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“Going to Chicago” – Matteo Sansonetto

Marzo 3rd, 2013 in Reports by alicesbroggio

Presentazione coi fiocchi  per “Going to Chicago”, disco firmato Matteo Sansonetto.

Il locale Al Vapore di Marghera è stato invaso dai supporters del bluesman, nonché da presenze casuali che si sono riscaldate lungo il corso della serata.

3 ore ricche di musica hanno coinvolto il pubblico e più di un ospite è intervenuto sul palco.

Sorprendentemente il repertorio, nonostante avesse un cuore blues, ha spaziato anche sul genere dance anni ’70-’80.

Parliamo di brani dance impossibili da paragonare a quelli di oggi.
Come ha detto lo stesso Sansonetto, i pezzi da discoteca attuali nascono alla sera e già sono sorpassati il giorno dopo.

Focalizzandoci sul disco “Going to Chicago”, esso è la realizzazione di un progetto italo-americano.

In aggiunta a brani già noti del bluesman come Little by little e Watch me baby, sono presenti anche pezzi incisi oltreoceano, più precisamente a Chicago.

Infatti Sansonetto ha avuto l’onore di collaborare con artisti del calibro di Billy Branch, Omar Coleman, Breezy e Carl Wyatt nei brani “If the washing don’t get you” e “Going to Chicago”, che dà il titolo all’album.

Interessante ed originale la scelta di un prosecco di Valdobbiadene come omaggio abbinato al disco.

Ovviamente il numero di bottiglie era inferiore rispetto a quello dei CD, per cui c’è stata una vera e propria gara a chi arrivava prima per accaparrarsi sia disco che prosecco.

Ad un certa ora l’atmosfera s’era fatta decisamente coinvolgente tanto che l’intera band si ritrovò la gente che ballava sotto palco.

Il carisma regnava senza rivali, peccato che il locale non fosse grandissimo, infatti in alcuni momenti giostrarsi in mezzo alla folla era complicato.

Questo, comunque, non ha di certo impedito che il disco andasse a ruba e che il blues di Sansonetto e della sua band desse una scossa decisiva alla serata.

a cura di Alice Sbroggiò

Il blues di Breezy al Rossodivino

Dicembre 23rd, 2012 in Reports by alicesbroggio

Calorosa serata blues al Rossodivino di Badoere (TV), giovedì 20 dicembre 2012.

Un bellissimo set acustico in compagnia di Breezy, arrivato direttamente da Chicago, luogo nel quale l’artista si esibisce con i grandi pilastri della musica afroamericana come, per esempio, Buddy Guy.

Romano di nascita, da molto tempo frequenta l’ambiente musicale degli USA, dando vita a progetti da solista tra cui il suo disco “Hope”.

Ospite indiscusso al Rossodivino il bluesman Matteo Sansonetto, che da ormai 2 anni collabora con Breezy, accompagnandolo nelle tappe del suo tour italiano.

Un’atmosfera intima e familiare circondava i presenti, rendendo loro stessi  i protagonisti dell’evento.

Infatti ecco che alcuni tra il pubblico hanno preso parte attivamente al live acustico.

Grazie all’ausilio anche delle maracas, di un tamburello e qualche battito di mani, il sound cresceva, diventando sempre più pieno, intenso e corposo.

Il distacco spettatore-artista andava progressivamente e piacevolmente scemando, lasciando che tutti assumessero un ruolo fondamentale all’interno della semplice esecuzione chitarra/voce.

Ogni serata dovrebbe essere così!

Va fatto come minimo un sincero ringraziamento a Breezy, Matteo Sansonetto, ai presenti e, ovviamente, al Rossodivino.

Hanno saputo dare uno splendido significato all’espressione “fine del mondo” tanto nominata in questi giorni.

A cura di Alice Sbroggiò

Sogni aperti ad occhi chiusi…

Maggio 22nd, 2012 in Artisti Italia, Proposte d'ascolto, Reports by Laura Passador (Ciarly)

Il titolo di questo post è preso dal testo della canzone “La Mia Orchestra” di Marco Guazzone & STAG, contenuta nel loro album d’esordio “L’Atlante Dei Pensieri”. Ed è proprio di loro che parlerò.

Il mio interesse verso di loro è partito da Sanremo 2012, che nonostante tutto rimane la vetrina più importante per chi cerca di arrivare a un grande pubblico in Italia. Marco Guazzone si presenta sul palco dell’Ariston con il brano “Guasto”, che cattura immediatamente la mia attenzione, dato che vi riconosco l’influenza di quel diabolico trio del Devon che amo tanto.
Scarico subito quella canzone da iTunes e l’ascolto in loop per i giorni successivi. Vengo poi a sapere dell’album in uscita il 17 aprile. E sono davvero curiosa di ascoltarlo. Qualche settimana prima viene caricato per intero su Soundcloud sul loro account ufficiale:

http://soundcloud.com/sunnybit/sets/atlantedeipensieri

Colpo di fulmine, è amore al primo ascolto. Rimango colpita dalla varietà di generi racchiusi nelle varie canzoni e dalle emozioni che sanno trasmettere. Trovate una fantastica recensione di questo disco fin nei particolari più tecnici sul blog di un giovane compositore molto affine a Marco per formazione di nome Alberto Cipolla, che conosco dai tempi del concerto dei Muse a San Siro. Eccovi il link:

http://brokenwhitemask.wordpress.com/2012/04/19/di-marco-guazzone-stag-latlante-dei-pensieri-recensioneanalisi/

Nel frattempo scopro che il 27 aprile  Marco Guazzone, assieme al suo gruppo di nome STAG, si esibirà presso La Salumeria Della Musica di Milano. Ovviamente decido di andarci assieme ad Alberto e altri amici.
Il concerto è stato davvero coinvolgente: sarò ripetitiva, ma non mi ero divertita così tanto dall’ultimo concerto di Bellamy e soci. Oltre ai brani contenuti nell’album (con piacevoli variazioni incluse), abbiamo potuto ascoltare “Love Will Save Us (L’Amore Ci Salverà)”, che spero verrà incluso in qualche prossima uscita, e due cover ben fatte: “Fever” di Peggy Lee e una trascinante “Just Can’t Get Enough” dei Depeche Mode. In conclusione della serata, i ragazzi sono usciti per venire in mezzo al pubblico con fisarmonica, tromba, tamburello, chitarra e contrabbasso per coinvolgerlo a cantare “Ma che freddo fa” di Nada. Il locale era pieno e ha sicuramente fatto sentire il suo calore a questi giovani e talentuosi musicisti.
Eccovi le foto e qualche video del live:

http://www.flickr.com/photos/artsnrock85/sets/72157629552395110/

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E la scaletta:

Ma non è finita qua. Perché alla fine del live abbiamo avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con Marco, che si rivela gentile e umile come pochi musicisti della sua età. Alberto, avendolo già contattato su Facebook, gli passa il suo cd e si offre di aprirgli la data di Torino. Marco promette di ascoltarlo e spera di dargli una risposta positiva.
Detto, fatto. La SunnyBit, etichetta di Guazzone e soci, chiama Alberto il giorno prima del live allo Spazio 211 di Torino e si accordano per il giorno successivo, il 10 maggio. Ovviamente non possiamo mancare né io né gli altri nostri amici, quindi prendo il treno con un’amica comune da Milano e prenotiamo un fantastico b&b a Carmagnola. In serata ci incontriamo con gli altri e ci rechiamo verso il locale a Torino.

Alberto suona una ventina di minuti, facendo pezzi suoi come la bellissima “Carol In The Rain” e una cover di “Please, Please, Please Let Me Get What I Want” degli Smiths, apprezzatissime da tutti i presenti. Ecco i video:

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Poi è la volta di Marco e gli STAG. Scaletta simile al live di Milano, ma questa sera appaiono più sciolti e inclini a divertirsi. E nei brani proposti questo si avverte benissimo. Prima di andarcene, c’è tempo per un’altra chiacchieratina, con Marco che ci ringrazia per esser venute fin da Milano, e delle foto di gruppo. Eccovi tutte le foto della serata e il video di “Love Will Save Us (L’Amore Ci Salverà)”:

http://www.flickr.com/photos/artsnrock85/sets/72157629685121178/

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E dulcis in fundo, io e due amici siamo tornati alla Salumeria Della Musica il 17 maggio per sentire Marco, Stefano Costantini (tromba) e Suelo Rinchiusi (contrabbasso) esibirsi in acustico, in apertura del concerto del cantautore texano Jay Brannan. Le canzoni prendono tutta un’altra veste e si riescono ad apprezzare le varie sfumature che possono assumere se suonate in modo diverso. Finalmente riesco anche ad ascoltare la loro stupenda cover de “Il tempo dei limoni” di Tenco e anche una versione del brano sanremese “Guasto” che mi ha davvero commossa. Poi duettano anche con Jay e la serata risulta molto piacevole nel suo complesso, tra buona musica e momenti d’ilarità.
Eccovi le foto e i video della serata:

http://www.flickr.com/photos/artsnrock85/sets/72157629853327882/

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Concludo consigliandovi ovviamente di andarli a sentire, perché ne vale davvero la pena, la buona musica e chi la sa davvero suonare meriterebbero sempre maggiore attenzione di quella che gli si dà attualmente.

Per info su Marco Guazzone & STAG:

http://www.stag.st/
http://www.facebook.com/pages/STAG/120616388005029
http://www.youtube.com/officialstag

Per info su Alberto Cipolla:

http://soundcloud.com/alberto-cipolla
https://www.facebook.com/albertocipollamusic/
https://twitter.com/albertocipolla
http://www.youtube.com/user/AlbertoCipolla

Pearl Jam @ Alpine Valley Music Theatre, East Troy, Wisconsin, 3/4 settembre

Settembre 9th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

(Luca Villa di PearlJamOnline.it – uno dei più important fan-site non solo italiani – è stato uno dei fortunati spettatori del weekend celebrativo che la band di Eddie Vedder ha tenuto lo scorso weekend. Gli abbiamo chiesto questo report in prima persona di quello che è successo. Tutti gli altri dettagli sull’evento li trovate qua)

“Venti anni di Pearl Jam non ci fanno sentire vecchi. Per noi è come una rinascita, un nuovo inizio” così dice Ed Vedder, a metà del secondo show della sua band ad Alpine Valley, suggestivo quanto sperduto angolo verde del Wisconsin, dove i Pearl Jam hanno scelto di celebrare la propria ventennale carriera con un doppio show nel corso di un evento lungo un weekend che ha regalato ai fan arrivati da tutto il mondo set pieni di rarità, apparizioni speciali e la consapevolezza di vedere una band al massimo del suo splendore, circondata da amici e colleghi che hanno contribuito collettivamente alla riuscita dell’evento.

Kelly Curtis, il manager della band, aveva iniziato a pensare a questo festival-evento dieci anni fa, durante una serata alcolica a Las Vegas. Superato lo scetticismo iniziale della band, poco propensa a eccessi autocelebrativi, Curtis è riuscito a coinvolgere gruppi di grande spessore come Strokes, Queens Of The Stone Age e gli altri grandi veterani di Seattle, i Mudhoney, legati indissolubilmente a doppio filo ai Pearl Jam nella ramificata genealogia musicale di Seattle risalente ai primi Anni Ottanta (fu dalle ceneri dei Green River che nacquero i Mudhoney, Mother Love Bone e in seguito gli stessi Pearl Jam). Artisti meno conosciuti come Star Anna, David Garza, Jason Lytle dei Grandaddy e Young Evils hanno trovato spazio accanto a grandi performer come Glen Hansard, Joseph Arthur, John Doe e altri, che si sono alternati entrambe le giornate in uno speciale second stage creato appositamente per loro (mentre Mudhoney, Strokes e QOTSA hanno avuto l’onore di calcare il palco principale).All’interno della zona espositiva collegata alla venue è stato persino allestito un Pearl Jam Museum dedicato alla memorabilia, dove i fans estasiati hanno potuto ammirare, tra le varie cose, la cassetta originale “Mamasan”, accanto ai poster delle varie ‘epoche’ e cimeli personali donati dai membri della band, tra cui facevano bella mostra t-shirts, abiti e quaderni di Vedder e gli eccentrici cappelli di Jeff Ament. Per avere un’immagine realistica della reale devozione che contraddistingue i fans della band, basti sapere che la durata media della coda per entrare al museo si aggirava sulle due ore.
Già nel corso del pomeriggio della prima giornata, sotto una pioggia battente, si è capito che non si trattava di un ‘normale’ festival quando Mike McCready è salito sul palco per un paio di pezzi durante il set di Star Anna, giovane promessa di Seattle. Durante il successivo set di Joseph Arthur è stato il turno di Jeff Ament, Matt Cameron e Mike McCready, che sono saliti sul palco per suonare il nuovo singolo dello stesso Ament, “When the fire comes”, e una cover di Arthur, la bellissima “In the sun”. Ovviamente Vedder non è stato da meno e si è unito agli Strokes sul main stage per cantare la loro Juicebox. “Cazzo, la canta meglio di me!” ha dovuto ammettere un divertito Julian Casablancas, che non ha mancato di dichiarare la sua devozione per i Pearl Jam: “Sono stati la prima band di cui ho suonato e cantato tutte le canzoni. E Lui ha la miglior voce che io abbia mai sentito”.
Alle 21.30 di Sabato è arrivato il momento più atteso: sulle note dell’ormai familiare intro di Philip Glass sono comparsi i Pearl Jam, che hanno dato vita ad un set forse non del tutto compatto ma a dir poco originale, aperto da un’intensissima versione di “Release”. Vedder, la sera seguente, ha scherzato sul fatto che avrebbero potuto suonare qualunque canzone e il pubblico l’avrebbe riconsciuta all’istante. E così è stato. Per la gioia dei fans, sono state proposte in rapida successione varie ‘perle’ come “Who you are” (con Glen Hansard e Liam Finn ai cori), “In my tree”, “Deep”, “Help help”, “Education” (con Liam Finn) e “Push me pull me”. Si è anche assistito alla premiere assoluta della versione full band di “Setting forth”, tratta da “Into the wild” di Ed Vedder, e di “In the moolinght” con la partecipazione di Josh Homme. Durante “Not for you” è stato il turno di Julian Casablancas che ha duettato con Vedder. A seguire sono state proposte due canzoni presenti nella colonna sonora di “Singles”, “State of love and trust” (con Dhani Harrison, il figlio di George,  alla chitarra) e “Breath”. Il rischio di un evento del genere era l’eccesso di auto-celebrazione, ma la modestia, l’umiltà e la gratitudine dimostrati dalla band in ogni singolo momento di questo lungo weekend ha dissipato ogni dubbio. Vedder, d’altronde, ha voluto mettere le cose in chiaro da subito: “Benvenuti al PJ20! E benvenuti al 14° dei Queens of the Stone Age, al 10° degli Strokes, al 14° Liam Finn, al 23° dei Mudhoney… e poi c’è un tizio che ha cominciato nel 1977 in una band che si chiamava X… la torta è sua, Mr John Doe, benvenuti al 34° di John Doe!”.
“Quando sei un ragazzo, è  difficile da immaginare, pensi che la musica sia la cosa più potente dell’universo, ma gli adulti che ti circondano sono pragmatici e ti dicono che non potrai mai avere successo in una band. Trovati un bel lavoro da muratore. Noi non li abbiamo ascoltati. Voglio ringraziare il ragazzo che ero ai tempi per aver creduto nella sua passione” ha commentato Vedder dopo un’epica versione di “Better man”. Ha poi proseguito ringraziando Boom, il tastierista ormai membro effettivo della band, per essere stato presente ad ogni show della band negli ultimi dieci anni. Durante il primo encore, dopo una tiratissima versione di “Reaviewmirror”, un Vedder visibilmente emozionato ha presentato Chris Cornell, il cantante dei Soundgarden. La band ha quindi eseguito, per la prima volta nella sua carriera, “Stardog champion”, cover dei Mother Love Bone, la band nella quale hanno militato Ament e Gossard prima di formare i Pearl Jam, capitanata dal defunto leader Andy Wood, grande amico dello stesso Cornell. In un toccante omaggio all’amico scomparso, Chris ha proposto insieme ai Pearl Jam un’intensa versione di “Say hello 2 heaven” (mai suonata dal vivo insieme a Gossard e company), seguita da “Reach down” (impreziosita da un incredibile trio di coristi: Vedder, Hansard e Finn) e da “Hunger strike”, l’anthem dei Temple of The Dog, che ha sicuramente fatto scendere più di una lacrima ai presenti. Lo show della prima serata si è concluso con una versione al cardiopalma di “Kick out the jams” degli MC5 suonata insieme ai Mudhoney.
La seconda giornata si è aperta nuovamente con vari pop-up di Mike McCready, Matt Cameron e Jeff Ament nei set di Star Anna e di Joseph Arthur. Durante il set di Liam Finn, che il giorno prima aveva tributato i Pearl Jam con un’originale quanto bizzarra cover di “Habit”, il cantante dei Pearl Jam è salito sul palco per suonare la batteria e cantare il pezzo che il giorno prima il giovane Finn aveva eseguito in solitaria. Poco dopo, nuova incursione di Vedder durante lo splendido set di Glen Hansard per un emozionante duetto su “Falling slowly”. Con un cielo pieno di nuvole in movimento e con il sole che finalmente splendeva nel magico scenario dell’Alpine Valley Music Theatre, la sensazione era di assistere a qualcosa di unico. Continuando con questo gioco di contaminazioni e tributi musicali reciproci che tanto piace ai membri dei Pearl Jam, Vedder è salito on stage anche durante il set di John Doe per cantare “The Golden State” e per parlare della liberazione dei West Memphis Three dopo 18 anni di carcere. Non solo, durante il set dei Queens Of The Stone Age Vedder ha suonato il cowbell e fatto i cori su “Little sister”, mentre durante il concerto degli Strokes ha nuovamente duettato con Casablancas su “Juicebox”.
Ovviamente l’attesa era tutta per i Pearl Jam, che nel corso del pomeriggio avevano deciso di anticipare di mezz’ora l’inizio del loro show in quanto, come riportava un comunicato stampa, “per la band l’unico rammarico della sera precedente è di non di aver potuto suonare per più tempo”. “Wash” ha dato il via ad uno di quegli shows che sono già entrati a far parte della storia della band. “Given to fly” (dedicata a Dennis Rodman, presente in platea) ha emozionato tutti, così come una riuscitissima versione di Daughter con in coda la cover dei Dead Moon, “It’ Ok”. Durante “Love boat captain”, Vedder ha ricordato commosso le recenti tragedie dell’Indiana State Fair e del Pukkelpop in Belgio, lasciando intendere quanto il ricordo di Roskilde sia ancora una ferita dolorosamente viva nei loro cuori. Se la prima serata, così piena di chicche e rarità, è stato principalmente uno show per i die-hard fans della band, questo secondo concerto ha fatto capire meglio ai presenti perchè i Pearl Jam vengono considerati, a distanza di vent’anni dalla pubblicazione di “Ten”, una delle rock bands più importanti di questi ultimi due decenni. Anche la seconda serata ha regalato pezzi raramente suonati negli ultimi anni come “Habit” (con Liam Finn), Leatherman, una carichissima versione di “Satan’s bed”, “Red mosquito” (sulla quale ha cantato un superlativo Casablancas) e “The new world” (cover degli X con John Doe) intervallati da pezzi di sicuro impatto emotivo come “Unthought known” (dedicata al “settimo” membro della band, il producer Brendan O’Brien), “Small town”, “Black” e “Jeremy”, che ha concluso il main set.  Nel primo encore, Vedder, armato di sola chitarra acustica, è salito sul palco per proporre una nuova ballata scritta il pomeriggo stesso e che ha riassunto lo spirito dell’intero evento, “Couldn’t have told me back then that it would someday be allowed to be so in love with life, as deeply as we are now, never thought we would, never thought we could, so glad we made it, I’m so glad we made it, I’m so glad we made it to when it all got good.” In certi momenti sembrava quasi di vedere quei vecchi video del tour di “The river” di Bruce Springsteen, quando il Boss saliva sul palco per suonare un paio di pezzi in acustico. Lo spirito e le intenzioni sono sicuramente quelle. A seguire, un paio delle migliori ballate dei Pearl Jam, Just Breathe e Nothingman, quindi un simpatico siparietto tra Vedder e Gossard ha introdotto “No way”, composta dallo stesso Gossard, il quale voleva con molto modestia saltare la sua canzone per lasciare spazio alla cover di Public Image dei PIL, mentre Vedder insisteva per il contrario. La scelta è stata lasciata al pubblico, con risultato scontato: sono state suonate entrambe. “Smile”, cantata insieme a Glen Hansard, e “Spin the black circle”, dedicata ai gestori di piccoli negozi di musica che stanno purtroppo chiudendo in questi anni, hanno chiuso il primo set. Vedder ha ringraziato Jeff e Stone per la loro amicizia che dura da 25 anni. Un grande momento: Jeff Ament ha anche mandato un bacio “al volo” a Gossard.
Dopo due ore e mezza di musica tutti i presenti pensavano ad un altro paio di canzoni prima della conclusione dello show e invece… “E’ un onore per me fare gli auguri a questa band, tenere insieme una band per vent’anni non è facile, quindi facciamo un po’ di casino per questi magnifici vent’anni” ha detto Chris Cornell prima di dare vita alla seconda reunion di questo festival dei Temple Of The Dog sull note di “Hunger strike” e di memorabili versioni di “Call me a dog” e “All night thing”, che non venivano eseguite live da oltre vent’anni. “Siccome ieri sera non ricordavo alcune parole è meglio che la riproviamo ora”  ha detto Cornell prima di buttarsi in un’ incredibile versione di “Reach down” con Mike McCready a farla da padrone. Una tostissima versione di “Sonic reducer”, cover dei Dead Boys, ha visto la partecipazione di Steve Turner e Mark Arm dei Mudhoney come ai vecchi tempi (questa cover è stata spesso eseguita dalla due bands nel tour di Vs. del 1993). Vedder ha quindi ringraziato Matt Cameron, riconoscendogli il grande merito di aver tenuto in piedi la band negli ultimi dieci anni e ha ricordato anche Neil Young, che li ha presi sotto la sua ala protettrice tanti anni fa. I ringraziamenti finali sono stati tutti per la ‘grande famiglia’ dei Pearl Jam, tecnici e roadies che da anni li accompagnano fedelmente, e per le grandi donne presenti nel backstage, mogli e compagne. Per concludere questa celebrazione non potevano certo mancare Alive, il loro anthem più conosciuto, “Rockin’ in the free world” di Neil Young suonata con tutti i musicisti presenti all’evento e una “Yellow ledbetter” con protagonista assoluto Mike McCready, che ha deliziato tutti eseguendo “The Star-Spangled Banner” sull’outro del pezzo.
Non c’era davvero modo migliore per celebrare i vent’anni dei Pearl Jam. In questi due shows la band ha fatto capire quanto la loro musica abbia avuto un impatto incommensurabile sui fan, sulle bands da loro invitate (vedere Casablancas che si divertiva come un bambino a cantare le canzoni della sua band preferita è stato grandioso) e, in generale, sulla musica rock delle ultime due decadi. Vedere Vedder e Cornell cantare insieme i pezzi dei Temple Of The Dog è stata forse l’emozione più forte. E così come Kelly Curtis aveva iniziato a pensare a questo evento durante una nottata alcolica di dieci anni fa, i Pearl Jam sono stati in grado di ubriacarci della loro musica per un intero week end dove tutto è stato perfetto, in ogni minimo particolare. Ma, come ha detto anche Eddie Vedder, questo è solo l’inizio.

(Luca Villa – PearlJamOnLine.it)

Melissa Auf Der Maur live @ Spazio 211 Torino 10-12-2010

Dicembre 27th, 2010 in Reports by Valentina Defassi

Melissa Auf Der Maur non è solo una splendida bassista (ex Smashing Pumpkins e Hole), ma un’incredibile cantante e attrice. Prima della sua esibizione solista sul palco dello Spazio 211 a Torino, è stato proiettato il suo cortometraggio “Out of our minds”, scritto e interpretato da lei. Il titolo dà nome anche al suo nuovo disco, che vi consiglio di ascoltare.
Eccovi un pò di foto del concerto!

Melissa Auf der Maur live @ Spazio 211 Torino

Melissa Auf der Maur live @ Spazio 211 Torino

Melissa Auf der Maur live @ Spazio 211 Torino

Melissa Auf der Maur live @ Spazio 211 Torino

Melissa Auf der Maur live @ Spazio 211 Torino

Melissa Auf der Maur live @ Spazio 211 Torino

Melissa Auf der Maur live @ Spazio 211 Torino

Melissa Auf der Maur live @ Spazio 211 Torino

Deftones live @ Live Club – Trezzo sull’Adda (MI) 6-12-2010

Dicembre 12th, 2010 in Reports by Valentina Defassi

Avevo avuto modo di vedere la band di Chino Moreno già quest’estate a Collegno (To) e ne ero rimasta folgorata dalla carica e dall’energia che questo uomo sa sprigionare con la sua voce e i suoi movimenti sul palco. Al Live Club di Trezzo sull’Adda Chino si è superato, e vi confesso che non è stato facile fotografarlo…ha fatto sudare anche me! ;)
Eccovi la tracklist e un pò di foto del concerto!
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Tracklist:
Rocket Skates
Around the Fur
My Own Summer (Shove It)
Be Quiet and Drive (Far Away)
Elite
Knife Party
Korea
Digital Bath
Diamond Eyes
CMND/CTRL
Risk
Beauty School
Xerces
Prince
You’ve Seen The Butcher
Sextape
Bloody Cape
Minerva
Passenger
Change (In the House of Flies)
Back To School (Mini Maggit)

# Encore:
Birthmark
Engine No. 9
7 Words
——————————————————————-

Deftones live @ Live Club - Trezzo sull'Adda (MI)

Deftones live @ Live Club - Trezzo sull'Adda (MI)

Deftones live @ Live Club - Trezzo sull'Adda (MI) [more into]

Deftones live @ Live Club - Trezzo sull'Adda (MI)

Deftones live @ Live Club - Trezzo sull'Adda (MI)

Deftones live @ Live Club - Trezzo sull'Adda (MI)

Deftones live @ Live Club - Trezzo sull'Adda (MI)

Deftones live @ Live Club - Trezzo sull'Adda (MI)

Deftones live @ Live Club - Trezzo sull'Adda (MI)

Litfiba live @ Palatorino, Torino, 20 novembre 2010

Novembre 26th, 2010 in Reports by Valentina Defassi

Se Piero Pelù si candidasse alle prossime elezioni io lo voterei. Sì, già me lo vedo, Presidente del Consiglio che stravolge l’Italia come un terremoto improvviso. Ma questa volta dal crollo ci guadagnerebbero solo i cittadini e non i politici. E poi più diritti alle coppie di fatto, ai figli nati fuori dal matrimonio, il ritiro dell’esercito nell’Afghanistan e molto altro. Che bello sarebbe “Lo Stato Libero di Litfiba”, come è stato intenso ed emozionante il concerto di sabato 20 novembre a Torino. Si inizia con Proibito, per continuare con Barcollo e Resta. Prima di No Frontiere Piero tratta questi e molti altri temi di attualità e sventola bandiere come un torero con il suo Diablo e si incatena persino durante Gioconda (Il cuore no, no, non te lo do, l’anello no, no scordatelo!!!). Appare la bandiera Curda e anche la bandiera della Padania, quest’ultima impreziosita da un dito medio innalzato e un sorrisetto beffardo del vecchio e buon Piero. Gli anni passano ma l’energia sul palco non si esaurisce; la coppia Pelù-Ghigo fa ancora scintille e fa battere i cuori. Più di due ore di concerto non stop, la tripletta del gran finale dopo l’encore è un inno alla libertà, alla voglia e al bisogno di viaggiare e di evadere.

Ecco la scaletta completa e un po’ di foto del concerto!

Proibito

Barcollo

Resta

Paname

No Frontiere

Sparami

Apapaia

Strumentale

Fata Morgana

Sole nero

Louisiana

Soldi

Gioconda

Ritmo

Ora d’aria

Sotto il vulcano

Dimmi il nome

El diablo

Corri

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Spirito

Lacio drom

Cangaceiro

Litfiba live @ Palatorino 20-11-'10

Litfiba live @ Palatorino 20-11-'10

Litfiba live @ Palatorino 20-11-'10

Litfiba live @ Palatorino 20-11-'10

Litfiba live @ Palatorino 20-11-'10

Litfiba live @ Palatorino 20-11-'10

Litfiba live @ Palatorino 20-11-'10

Litfiba live @ Palatorino 20-11-'10

The Futureheads live @ Torino, Spazio 211 – 16/11/2010

Novembre 18th, 2010 in Reports by Valentina Defassi

La giornata era decisamente british a Torino: pioggia discreta, nebbiolina e cielo grigio. Arrivo leggermente in anticipo allo Spazio 211 e mentre sto aspettando l’apertura del cancello incontro i Futureheads che passeggiano sulle foglie umide del vialetto alberato antistante.

Inizieranno a suonare circa un’ora e mezza dopo, quando il locale è piuttosto pieno e caldo. Il primo pezzo è “The Caos”, dal loro ultimo album, e il ritmo veloce e incalzante fa scatenare subito il pubblico. Questi 4 ragazzi di Sunderland ci sanno proprio fare, sono un concentrato di energia pura e anche di simpatia. Eh sì, perché non basta essere dei bravi musicisti se vuoi tenere un palco, bisogna anche saper intrattenere e coinvolgere il pubblico e a loro viene naturale come respirare.

Eccovi la scaletta completa e un po’ di foto che racconteranno meglio il concerto!

1)      The Chaos

2)      Struck Dumb

3)      Decent Days and nights

4)      Meantime

5)      Heartbeat song

6)      Worry about it later

7)      Skip to the End

8)      Sun goes down

9)      The beginning of the twist

10)   The Connector

11)   He knows

12)   Carnival  kids

13)   Hounds of love

14)   Jupiter

The Futureheads live @ Spazio 211 Torino

The Futureheads live @ Spazio 211 Torino

The Futureheads live @ Spazio 211 Torino

The Futureheads live @ Spazio 211 Torino

The Futureheads live @ Spazio 211 Torino

The Futureheads live @ Spazio 211 Torino

The Futureheads live @ Spazio 211 Torino

The Futureheads live @ Spazio 211 Torino

The Futureheads live @ Spazio 211 Torino

Music Reporters by Rockol
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