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Live Report: Gianna Nannini @ Forum, Assago (Mi) 29/04/11

Aprile 30th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

Sono passate da svariati minuti le 21.00, al Forum di Assago:  il concerto si apre in perfetto ritardo. E’  la prima tappa dell’ “Io e te tour 2011″,  e lo show inizia a luci spente, con il battito di mani dei fan che si confondono con il battito del cuore di Penelope: gli ultimi suoni che chiudono il nuovo disco sono i primi a dare il benvenuto al pubblico. Ed ecco Gianna che, con un grido acuto saluta il suo pubblico, dando inizio alle danze. Un ingresso decisamente rock, in tutti i sensi dal momento che la prima canzone è proprio “Rock 2″. Al Forum di Assago c’è un’atmosfera da festa, fin dalla scritta sulla maglietta della rock star senese che spunta da sotto il “chiodo”: “rock party”. La Nannini corre da una parte all’altra, cercando di coinvolgere tutto il palazzetto. Lo sprint iniziale non si esaurisce man mano che il concerto procede, ma si affievolisce assumendo toni più calmi con l’apertura del sipario e il conseguente ingresso dell’orchestra. A questo punto tutto cambia: dalla scenografia alla giacca della Nannini, tutto concorre a conferire un’atmosfera romantica alla scena. Il contesto si fa più delicato grazie a un luminoso cielo stellato che avvolge la cantante mentre pronuncia quattro parole all’apparenza semplici e banali,  urlate a gran voce: “ti voglio tanto bene”.
Si chiude il sipario e tutto cambia un’altra volta: inizia la terza parte dello show, quella acustica, introdotta da qualche giro di chitarra dal gusto vagamente gitano per permettere un ulteriore cambio d’abito alla star, che sbuca con  giacca blu dotata di code. A far ripartire le danze è la canzone “Io”. L’unico momento in cui Gianna smette di cantare è per introdurre la cover di Domenico Modugno, “Volare”, che chiudeva l’ultimo disco: “Questa è una canzone che tutti conoscono sin dall’infanzia. Ma come la si fa noi, non la fa nessuno”, afferma con sicurezza. Così sul palco salgono in perfetta sincronia le due differenti parti di Gianna Nannini, ovvero quella più legata alla tradizione del suo paese e quella più amante del rock puro. Inesorabili passano i brani poi, quando tutto ormai sembra aver preso un certo assetto, un’altro cambiamento: la cantante scende dal palcoscenico e sparisce tra la folla; corre – mentre le fanno da scudo gli uomini della sorveglianza – fino al mixer  dove già da tempo -e chi se n’era accorto?- la attende un pianoforte. Gianna si siede e, sola col suo piano,  intona “Notti senza cuore”. Si avvicina il termine dello spettacolo e molti dei pezzi forti non si sono ancora sentiti. I desideri dei fan vengono salvati in corner con un concentrato delle maggiori hit dell’artista. I suoi grossi successi in pillole. Due medley  che accompagnano verso la fine, coronata da un’immancabile “Meravigliosa creatura”.

(Valeria Mazzuca)

Setlist

“Rock2″

“Miami”

“Dimmi dimmelo”

“Ogni tanto”

“I wanna die 4 u”

“Perché”

“Dimentica”

“Ti voglio tanto bene”

“Io e te”

“Io”

“Profumo”

“Io e Bobbie Mc Gee”

“Volare” (cover)

“Possiamo sempre”

“Perfetto”

“Amandoti”

“Sei nell’anima”

“Notti senza cuore/ Una luce/ Donne in amore” (1° medley)

“Volo/ Scandalo/ Latin Lover/ Fotoromanza/ Bello e impossibile” (2° medley)

“I maschi”

“America”

“Meravigliosa creatura”

Live Report: Roger Waters @ Forum, Assago (Mi) 01/04/11

Aprile 2nd, 2011 in Reports by Redazione Rockol

“Ti piacerebbe rispedire a casa i nostri cugini di colore, amico mio?” canta Roger Waters verso la fine dello show, mentre nei panni di Pink intona “Waiting for the worms” circondato da proiezioni di enormi vermi rossi. C’è bisogno d’altro, nei giorni delle tensioni razziali al calor bianco e degli esodi forzati da Lampedusa, per giustificare il revival di “The wall” e ribadirne l’assoluta attualità? L’ex mr. Floyd ci ha visto giusto: il suo è un “concept” per tutte le stagioni,  cui gli orrori del mondo e le contraddizioni insite nella natura umana hanno impedito di invecchiare. Così lo spettacolo che il sessantasettenne rocker inglese ha presentato poche ore fa nella sua “prima” milanese è un mix di vecchio e nuovo, di cimeli recuperati dall’allestimento originale dell’80-’81 e di nuove intuizioni e magie tecnologiche: i mostruosi pupazzi e le animazioni inquietanti di Gerald Scarfe e un muro di mattoni che è diventato uno stupefacente schermo tridimensionale; filmati entrati nell’immaginario collettivo e un suono surround allo stato dell’arte percepibile in ogni punto della sala. Tutto perfettamente sincronizzato e in  altissima definizione, a cominciare da un suono limpido e preciso, finalmente all’altezza della situazione (e del costo del biglietto) anche in una sala, quella del Mediolanum Forum, solitamente poco indulgente con chi non presta abbastanza cura ai soundcheck e all’equalizzazione. Eccole qui, finalmente davanti agli occhi, le icone su cui abbiamo tanto fantasticato. Lo Stuka che esplode tra le fiamme dopo essersi infranto contro il muro, il maiale volante che volteggia sulla platea, i giganteschi e grotteschi pupazzi che simboleggiano l’oppressione (l’insegnante, la madre), i proiettori cercapersone che evocano tristi ricordi di guerra e campi di concentramento. Appena entrato in scena Waters, nerovestito e magrissimo, si rivolge al pubblico (con qualche parola in italiano) per ricordare la prima voltà che “The wall” andò in scena a Los Angeles (“time flies”, “il tempo vola”). Poi, annichilente, parte il riff metallaro di “In the flesh?” e  la gigantesca macchina produttiva da 37 milioni di sterline si mette in moto senza intoppi. “Another brick in the wall pt.2”, dilatata da assoli di chitarra e di organo (alle tastiere, accanto al fedele Jon Carin, c’è il figlio di Roger, Harry)  fa ballare anche le giovani hostess del Forum: a centro palco il frontman è raggiunto da sedici ragazzini che mimano il celebre coro, mentre i mattoni posizionati dalla crew cominciano a oscurare la visuale. In “Mother”, applauditissima, Roger doppia se stesso: chitarra acustica a tracolla, dialoga con la sua versione in bianco e nero e a pieno schermo  filmata nel 1980 alla Earls Court di Londra, mentre il Big Brother che ci tiene d’occhio diventa una Big Mother dagli occhi di bragia e un boato accoglie le scritte che commentano la retorica domanda del testo: “Mother should I trust the government”? La risposta è scritta alle estremità del muro: “no fucking way”, “col cazzo”. E’ un j’accuse appassionato e compassionevole, quello di Waters, contro tutte le guerre di ieri e di oggi. Durante “The thin ice”, e poi ancora nel corso l’intervallo, sullo schermo circolare e sul muro appaiono fotografie e carte di identità di tante vittime di guerra da non dimenticare: il padre del musicista ucciso durante lo sbarco ad Anzio,  i morti dell’Iraq, quelli dell’11 settembre e quelli degli attentati alla metropolitana di Londra del 2005 (è un contributo toccante e interattivo: è il pubblico, su richiesta di Waters, a fornire le immagini dei propri cari scomparsi).  Il filmato di “Goodbye blue sky”, che aveva suscitato l’indignazione di un’associazione ebraica, è stato forse riveduto e corretto, ma non ha perso mordente: le colombe che si levano in volo diventano uno stormo minaccioso di bombardieri dal cui ventre piovono croci, dollari e mezzelune, Stelle di David e falci e martello, il marchio della Shell e quello della Mercedes (alla faccia del “branding” e dei concerti sponsorizzati…). La musica che commenta le immagini è un meccanismo ad orologeria, anche se per fare le veci di David Gilmour ci si mettono in quattro: i tre chitarristi Dave Kilminster (il più pirotecnico e rocker di tutti, con la chioma selvaggia scossa dal vento), Snowy White (il più rodato: era nella “surrogate band” dei concerti dell’80) e il dylaniano G.E. Smith, più il cantante Robbie Wyckoff che lo sostituisce nelle parti vocali. Quando lui e Kilminster salgono in cima al muro per cantare e suonare “Comfortably numb” mentre Waters giù in basso incita la folla a cantare e lancia in aria le braccia, qualche fan puro e duro non trattiene un piccolo moto di delusione: in giornata qualcuno aveva avvistato al Forum Phil Taylor, il tecnico del suono dell’altro mr. Floyd, accendendo speranze irrazionali di un duetto che  con tutta probabilità si materializzerà più avanti alla O2 Arena di Londra, teatro prescelto per le riprese di un Dvd a questo punto assolutamente inevitabile. Con il suo solo fiammeggiante, comunque, Kilminster si ritaglia il momento musicalmente più esaltante dello show, mentre il quartetto vocale tutto al maschile (con Wyckof sono della partita i tre cugini Mark, Michael e Kipp Lennon) spinge “The show must go on” dalle parti del doo wop e del vocalese d’antan. Dopo l’intervallo e una “Hey you” eseguita totalmente al riparo dal muro, grandi applausi accolgono “Nobody home”, che Roger canta dalla sua “camera di albergo” completa di poltrona, abat-jour e televisore. Su “Vera” il leit motiv del “We would meet again” è accompagnato da struggenti filmati di ricongiungimenti familiari, mentre “Bring the boys back home” è l’occasione solenne per lanciare un altro accorato messaggio pacifista e ricordare le parole sagge di Dwight Eisenhower (ogni guerra provoca carestie e sofferenze ai più deboli). Il finale è muscoloso e minaccioso: tenute militari, bandiere sventolanti e minacciose, mentre Waters riprende vecchi slogan (“c’è qualche paranoico tra il pubblico, stasera a Milano”? chiede prima di lanciare il riff schiacciasassi di “Run like hell”),  urla nel megafono e finge di sparare alla folla con un mitragliatore. “The trial” è animazione grottesca e ultracolorata, e viene da pensare che la versione live di “The wall”, in certi momenti, sia proprio questo: un rutilante musical per teste pensanti. Subito dopo, preceduto da un tremore impressionante che scuote le sedie nella arena, il crollo del muro è emozionante, spettacolare e assolutamente catartico. E con il folk da strada di “Outside the wall” sono finalmente gli uomini, i musicisti, a prendere il sopravvento sull’apparato, sulla messa in scena e sugli effetti speciali: il messaggio di speranza e il senso di calore umano sono affidati a un’orchestrina acustica con chitarre, banjo, tromba e fisarmonica e all’immagine di una bimba che libera palloncini in volo. Non tutto è perduto, ci suggerisce Waters: “Uniti stiamo in piedi, divisi cadiamo”. Ringrazia ancora i presenti  per il calore e la partecipazione, ed è il primo a riconoscere l’ironia della cosa: “The wall” nacque dal suo senso di alienazione e distacco da un pubblico che col tempo aveva preso a temere e disprezzare.  Ma era tanto tempo fa  “e oggi sono cambiato”, spiega prima di andarsene con un sorriso dipinto in volto che il suo tormentato alter ego del 1980 non si sarebbe mai concesso.

(Alfredo Marziano)

SETLIST

“In the Flesh?”

“The thin ice”

“Another brick in the wall pt. 1”

“The happiest days of our lives”

“Another brick in the wall pt. 2”

“Mother”

“Goodbye blue sky”

“Empty spaces”

“What shall we do now?”

“Young lust”

“One of my turns”

“Don’t leave me now”

“Another brick in the wall pt.3”

“The last few bricks”

“Goodbye cruel world”

(intervallo)

“Hey you”

“Is there anybody out there?”

“Nobody home”

“Vera”

“Bring the boys back home”

“Comfortably numb”

“The show must go on”

“In the flesh”

“Run like hell”

“Waiting for the worms”

“Stop”

“The trial”

“Outside the wall”

Live Report: James Blunt @ Forum, Assago (Mi) 14/03/11

Marzo 15th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

Capisci che James Blunt è un cantautore quando lo senti suonare dal vivo e, ieri sera, sul palco del Medionalnum Forum di Assago lo ha davvero dimostrato. Il palazzetto è gremito fino all’orlo, sedie in platea comprese. L’atmosfera rilassata e la gente presente preannunciavano un’ora e mezza di piacevoli note, suonate magistralmente da Blunt e dal suo gruppo di musicisti vestiti da lord inglesi. Le origini non tradiscono, anche se James vive ormai da tempo a Ibiza con la sua compagna. Nessun gruppo spalla, le luci si spengono e i led sul palco si accendono. Arriva la band, semi-illuminata. Un momento di silenzio, poi un riflettore inquadra le scalinate più alte del forum. James Blunt fa il suo ingresso correndo tra i fan che, in delirio, cercano di toccarlo. Raggiunto il palco, il cantante intona “So far gone”, che riscalda subito gli animi. Senza interruzione arriva la nuovissima “Dangerous”, intonata a gran voce. James è davvero carico: intonassimo, saltella e si muove sul palco, senza mai staccarsi dalla sua fedele chitarra. ” Buonasera”, dice al pubblico in un italiano quasi perfetto. “Come stai?”, tentenna. Si scusa per non parlare la nostra lingua, è contento di essere a Milano ma è sorpreso di vedere delle sedie anche nella zona in cui di solito il pubblico si accalca sotto il paco per fare casino. “Ho capito il perchè delle sedie-prosegue- è che io sono diventato anziano e a voi spettano 4 ore di noiosissima musica. Ma vedrete, verso la fine farò di tutto per farvi alzare e ballare” promette Blunt. Le canzoni si susseguono veloci, con pochissime pause le une tra le altre. Pezzi che hanno segnato la carriera del “soldato di sua Maestà” come “Carry you home”, la bellissima “Goodbye my lover”, che fa scendere una lacrima sui volti dei presenti, “High”, “The same mistake” e la celeberrima “You are beautiful”, (della quale tutti conoscono le parole), sono di certo i brani più apprezzati della serata. Non mancano gli episodi del nuovo disco disco di Blunt, “Some kind of trouble”, uscito lo scorso settembre e intitolato così perchè, a detta dello stesso James: ” E’ un album scanzonato, felice, inneggia alla vita, al divertimento, al mettersi nei guai, senza però fare troppi danni”. Ci sono “Superstar”, “I’ll be your man”, il primo singolo “Stay the night” e “Turn me on”, cantatissimi dalle fan più giovani. Blunt è davvero sorprendente, passa con disinvoltura dal piano alla chitarra, balla, si avvicina ai musicisti, i quali compiono egregiamente la loro parte. Verso fine concerto, James mantiene la promessa ed incita il pubblico ad alzarsi. La platea e gli spalti accolgono l’invito e finalmente si da’ libero sfogo alla voglia di muoversi a ritmo. Blunt sale sul piano, mima delle mosse di surf e accenna dei passi di danza. La musica termina e il cantante insieme al gruppo si ritira dietro le quinte. Passano pochi minuti e James ricompare. “Siete splendidi, amo l’Italia, torno presto”. Il live si conclude con “1973″ e un “Simona” cantato da tutti i presenti. Blunt è felice e commosso, ringrazia ancora, su tutti i lati del palco, come di rito, ma questa volta sparisce nel backstage e le luci si accendono. Un concerto a dir poco romantico: tantissime coppie, tantissime effusioni, ma anche tante adolescenti, che incitavano i propri padri a posizionarsi sotto il palco e sfidare la sicurezza per una foto da vicino del loro beniamino. Altro che invecchiato, il buon James ha ancora parecchi colpi in canna…

(Rossella Romano)

Setlist

So far gone

Dangerous

Billy

Wisemen

Carry you home

These are the words

I’ll take everything

Out of my mind

Goodbye my lover

No tears

High

Superstar

Same mistake

If time is all i have

You are beautiful

so long jimmy

I’ll Be Your Man

Into the Dark

Stay the Night

Turn Me On

1973

Live Report: Kylie Minogue @ Forum, Assago (Mi) 08/03/11

Marzo 9th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

Otto marzo, gran tripudio di mimose per festeggiare la festa della donna. Donna che è bellezza e sensualità nel più banale dei luoghi comuni. Donna che diventa la metà savia, buona ed evoluta dell’universo nei momenti in cui il maschio vuole ruffianeggiare. Donna che è identificabile con Venere e, per quanti hanno un background ancora più classico alle spalle, con Afrodite. Coincidenza vuole che l’otto marzo al Mediolanum Forum di Assago transiti la data italiana dell’Aphrodite Tour di Kylie Minogue. Il colpo d’occhio è di quelli indimenticabili nella sua magnificenza: un colonnato modello Partenone per tutto il fronte del palco e una passerella a semicerchio che si spinge fin quasi a metà parterre. Una delle produzioni più imponenti e dispendiose della storia. E il bello deve ancora venire: decine di costumi che si rifanno alla mitologia firmati da Dolce & Gabbana (che vengono ricordati più di una volta dalla ragazza australiana “per loro sono Minnie la principessa piccolina”), ballerine e ballerini dai fisici straripanti, acrobati che vengono fatti volteggiare con ali d’angelo al di sopra del pubblico, giochi d’acqua sul palco e lungo la pedana, fontane, una biga trainata da schiavi in onore della Dea Minogue, botole che tolgono e introducono. Proprio da una di queste botole compare Kylie accoccolata all’interno di una conchiglia d’oro sulle note di “Aphrodite”, attorno a lei i ballerini volteggiano, alle sue spalle un megaschermo proietta immagini di corpi maschili e femminili dai fisici scolpiti: tutto molto kitsch, sempre sul filo dell’esagerazione. Del resto parliamo di uno spettacolo che è costato 25 milioni di dollari. Dopo il primo pezzo ecco “The one”, estratta dall’album “X”, così come la seguente “Wow”. La prima parte del concerto stenta un po’ però, a dir la verità. L’imponente scenografia è talmente sfarzosa che sembra inghiottire la piccola cantante australiana: la struttura stessa del palco, con la lunghissima pedana circolare, la tiene un po’ lontana dal pubblico del parterre. Ma con il passare del tempo l’Afrodite del pop prende confidenza, si scioglie un po’ e si allarga nei primi sorrisi, riuscendo finalmente a scaldare il pubblico come si deve.

Mentre sale a bordo di una biga romana trascinata dai suoi ballerini cantando “I believe in you” Kylie si avvicina per la prima volta al fondo della pedana raggiungendo il cuore del pubblico: ecco allora una manciata di hit che scuotono la serata come “Cupid boy”, la sempre divertente “Spinning around” e una sorprendente “Can’t get you out of my head”, proposta in una versione molto rockettara.

Canzoni a parte, spesso sono le luci e gli effetti speciali a monopolizzare la scena: durante “Looking for an angel”, cover degli Eurythmics di Annie Lennox e Dave Stewart, Kylie sale letteralmente sulle spalle di un uomo-angelo e, issata su una corda, vola sopra il pubblico. Insomma, le sorprese non mancano mai. Dopo un paio di momenti intimi, dove la Minogue si concede due brani a cappella – “I should be so lucky” e “Your disco needs you” – si va verso il gran finale: il palco si trasforma in una gigantesca fontana e tra i flutti, le luci e i colori il Forum si gode “On a night like this” e il recente singolone “All the lovers”, arricchito da una coreografia che ricorda quella del videoclip.

Seguono rinnovati ringraziamenti a Dolce & Gabbana, dichiarazioni d’amore all’Italia e tanti, tanti applausi. E poi, così come è apparsa, la dea del pop scompare sotto il palcoscenico, lasciando il pubblico a fissare il tempio romano e a guadagnare la via di casa.

(Giovanni Ansaldo-Paolo Panzeri)

Setlist

Aphrodite

The One

Wow

Illusion

I Believe in You

Cupid Boy

Spinning Around

Get Outta My Way

What Do I Have to Do?

Everything Is Beautiful

Slow

Confide in Me

Can’t Get You Out of My Head

In My Arms

Looking for an Angel

Closer

There Must Be an Angel (Playing with My Heart) (cover Eurythmics)

Love at First Sight

If You Don’t Love Me

Better the Devil You Know

I Should Be So Lucky (A cappella)

Your Disco Needs You (A cappella)

Put Your Hands Up (If You Feel Love)

Encore:

On a Night Like This

All the Lovers

Live Report: Skunk Anansie @ Forum Assago, Milano 12/02/11

Ffebbraio 13th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

Ci sono quei concerti che vorresti non finissero mai. Non ne hai mai abbastanza di quelle canzoni, di quei riff di chitarra, della potenza della batteria e delle note gravi del basso. Staresti ad ascoltarli per ore ed ore facendoti investire dalle vibrazioni emanate dalle note. E al concerto degli Skunk Anansie è avvenuta proprio questa magia. Il Mediolanum Forum di Assago è gremito fino all’osso: numerosissimi rocker si mescolano a insospettabili fan, a mamme con un passato “hard&heavy” accompagnate dai pargoli, e ai soliti presenzialisti/curiosi/capitati lì per caso. Si spengono le luci e sul telone davanti al palco compare un’immagine che ricorda la copertina del loro ultimo “Wonderlustre”, album del 2010 che ha sancito la reunion di Skin, Ace, Cass e Mark Richardson. L’immagine scompare e appaiono, con in sottofondo le prime note di “Yes it’s fucking political”, delle ombre: il telo si alza e e la voce caldissima e potente di Skin, che indossa delle ali nere, infiamma il palazzetto. L’energia prosegue con “Charlie big potato” e “Beacuse of you”. Il pubblico canta a squarciagola, balla, si dimena incitato dalla “pantera dalla voce di velluto”. Tanti pezzi del passato come “I can dream”, l’energica e bellissima “Weak”, canzone tra le più note del gruppo, “Brazen” e “Twisted”. Molto spazio viene dedicato anche a brani recentissimi come “Talk to much”, “Over the love”, “The sweetest thing”, “My ugly boy” e “Feeling the itch”. Skin salta come un grillo, si arrampica sulla batteria come un ragno e non risparmia contatti face to face con i ragazzi delle prime file. La sua voce riesce a toccare note incredibilmente alte ed è davvero in gran forma, bellissima, androgina e sensuale come al solito. I suoi compagni di avventura non sono da meno, gli anni non sembrano passati e la pausa presa anni fa per seguire i propri progetti personali sembra non esserci mai stata. L’alchimia tra i quattro c’è e si vede, i suoni sono limpidi, la batteria è carichissima, la chitarra è potente e il basso ti scava dentro. Tocca le corde più profonde la versione acustica di “Follow me down” e le due ore di concerto terminano con le adrenaliniche “On my hotel TV”, “.Tear the place up” e “The skank heads”, rock che più rock non si può. Per il bis vengono scelte “Hedonism”, “You saved me”, singolo ora in rotazione e “Little baby swastikkka”. Ma il pubblico non ci sta ad andare a casa, vuole altra musica. I nostri eroi escono una seconda volta, Skin esclama: ”Siete fottutamente meravigliosi” e intona “Squander”. Ringraziamenti al nostro Paese, in cui i quattro sono praticamente di casa, saluti ed inchino di rito. Il concerto è veramente finito ma si fa davvero fatica ad andare via. Per parafrasare le parole di Skin: gli Skunk Anansie sono “fottutamente fantastici” dal vivo e lo hanno dimostrato.

(Rossella Romano)

Setlist

1.Yes It’s Fucking Political

2.Charlie Big Potato

3.Because of You

4.God Loves Only You

5.100 Ways To Be A Good Girl

6.Talk Too Much

7.Over the Love

8.I Can Dream

9.The Sweetest Thing

10.Intellectualise My Blackness

11.My Ugly Boy

12.Weak

13.Brazen

14.My Love Will Fall

15.Twisted

16.Feeling the Itch

17.Follow me down

18.On My Hotel TV

19.Tear the Place Up

20.The Skank Heads

Bis:

21.Hedonism (Just Because You Feel Good)

22.You Saved Me

23.Little Baby Swastikkka

Bis 2:

24.Squander

Non presente sulla setlist, ma eseguito: “Secretly”

Live Report: Francesco Guccini @ Forum, Assago (Mi) 10/12/2010

Dicembre 12th, 2010 in Reports by Redazione Rockol

C’è stato tutto e tutto era al suo posto. Era al suo posto il grande affabulatore Francesco Guccini, in splendida forma vestito dei suoi settanta meravigliosi anni che ha iniziato il concerto (?) con otto minuti di monologo sul questo e il quello dei nostri risibili tempi e dopo trenta minuti aveva proposto solamente tre canzoni. Erano al loro posto i musici compagni di una vita, puntuali come sempre nell’assecondare il gigione officiante e virtuosi quanto basta nell’orlare canzoni che fan parte della storia. Erano al loro posto gli spettatori, tantissimi, tanti da riempire interamente il Forum di Assago. Accoccolati a gambe incrociate nel parterre sotto il palco con vividi occhi ad ascoltare storie in musica che, per la stragrande maggioranza dei presenti, sono state la colonna sonora di tutta una vita. Accoccolati e composti fino alla penultima canzone quando l’uomo di Pavana, imbracciata la chitarra per la prima volta nella serata, ne propone due di quelle vecchie e allora tutti in piedi per il gran finale di un concerto lungo due ore e mezza. E’ stata una serata di vaste emozioni per chi c’era, una serata difficile da descrivere a parole perchè è difficile descrivere un’emozione. Una serata piena di calore e gioia per essere ancora lì in tanti a salutare Francesco, una serata che ognuno ha un poco dedicato a se stesso ascoltando parole che hanno inevitabilmente scavato nella memoria, nei pensieri e nel proprio vissuto. Insomma, meraviglioso e devastante. E a culo tutto il resto.

(Paolo Panzeri)

SETLIST:

Canzone per un’amica

Lettera

Noi non ci saremo

Il frate

Amerigo

Addio Lugano bella (prima strofa)

Il pensionato

Autogrill

Canzone per Piero

Inutile

Farewell

Quattro stracci

Vorrei

Su in collina

Canzone dei dodici mesi

Canzone di notte n. 2

Eskimo

Cyrano

Dio è morto

La locomotiva

Live Report: Lady Gaga @ Forum, Assago (Mi) 04/12/2010

Dicembre 5th, 2010 in Reports by Redazione Rockol

Il tipo di serata che rischia di essere lo si capisce entrando al Forum: è tutto un fiorire di ingressi SkyBox, Hospitality, accessi Vips, aree sponsor… Lady Gaga a Milano, capitale morale dell’Italia che conta. Una serata evento di quelle in cui, cercando faticosamente di raggiungere il tuo posto, ti ritrovi circondato da fan della Presentatrice TV:  la fermano per una foto mentre il suo accompagnatore urla a qualcun altro “Dove siamo? Lassù, ci hanno messo in culo ai lupi!”. Ti guardi in giro e vedi il bel mondo che conta – l’imprenditore, l’assessore… -, ad onorare La Star, in attesa magari poi di incrociarla a qualche party aftershow.

Poi, per fortuna, c’è anche la gente normale, che è la maggioranza. Quella come me e voi che leggerete quest’articolo. Molti bambini, perché Lady Gaga è divertente. E molta gente che ha preso la serata per un party in maschera, vestendosi di parrucche fosforescenti, lattine usate come bigodini, make up pesante e tacchi alti. Gente che ha voglia di divertirsi e ha tirato fuori dall’armadio le cose che assomigliano di più  a quelle che indossa Lady Gaga.
Divertimento doveva essere, e divertimento è stato:  due ore scarse di concerto-spettacolo, con la gente che per tutto il tempo ha ballato, urlato, cantato e usato il telefonino per riprendere e fotografare.
Sulla serata in sé non c’è molto da dire oltre a quanto si è già letto:  il Monster Ball Tour è una macchina rodata, con poco spazio all’improvvisazione e una messa in scena sempre uguale (andate a rileggervi, se volete, la cronaca della serata di Torino). La mia impressione personale – quella di uno abituato per piacere e per mestiere a vedere molti concerti-spettacoli – è che lo show sia una mezza delusione. Dal punto di vista dello spettacolo, il Monster Ball Tour mette assieme molte, troppe cose, senza legarle assieme. E’ diviso in quattro atti – la città, la metropolitana, la foresta e il mostro – ma con molti intermezzi video e molte parti parlate che sembrano dei comizi e che abbassano il ritmo e la tensione. Dal punto di vista musicale, non tutto il repertorio di Lady Gaga è all’altezza delle canzoni più famose e migliori e spesso le canzoni più deboli sembrano la brutta copia di “Bad romance”, “Paparazzi” etc, anche solo per l’impasto sonoro sempre basato sui suoni danzarecci. Però Lady Gaga c’è, eccome: ha presenza scenica, ha una gran voce, sa interpretare le canzoni. La parte migliore, musicalmente parlando, è quella centrale al pianoforte: l’1-2 di “Speechless” e “You and I” dimostra che Lady Gaga è una musicista e cantante vera (come peraltro lei stessa sottolinea più volte “Niente lip-synch, qua, solo voce e strumenti veri”). Ci fossero stati più momenti di questo genere e qualche balletto in meno, qualche discorso in meno…
Ma sono facezie: chi si voleva divertire si è sicuramente divertito. Chi si aspettava qualcosa di più di uno spettacolo… Mah. Visto quanto è brava, Lady Gaga è sicuramente in grado di costruire uno show che sappia unire meglio la dimensione musicale a quella spettacolare. Aspettiamo fiduciosi la prossima tornata: come diceva qualcuno nei giorni scorsi, forse arriverà un momento in cui si andrà a vedere Lady Gaga non per curiosità o per ballare, ma perché lo spettacolo ne vale davvero la pena.
(Gianni Sibilla)

Live Report: Pooh @ Forum Assago 30/11/2010

Dicembre 1st, 2010 in Reports by Redazione Rockol

Non avessi avuto il privilegio dell’accredito stampa e quindi di non pagare il biglietto di ingresso, all’uscita avrei potuto dire: “Euro ben spesi questa sera !”.

Il Forum presenta un parterre nella versione posti a sedere e anche qualche vuoto sugli spalti. La Pooh people, molto trasversale e composita – si va dai nonni fino ai nipotini – torna, a distanza di quattordici mesi, nel luogo in cui si versarono calde lacrime per l’ultimo concerto di Stefano D’Orazio con i compagni di sempre. Torna a distanza di quattordici mesi perché lo spettacolo deve continuare e il “Dove comincia il sole Tour” è il primo passo nel futuro del gruppo, infatti nella prima mezz’ora vengono proposti solamente brani del nuovo album. Sul palco a fare loro compagnia: Steve Ferrone alla batteria, Danilo Ballo alle tastiere e Ludovico Vagnone alla chitarra. Le nuove canzoni hanno una buona resa dal vivo ma, inevitabilmente, il pubblico si accende quando viene proposto il primo dei tanti cavalli di battaglia di una carriera inimitabile, “Canterò per te”. Quello è il momento in cui ci si rende conto di quanto i Pooh, il loro suono, il loro impasto vocale, facciano parte della storia di chiunque o almeno di chiunque abbia avuto negli ultimi quarant’anni un minimo rapporto con l’ascolto della radio. Ci si rende conto di quanto questi ragazzi ci siano sempre stati con l’alternarsi delle stagioni. A metà concerto Dodi introduce l’ascolto di una perla nascosta del loro repertorio, “Il tempo, una donna, la città” che data 1975, seguita dalla ancor più datata “Parsifal”. Suoni che profumano di prog, suoni che giungono da un’altra epoca, suoni che alla maggior parte dei presenti, se non fossero i Pooh a proporli, sarebbero ignoti come il lato oscuro della luna. La sintonia sul palco è rodata da migliaia di repliche e lo stato di forma più che discreto. I tre nuovi compagni che condividono questa avventura hanno belle e solide basi musicali, ma i protagonisti dello show sono Roby, Red e Dodi che, lasciati soli, intonano a cappella “Solo voci” che, con “Amici per sempre”, innalza ed eterna il peana al valore dell’amicizia, nobile sentimento ancora più sentito nella serata in cui Red Canzian compie cinquantanove anni e tutto il Forum intona il “tanti auguri a te” di rito.

Sono trascorse due ore quando la band lascia il palco, per tornare quasi immediatamente in inedita formazione acustica composta da quattro chitarre più Ferrone al tamburello e Roby solo voce per “Pronto buongiorno è la sveglia” e “Piccola Katy”. Nel parterre ormai sono tutti in piedi e assiepati sotto il palco. E’ il catartico momento della festa, è il momento in cui si perde il controllo, il medley con i maggiori successi verrà cantato a squarciagola da tutti ma proprio tutti fino al suo culmine “Non restare chiuso qui…pensieeeerooooo…sono un uomo strano ma sinceeeeeeeerooooooooo…”. Poi i saluti e i ringraziamenti, l’arrivederci al 3 marzo quando saranno di scena nuovamente a Milano al Teatro degli Arcimboldi e infine, soli sul palco con le luci accese, abbracciati in tondo, come la mischia del rugby, si presume si dicano “sì, saremo amici per sempre”.

PS piccola nota personale, il 45 giri “Dammi solo un minuto” mi fu regalato dai compagni di scuola per il mio dodicesimo compleanno…altra nota personale, sono nato lo stesso giorno di Red.

(Paolo Panzeri)

SETLIST

Dove comincia il sole

Fammi sognare ancora

L’aquila e il falco

Musica

Amica mia

Un anno in più che non hai

Isabel

Canterò per te

Io sono vivo

L’altra donna

Stare senza te

La donna del mio amico

Giorni infiniti

Il tempo, una donna, la città

Parsifal

Solo voci

Uomini soli

La gabbia

Viva

Reporter

Il cuore tra le mani

Vento nell’anima

Amici per sempre

Non siamo in pericolo

Stai con me

Chi fermerà la musica

Medley (in ordine sparso)

Pronto buongiorno è la sveglia – Piccola Katy – Tanta voglia di lei – Quando una lei va via – Dammi solo un minuto – Cercando di te – Notte a sopresa – Il cielo è blu sopra le nuvole – Noi due nel mondo e nell’anima – Nascerò con te – Pensiero

Questo sono io

Dove comincia il sole (strumentale)

Live Report: Litfiba @ Forum Assago 22/11/2010

Novembre 23rd, 2010 in Reports by Redazione Rockol

Il Forum di Assago non è pieno a tappo però l’affluenza è più che buona. Del resto i Litfiba – freschi di reunion dopo una decina di anni trascorsi a cercare altri stimoli musicali o forse solo a far tornare la voglia a Ghigo e Piero di frequentarsi nuovamente – hanno inaugurato proprio in questa arena la loro nuova vita non più tardi del 13 aprile, poco più di sette mesi fa.

La prima occhiata verso il palco denota la mancanza di schermi, passerelle e ammennicoli di vario genere, una produzione senza fuochi d’artificio, mirata, forse, a mettere in primo piano la musica. I giochi di luce si riveleranno veramente suggestivi e impeccabili. Sono trascorse le nove da appena qualche minuto, batteria basso e tastiere prendono il loro posto, qualche secondo più tardi il centro della scena è tutto per i due eroi fiorentini. Pantalone nero, gilet nero chiuso sul petto e bicipiti bene in vista per entrambi, un cinque alto e che la festa cominci!

Piero saluta il pubblico e tiene, sin da subito, il primo dei suoi mini sermoni a base di uguaglianza, diritti, mala politica, antirazzismo, ingiustizia, religione. Per iniziare ricorda a tutti che nulla è PRO-PRO-PROIBITO e la sala accende subito i motori al massimo dei giri, la seguente e nuova “Barcollo” non molla la presa e il pubblico del Forum canta ogni singola strofa. Pelù è in grande forma fisica e vocale, Renzulli preferisce lasciare le luci della ribalta alla sua chitarra: puntuale e in gran forma pure lei. Il resto della band è gregario e totalmente al servizio dei maestri di cerimonia. La riunione dei Litfiba è ancora fresca, hanno pubblicato il solo doppio album live “Stato libero di Litfiba”, quindi il concerto pesca per intero dal vecchio catalogo, quello che viene inevitabilmente sacrificato in buona parte quando si hanno nuove canzoni da proporre al pubblico. Per i fans è una goduria ascoltare “Apapaia”, “Fata Morgana”, “Sotto il vulcano”, “Louisiana”, “Soldi” e introdotta da “…ora facciamo un po’ di casino…” una indiavolata “Ritmo#2”.

Piero inforca un cappello rosso da cowboy in onore di “Tex”, una delle canzoni più amate di sempre dal popolo dello stato di Litfiba. Una canzone dietro l’altra senza perdere colpi si vola verso la chiusura del concerto, Piero slaccia i bottoni del gilet ed arriva “El diablo”. La band saluta e prende la via del retropalco, nessuno crede neppure per un attimo che la festa sia finita, le luci rimangono spente, si battono le mani e si attende il gran finale. E gran finale sarà, un trio di gioielli da rimanere abbagliati: dapprima “Spirito” poi una spettacolare versione di “Lacio drom” e infine “Cangaceiro” non fanno sconti. Piero ha abbandonato il gilet e ora folleggia per il palco a torso nudo. Non facendosi mancare due tuffi a volo d’angelo verso il suo pubblico che lo accoglie, lo sorregge e lo restituisce sano, salvo e purificato al proscenio per i saluti finali in compagnia del suo pard di, quasi, sempre. La messa è finita, se siete credenti non perdetevi le restanti date del tour.

(Paolo Panzeri)

Live Report: Prince @ Forum Assago 03/11/2010

Novembre 4th, 2010 in Reports by Redazione Rockol

Ieri sera Prince si è esibito in concerto presso il Forum di Assago. Ecco la recensione della serata su “For Those about to Blog” a cura di Gianni Sibilla.

Buona lettura!

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