Blog

“sPOSTati un po’ più In LA” – “Girl Goodbye”

Aprile 27th, 2013 in Reports by Carolina Piola

“Girl Goodbye” – Toto (1978)

Questa mattina la giornata è iniziata così…
Metti in moto l’auto e il cd che hai su da un po’ di giorni, a ripetizione, sfoggia un pezzo di un certo calibro.. Steve Lukather intona un gran signor assolo e poi ti ritrovi a cantare: “So Its, Goodbyyyye giiiirl, gooodbye girl, girl goodbye…”
Quel cd, che ogni tanto risuona a ripetizione in macchina, è un mix di successi dei Toto, una compilation regalatami da un amico musicista e tecnico del suono alcuni anni fa.
E’ grazie a lui che conobbi la rock band americana, anche se parlare di rock, parlando dei Toto, appare un po’ riduttivo; il loro stile è infatti noto per combinare elementi provenienti dai più svariati generi, dal Soul e il funk, all’hard rock, dall’R&B al jazz, passando per il pop e il rock progressive.
Ricordo bene il giorno in cui feci la loro conoscenza: ero di ritorno da una registrazione con l’amico sopra citato e sulla sua macchina risuonavano le note dei fratelli Porcaro&co; rimasi subito colpita e gli domandai che gruppo fosse. Mi disse: “Sono i mitici Toto!..non li conosci?!?” Ebbene, ero arrivata alla veneranda età di 19 anni senza sapere chi fossero, o meglio…quando mise su alcuni grandi successi, come “Africa”, “Hold the line” o “Rosanna”, per verificare se davvero non li avessi mai sentiti, mi dovetti correggere…Conoscevo quei pezzi, ma non chi li suonasse!
Grazie al suo regalo però colmai presto la lacuna e ancora oggi, ogni volta che rimetto su il cd, quei synth, quegli assoli di tastiera, quel mix di correnti e stili, mi colpiscono come la prima volta, coinvolgendomi in maniera particolare.
Ad ogni modo mi piace continuare ad ascoltarli sempre lì…in macchina…dove mi furono presentati.
…Grazie Alex e come dici tu… W LA MUSICA!

Nota in più: tra poco riprenderò la macchina e la mia giornata finirà come è iniziata, forse al posto di “Girl Goodbye” ci sarà “Takin’it Back” o “Georgy Porgy”, quindi…Oggi un brano solo non basta…consiglio l’ascolto di almeno un intero album…iniziamo dal primo: “Toto”, 1978.

Immagine anteprima YouTube

THE PANICLES – AVE MARIA

Aprile 22nd, 2013 in Reviews by alicesbroggio

Immagine anteprima YouTube “L’alba è l’ora migliore per tornare”.

Questa è la frase che continua a risuonarmi in testa dopo aver ascoltato e visto il video di Ave Maria, il nuovo singolo dei The Panicles.

E’ significativa e costituisce la parola-chiave di tutto il pezzo.

Un brano rock dall’atmosfera energica, molto fresh e adatto al periodo estivo che si sta avvicinando (giorni piovosi a parte, ahimè!).

Se da un lato la musica è incalzante e coinvolgente nel modo più essenziale, dall’altro ci troviamo di fronte un testo dalla tematica impegnata, vicina ad ognuno di noi, data la realtà che ci circonda.

Infatti il testo di “Ave Maria”, più che altro nelle strofe, non è facile da ricordare, si memorizza principalmente il ritmo che penetra come un tamburo battente.

Ma appena sento la famosa frase con cui ho iniziato questo articolo, non faccio altro che canticchiarla tra me e me: un vero e proprio slogan!

Le riprese hanno saputo ben tradurre le parole in fotogrammi.

Anche se con una canzone del genere, io non avrei optato per il bianco e nero in toto perché riduce l’impatto del videoclip.
Piuttosto avrei mescolato parti in bianco e nero e parti a colori.
Nelle inquadrature che ritraggono il paesaggio all’alba, richiamando la “frase-slogan”, sarebbe stato d’obbligo, a mio parere, l’uso del colore.

I The Panicles sono adrenalinici, con la musica non accarezzano bensì investono, assalgono come un fiume in piena (la stessa voce del cantante lo dimostra). O li si ama, o li si odia.

Personalmente io li amo e voi??

a cura di Alice Sbroggiò

Playlist febbraio 2012…

Ffebbraio 1st, 2012 in Artisti UK, Artisti USA, Playlist by Laura Passador (Ciarly)

Eccovi una selezione di canzoni per questo mese, trovate spulciando qua e là o consigliate da amici, spero siano di vostro gradimento! ;)

1. Ross Copperman – Holding On And Letting Go
2. The Fray – Heartbeat
3. The Loud Vice – Behing the Curtain
4. Mogwai – Hound Of Winter
5. Hammock – Sinking Inside Yourself
6. Work Drugs – Dirty Dreams
7. Contrakids – Fool
8. Bear Cavalry – Roman Summer
9. The Maccabees – Went Away
10. Bats On A Swing – Hexangle
11. Rozi Plain – See My Boat
12. Mikaela Davis – Dreaming
13. Like Spinning – Forces
14. Kimbra – Good Intent
15. Wishes And Thieves – Forest Fire
16. Shearwater – Animal Life
17. Thom Cross – Standing on the Edge of the World
18. Desert Noises – Smoke Breathing Monsters
19. Battleships – In Retrospect
20. The Lumineers – Ho Hey
21. Tokyo Police Club – Little Sister
22. Arkells – Whistleblower

Live Report: Mastodon @ Alcatraz, Milano 26/01/2012

Ggennaio 27th, 2012 in Reports by Redazione Rockol

Alcatraz tagliato in due e prime file gremite già alle otto. Red Fang on stage alle otto e trenta, puntuali come le tasse. Fenomeni. Stoner pesante, grezzo, blues barbuto. Ampiamente riduttivo definirli “la spalla”. Apertura di quarantacinque minuti netti, dieci pezzi mitragliati senza sosta dal palco dell’ottima location milanese, accolti più che degnamente dai tanti adepti arrivati in anticipo appositamente per non perdersi cotanta grazia. Quando si dice la classe.

I quattro Red Fang, sudati e felici, ringraziano e introducono il set dei Mastodon nel miglior modo possibile. La speranza è di rivederli quanto prima, magari per una serata a loro esclusivamente dedicata.

Capitolo Mastodon: è sempre un piacere farsi piallare le orecchie dalla band di Atlanta. Disco nuovo fiammante sugli scudi, il buon “The hunter” pubblicato a settembre 2011, e quattro fratelli maggiori pronti a coprirgli le spalle. Risultato? Ventitré i pezzi in scaletta pescati magistralmente dall’intera discografia, un’ora e quaranta di furia cieca. Ottima la resa live: i ragazzi sono in palla, la band è rodata e gira come si deve, e si capisce già dalle prime battute, nello specifico “Dry bone valley”, “Black tongue” e “Crystal skull”, quale sarà il piglio della serata. Milano risponde con una platea furibonda: pogo costante e cori allo sfinimento. Altro che terremoto…

Troy Sanders e Brann Dailor sembrano i più attivi sul palco. Il primo offre un campionario di smorfie degne del miglior Luca Ferrari. Il secondo ha il suo bel da fare nell’aizzare una platea già comunque carica a mille. Più defilati invece Brent Hinds e soprattutto un particolarmente arcigno Bill Kelliher. Poco male: “Colony of birchmen”, “Megalodon”, l’ottima “Blasteroid”, e la doppietta micidiale “Spectrelight” / “Curl of the burl”, sono più che sufficienti per tenere in piedi la parte centrale dello spettacolo. Spettacolo che, a dispetto dell’ultima data milanese ai Magazzini Generali (ai tempi di “Crack the skye”, febbraio 2010, la prima da headliner nel nostro paese), è stato privato dei visual, sostituiti da un interessante gioco di luci e da un telone posto alle spalle della band, impreziosito dalla bella immagine di copertina di “The hunter”.

Pochissime le parole spese durante il set: l’idea è quella di tirare il motore al massimo fino alla fine per poi prendere fiato. Obiettivo centrato in pieno, e finale travolgente: da “Crack the skye” fino all’attacco del riffone di “Blood and thunder”, piazzata impeccabilmente in chiusura, le tremende zaffate di sudore delle prime file (la vera garanzia di qualità di un live di questo genere), arrivano implacabili fino in zona mixer.

Non c’è neanche il tempo di sgranchirsi le gambe che i Mastodon, dopo aver abbandonato il palco, rientrano immediatamente, accompagnati dai Red Fang e da alcuni fans, per la conclusione. “Creature lives”, indicata in setlist semplicemente come “The creature”, è il classico “La messa è finita, andate in pace”, il momento catartico: Alcatraz con le corna al cielo, un unico coro che spegne la serata in crescendo. Un momento da tramandare ai posteri. E a questo punto c’è anche il tempo per i ringraziamenti fatti come si deve. E’ Dailor a fare gli onori di casa, guadagnando il centro del palco per salutare l’incredibile platea milanese e dare appuntamento alla prossima estate. Perché ai Mastodon piace, ed è sempre più evidente con il passare del tempo e delle date, suonare nel nostro paese. E perché a noi piace da matti vedere i Mastodon. 2+2…

(Marco Jeannin)

SETLIST RED FANG

“Hank is dead”

“Throw up”

“Malverde”

“Wires”

“Into the eye”

“Number thirteen”

“Good to Die”

“Humans remain human remains”

“Sharks”

“Prehistoric dog”

SETLIST MASTODON

“Dry bone valley”

“Black tongue”

“Crystal skull”

“I am ahab”

“Capillarian crest”

“Colony of birchmen”

“Megalodon”

“Thickening”

“Blasteroid”

“Sleeping giant”

“Ghost of Karelia”

“All the heavy lifting”

“Spectrelight”

“Curl of the burl”

“Bedazzled fingernails”

“Circle of Cysquatch”

“Aqua dementia”

“Crack the skye”

“Where strides the behemoth”

“Iron tusk”

“March of the fire ants”

“Blood and Thunder”

Encore:

“Creature lives”

Afterhours @ Casentino Love Affair – 31/07/2011

Ggennaio 27th, 2012 in Reports by Luca Nassini

Esibizione degli Afterhours nel contesto del Casentino Love Affair , il Festival musicale alla sua prima edizione svoltosi l’estate scorsa a Poppi (AR).

There’s only one Tree Hill…

Ggennaio 22nd, 2012 in Artisti USA, Proposte d'ascolto by Laura Passador (Ciarly)

Oggi ho tre album da consigliarvi, tutti made in USA. In questo periodo sono in fissa coi cantautori americani e con tre in particolare:


Il primo è Gavin DeGraw, l’artista newyorkese che dopo essere esploso con l’album “Chariot” e un secondo disco che porta il suo nome, torna a mio parere alla grande con il terzo lavoro di studio, intitolato “Sweeter”.

Sono particolarmente affezionata a questo artista, anche perché fu sua la sigla del mio telefilm preferito, che si appresta alla chiusura con la nona stagione, ovvero “One Tree Hill”.  Questo telefilm è stato un pozzo infinito a cui attingere in termini musicali…una colonna sonora molto ben curata e l’inserimento degli stessi artisti in alcuni episodi mi ha fatto scoprire tantissime band valide, che tuttora seguo… :)
Il nome della serie deriva dal celeberrimo brano degli U2 e ogni episodio porta il titolo di una canzone, a sottolineare il forte legame del telefilm col mondo della musica.
I fan erano talmente affezionati alla sigla che dopo tre stagioni di stop per problemi di budget e quindi di pagamento dei diritti, ma subissati di lamentele, i produttori hanno deciso di rimetterla in onda cantata però da altri artisti legati in qualche modo alla serie! :P
Ecco la sigla originale nelle prime quattro stagioni:

Immagine anteprima YouTube

Sono davvero contenta di poter finalmente assistere a un concerto di Gavin in Italia, il 20 febbraio all’Alcatraz di Milano! :D

Ma veniamo al disco: “Sweeter” a detta dello stesso artista è un mix di tutte le influenze che gli sono arrivate collaborando con altri suoi colleghi. Per esempio, il primo singolo estratto “Not Over You” è stato scritto in collaborazione con Ryan Tedder dei OneRepublic.
Ecco il video:

Immagine anteprima YouTube

Personalmente, adoro il suo timbro vocale…in conclusione, provate ad ascoltare l’album e non ne rimarrete delusi! ;)

http://www.gavindegraw.com/

Il secondo cantautore di cui vorrei parlarvi è Michael Grubbs e della sua band Wakey!Wakey!, anche loro facenti parte della scena newyorkese. La sua fortuna è stata quella di incontrare Mark Schwahn, sceneggiatore e produttore di “One Tree Hill”. Dopo averlo ascoltato a un’open mic night a New York, Mark gli ha offerto un ruolo nella sesta stagione del telefilm, all’interno del quale ha potuto pubblicizzare l’album di debutto dei Wakey!Wakey!, intitolato “Almost Everything I Wish I’d Said the Last Time I Saw You…”. Il disco si ascolta tutto d’un fiato e per quanto mi riguarda ne sono rimasta piacevolmente colpita! :)
Eccovi il video del brano “Car Crash”, in cui è presente anche l’attore James Lafferty, uno dei protagonisti della serie televisiva sopracitata:

Immagine anteprima YouTube

http://wakeywakeymusic.com/

L’ultimo album che vi consiglio è “The Boy Who Never” di Landon Pigg, originario di Nashville. Anche lui c’entra con “One Tree Hill”, visto che la sua canzone “Great Companion” è stata usata in vari momenti di un episodio del 2007 intitolato “Sad Songs for Dirty Lovers”. Ha all’attivo anche una carriera da attore di serie televisive e film per il cinema, cosa che ovviamente ha fatto crescere sia la sua popolarità, sia l’interesse verso la sua musica.
“The Boy Who Never” ha degli arrangiamenti fantastici ed è molto rilassante…provare per credere! :P
Ecco la versione acustica del singolo “Falling In Love At A Coffee Shop”:

Immagine anteprima YouTube

http://www.landonpigg.com/

Playlist gennaio 2012

Ggennaio 1st, 2012 in Artisti Italia, Artisti UK, Artisti USA, Playlist by Laura Passador (Ciarly)

Scusate per la lunga assenza, ma si erano accumulate troppe cose e così alla fine non ne ho scritto nemmeno una…perdono! :P

Inauguro il 2012 con un post che farò all’inizio di ogni mese per consigliarvi un po’ di brani scovati qua e là da ascoltare…spero possiate scoprire così nuovi gruppi che vi piaceranno e che seguirete, magari andando a sentirli dal vivo in una loro ipotetica data italiana! Enjoy! :D

1. M83 – Too Late
2. La Fame Di Camilla – Susy e l’infinito
3. Lindsey Stirling – Electric Daisy Violin
4. Ed Sheeran – Lego House
5. Matteo Setti – La mia libertà
6. Hard-Fi – Bring It On
7. Daughtry – Crawling Back To You
8. Regurgitator – Outer Space
9. Concrete Knives – Time For Disco
10. Cloud Nothings – Stay Useless
11. The Cinema – Say It Like You Mean It
12. Erik Lind – Wherever You Go
13. Absofacto – If You Want
14. Nantes – Fly
15. Jethro Fox – Before
16. Emma Louise – Jungle
17. Pinback – True North
18. Rococode – Weapon

Intervista ai La Victoria + recensione dell’album La Victoria

Luglio 26th, 2011 in Artisti Italia, Interviste, Recensioni by Laura Passador (Ciarly)

Ecco l’intervista alla rock band romana La Victoria che ho realizzato poco tempo fa per Radiostar.it!

La Victoria

- Ciao! Potete presentarvi a chi ancora non vi conosce?

Ciao a tutti, siamo La Victoria, una band romana formata da 5 elementi: Ermanno (voce), Dario (basso/voce), Federico (chitarra/voce), Valerio (chitarra), Gianluca (batteria). Il genere non è facilmente classificabile, diciamo un pop-rock che spazia molto tra vari tipi di influenze culturali e temporali.

- Quando e perché avete deciso di formare un gruppo? Come ne avete scelto il nome?

Quando l’interesse e l’amore per la musica diventano attivi nella vita di una persona, ovvero quando si forma un fiume in piena di idee su brani, concerti e quant’altro, la formazione di un gruppo diviene necessità. Ovviamente bisogna avere fortuna nel trovare le persone giuste, quelle che oltre ad avere talento e spiccate doti musicali, considerino anche il progetto nello stesso modo in cui lo consideri tu, senza sminuirlo o ridurlo a semplice passatempo. Per quanto ci riguarda, tutto questo insieme di fattori positivi ha avuto luogo nel 2005. Per 5 anni abbiamo suonato con diverso nome e diverso genere, dopodiché dal 2009 abbiamo deciso di chiudere quel percorso ed iniziarne uno nuovo totalmente diverso.
Mentre ci trovavamo in studio di registrazione per l’album del “nuovo progetto”, ancora non avevamo scelto un nome. L’amplificatore per chitarra con cui ci propose di registrare il produttore si chiama Victoria, e quel nome ci ha folgorati.

- Come descrivereste la vostra musica? Quali sono le vostre influenze?

L’aggettivo che meglio può descrivere il nostro progetto è “eclettico”. La nostra musica si basa sul concetto di massima libertà espressiva, senza tener conto di schemi o logiche compositive preconfezionate, né tantomeno di canoni e linee guida da seguire. Ogni brano è un mondo a sé stante dal punto di vista musicale, non c’è un vero e proprio filo conduttore.
Le influenze sono di svariata natura e partono dal pop-rock più classico degli anni ‘60, per toccare sfumature che possono passare dal country alla musica latino-americana.

- Secondo voi, cosa vi distingue dalle altre band?

Nel tentativo di portare l’ascoltatore all’interno del nostro universo, ovvero all’interno dei vari mondi ed atmosfere che caratterizzano i nostri brani, non ci siamo limitati all’uso degli strumenti convenzionali per una band di estrazione rock o pop. Abbiamo cercato di ricreare a pieno le sfumature e le sonorità a cui ci siamo ispirati con l’uso di strumenti caratteristici, come può essere il banjo, gli strumenti a fiato o le percussioni.

- Il vostro primo album è uscito il 18 marzo e si intitola proprio “La Victoria”. Potete dirci qualcosa di più su questo lavoro? Abbiamo notato che ha una copertina un po’ particolare…

L’album “La Victoria” è, musicalmente parlando, un viaggio tra varie culture e varie epoche.
Nel momento in cui ci siamo trovati a dover rappresentare a livello grafico La Victoria, ci siamo rivolti all’illustratrice e designer Carolina Turrio (che ha realizzato il lavoro), la quale ha interpretato il concetto di vittoria come nascita, ed inizio di un viaggio.
Sui nostri profili social network è stata pubblicata una video intervista in cui la stessa Carolina parla di questa idea ed illustra le varie bozze del lavoro realizzate a mano.

- Quali sono gli artisti che stimate di più nel panorama italiano? Con chi vi piacerebbe collaborare, avendone la possibilità?

I nostri gusti a livello di ascolti sono molto diversi, sono pochi gli artisti che ci mettono d’accordo. Andando a stringere il campo sul panorama italiano direi che sicuramente amiamo gli artisti provenienti dalla tradizione cantautoriale, che sono un vanto per il nostro paese; il primo nome che mi viene in mente fra tutti è Battisti.
Parlando invece di band e di realtà più vicine cronologicamente parlando, ci piacciono alcuni artisti di spicco, come può essere Ligabue, ed anche band provienienti dal panorama alternativo come i Verdena e gli Afterhours. Tra l’altro poco meno di un mese fa ci siamo ritrovati con nostro grande piacere a dividere il palco con i Ministri, una realtà ormai affermata nel panorama italiano, una band che ci piace molto!

- Pensate che Radiostar.it sia un modo utile di promuovere gli artisti emergenti e in generale la musica?

Al giorno d’oggi qualsiasi portale o piattaforma che dia spazio alle nuove realtà musicali è di vitale importanza. Permette la creazione di uno spazio alternativo rispetto ai canali mainstream (dai quali viene proposta per lo più sempre la stessa roba), dove chi fa musica ha la possibilità di arrivare a gente nuova, e chi la ascolta può scoprire cose di cui non sospettava l’esistenza.

- Data la vostra esperienza, che consigli dareste ad una giovane band che vuole intraprendere la strada della musica?

Puntate all’anticonvenzionale, a fare cose che non avete mai visto in tv o sentito in radio. A fare cose che possano lasciare un segno, che non risultino né uguali né simili ad altre, fregandovene di seguire le istruzioni per il successo facile, ammesso che esistano.

- Che progetti avete al momento e/o in futuro?

Continuare a combattere questa guerra contro il sistema musicale italiano, che è interamente controllato da determinate realtà, le quali sono le uniche ad avere la facoltà di proporre ed imporre ai network radio e tv chi vogliono loro, lasciando a casa tutti gli altri.

Ed eccovi la recensione del loro album d’esordio:

Copertina di La Victoria

La Victoria sono una band romana formata da Ermanno Finotti (voce), Dario Gambioli (voce, basso), Federico Nardelli (voce, chitarra), Valerio Brunori (chitarra), Gianluca Neroni (batteria). Dopo essere stati apprezzati in Europa e in Giappone con un progetto precedente, hanno deciso di cambiare direzione condensando esperienze passate e influenze musicali individuali nell’album omonimo, uscito il 18 marzo 2011.

La copertina, volutamente provocatrice, simboleggia appunto la nascita. Apre il disco un pezzo rock uptempo intitolato Ritento, sarò più fortunato, che sembra quasi un augurio autoreferenziale. In fuga da me, il singolo estratto per promuovere l’album, non rende giustizia allo stesso; una ballata rock piuttosto orecchiabile, ma che non dà molto l’idea dell’ottimo potenziale della band. Per i pezzi migliori bisogna arrivare a metà disco: E’ lontana la città ricorda molto lo stile di Hendrix, mentre Anna Moore è una ballad dal sapore anni ’60. Altri due brani che colpiscono sono la trascinante Da uomo a uomo, che ricrea atmosfere alternative rock, e Vivo(?), canzone ritmata al piano e striata di pop. Bambola Russa la vedrei bene come pezzo sanremese, mentre 7 è interessante per i cori e l’arrangiamento. La finale colpisce per la parte di batteria e il riff che ricorda qualche brano degli Oasis. L’influenza di una band come i Litfiba è chiara in Io sono Dillinger, ma poi si passa anche al folk col banjo di Scatola di carta, la cui conclusione ricorda l’intro di Promises dei Cranberries. Poteva mancare il funky in questa tavolozza variegata di stili? Ovviamente no, e il puzzle viene completato da La grande ingiustizia.

Un esordio promettente per un gruppo che sa mischiare sapientemente i vari generi, senza mai risultare banale o ripetitivo

Voto: 8.5/10

http://www.myspace.com/lavictoriaband
http://www.facebook.com/lavictoriaband

Immagine anteprima YouTube

Live report: Tame Impala @ Roundhouse (22/06/11)

Luglio 2nd, 2011 in Reports by Righi

Teatro del concerto é la Roundhouse di Camden, maestoso palazzo vittoriano recentemente rinnovato.
I Tame Impala si presentano sul palco ma sono cosí lontani che potrebbero essere chiunque. Il dubbio viene risolto appena iniziano a suonare. Attaccano subito con una tripletta mozzafiato: Why won’t you make up your mind?, Solitude is bliss con un finale quasi slow-motion e It’s not meant to be. Prima di seguire conAlter Ego, uno dei momenti migliori del concerto, ci mettono pure una citazione a Bonnie and Clyde di Serge Gainsbourg . Infatti dopo un inizio un po’ freddo ed esecutivo iniziano ad entrare in serata ed i pezzi si arricchiscono di mutazioni, distorsioni psichedeliche, variazioni sul tema e dilatazioni ipnotiche.

Me li ricordo pochi fa allo Heaven, dove mi sembravano piú in un ambiente a loro congeniale, negli spazi ridotti la loro timidezza riusciva ad essere mascherata dalla pienezza dei loro suoni, l’esuberanza del batterista e il loro proiettore che trasmette su uno schermo cerchi verdi alimentati da microfoni scelti accuratamente da Kevin Parker, e che qui sembrava uno di quei televisori inadeguati nei bar dove la partita te la immagini soltanto.

Ma l’atmosfera inizia a cambiare, e lo si capisce chiaramente sul finale di Expectation dove il giro di basso coinvolge il resto del gruppo in un crescendo delirante, una cascata di suoni come schiaffi in faccia. Anche Desire Be Desire Go viene suonata al massimo con un finale alla Jimi Hendrix Experience, con gli anni 70 che colavano dai soffitti. La vera svolta viene sancita dalla cover, la grande sorpresa del concerto. L’altra volta era stata Remember Me, poco scontata ma in tono con le loro ritmiche che rendono omaggio alla musica di 40 anni fa, questa volta invece si lanciano in un volo pindarico verso il trip-hop con Angel dei Massive Attack.

Immagine anteprima YouTube

Da qui in poi il concerto é un delirio. Finalmente i Tame Impala si sposano con il pubblico e iniziano a farci l’amore. Loro parlano poco e malvolentieri…in tutto il concerto le frasi piú significative sono state “Holy shit! Look at this place” e le scuse in anticipo per l’assenza di bis, ma comunicano con la musica e le immagini che ignorano ogni confine tra il suono e la grafica.

Per concludere ottimo concerto, ripeto che questa é una delle band migliori dei nostri tempi e che ancora ha espresso poco, quasi nulla e che ha nel suo frontman Parker (che ha scritto e registrato quasi tutto il disco da solo) un genio di rara bellezza.

Si puó vedere il sito intero del concerto su www.figurehead.it

Questa la set list della serata:

1. Why won’t you make up your mind?
2. Solitude is bliss
3. It’s not meant to be
4. Bonnie and Clyde (Serge Gainsbourg)
5. Alter Ego
6. Expectation
7. Desire be desire go
8. Angel (Massive Attack)
9. Jeremy’s Storm
10. Lucidity
11 – Runway, City, Houses, Clouds
12 – Half Full Glass of Wine/Skeleton Dance

Videos by: monkeyman1928

Tom Vek – Chore

Aprile 21st, 2011 in Reports by Righi

Finalmente. Quanto era passato dall’uscita di Nothing but Green Lights e il relativo album, molto bello e molto dimenticato, We Have Sound? Cinque, sei anni?
Tom Vek Chore

E’ stato un sollievo ed un piacere quando ho sentito la sua caratteristica voce, inconfondibile, partire nel bel mezzo di una playlist a caso. Ho cercato subito il video…non chiedetemi se mi é piaciuto perché potrei rispondere no.

Il pezzo bellissimo, si insinua sotto la tua pelle pian piano e, tempo che l’hai ascoltato tre volte, é giá fisso nel tuo cervello. Un ottimo presupposto per il disco in uscita a giugno Leisue Seizure, titolo che, stando alla stampa, descrive i tre anni di cazzeggio e due anni di registrazioni furiose trascorsi.
Certo Tom Vek non torna con un messaggio positivissimo ma il pezzo é l’espressione forse piú alta del suo songwriting e della sua capacitá di mescolare rock tradizionale ed elettronica con una disinvoltura comune a pochi.
Ecco a voi, Chore:
Immagine anteprima YouTube

Music Reporters by Rockol
Freedom of the press belongs to the man who owns one