo.
Perché ovviamente c’è del metodo, nella costruzione dello spettacolo, e il metodo è la semplicità: l’unico effetto speciale è un’uscita dalle botole, e la passerella che si solleva e viaggia sospesa sopra la platea del Forum fino a portare i cinque ad una pedana in mezzo: in quel momento in cui cantano un po’ di cover: “One way or another” dei Blondie, “Teenage kicks” degli Undertones (su cui il vostro severo recensore si è lasciato andare ad un balletto), persino una improvvisata (?) versione di “I’ll be there for you” dei Rembrandts, ovvero la sigla di Friends, richiesta via Twitter sui megaschermi.
Nella seconda parte dello show i ragazzi imbracciano pure le chitarre, accennano qualche suonata. Tengono bene il palco, e si vede che non avranno problemi a cantare negli stadi l’anno prossimo quando sarà il momento – si parla già di San Siro.
Alternano brani lenti come “Summer love” (su cui intravedo due genitori che ballano abbracciati come fosse un lento Motown degli anni ’60) ad un finale più rock ed elettrico con “Teenage dirtbag” dei Wheatus, “Rock me” che cita “We will rock you” dei Queen e il primo bis “Live while you’re young” che plagia “Should I stay or should I go”.
Fuori dal Forum, alla fine, la festa sembra un po’ meno tale: ancora tante ragazzine che hanno atteso e ora vedono le facce felici delle coetanee che escono. E soprattutto macchine in seconda, terza fila che bloccano le rotonde: genitori che attendono. Loro, sicuramente, non si sono divertiti. Ma le figlie sì, e pure qualche genitore che era dentro.
Sicuramente il Daddy Directioner si è divertito un sacco.
(Gianni Sibilla)

Live Report: Beyoncé @ Forum, Assago (Mi) 18/05/13

Maggio 20th, 2013 in Reports by Redazione Rockol

Si esce leggermente frastornati dal concerto di Beyoncé per il delirio di luci, bassi profondi, fuochi pirotecnici, visual sontuosi, spettacolari coreografie, grandi performance vocali ma anche tanto zucchero, inevitabile kitsch e pubblico in delirio.
Però usciamo anche con alcune certezze: Beyoncé con questo suo tour si vuole imporre come una regina del pop che vuol piacere a tutti. Il tema regale infatti è uno dei concept che ricorre più spesso nei video che inframezzano lo show, dove Beyonce indossa i panni di un’incipriata Maria Antonietta, un’oziosa Cleopatra e un’imperiosa Elisabetta I. Del resto se il marito Mr. Shawn “Jay Z” Carter, a cui è intestato il tour (scatenando in USA il solito vespaio femminista), intitola ironicamente il suo disco insieme a Kanye West “Watch the throne”, allora tutto torna.
Ma Mrs. Carter non è una regina altezzosa che guarda dall’alto i suoi sudditi o impone il suo stile: lo show si trasforma presto in una sorta di grande spettacolo ecumenico che soddisfa ogni gusto, sesso ed età. Si parte con la danza marziale di “Run the world” e “End of time” con un tripudio di luci strobo e fuochi artificiali, per poi passare alle ballad (“Flaws and all”, “1+1” forse la parte più debole dello show), passando dagli episodi più nigga (“Diva” e “Baby boy”) a quelli più scenografici dove i ledwall orizzontali si abbassano per permettere di giocare con le silhouette di Beyonce e del corpo di ballo, creando effetti di profondità e sdoppiamento piuttosto efficaci. Il tutto inframezzato dai video molto arty e decadenti che sembrano firmati da Floria Sigismondi, altri invece di stile pop-barocco, tutti orchestrati da una direzione artistica perfetta.
Lei si cambia d’abito, balla, sculonetta, sorride, canta con voce potente e sicura sempre con microfono in mano e ovunque si muova ha sempre il vento tra i capelli (questo è un mistero vero, come se sotto di lei ci fosse una macchina eolica che la segue).
Rispetto alle altre reginette del pop Lady Gaga e Rihanna o alla regina madre Madonna, lo show di Beyonce è certamente più vario ed energetico, edulcorato per il target famiglie ma musicalmente superiore. Basterebbe solo citare “Why don’t you love me” eseguita con piglio da moderno rhythm & blues da una band ben rodata e che mi ha ricordato il miglior Prince, come pure “Single Ladies” che, per chi scrive, rimane uno dei pezzi pop più innovativi degli ultimi vent’anni. Non mancano poi le hit come “Crazy in love” (spurgata dal rap di Jay-Z, ma accompagnata da un visual tra il bling-bling e lo stile art decò del Grande Gatsby di Luhrmann) e “Love on top” salutate con un boato, e pure un nuovo pezzo (“Grown Woman”) utilizzato per i nuovi spot Pepsi.
Come ogni regina che si rispetti sono tanti gli omaggi distribuiti durante il concerto ai passati regnanti della black music: dalla Donna Summer di “Love to love me baby” nell’originale “Naughty girl” a Michael Jackson (citazioni sparse di “Human nature” e “Off the Wall”), dal botta-e-risposta del Ray Charles di “What’d I said” fino al vero e proprio tributo a Whitney Houston prima del bis “Halo”. Come tutti gli spettacoli del genere ogni cosa è programmata al secondo, niente è lasciato al caso e la parola improvvisazione è praticamente bandita. La band – composta da 11 elementi, tutta al femminile – sta nelle retrovie, in un palco rialzato, disposto in linea orizzontale e spesso viene anche coperto dai videowall. I momenti forse più imbarazzanti sono quando Queen B. interagisce con il pubblico con un filo di voce, spesso roca, quasi a farla sembrare rotta dall’emozione e con le solite frasi molto ruffiane di circostanza, ma che scatena il delirio del pubblico adorante. Come quando la regina scende dal palco e si sposta nel cossiddetto “B Stage”, nel bel mezzo del forum dove esegue i brani più acustici come “Irreplaceable” e raccogli il calore del pubblico insieme ad asciugamani e bandiere italiane.
Per la cronaca il concerto è stato preceduto dal set minimale (solo basi e tastiera) di Luke James: morbido r&b ben eseguito con voce sicura e padronanza del palco. Se azzecca il singolo giusto sarà possibile vederlo nei piani alti delle charts (il nuovo disco “Made to love” uscirà il 16 luglio).

(Michele Boroni)

SETLIST
Who run the World
End of time
Flaws and all
If I were a boy
Get me bodied
Baby boy
Diva
Naughty girl
Party
Freak um
I care
I miss you
Schoolin life
Why don’t you love me
1+1
Irreplaceable
Resentement
Love on top
Survivor
Crazy in love
Single ladies
Grown woman
Halo

Live Report: Lady Gaga @ Forum, Assago (Milano), 02/10/12

Ottobre 2nd, 2012 in Reports by Redazione Rockol

C’è una regola non scritta per i fan, ai concerti di Lady Gaga: non si può arrivare troppo in anticipo per fare la coda. C’è chi sarebbe già lì, con giorni e giorni prima del concerto pur di accaparrarsi un posto – fate una ricerca su google e troverete storie incredibili. Anche in Italia c’è chi ha provato ad accamparsi senza rispettare la regola, con conseguenti battibecchi e polemiche su Twitter con gli altri fan. Sta di fatto che il Forum, per l’unica data italiana del Born This Way Ball Tour, non è solo esaurito da tempo. E’ proprio assediato, dentro e fuori, da 11mila “little monsters”.
Altro che Lady Gaga, il più grande spettacolo (non dopo il Big Bang, non esageriamo) sono i fan. Non è facile vedere un pubblico così eterogeneo ad un concerto: bambini, uomini, donne di ogni età, in “costume” o semplicemente con un accessorio che ricorda Lady Gaga. Ciò che fa di Lady Gaga la star che è, ciò che la distingue da altre dive irraggiungibili  - come ha notato giustamente Andrea Laffranchi sul Corriere l’altro giorno recensendo il concerto di Anversa – è il suo rapporto viscerale con i fan. E poi, certo, ci sono i VIP che entrano in tribuna su un immaginario – ma mica tanto – tappeto rosso, accolti da ovazioni e urla: sono loro quelli irraggiungibili, non Gaga. C’è chi ha addirittura il trono – Donatella Versace seduta comodamente in una poltrona di pelle posizionata strategicamente di fianco al mixer.

Lo spettacolo dei fan sembra offuscare quello vero, che inizia alle 9, dopo un’attesa ingannata a base di musica classica diffusa.
La scaletta promette 24 canzoni – sembra, sulla carta, lunga quasi quanto un concerto di Springsteen. Una nota in calce alla copia consegnata alla stampa dice “as of 16th of August” – le sequenze di questi spettacoli sono ovviamente inamovibili. Così come alte, altissime sono le aspettative di chi vuole uno spettacolone.
Quando si abbassano le luci, viene fatto cadere un drappo che rivela un enorme castello: è lì che Lady Gaga arriva in scena a cavallo (finto, mosso da alcuni dei suoi numerosi ballerini), per poi uscire e rientrare in scena uscendo dalla pancia di una donna incinta gonfiabile – lei è “Born this way”. E lì, nel cortile del castello che sì muove come un fantasma sulla passerella semicircolare che circonda il pit o fa un giro con la moto della copertina di “Born this way”
L’ambizione dello spettacolo è di raccontare una storia – la lotta tra Lady Gaga la sua visione “libera” dell’essere (“I don’t give a fuck” è la frase centrale dello show) e Mother GOAT, un’inquietante faccia racchiusa in un prisma che aleggia sul castello. Ma nei concerti e nei dischi è difficile, si sa: le canzoni sono un’altra cosa da libri e film.
La narrazione dello spettacolo è allora affidata ai “manifesto” e alle lunghe sezioni parlate che Gaga inserisce tra una canzone e l’altra e a qualche evento non musicale spettacolare – come il rapimento piazzato ad arte prima di “Judas”. Ma a dominare la scena e a garantire l’equilibrio tra spettacolo, storia e musica è il castello: la sua presenza costante e inquietante garantisce un’unitarietà di fondo allo show, alle trovate di Lady Gaga, ai suoi balletti e ai suoi cambi d’abito.
(E’ una delle più vecchie regole del mondo, per creare una storia: l’unità di scena e di azione era stata abbondantemente spiegata da Aristotele. Sì, parlava della tragedia greca, ma la Poetica è il testo base di ogni narrazione moderna: non l’ha scoperta di certo Hollywood o un concerto).
Lady Gaga così riesce a trovare un buon equilibro tra lo spettacolone e la musica: la band è nascosta su diversi livelli nelle arcate laterali del castello, tanto da apparire invisibile – ma si sente anche grazie ai volumi molto alti; le canzoni non sembrano mai schiacciate dalla storia o dallo show, come spesso accade in questi casi. Lei canta, lascia sempre acceso il microfono anche per fare sentire il fiatone tra un brano e l’altro – vuole dimostrare che non è un playback?
L’unico difetto dello spettacolo è il grande spazio dedicato a monologhi di Gaga – soprattutto quello prima e durante “Hair”: ringrazia tutti, dai fan agli stilisti alla famiglia. Così facendo ammazza la sezione piano e voce, che invece aveva fatto letteralmente scintille fatto nel tour precedente. Se quella canzone e la successiva “Princess die” le avesse cantata per intero, senza interruzioni e senza nominare di continuo la famosa stilista sul suo trono di pelle – il segmento piano/voce sarebbe stato il momento più intenso del concerto.
Dopo questo lunga parte più parlata che cantata, la band esce sul palco dai suoi nascondigli e lo spettacolo si avvia nell’ultima fase conclusiva con “Yoü and I” – il momento più musicale dello show, sembra di assistere ad un concerto di AOR Rock con il pubblico che canta in coro sulle chitarre elettriche di “Electric chapel” o assiste al matrimonio accompagnato dalla chitarra spagnola che introduce “Americano”. Da qua il concerto è in discesa: arrivano le hit, dritte fino alla fine: “Poker face”, “Alejandro”, “Paparazzi”, fino ai bis con “The edge of glory” e “Marry the night”.
Dopo due ore abbondanti di show, monologhi e canzoni, Lady Gaga vince su Mother GOAT. Con i fan aveva già vinto sulla fiducia, abbondantemente ripagata dallo spettacolo.
(Gianni Sibilla)

SETLIST
Highway Unicorn (Road to Love)
Government Hooker
Born This Way
Black Jesus/ Amen Fashion
Bloody Mary
Bad Romance
Judas
Fashion of His Love
Just Dance
LoveGame
Telephone
Heavy Metal Lover
Bad Kids
Hair
Princess Die
Yoü and I
Electric Chapel
Americano
Poker Face
Alejandro
Paparazzi
Scheiße
Encore:
The Edge of Glory
Marry the Night

Si balla con i SUBSONICA!

Aprile 24th, 2012 in Reports by Micaela - MKZPHOTO.COM

Molto coinvolgente il concerto dei subsonica al Forum di Assago.

Guarda le foto del concerto

Live Report: Subsonica @ MediolanumForum, Assago 23/04/12

Aprile 24th, 2012 in Reports by Redazione Rockol

Quando i Subsonica salgono sul palco del MediolanumForum di Assago poco dopo le nove, tutte le luci sono accese. “Negli anni ‘90 si entrava in scena così”, annuncia Samuel mentre si sistema al centro della scena e impugna il suo triplo microfono. La sua t-shirt “alla Star Trek” e il vecchio cappellino da baseball nero sono un altro omaggio al passato. E se tre indizi fanno una prova, quando inizia “Come se” non ci vuole molto a capire che questo “Istantanee Tour” è una vera “festa di compleanno”, come la definisce la stessa band. Un compleanno importante per la musica italiana, che è datato 1997 e coincide con l’uscita di “SubsOnica”, un album ancora oggi di grande lungimiranza artistica. Anche la scenografia è passatista: niente megaschermi né effetti speciali, solo un grande telone che richiama la copertina del disco.

Il tuffo nel passato continua e la scaletta pesca solo dal primo lavoro della band. Ecco le suggestioni reggae di “Cose che non ho”, alla quale il gruppo attacca una strofa di “Daitarn III”. Per ulteriori dettagli, chiedere agli Amici di Roland. “Istantanee” è dominata da basso e synth, mentre “Onde quadre” si esalta grazie al riff blueseggiato della chitarra di Max Casacci e alza il ritmo del concerto dopo un inizio sincopato. L’immersione nelle nebbie torinesi di fine ‘90, tra notti insonni ed echi delle posse, continua senza soste. “Giungla nord” suona felicemente anacronistica, con le sue basi drum’n'bass che sembrano rubate al primo Goldie. Poi arriva anche la prima concessione al “mainstream” con “Per un’ora d’amore”, brano registrato insieme ad Antonella Ruggiero per il suo esordio solista “Registrazioni moderne”.

Per suonare “Radioestensioni” i Subsonica richiamano Pierfunk, il primo bassista del gruppo che rimane sul palco per una manciata di pezzi. A chiudere la prima parte ci pensa una doppietta semi acustica: “Funck star”, una delle primissime canzoni composte da Samuel, Boosta e Max, funziona bene anche se le manca quell’organetto della versione originale. “Tutti i miei sbagli” invece, seppur spogliata del suo arrangiamento e affidata ai cori del pubblico, si conferma ogni volta come quello che è: semplicemente una grande canzone. Il gruppo sembra sinceramente divertito a riesplorare il suo vecchio repertorio, va a memoria e si vede. Del resto non scopriamo ora il loro essere “animali da palcoscenico”.

Archiviata la prima parte, il telone sparisce, le t-shirt anni Novanta e il repertorio cambiano: non più solo il disco d’esordio, ma un vero e proprio greatest hits del collettivo torinese. Arrivano dunque “Ratto” e soprattutto il meglio del secondo album “Microchip emozionale”. “Aurora sogna” fa sempre il suo dovere, mentre “Depre” è una felice sorpresa. “Liberi tutti”, anche e soprattutto dal vivo, è uno dei vertici di tutta la produzione della band così come “Colpo di pistola” e “Il cielo su Torino”. Compare timidamente anche qualche brano di “Eden”: “Istrice” è il singolo da classifica, “Il diluvio” quello che funziona di più live. In questo clima di revival però sembrano quasi fuori contesto. E peccato non aver sentito la titletrack, forse il brano più riuscito nell’ultima produzione di casa Subsonica.

Tra un omaggio ai CCCP (“Tu menti”) e le immancabili hit come “Discolabirinto” e “Nuova ossessione”, si esaurisce anche questa parte dello show. A chiuderla ci pensa una tripletta di pezzi: “Up patriots to arms” è firmata Franco Battiato ma sembra calzare a pennello a Samuel e soci, “Tutti i miei sbagli” viene riproposta, stavolta in chiave elettrica. “Preso blu” potrebbe sembrare l’atto finale, ma non lo è. Perché la band torna su, ancora a luci accese e suona la divertente “Benzina ogoshi”. A far calare il sipario, stavolta per davvero, è “Nicotina groove”, che non a caso chiudeva anche l’album di 15 anni fa. Il pubblico, che ha ballato praticamente finora senza pause, è soddisfatto ma anche stanco. Un buon segno. Vuol dire che Samuel e compagni hanno fatto il loro dovere. E si meritano anche gli auguri di buon compleanno.

(Giovanni Ansaldo)

Scaletta:

Come se

Cose che non ho + Daitarn III

Istantanee

Onde quadre

Radioestensioni

Giungla Nord

Per un’ora d’amore

Encore 1:

Funkstar (acustica)

Tutti I Miei Sbagli (Acustica)

Encore 2:

Ratto

Aurora sogna

Depre

Liberi tutti

Il diluvio

L’errore

Tu menti  (cover dei CCCP)

Colpo di pistola

Istrice

Il cielo su Torino

Encore 3:

La glaciazione

Discolabirinto

Nuvole rapide

Nuova ossessione

Up patriots to arms (cover di Franco Battiato)

Tutti i miei sbagli

Preso Blu

Encore 4:

Benzina Ogoshi

Nicotina Groove

Live Report: Smashing Pumpkins @ Forum, Assago (Mi) 28/11/11

Novembre 29th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

Andare ad un concerto con aspettative basse è un’arma a doppio taglio. Perché certi gruppi toccano il fondo, ma possono sempre iniziare a scavare (terribile); o possono deluderle comunque, le aspettative, ma in un modo che non ti aspetti.

Lo ammetto, sono andato al concerto degli Smashing Pumpkins per affetto e per dovere di cronaca, con motivazione bassissima.  Gli Smashing Pumpkins sono stati uno dei gruppi rock più importanti degli anni ‘90. Ma anche nel loro periodo d’oro avevano qualcosa che non funzionava, dal vivo: li ho visti in tutte le diverse incarnazioni – la formazione originale, quella senza Jimmy Chamberlin alla batteria, e quella finale con Melissa Auf Der Maur al basso – e non ho mai visto concerti memorabili. Forse solo quello al Porto Antico di Genova, fine anni ‘90, il tour di “Ava Adore”, quando suonarono su un barcone attacato al molo – ma lì fece molto la scenografia.

Poi arrivò la fine, e i percorsi tortuosi di Billy Corgan, prima con gli Zwan, poi solista. Poi il ritorno con gli SP, con un disco come “Zeitgeist” – discutibile – e il progetto “Teagarden by kaleidoscope” che ha prodotto qualche buona canzone, ma insomma. Vedremo con “Oceania”. Riassumendo: il rischio era di trovarsi di fronte ad una brutta cover band dei vecchi Smashing Pumpkins, con il solo Billy Corgan attorniato da figuranti.
Invece.
L’arrivo al Forum rivela un palazzetto pieno, ma non pienissimo (il terzo anello è praticamente chiuso, qualche buco nel secondo), ma questo è un problema più di Milano, che non ha posti che siano una via di mezzo tra i 2000 e rotti dell’Alcatraz e i 10.000 abbondanti del Forum pieno. Un minaccioso cartello all’entrata avvisa che non si possono introdurre catene, borchie e oggetti contudenti. Bah.
Il pubblico è vario, e quando arriva sul palco la band esplode nell’inevitabile acclamazione. Gli Smashing Pumpkins versione 2011 attaccano duro con una nuova canzone, “Quasar”. E lì iniziano le sorprese perché 1)capisci immediatamente che non sarà un concerto nostalgico e consolatorio 2)che la nuova formazione ha un bel sound, tosto e compatto. Sono tutti giovani: la bassista Nicole Fiorentino è bella e scenografica, come da tradizione del gruppo. Ma anche gli altri se la cavano bene.
Man mano che il concerto va avanti, la band si diverte e si perde in lunghe divagazioni elettriche, in lunghe schitarrate, su canzoni nuove o secondarie dal vecchio repertorio. Per dire: da “Siamese dreams” arrivano “Soma” e “Geek USA”. Insomma, praticamente nessuno dei brani più famosi. Un piccolo rallentamento con “Muzzle”, per poi riprendere con le lunghe cavalcate elettriche, eseguite benissimo.
Ed è a quel punto che mi ricordo perché non mi hanno mai convinto dal vivo, gli Smashing Pumpkins: Corgan ha sempre avuto la tendenza a esagerare con queste lunghe divagazioni musicali, dal vivo. Corgan ha spesso scritto grandi canzoni, ma dal vivo la sue band hanno sempre avuto la tendenza a lasciarsi andare, a dimenticarsi di quelle canzoni. Gli Smashing Pumpkins 2011 non fanno eccezione: pur con un ottimo sound, e con un atteggiamento che non è per niente autocelebrativo – e questo fa loro grandissimo onore.
Le (poche) hit arrivano solo in finale di concerto, dopo quasi 2 ore di queste lunghe jam: “Cherub rock”, seguita da “Tonight, tonight”. Poi “Zero” e “Bullet with butterfly wings” nei bis, tutte accolte da boati.
Insomma: non hanno deluso gli Smashing Pumpkins, o forse hanno deluso ma in un modo un po’ diverso da quello che ci si poteva aspettare. Perché la scelta di essere poco consolatori, di fare una scaletta di questo genere – lo ripetiamo – è da ammirare. E perché la nuova formazione suona davvero bene. Però forse qualcosa di più potevano concedere. La sensazione è che per sembrare nuovi, gli Smashing Pumpkins di oggi siano già diventati vecchi, ispirandosi ad un suono che è il loro, ma che sembra sembra più adatto ad un club degli anni ‘90 che ad un palazzetto del 2011.
(Gianni Sibilla)
SETLIST:
Quasar
Panopticon
Starla
Geek U.S.A.
Muzzle
Lightning Strikes
Soma
Siva
Oceania
Frail and Bedazzled
Silverfuck
Pinwheels
Pale Horse
Thru the Eyes of Ruby
Cherub Rock
Tonight, Tonight
Encore:
For Martha
Zero
Bullet With Butterfly Wings

Live Report: Modà @ Forum, Assago (Mi) 03/10/11

Ottobre 4th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

Non si capisce se la tensione sul volto di Kekko sia perché da lì a poco salirà sul palco di un Forum di Assago tutto esaurito, o perché ancora non ci crede e non sa che cosa sta per accadergli. Forse non c’entra la tensione, forse starà leggendo queste parole e dirà “Ma chi, io?”, forse è solo così, serio di suo, concentrato, tutto qui.
Di fatto c’è che lunedì sera a Milano i Modà hanno cantato e suonato davanti a undici mila e passa persone completamente in delirio per loro. Davanti, come di regola, le ragazzine con mille cose da lanciare sul palco ai loro beniamini; dietro, coppie giovani e meno giovani, famiglie con papà che tenevano sulle spalle le figlie di sette anni, signore non proprio di primo pelo, e una miriade di ragazzi sui trenta-trentacinque anni. Qualcuno dice che il pubblico dei Modà non è abituato ad andare ai concerti, come se per andare a sentire musica dal vivo aspettasse solo una data del gruppo milanese. Sta di fatto che tra i fan ce ne è di ogni tipo, e alcune persone che ho attraversato con lo sguardo lunedì sera potevano essere al concerto dei Modà come a un concerto dei Subsonica o dei Muse. Giuro.
Tant’è. Il concerto comincia, la band sa come ammaliare i fan e sui cinque mega schermi montati sullo sfondo appare un video con Kekko e compagnia bella che camminano, uno accanto all’altro. Una presentazione con colpi di pistola, fotografia e musiche westerniane e atmosfere in stlile “Il buono, il brutto, il cattivo”. Quando tocca alla faccia di Kekko prendere il primo piano degli schermi, con il sottotitolo di “The voice”, il Forum esplode letteralmente e la band sale sul palco. Il concerto parte con “Vittima” tratto dall’ultimo album di inediti “Viva i Romantici”, seguita da “Meschina”, presa da “Sala d’attesa” del 2008: la voce di Kekko c’è eccome, ma i suoni inizialmente sono un po’ troppo alti per permettere un’esecuzione pulita dei brani. Il cantante si gode fin da subito i suoi fan, correndo in avanti a braccia aperte come per prendersi tutti quegli undici mila presenti. “Ti amo veramente” spiazza tutti e dimostra la sua potenza da brano pop melodico, mentre su “Come un pittore” il pubblico non si perde una parola e quasi canta sopra la voce del cantante. Si ha come l’impressione che la gente non sia lì tanto per le le canzoni che cantano e che i Modà hanno scritto, quanto perché quelle canzoni e quelle parole vengono pronunciate da Kekko.
“Ciao Milanooooooo”, urla il leader della band, “Non sapete da quanto tempo volevo dirlo”, dice, quasi commosso, intervallando ogni singola parola da un respiro profondo.
Come un treno arrivano le canzoni successive, “Urlo e non mi senti” portata al successo da Alessandra Amoroso (“L’ho scritta per un’altra cantante, ma ci piace così tanto che vogliamo cantarla anche noi”), “Malinconico a metà” e “Nuvole di rock”, uno dei primi successi della band: “Volevo dirvi di continuare a credere nei vostri sogni, qualunque essi siano”, dice Kekko inginocchiandosi in solitaria tra una decina di peluche.
Il live è ancora lungo, e tra brani che fanno saltare tutti come “La notte”, e altri che fanno cantare come “Tutto e niente”, c’è spazio anche per un momento di raccoglimento durante il quale Kekko dedica il brano inedito “Anche stasera” ad un amico scomparso di recente (con tanto di fotografie giganti del ragazzo apparse sui cinque schermi dietro la band: che nessuno me ne voglia, non è mia intenzione mancare di rispetto a nessuno, ma ho trovato personalmente eccessivo la proiezione delle fotografie dell’amico morto, fotografie che, ovviamente, hanno fatto commuovere tutto il pubblico).
Il madley rock incendia la folla, specie su brani più datati come “Uomo diverso”, mentre “Salvami”, nuovo singolo estratto da “Viva i Romantici”, fa cantare tutto il pubblico insieme ad “Arriverà”, canzone arrivata seconda al Festival di Sanremo dove i Modà si sono presentati accompagnati da Emma Marrone (accoppiata perfetta come il brano, potente e melodico al punto giusto). Su “Tappeto di fragole” Kekko prende per mano una bellissima ragazza dal pubblico e la fa sdraiare accanto a lui, la testa appoggiata ad un cuscino, con il cameraman che li riprende dall’altro e proietta le immagini sui maxi schermi: la ragazza, visibilmente incredula, inebetita ed emozionata, fa mangiare unghie, mani e gomiti a la maggior parte delle teen ager (ma non solo, credetemi) presenti in sala.
C’è ancora il tempo per qualche canzone tratta da “Viva i Romantici” e dall’album “Quello che non ti ho detto” del 2006 (suggestiva “Mia”, fatta prima di abbandonare il palco: la prima volta che la sentii risale a dieci anni fa, in macchia, per via di un conoscente che aveva la musicassetta di questo suo amico, tale Kekko…) e un ultimo madley, questa volta acustico.
La band torna sul palco del Forum per due ultime canzoni: “La notte” (già eseguita a metà concerto) e il brano che dà il titolo al loro ultimo disco, “Viva i Romantici”. I Modà salutano il loro il pubblico e tornano dietro le quinte.
Si possono dire soddisfatti i cinque ragazzi che lunedì hanno affrontato il palazzetto di Assago: l’esecuzione dei brani, tra assoli di chitarra riservati prima a Diego Arrigoni poi ad Enrico Zapparoli, è ben riuscita e la voce di Kekko, che a tratti, rosso in volto, sembrava al punto di scoppiare, a retto bene note alte e cambi di tonalità.
Non so ancora, sinceramente, cosa pensare dei Modà: Kekko sembra dare l’impressione di crederci veramente tanto, e dopo anni di gavetta, cinque album pubblicati e repentini cambi di casa discografica (New Music, Carosello…) sembra aver trovato quasi la serenità artistica per poter fare bene e sembra totalmente intenzionato a non fare passi falsi. Staremo a vedere come reggerà la giostra della musica, che prima sale, poi scende, poi risale e così via…

(Daniela Calvi)

Live Report: Avril Lavigne @ Forum, Assago 11/09/11

Settembre 12th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

Il Forum di Assago non è mai stato variopinto come stasera. Un arcobaleno di tonalità fluo, tutte dedicate a lei: Avril Lavigne. E’ bastato un tocco di pianoforte, un ticchettìo appena accennato che la folla, composta per lo più da ragazzine e da qualche volto noto (come il batterista dei Finley che si aggira discreto tra il pubblico) sia impazzita completamente. Un rombo assordante di urla, grida e di piedi picchiati a terra. Poi esce lei, la regina della serata e tutto si colora si verde: le ragazzine quasi si pentono di aver dato fiato alle trombe troppo presto. Ma la voce delle colorate e neo-punk teenager ritorna in un sol momento quando la bella canadese saluta Milano e attacca, con una stellina in mano, il primo singolo, estratto dal nuovo album “Goodbye lullaby”, intitolato “Black star”.  Sembra in ottima forma Avril: abbigliamento poco ricercato, passeggiate qua e là sul palco, saltelli, saluti al pubblico e un’intonazione niente male. La band alle sue spalle esegue perfettamente tutti i brani, come un compito in classe. “Italyyyyyyy?” Chiama Avril, e il Forum risponde. Si sentono più le urla che la chitarra di “Sk8ater boy” e forse e’ meglio così: i volumi troppo alti e i troppi effetti non rendono giustizia all’intro del brano, mentre sul ritornello la canzone riprende melodia e tiro. Avril non è di molte parole: a parte qualche “grazie” e alcuni “vi amo”, si relaziona poco col pubblico, se non abbassandosi a cantare, ogni tanto, rivolta ai fan nelle prime file ed incitando, talvolta, i ragazzi degli spalti. La punkette bionda imbraccia la chitarra quando e’ il momento di “He wasn’t”, cantata davvero bene, ma velocissima ed il ‘nanananan’ raccoglie tutti i fan in un solo e grande coro. Seduta sul pianoforte, dopo aver cantato “Alice”, omaggio ad “Alice in wonderland”, Avril intona la cover di “Fix you” dei Coldplay, non adatta al pubblico della serata, inizialmente ammutolito (ce li immaginiamo, i meno navigati, che si chiedono come abbiano fatto a perdersi un inedito della Lavigne di tale intensità musicale). Notevole l’esecuzione di una delle sue hit più famose, “When you’re gone”, sulla stessa scia di “Fix you”: sul finale, visto il testo e le sonorità malinconiche del brano, sarebbe stato piacevole se Avril, anziché ridere nervosamente e urlare “Milano”, si fosse preparata in maniera più raccolta per il brano successivo. Ma questa sembra essere a tutti gli effetti una festa, e forse, va benissimo così. “Wish you were here”, Il nuovo singolo, lo conoscono proprio tutti, ma è “Nobody’s home”, cantata in acustico, a colpire dritto al cuore i ragazzi del pubblico. Si arriva presto all’ultima parte del concerto, introdotta da una jam session dei musicisti che accompagnano Avril in tour: sono davvero bravi ma fin troppo professionali. Con “Girlfriend”, un medley di “Airlpanes” di B.O.B ed Hayley Williams, mischiata ad “Happy ending”, ed “I’m with you”, durante la quale la cantante indica affettuosamente il pubblico, si volge al termine. Il bis viene concluso con la super hit “Complicated”, pezzo che ha donato “fortune & fame” alla bella interprete. I fan presenti lasciano il palazzetto soddisfatti, di certo hanno passato una bella serata, da ricordare durante il lungo inverno tra lezioni, compiti ed interrogazioni. Per molti di loro, infatti, domani sarà il primo giorno di scuola.
(Daniela Calvi & Rossella Romano)
Setlist:
Black star
WTH
Smile
He wasn’t
I always get what i want
Alice
Fix you
When you’re gone
Wish you were here
Nobody’s home
(Unwanted musical piece)
Girlfriend
Airplanes/My happy ending
Don’t tell me
I’m with you
I love you
Hot
Complicated

Live Report: Shakira @ Forum, Assago (Mi) 03/05/11

Maggio 4th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

Basta vedere il trionfo di bagarini che stasera stazionano davanti al MediolanumForum, continuando a chiedere biglietti in giro, per capire l’attesa che c’è intorno al concerto di Shakira. Dopo la tappa di Bologna, quella al MediolanumForum di Assago è la sua seconda data italiana a supporto dell’ultimo album “Sale el sol”. Ed ecco che entrando nel palazzetto, oltre a veder confermata questa sensazione, si notano subito un paio di cose: il pubblico è principalmente femminile ed è costituito dalle classiche coppie madre/figlia teenager. E quello che colpisce è che, sin dalle prime canzoni, in entrambi i casi sono spesso le prime a ballare più delle seconde. Stesso dicasi per le coppie di fidanzatini composti, dove piano piano sono gli uomini a diventare i più scatenati. Merito della ragazza che è sul palco. Si, perché Shakira Isabel Mebarak Ripoll è ormai una sicurezza, un Blockbuster del latin pop che sforna ritornelli da classifica senza sosta e piace ad un pubblico ormai molto eterogeneo.
Sono passate da poco le nove quando la cantante colombiana di origini libanesi fa il suo ingresso sul palco, avvolta in un vestito rosa: l’inizio è soft, con la ballata “Pienso en ti”. Ma poi già dalla seconda traccia Shakira sfodera un top dorato e un paio di pantaloni neri attillatissimi per “Why wait”. Il ritmo si alza e la giostra latina può avere inizio. L’artista dimostra da subito un paio di cose: che, come era lecito aspettarsi, balla davvero bene e sa sfruttare la sua forte sensualità, ma senza diventare mai troppo volgare. E poi stupisce un po’ come veste gli arrangiamenti delle canzoni, virando spesso verso il rock come in “Te dejo Madrid” o nella versione aggressiva di “Whenever, wherever”. E poi non mancano momenti da ballo di gruppo come “La tortura” e del singolone “Loca”, uno dei punti di forza dell’ultimo disco “Sale el sol”.
Come detto, l’artista gioca molto sulle sue doti di ballerina sanguigna: il suo è un vero e proprio karaoke etnico di musica e di cambi d’abito. Si passa con disinvoltura da un flamenco ad una danza del ventre, con grande apprezzamento del pubblico che sembra davvero divertirsi. Shakira dimostra di saper tenere la scena: chiama qualche giovane fan sul palco per ballare con loro due passi, sfodera un discreto italiano e sprigiona un sorriso contagioso. Tra una canzone e l’altra riesce perfino ad annunciare il gol del Barcellona (la squadra del suo fidanzato Gerard Piqué) contro il Real Madrid. “Gol del Barça” si lascia scappare con una risata la biondissima cantante. Chissà se avrà apprezzato Ivan Ramiro Cordoba, il difensore dell’Inter suo connazionale avvistato in tribuna con la famiglia.
Il concerto prosegue, non senza qualche piccola caduta di stile. Le due più evidenti si hanno quando Shakira abbassa il ritmo e sfodera armonica e chitarra acustica: la cover di “Nothing else matters” dei Metallica ad esempio non riesce nel suo intento di diventare una ballata flamenco-pop e si dimostra una scelta forse troppo azzardata. Stesso dicasi per la scanzonata “Gipsy”, che non va mai a segno. Dopo la fine della setlist regolare con la sintetica e (ancora una volta) sensuale “She wolf” e l’arabeggiante “Ojos asì” l’artista colombiana concede un paio di bis. Ecco così la romantica “Hips don’t lie”, tratta da “Oral fixation vol.2″. E poi, dulcis in fundo, regala il gran finale che tutti aspettavano con il tormentone “Waka waka”, una canzone che non ha bisogno di presentazioni. Il pubblico se ne va sorridendo e dà l’impressione di essersi davvero divertito. Passata la tappa di Milano, il Blockbuster latino ora può ripartire in giro per il mondo.

(Giovanni Ansaldo)

SETLIST:

1.Pienso en Ti
2.Why Wait
3.Te Dejo Madrid
4.Whenever, Wherever
5.Inevitable
6.Nothing Else Matters (cover dei Metallica)
7.Despedida
8.Gypsy
9.La Tortura
10.Ciega, Sordomuda
11.Sale el Sol
12.Las de la Intuición
13.Loca
14.She Wolf
15.Ojos Así

Encore:
16.Hips Don’t Lie
17.Waka Waka (This Time for Africa)

Live Report: Gianna Nannini @ Forum, Assago (Mi) 29/04/11

Aprile 30th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

Sono passate da svariati minuti le 21.00, al Forum di Assago:  il concerto si apre in perfetto ritardo. E’  la prima tappa dell’ “Io e te tour 2011″,  e lo show inizia a luci spente, con il battito di mani dei fan che si confondono con il battito del cuore di Penelope: gli ultimi suoni che chiudono il nuovo disco sono i primi a dare il benvenuto al pubblico. Ed ecco Gianna che, con un grido acuto saluta il suo pubblico, dando inizio alle danze. Un ingresso decisamente rock, in tutti i sensi dal momento che la prima canzone è proprio “Rock 2″. Al Forum di Assago c’è un’atmosfera da festa, fin dalla scritta sulla maglietta della rock star senese che spunta da sotto il “chiodo”: “rock party”. La Nannini corre da una parte all’altra, cercando di coinvolgere tutto il palazzetto. Lo sprint iniziale non si esaurisce man mano che il concerto procede, ma si affievolisce assumendo toni più calmi con l’apertura del sipario e il conseguente ingresso dell’orchestra. A questo punto tutto cambia: dalla scenografia alla giacca della Nannini, tutto concorre a conferire un’atmosfera romantica alla scena. Il contesto si fa più delicato grazie a un luminoso cielo stellato che avvolge la cantante mentre pronuncia quattro parole all’apparenza semplici e banali,  urlate a gran voce: “ti voglio tanto bene”.
Si chiude il sipario e tutto cambia un’altra volta: inizia la terza parte dello show, quella acustica, introdotta da qualche giro di chitarra dal gusto vagamente gitano per permettere un ulteriore cambio d’abito alla star, che sbuca con  giacca blu dotata di code. A far ripartire le danze è la canzone “Io”. L’unico momento in cui Gianna smette di cantare è per introdurre la cover di Domenico Modugno, “Volare”, che chiudeva l’ultimo disco: “Questa è una canzone che tutti conoscono sin dall’infanzia. Ma come la si fa noi, non la fa nessuno”, afferma con sicurezza. Così sul palco salgono in perfetta sincronia le due differenti parti di Gianna Nannini, ovvero quella più legata alla tradizione del suo paese e quella più amante del rock puro. Inesorabili passano i brani poi, quando tutto ormai sembra aver preso un certo assetto, un’altro cambiamento: la cantante scende dal palcoscenico e sparisce tra la folla; corre – mentre le fanno da scudo gli uomini della sorveglianza – fino al mixer  dove già da tempo -e chi se n’era accorto?- la attende un pianoforte. Gianna si siede e, sola col suo piano,  intona “Notti senza cuore”. Si avvicina il termine dello spettacolo e molti dei pezzi forti non si sono ancora sentiti. I desideri dei fan vengono salvati in corner con un concentrato delle maggiori hit dell’artista. I suoi grossi successi in pillole. Due medley  che accompagnano verso la fine, coronata da un’immancabile “Meravigliosa creatura”.

(Valeria Mazzuca)

Setlist

“Rock2″

“Miami”

“Dimmi dimmelo”

“Ogni tanto”

“I wanna die 4 u”

“Perché”

“Dimentica”

“Ti voglio tanto bene”

“Io e te”

“Io”

“Profumo”

“Io e Bobbie Mc Gee”

“Volare” (cover)

“Possiamo sempre”

“Perfetto”

“Amandoti”

“Sei nell’anima”

“Notti senza cuore/ Una luce/ Donne in amore” (1° medley)

“Volo/ Scandalo/ Latin Lover/ Fotoromanza/ Bello e impossibile” (2° medley)

“I maschi”

“America”

“Meravigliosa creatura”

Music Reporters by Rockol
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