Aprile 6th, 2010 in Reports by Massimiliano Leva
Erano cinque ragazzi di LA, i Byrds. Cinque ragazzi con la testa piene di idee e la voglia i cambiare il mondo secondo il motto giovane della controcultura californiana dei loro anni. Amavano il folk e il rock, Dylan e i Beatles. Così, nell’estate 1964, quando sedettero in un cinema downtown per godersi “A hard day’s night”, il primo film in bianco e nero dei Fab di Liverpool, ebbero l’idea e capirono quale sarebbe stato il suono che li avrebbe portati dall’anonimato al successo.
Chiesero al loro manager di comprare una chitarra Rickenbacker 12 corde come quella che avevano visto tra le mani di George Harrison, e unendo il vibrato cristallino di quella con eleganti armonie e melodie visionarie, coniugarono, prima ancora della svolta elettrica di Bob Dylan, il folk all’energia del rock: Beatles + Dylan + Beach Boys + Chuck Berry. Questo narra la leggenda. Diventarono anche buoni amici dei Fantastici Quattro, che li stimavano e li accettarono alla loro corte durante il tour americano del 1965, tanto che quando i Beatles si presero un “day off” nell’agosto di quell’anno, Roger McGuinn e David Crosby furono tra gli invitati a un esclusivo party in una villa con piscina a Hollywood, assieme all’attore Peter Fonda, che ancora non era il famoso Capitan America di “Easy rider”.
Sempre leggenda narra che in quel pomeriggio di sole californiano e groupies, la cricca radunatasi ai bordi della piscina sperimentò con LSD: uno dei primi viaggi dei Beatles e il momento in cui Fonda diede l’ispirazione per “She said she said”, il brano che un anno dopo John Lennon scrisse per “Revolver”, prendendo spunto dalla frase “I know what is like to be dead” (“So cosa vuol dire essere morto”) che l’attore, prima di essere cacciato da un Lennon evidentemente irritato da quel discorso durante una sbornia acida, continuava a ripetere ricordando un incidente motociclistico.

Aneddoti che mi vengono in mente dopo aver rispolverato in questi giorni qualche disco dei Byrds. Non sono una band del XXI secolo e il loro sound, sentito con le orecchie di oggi, pare un po’ obsoleto. A volte, capita di ascoltare qualche loro storico brano in una nostalgica colonna sonora, come la romantica versione di “Turn! Turn! Turn!” di Peter Seeger. Ogni tanto esce un cofanetto celebrativo o una ristampa special di un loro album. Nulla di più. Conobbero luci e ombre nella loro carriera. Ma pubblicarono almeno tre/quattro album fondamentali: il primo, “Mr. Tambourine Man”, e poi “Fifth dimension”, “Younger than yestarday”, “Sweetheart of the rodeo”. Furono insomma un gran gruppo, sfortunatamente più volte dimenticati tra la lista delle leggende dei tempi. Il loro stile diede vita a un sound definito “jingle jungle”, con evidente omaggio al tintinnio della 12 corde. E con quel timbro hanno influenzato il suono del folk, del country e di decine di band a venire: grandi di ieri e di oggi, dagli Smiths ai R.E.M., giusto per citarne un paio diventati un culto per molti delle ultime generazioni.
Tags: a hard day's night, Beach Boys, Beatles, bob dylan, byrds, california, country, david crosby, easy rider, fifth dimension, folk rock, jingle jungle, LA, lsd, mr tambourine man, peter fonda, peter seeger, Rickenbacker, roger mcguinn, she sai she said, sweetheart of the rodeo, younger then yesterday
Ffebbraio 25th, 2010 in Reports by Massimiliano Leva
Happy end. Un felice finale.
Abbey Road è la parolina magica che fa sussultare da oltre quarant’anni il cuore a tutti o quasi tutti gli appassionati rock: a ogni latitudine, di ogni lingua o religione. Per ciascun mattone di quell’edificio all’estremo nord di Londra, tutto sommato abbastanza anonimo, se non per i murales lasciati dal pellegrinaggio dei fan che ricordano anche al più smemorato dei londinesi ciò che lì puntualmente accade, si potrebbe raccontare una storia.
Tanti anni fa, il 12 novembre 1931, in questa casetta bianca, la Gramaphone Company Limited inaugurò i suoi studi di registrazione con una performance della London Symphony Orchestra diretta da Sir Edward Elgar. A quel tempo, ad Abbey Road non c’era nulla di quello che c’è oggi.
L’edificio che tuttora accoglie gli studi della Emi e che il governo britannico trasformerà in monumento nazionale (happy end…), venne costruito nel 1830. Il primo inquilino fu un certo Cook, un ciabattino arricchito, narra la leggenda. Vi abitò per 24 anni. Nel 1924, dopo vari passaggi di proprietà, la casa venne convertita in un condominio di tredici appartamenti. Il primo ad abitare, a quanto pare, fu un gentiluomo scozzese sordo quanto una campana.
Il 16 settembre 1944, Glenn Miller duettò con Dinah Shore. Dieci anni dopo, Eddie Calvert vi scrisse la sua prima canzone arrivata in classifica. Altri nove anni e con i Beatles l’edificio divenne la tana del beat inglese. In poco tempo, a varcare la soglia furono Gerry & The Pacemakers, Hollies, Manfred Mann, Billy J. Kramer, Bobby Shafto e un giovanissimo (e sconosciuto) Rod Stewart.
Nel marzo 1967, durante la registrazione di “Sgt Pepper”, il tecnico del suono Norman Smith accompagnò i suoi nuovi pupilli, che ad Abbey Road stavano incidendo il loro primo disco, a incontrare nella stanza accanto i Favolosi Quattro. Secondo Smith, l’incontro tra i Pink Floyd e i Beatles fu “piuttosto freddino” anche se tutti furono gentili con tutti.
Io visitai Abbey Road nell’estate 1996. D’estate Abbey Road si spopola. Aspettai settimane prima di “scegliere” il momento giusto. L’ora giusta cadde in un tardo pomeriggio di inizio settembre. Le macchine erano parcheggiate comodamente tra gli alberi. La strada taglia a nord, con una leggera curva. Regent’s Park non è molto lontano. E le case lungo la via parevano somigliarsi tutte. Tutte tranne quel piccolo edificio, con mille graffiti e una targa sopra una piccola porta per avvisare che quelli sono gli “studi Emi”, caso mai qualcuno se lo scordasse.
Cercai di oltrepassare la soglia, ma venni prontamente allontanato. Mi accontentai di attraversare le famose strisce. Adesso che gli studi non saranno più venduti e magari un giorno qualcuno ci farà un museo, forse potremo finalmente entrarci tutti sborsando solo un piccolo obolo.
Tags: Abbey Road, Beatles, george harrison, john lennon, pink floyd, rock, Sgt Pepper
Dicembre 16th, 2009 in Gadget, Nuova musica by Gianni Sibilla
Non ho mai amato la frenesia festiva dei regali, né tantomeno amo la frenesia musicale per le canzoni natalizie. Però da 20 anni a questa parte c’è un regalo che aspetto con ansia in questo periodo: il singolo natalizio dei R.E.M..
Si, lo so, sono un fan. Però c’è qualcosa di più in questa tradizione. Funziona così: ti iscrivi al fan club, pagando 12 dollari (la cifra è sempre la stessa). Una volta dovevi fare un pagamento internazionale, sotto gli sguardi perplessi dei proverbiali impiegati delle poste, oggi lo fai attraverso internet. Comunque, ti arrivano delle newsletter cartacee, hai accesso alle prevendite dei concerti. E poi poco prima di Natale ti arriva un singolo esclusivo. Lo fanno anche altri gruppi, come i Pearl Jam, ma il loro singolo arriva a pasqua, di solito.
Comunque, nel singolo natalizio dei R.E.M. c’è tutto ciò che amo nella musica: canzoni inedite o rare di una band che mi piace, un oggetto bello e da collezione, un rapporto ravvicinato tra pubblico e artisti, e un gruppo che si prende poco sul serio. Memorabile, per esempio, sentire Stipe che canta “I will survive” di Gloria Gaynor.
Negli anni i R.E.M. hanno mandato 45 giri, videocassette, dvd, dischi, sempre assieme a calendari, adesivi, magneti da frigo e amenità varie. Hanno regalato canzoni inedite, brani live, cover di Television, Chris Isaak, Beatles (che furono i primi ad inventarsi i singoli natalizi per i fan e che sono stato omaggiati con un rifacimento di “Christmas time is here again”); duettato con Radiohead, Wilco, Neil Young, fatto versioni improbabili di sigle televisive. 40 canzoni, che sarebbero un doppio CD di rarità da fare invidia a molti artisti.
Quello di quest’anno si preannuncia davvero interessante. Non l’ho ancora ricevuto, e non rovino la sorpresa. Qua c’è una news-spoiler di Rolling Stone.
Tags: Beatles, Gadget, Nuova musica, R.E.M., Wilco
Novembre 5th, 2009 in Uncategorized by Gianni Sibilla
…Ovvero i luoghi comuni della musica.
Spinner pubblica una bella lista dei 10 maggior cliché musicali. Alcuni sono molto americani – come l’eccesso di “Featuring” dei rapper, o “Free bird” -, altri sono universali e basta.
Ma sicuramente ne manca qualcuno: in Italia ci sarebbe per esempio “Schifare Sanremo e poi andarci appena si presenta l’occasione”. Altri mancanti e internazionali sono: “Fare un disco di cover” oppure “Parlare male dei talent show”.
Comunque ecco la lista originaria di Spinner:
10. Il ritorno dopo il ritiro
9. Imitare le copertine dei Beatles o descrivere la propria musica come simile ai Fab Four
8. Usare lo slang di Internet nei titoli delle canzoni
7. Le collaborazioni
6. Continuare a insultare Bush e lodare Obama
5. Le star di TV e cinema che dicono che il loro vero desiderio è cantare
4. Formare supergruppi
3. Litigare in pubblico con fan/colleghi del gruppo
2. Il disco postumo
1. I fan che urlano “Free bird” ai concerti, pensando che sia divertente chiedere la canzone dei Lynyrd Skynyrd ad altre band.
Tags: Beatles
Novembre 4th, 2009 in Apple, Gadget, industria musicale, itunes by Gianni Sibilla
Una chiavetta USB a forma di Mela, ma non c’entra con la Apple di Steve Jobs, bensì con la Apple dei Beatles: finalmente i Fab Four arrivano in digitale, in questo strano modo. Anche un po’ vecchio, se vogliamo: trasformare gli album in chiavette USB è stato uno dei tentativi della discografia di arginare la pirateria offrendo un oggetto a metà tra il “fisico” e il digitale, spesso corredato di extra e bonus ecc.
Il sito dei Beatles specifica che le chiavette conterrano i 14 dischi rimasterizzati – peraltro finiti in digitale in versione piratata all’indomani della loro pubblicazione il 9 settembre scorso – con tanto di filmati, artwork e una non meglio specificata interfaccia flash per fruire dei contenuti. Il dettaglio interessante è che le chiavette conterranno i file sia in MP3 sia in formato Lossless, Flac.
Il tutto è preordinabile ora, sarà disponibile da dicembre alla modica cifra di 200 sterline.
Sostanzialmente l’operazione è di quelle che solo i Beatles si possono permettere: un supporto già vecchio – le chiavette USB; nessun extra inedito, se non i file ad alta definizione. Nessuna possibilità di acquistare canzone per canzone, e neanche album per album; un prezzo complessivo molto alto. Insomma, un bello smacco per l’altra Apple, quella di Jobs, che da anni sta cercando di portare i Beatles su iTunes.
Tags: Apple, Beatles, Gadget, industria musicale, itunes, LP
Settembre 7th, 2009 in Gadget, Videogames by Gianni Sibilla

Chi mi conosce, sa che sono appassionato, anzi ossessionato dalla Rickenbacker, la chitarra che usano o usavano i R.E.M., Tom Petty, i Byrds, gli Smiths. E un’infinità di altri artisti.
Grazie alla band che la fece conoscere al mondo, riuscirò ad averne una, anche se virtuale. Il 9 settembre esce Rock Band dedicato ai Beatles, e tra le periferiche acquistabili ci sono le repliche degli strumenti dei Fab Four, tra cui la Rickenbacker 325 di John Lennon. Rinizierò ad usare la Wii, che avevo preso e lasciato lì. Sperando che non ci siano eresie come in Guitar Hero, dove c’è Kurt Cobain che rappa e canta i Bon Jovi.
Certo, avrei preferito la Rickenbacker semiacustica 330, quella che usano i miei chitarristi preferiti, ma a caval quasi donato non si guarda in bocca.
Tags: Beatles, R.E.M., Rickenbacker, Rock Band, Videogame, Wii
Settembre 3rd, 2009 in Videogames by Gianni Sibilla
… è questo video da Guitar Hero, dove il sosia digitale di Kurt Cobain rappa e canta una canzone di Bon Jovi… Fin dove possono arrivare i videogiochi musicali? lo scopriremo la prossima settimana con Beatles Rock Band, mi sa.
Tags: Beatles, Videogame
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