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Michael Jackson: foto shock del cadavere

Aprile 28th, 2013 in cultura, spettacolo, personaggio, musica, cinema by mike

La voce di Michael Jackson rivive nell’aula dei tribunale di Los Angeles e nessuno riesce a trattenere le lacrime.

In aula i genitori del cantante e le sorelle Janet e LaToya.

La voce di Michael arriva dall’iPhone del suo dottore e due anni dopo la morte è un atto d’accusa tremendo con cui la procura prova a inchiodare per sempre il medico Conrad Murray.

L’accusa sta disegnando un mostro: quest’uomo ha tradito la sua missione di medico per dedicarsi al re del pop per 150mila dollari al mese. E malgrado questo l’ha lasciato solo, dando l’allarme in ritardo per restare al telefono con la cameriera, conosciuta da poco, con la quale amoreggiava.

Siamo appena agli inizi. Lo spettacolo è soltanto incominciato e le sorprese arriveranno nelle prossime udienze.

Ci sono ancora tante incertezze sulla morte di Michael Jackson: siamo sicuri che il cantante sia scomparso? Come accadde per i noti personaggi come Jim Morrison e altri, si crede ancora che il cantante sia vivo.

Sulla morte di Michael è stato scritto anche un libro, intitolato appunto “Michael Jackson – Una morte poco chiara”, di Mirjana Kovacic, pubblicato da Lulu.

L’autrice, in questo suo libro, racconta le stranezze e le incongruenze che si sono susseguite dal giorno della scomparsa del re del pop.

Tanti credono che Michael Jackson sia ancora vivo e, le notizie raccolte in questo libro, riescono a suscitare qualche interrogativo in merito ad una possibile esistenza di un’altra verità ancora oggi nascosta.

Sunset Strip Music Festival 18-08-2012

Agosto 29th, 2012 in Reports by Michele Traversa

“Siamo finalmente arrivati sul Sunset Strip”.
Le parole pronunciate da Noodles, il carismatico chitarrista degli Offspring fanno trasparire tutta l’euforia e la gratitudine della band di partecipare al festival associato al tratto di strada più celebre al mondo. “Mi ricordo quando venivamo fin qui da Orange County per vedere i Ramones al Palladium o i Clash al Whiskey o al Roxy” continua Noodles. E infatti i locali Whiskey a Go Go e Roxy presso i quali, negli anni settanta, si sono svolti concerti dei Doors e dei Police ritenuti leggendari, hanno contributo nel tempo a rendere celebre questo tratto di Sunset Boulevard racchiuso tra Doheny e San Vicente. E ora, una volta l’anno, lo Strip viene chiuso al traffico per ospitare uno dei festival musicali più importanti per l’hard rock moderno.

Giunto alla quinta edizione, il festival affida agli Offspring e alla star maledetta Marilyn Manson il compito di chiudere le festività.

Gli Offspring ci danno subito dentro con All I want seguita da Come Out and Play, un uno due che scuote il pubblico sin da subito. Il loro è un set tiratissimo e compatto, che alterna le hit più popolari ai brani dell’ultimo album Days go by, di recente pubblicazione. La band è in splendida forma, al massimo delle proprie capacità, il leader Dexter Holland scherza con il pubblico e invita a cantare insieme i cori, mentre alla chitarra il fidato Noodles salta da una parte all’altra del palco. Il pogo non tarda ad arrivare, ma le canzoni degli Offspring, con i tipici coretti di ya-ya e oh-oh, sono soprattutto goduriose e tutti sembrano divertirsi alla grande, su e giù dal palco.
La gente perde la testa per le veloci Bad Habit, Want You Bad, The Kids Aren’t Alright, ma sa apprezzare anche le ancora semi-sconosciute Dividing by Zero e Slim Pickens Does the Right Thing and Rides the Bomb to Hell. Non ci sono sbavature, la tecnica c’è, la passione pure. Verso metà Holland calma gli animi, abbracciando la chitarra acustica per la tormentata Kristy, Are You Doing Okay? Poi riporta tutti a ballare con la goliardica Pretty Fly (for a White Guy). È evidente quanto gli Offspring ci tenessero a far bella figura su uno dei luoghi sacri per la musica e la missione è senz’altro riuscita.

È poi la volta di Marilyn Manson. Tra il pubblico il fermento è palpabile, parecchi vengono scortati fuori dalla sicurezza, tra chi non si regge in piedi per chissà quale miscuglio si ritrova in corpo e chi litiga con la vicina franando fuori dalle transenne, per poi scalciare quando gli energumeni della sicurezza tentano di portarla fuori. C’è anche tanta gente venuta a godersi il concerto però, tra i quali l’attore di Twilight Kellan Lutz.

Trova posto in apertura il pezzo più tosto Hey, Cruel World…, tratto dall’ultimo album Born Villain, uscito lo scorso maggio dopo tre anni di silenzio. Poi è un alternarsi tra le più popolari Disposable Teens, The Dope Show e i pezzi nuovi No Reflection, Pistol Whipped. Lo show, a dirla tutta, sembra una versione sobria di quello che è lecito aspettarsi da Manson. Di grandi scenografie e simulazioni di atti violenti sul palco che caratterizzavano i concerti del passato non c’è più traccia. Manson la maggior parte la passa a cantare rivolto ad un gruppetto di ragazzine assiepate nel backstage al lato sinistro del palco. Non perde tuttavia occasione di spendere due parole tra un pezzo e l’altro. Così si ritrova a ricordare la prima volta che ha sentito The End dei Doors nell’incipit di Apocalypse Now, a commentare sulla guerra dove è permesso a tutti sparare, del padre presente con lui al festival. In tono scherzoso, ma neanche troppo, invita a scaricare illegalmente l’album invece che comprarlo, giura di non essersi fatto quella sera e ammonisce il suo pubblico a non farsi di droga, “almeno non le mie droghe” che adeguatamente introduce The Dope Show.

A metà strada lo spettacolo subisce un’inversione di tendenza, Manson pare ricordarsi di essere un animale da palco e, munito di elmetti e un pugnale di plastica, ritorna alle sue movenze sincopate, ma soprattutto si lancia nelle cover di Personal Jesus prima e della celebre Sweet Dreams poi (già un successo su disco), le quali ottengono gli applausi più fragorosi.

Poi succede quello che non ti aspetti che consegna lo show alla storia. Sul palco salgono i rimanenti membri dei Doors Ray Manzarek e Robby Krieger e si uniscono alla band di Manson per suonare non una, ma ben tre pezzi della loro discografia. Manson quasi non riesce a contenere l’entusiasmo. Si vede l’ammirazione che prova e glielo dice anche in faccia “Se non avete inventato voi il Sunset Strip, avete sicuramente contribuito a cementarlo“. Quando chiede al pubblico se desidera un’altra canzone dei Doors si lancia in quella che, a detta sua, è la prima canzone che ha imparato a suonare, Five to One. È evidente che il Marilyn Manson del nuovo millennio è ora una rockstar a tutto tondo e non più lo spauracchio dei moralisti che gridavano allo scandalo ad ogni performance. Il finale però ci riporta al Manson che fu. Su Antichrist Superstar scendono stendardi rossi e neri con al centro il simbolo di un fulmine che tanto ricorda una svastica e viene fatto entrare sul palco un pulpito dal quale il reverendo Manson strappa le pagine della Bibbia, le mette in bocca e le risputa sul pubblico. Segue la canzone più attesa, The Beautiful People, “Gente della California, questa canzone è stata scritta per voi“, che chiude lo spettacolo tra i coriandoli bianchi sparati in aria dai lati del palco.

SETLIST THE OFFSPRING

01. All I Want
02. Come Out and Play
03. Days Go By
04. Have You Ever
05. Staring at the Sun
06. Dividing by Zero
07. Slim Pickens Does the Right Thing and Rides the Bomb to Hell
08. Bad Habit
09. Gotta Get Away
10. You’re Gonna Go Far, Kid
11. Hit That
12. Kristy, Are You Doing Okay?
13. Why Don’t You Get a Job?
14. Americana
15. Want You Bad
16. Pretty Fly (for a White Guy)
17. (Can’t Get My) Head Around You
18. The Kids Aren’t Alright
19. Self Esteem

SETLIST MARILYN MANSON

01 Hey, Cruel World…
02 Disposable Teens
03 The Love Song
04 No Reflection
05 mOBSCENE
06 The Dope Show
07 Rock Is Dead
08 Personal Jesus (Depeche Mode cover)
09 Pistol Whipped
10 Sweet Dreams (Eurythmics cover)
11 People Are Strange (The Doors cover)
12 Love Me Two Times (The Doors cover)
13 Five to One (The Doors cover)
Encore:
14 Antichrist Superstar
15 The Beautiful People

Michael Jackson, in catene sul tetto del carcere Conrad Murray

Aprile 15th, 2012 in cultura, spettacolo, personaggio, musica, cinema by mike

Il dottor Conrad Murray, condannato a novembre scorso a quattro anni per omicidio colposo a causa di gravi negligenze che provocarono la morte di Michael Jackson, è detenuto nel carcere duro della contea di Los Angeles.
Dopo le minacce di morte alla sua sicurezza, è tenuto lontano dalla popolazione carceraria, non va fuori durante il giorno e per questo motivo non vede mai il sole.
Quasi tutti i giorni, Conrad Murray lascia la sua cella soltanto per andare a fare una doccia ed ogni lunedì sera viene portato in catene sul tetto del carcere per un’ora per prendere una boccata d’aria fresca.
Non ha un bell’aspetto ed è molto dimagrito.
Sulla morte di Michael Jackson, avvenuta nel 2009, è stato scritto anche un libro, intitolato Michael Jackson Una morte poco chiara.
In questo suo libro, l’autrice Mirjana Kovacic, raccoglie i dubbi riguardo le notizie emerse dal 25 giugno 2009, data del decesso di Michael Jackson, coinvolgendo il lettore a porsi delle domande su una morte che ha lasciato il mondo sotto shock.

Michael Jackson, carcere duro per Conrad Murray

Aprile 3rd, 2012 in cultura, spettacolo, personaggio, musica, cinema by mike

Il dottor Conrad Murray, condannato a novembre scorso a quattro anni per omicidio colposo a causa di gravi negligenze che provocarono la morte di Michael Jackson, è detenuto nel carcere duro della contea di Los Angeles.
Dopo le minacce di morte alla sua sicurezza, è tenuto lontano dalla popolazione carceraria, non va fuori durante il giorno e per questo motivo non vede mai il sole.
Quasi tutti i giorni, Conrad Murray lascia la sua cella soltanto per andare a fare una doccia ed ogni lunedì sera viene portato in catene sul tetto del carcere per un’ora per prendere una boccata d’aria fresca.
Non ha un bell’aspetto ed è molto dimagrito.
Sulla morte di Michael Jackson, avvenuta nel 2009, è stato scritto anche un libro, intitolato Michael Jackson Una morte poco chiara.
In questo suo libro, l’autrice Mirjana Kovacic, raccoglie i dubbi riguardo le notizie emerse dal 25 giugno 2009, data del decesso di Michael Jackson, coinvolgendo il lettore a porsi delle domande su una morte che ha lasciato il mondo sotto shock.

Jovanotti live @ El Rey Los Angeles 17-03-2012

Marzo 19th, 2012 in Reports by Michele Traversa

“Fatemi vedere le ali” urla dal microfono Lorenzo; le ali degli angeli, di coloro i quali vivono e lavorano nella città che non smette mai di sognare.

Sull’onda del successo di Ora, Lorenzo Jovanotti approda a Los Angeles come ultima tappa di un mini tour aldilà dell’oceano. Senza la mega produzione dello spettacolo nei palazzetti italiani, il concerto diventa una sorta di jam session, con la scaletta per la maggior parte improvvisata e le barriere tra cantante e pubblico totalmente abbattute.
Jovanotti a Los Angeles suona ad El Rey, uno dei tanti templi della musica che la città ha da offrire, anche se l’impianto sonoro può lasciare a desiderare (“ma questo non traduceteglielo” dice Lorenzo). Un teatro da circa mille persone, riempito al massimo della capienza da numerosi italiani che vivono all’estero, molti sudamericani e qualche americano. E se nell’Ora tour Lorenzo rappresentava “l’uomo scaraventato sulla Terra”, qui appare da dietro un sipario porpora che si apre come a teatro per rivelare cantante e musicisti.

Come prima cosa Lorenzo saluta tutti i presenti e introduce quel che sarà il filo conduttore della serata, ovvero l’improvvisazione. Lontano dalle regole di una scaletta rigida, ci si può lasciare andare a b-sides raramente suonate (I pesci grossi, Come parli l’Italiano), ad un tributo a Domenico Modugno e ad un ricordo sentito del grande Lucio Dalla, recentemente scomparso. Tutte le canzoni, spogliate da orpelli, trovano una veste nuova, a volte funk, a volte jazz, a volte groove, particolarmente efficaci in questo senso Piove e Amami. Nel mezzo un corposo blocco dedicato al passato (“Dove eravate voi nel ‘94? Io c’ero e voi?”) che scuote il dance floor con un classico dopo l’altro e che trova il suo apice con Penso Positivo.

Ospite sul palco il compositore e pianista Alex Alessandroni, residente a Los Angeles da molti anni, il quale aveva collaborato alla registrazione del disco Safari presso gli Henson Studios. È Alessandroni ad aver suonato sul disco A te e per la prima volta la esegue dal vivo insieme a Lorenzo. Tra il pubblico, invece, c’è l’amico Gabriele Muccino, impegnato a dirigere il suo prossimo film, al quale Lorenzo dedica Baciami Ancora, del quale, però, ricorda solo la strofa iniziale.
Se proprio un appunto va fatto, è quello che spesso le canzoni, fondendosi una con l’altra e inseguendosi in scaletta, risultano troncate nell’esecuzione e Lorenzo si ritrova ad aiutarsi con un leggio per ricordare le parole, il che sorprende dato che poco meno di un mese prima era ancora in tour in Italia (e se le ricordava tutte). I concerti di Jovanotti, però, sono soprattutto sudore ed energia e tutto questo non è di certo mancato al “crooner elettrico”, spinto addirittura a mischiarsi tra la folla. Su L’ombelico del mondo, infatti, Lorenzo salta tra il pubblico e comincia a girare con il microfono tra la gente impazzita che lo circonda per abbracciarlo. L’apoteosi di uno show che lascia tutti estasiati e desiderosi di nuovi concerti (“Vieni a San Diego”, gli grida qualcuno).

Sui saluti, una dedica di cuore a tutti gli italiani presenti che vivono a Los Angeles, “Che sono venuti qui ad inseguire un sogno. E che si avverino i vostri sogni!

SETLIST:
Battiti di ala di farfalla / Megamix
Come parli l’Italiano
I pesci grossi / Come è profondo il mare
Safari
La porta è aperta
Tutto l’amore che ho
L’elemento umano
Serenata Rap / Puttane e spose
Piove
Penso Positivo
Umano
Non m’annoio / Muoviti Muoviti
Tanto3
Amami
A te
Baciami Ancora
Dove ho visto te / L’uomo in frac
La notte dei desideri
L’ombelico del mondo / Attaccami la spina
Bella
Ragazzo Fortunato
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang

Michael Jackson, impronte e confessioni

Ggennaio 29th, 2012 in Libri, attualità, musica, personaggi by mike

Michael Jackson è scomparso da oltre due anni ma ha lasciato un ricordo indelebile.
I suoi tre figli Prince, Paris e Blanket, usando i famosi guanti e le scarpe del papà, hanno impresso nel cemento le sue impronte davanti al Chinese Theatre di Los Angeles, alla presenza di numerosi amici e celebrità.
A testimonianza dell’incancellabile ricordo dell’artista sono stati scritti in suo onore un’enormità di libri che, per brevità, non vengono citati tutti in questo articolo ma tra i più noti è doveroso segnalare Michael Jackson photo book che termina con la frase Il ricordo del Re del Pop rimarrà per sempre vivo Michael non ti dimenticheremo mai.
Altro libro da citare è Michael Jackson Una morte poco chiara dove l’autrice scrive Le sue canzoni sono conosciute in tutto il mondo; il suo modo di ballare è ancora oggi il più imitato dai ragazzi. Michael Jackson è una di quelle persone che, grazie a ciò che ha fatto, lascerà sulla terra un bellissimo ricordo.
Vi sono poi i due volumi di Michael Jackson Interviste e Discorsi che riportano frasi dell’artista, il libro Michael Jackson favole per tutti i bambini del mondo con il ricavato dalla vendita donato in beneficenza, il libro dedicato al processo per la sua scomparsa dal titolo Michael Jackson vs Conrad Murray il processo dove l’autore scrive Lo abbiamo scolpito nei nostri cuori.
Citiamo infine un romanzo d’amore intitolato Michael Jackson Confessione di un amore dove la protagonista racconta confidenzialmente a una parente la sua storia d’amore col Re del pop.
Vi sono poi i Calendari dedicati a Michael Jackson, in versione ebook e stampa, con splendidi immagini per avere tutti i giorni Il Re del pop sempre con noi ed i Capolavori di Michael Jackson, opuscoli illustrati dedicati alle opere create dall’artista.

Michael Jackson, notizie e testimonianze

Novembre 20th, 2011 in Libri, gossip by mike

Michael Jackson è scomparso il 25 giugno 2009. Il 7 novembre scorso, dopo un dibattito durato 6 settimane, il dottor Conrad Murray, medico personale dell’artista, è stato giudicato colpevole dai giudici del tribunale di Los Angeles per aver tenuto un comportamento irresponsabile per la morte del re del pop.
Nonostante il processo si sia ormai conluso con la condanna del medico, sono in tanti a non credere ai fatti così come raccontati e resi noti.
Sulla morte di Michael è stato scritto un libro, intitolato “Michael Jackson – Una morte poco chiara”, di Mirjana Kovacic dove l’autrice racconta ed analizza, con molto successo, le testimonianze e le notizie apparse dopo la scomparsa del re del pop.
Il successo di questo volume è legato alla semplicità con cui l’autrice, con i suoi racconti, riesce a coinvolgere i lettori, suscitando interrogativi in merito ad una possibile esistenza di altre verità nascoste.

Busta Rhymes, Maroon 5, Drake Live @Brainwash Studios Los Angeles 16-11-2011

Novembre 19th, 2011 in Reports by Michele Traversa

La compagnia telefonica T-Mobile e Google si uniscono per dare vita a Google Music, una piattaforma digitale che mira ad essere diretto rivale tanto di Spotify quanto di iTunes. Per celebrare l’occasione è stato organizzato un party di lancio di gigantesche proporzioni che ha occupato interamente i Brainwash Sudios, il quartier generale dell’artista di strada Mr Brainwash, reso celebre dal documentario di Banksy, dal titolo Exit Through the Gift Shop. Sul palco sono stati chiamati ad esibirsi il rapper Busta Rhymes, i Maroon 5 e il rapper canadese in ascesa Drake.

Busta Rhymes, look da tamarro, semplice maglia nera adornata da collane, anelli e catene di diamanti, condivide la scena col fidato vocalist e un dj alle sue spalle. Il rapper originario di Brooklyn sciorina una ad una tutte le hit più famose degli anni ’90, da I know what you want a Jump Jump, spesso limitandosi a brevi accenni e lasciandosi andare al freestyle del suo flow rapido. Busta approfitta dell’occasione per annunciare di essere entrato a far parte dell’etichetta Cash Money Records per la quale farà uscire E.L.E. (Extinction Level Event) 2: End Of The World, che sarà disponibile proprio attraverso Google Music.

È poi la volta dei Maroon 5 con un set tiratissimo, che fa seguire una canzone all’altra senza pause, spesso integrando la coda di un brano nell’inizio dell’altro. Apertura affidata a Moves like Jagger, spogliata della produzione pop da album, a favore di un arrangiamento più incalzante. Via ai classici Harder to breathe, Sunday Morning, Wake up call, This Love. Adam Levine è un frontman carismatico che salta, balla, si agita da un lato all’altro del palco come un indemoniato. Il pubblico presente, per la maggior parte inebriato dai fumi dell’alcool, gli va appresso. Certo la location non è delle migliori per un concerto, il rimbombo del capannone oscura un po’ la voce e appiattisce il suono, le precarie travi di legno sulle teste degli artisti lasciano una certa incertezza sulla sicurezza sia sotto che sopra al palco. Al tempo stesso si prova un senso di esibizione ruvida e autentica, come quelle di band agli esordi in piccoli club. Finale a sorpresa per il quale alla più nota She Will Be Loved viene preferita Stereo Hearts, in duetto con Travie McCoy dei Gym Class Heroes.

A chiudere la serata arriva Drake, atterrato a Los Angeles da New York giusto in tempo per esibirsi. Sull’onda del momento favorevole che il rapper attraversa Drake delizia i suoi fan con Show Me a Good Time e un assaggio del nuovo album Take Care di imminente uscita (dalle casse la voce pre-registrata di Rihanna, in tour in Europa, la quale ha collaborato al brano che dà il titolo all’album).
Come prevedibile nella città degli angeli, risulta particolarmente affollato il parterre VIP, tra i quali Paris Hilton, Miley Cyrus con il fidanzato Liam Hemsworth, Jerry Ferrara, Jamie Chung, Chad Michael Murray e Gavin DeGraw.

Michael Jackson, affondo dell’accusa

Ottobre 23rd, 2011 in gossip by mike

Nell’aula del tribunale di Los Angeles è apparso il dottor Steven Shafer, uno specialista sul Propofol assunto dalla società che produce l’anestetico per calibrarne il dosaggio.
Lo specialista ha elencato una serie di mancanze nel comportamento di Conrad Murray, evidenziando che la quantità di Propofol acquistata era spropositata per un’unica persona.
Ha sottolineato come il dosaggio del Propofol sia cruciale e che anche il minimo errore possa fare la differenza tra un paziente che dorme per pochi minuti e uno sedato per ore. Un dosaggio, ha specificato il dottore, che dovrebbe essere fatto tramite un’apposita pompa per evitare overdosi, cosa che Murray non ha fatto.

Sulla morte poco chiara di Michael è stato scritto anche un libro, intitolato appunto “Michael Jackson – Una morte poco chiara“, dove l’autrice, Mirjana Kovacic, raccoglie dubbi, stranezze e testimonianze di persone che credono fermamente che il re del pop sia ancora vivo, suscitando interrogativi in merito ad una possibile esistenza di altre verità nascoste.

Michael Jackson: aiuto i bambini perchè ho sofferto

Ottobre 8th, 2011 in Libri, attualità, gossip, musica, personaggi by mike

Durante il suo World bad tour a Roma nel 1988, il cantante regalò 10.000 dollari all’ospedale pediatrico del Bambin Gesù. Il tema dell’infanzia, soprattutto dell’infanzia sofferente, è stato più volte associato a quello del re del pop. Michael stesso si era sempre sentito un bambino dall’infanzia perduta.

Ieri, durante il processo a Conrad Murray, medico personale del re del pop, in una registrazione ascoltata in tribunale, risalente al 10 maggio 2009, Michael Jackson, parlando molto lentamente e in modo pastoso perché stordito dai farmaci, ha detto di voler aiutare un milione di bambini, con la costruzione del più grande ospedale del mondo, perché molti bambini sono depressi e non hanno speranza. L’ospedale avrebbe dovuto avere anche un cinema e una sala giochi, un po’ come il ranch di Neverland.
“Amo i bambini perché non ho avuto una infanzia. Sento il loro dolore “. Poi Jackson ha citato anche alcune canzoni da lui cantate: “Heal the World, We Are the World, Will You Be There, The Lost Children: le ho scritte per loro, perché ho sofferto”. Riguardo al tour di This is it: “I miei concerti serviranno per aiutare i bambini, è il mio sogno. Io li amo. Io li amo perché non hanno avuto un’infanzia. Io non ho avuto un’infanzia. Sento il loro dolore. Sento la loro pena e posso occuparmene”.

L’accusa sta sostenendo che Murray è responsabile della morte di Michael perché lo avrebbe intossicato curandolo con il Propofol, potente anestetico che l’artista utilizzava per la sua insonnia cronica. La difesa invece sostiene che il re del pop era dedito ai farmaci ed è stato ucciso da un’overdose che si è somministrato da solo.
Difficile dire quale delle due versioni sarà ritenuta attendibile.
Di certo un’altra tessera al mosaico dell’immagine postuma della pop star è stata aggiunta.

Tanti dubbi e stranezze da chiarire, come racconta Mirjana Kovacic nel suo libro intitolato “Michael Jackson – Una morte poco chiara“, suscitando interrogativi in merito ad una possibile esistenza di altre verità nascoste.

Music Reporters by Rockol
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