Settembre 17th, 2010 in mixtape by Gianni Sibilla
Libri che raccontano la storia di strumenti che hanno fatto la storia del rock, dalla Fender Telecaster alla Gibson LesPauls. Scritti intervistando i musicisti, con dettagli tecnici, ma non troppo (insomma li può leggere anche un non musicista). Li scrive Tony Bacon e li pubblica la Backbeat, si trovano agilmente su Amazon.
Ho appena finito di leggere quello che racconta la storia della Rickenbacker, che in realtà è un libro sull’uso della chitarra a 12 corde elettrificata, dalle suo origini remote nel Bouzouki (che si vede e si sente, per esempio nel recente live di Leonard Cohen) all’esplosione negli anni ‘60 grazie ai Beatles. Una storia parallela del rock, che racconta aneddoti davvero gustosi. Come quello di Pete Townshend, che accettò di fare il testimonial della Rickenbacker per il senso di colpa, perché da giovane ne aveva spaccate troppe sul palco…
Ho fatto quello che avrebbe dovuto fare l’autore – l’unica mancanza del libro – ovvero, una playlist con alcune delle canzoni citate nel libro: Beatles, Byrds, Who, Tom Petty, R.E.M., XTC, Jefferson Airplane, Smiths. Ne è venuta fuori una bella compilation di classic rock.
La vedete/ascoltate qua sotto: per passare da una canzone all’altra cliccate sulle frecce a destra e a sinistra, o sulle immagini in basso.
http://www.youtube.com/view_play_list?p=B11BF2C1229B4E4A
Tags: Beach Boys, Beatles, byrds, Fender, Gibson, Jefferson Airplane, R.E.M., Rickenbacker, Searchers, Smithereens, The Animals, The Church, The Smiths, The Who, Tom Petty, Troggs, XTC
Aprile 6th, 2010 in Reports by Massimiliano Leva
Erano cinque ragazzi di LA, i Byrds. Cinque ragazzi con la testa piene di idee e la voglia i cambiare il mondo secondo il motto giovane della controcultura californiana dei loro anni. Amavano il folk e il rock, Dylan e i Beatles. Così, nell’estate 1964, quando sedettero in un cinema downtown per godersi “A hard day’s night”, il primo film in bianco e nero dei Fab di Liverpool, ebbero l’idea e capirono quale sarebbe stato il suono che li avrebbe portati dall’anonimato al successo.
Chiesero al loro manager di comprare una chitarra Rickenbacker 12 corde come quella che avevano visto tra le mani di George Harrison, e unendo il vibrato cristallino di quella con eleganti armonie e melodie visionarie, coniugarono, prima ancora della svolta elettrica di Bob Dylan, il folk all’energia del rock: Beatles + Dylan + Beach Boys + Chuck Berry. Questo narra la leggenda. Diventarono anche buoni amici dei Fantastici Quattro, che li stimavano e li accettarono alla loro corte durante il tour americano del 1965, tanto che quando i Beatles si presero un “day off” nell’agosto di quell’anno, Roger McGuinn e David Crosby furono tra gli invitati a un esclusivo party in una villa con piscina a Hollywood, assieme all’attore Peter Fonda, che ancora non era il famoso Capitan America di “Easy rider”.
Sempre leggenda narra che in quel pomeriggio di sole californiano e groupies, la cricca radunatasi ai bordi della piscina sperimentò con LSD: uno dei primi viaggi dei Beatles e il momento in cui Fonda diede l’ispirazione per “She said she said”, il brano che un anno dopo John Lennon scrisse per “Revolver”, prendendo spunto dalla frase “I know what is like to be dead” (“So cosa vuol dire essere morto”) che l’attore, prima di essere cacciato da un Lennon evidentemente irritato da quel discorso durante una sbornia acida, continuava a ripetere ricordando un incidente motociclistico.

Aneddoti che mi vengono in mente dopo aver rispolverato in questi giorni qualche disco dei Byrds. Non sono una band del XXI secolo e il loro sound, sentito con le orecchie di oggi, pare un po’ obsoleto. A volte, capita di ascoltare qualche loro storico brano in una nostalgica colonna sonora, come la romantica versione di “Turn! Turn! Turn!” di Peter Seeger. Ogni tanto esce un cofanetto celebrativo o una ristampa special di un loro album. Nulla di più. Conobbero luci e ombre nella loro carriera. Ma pubblicarono almeno tre/quattro album fondamentali: il primo, “Mr. Tambourine Man”, e poi “Fifth dimension”, “Younger than yestarday”, “Sweetheart of the rodeo”. Furono insomma un gran gruppo, sfortunatamente più volte dimenticati tra la lista delle leggende dei tempi. Il loro stile diede vita a un sound definito “jingle jungle”, con evidente omaggio al tintinnio della 12 corde. E con quel timbro hanno influenzato il suono del folk, del country e di decine di band a venire: grandi di ieri e di oggi, dagli Smiths ai R.E.M., giusto per citarne un paio diventati un culto per molti delle ultime generazioni.
Tags: a hard day's night, Beach Boys, Beatles, bob dylan, byrds, california, country, david crosby, easy rider, fifth dimension, folk rock, jingle jungle, LA, lsd, mr tambourine man, peter fonda, peter seeger, Rickenbacker, roger mcguinn, she sai she said, sweetheart of the rodeo, younger then yesterday
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