Blog

Sanremo 2013: -1

Ffebbraio 11th, 2013 in Festival di Sanremo 2013 by Pop Topoi

Come suggerisce il titolo di questo blog, sto per recarmi a Sanremo, ma anziché crogiolarmi al sole della Riviera o spendere la pensione al casinò, mi godrò il microclima dell’Ariston. Cosa succederà su queste pagine durante la kermesse, è difficile dirlo: l’unico posto al mondo in cui c’è più improvvisazione che sul palco del festival è la sala stampa del festival.

Per iniziare, però, potrei offrirvi una playlist dei pezzi migliori di Sanremo dal ‘99 (il primo anno di Fazio) a oggi. La trovate su Spotify cliccando sull’immagine, e il bello è che è una playlist collaborativa, quindi potete aggiungere le canzonette festivaliere del vostro cuore. Attendo con ansia che qualcuno di voi sia più coraggioso di me e vi aggiunga “Vivere normale” di Roby e Francesco Facchinetti – che, giuro, è su Spotify, come le canzoni in gara quest’anno.

E infine, dato che sono sempre il primo a rendermi utile nelle cose inutili, ho anche creato una lista Twitter per seguire tutti i campioni e i giovani. Ahinoi, manca solo Maria Nazionale, che evidentemente non ha ancora assunto un social media editor. Nel caso, potete inviare il vostro CV a marianazionale69@jumpy.it

#NowListening (pre-Sanremo edition)

Ffebbraio 5th, 2013 in Nuova musica by Gianni Sibilla

La rubrichetta estemporanea di micro recensioni e cose ascoltate da queste parti, questa volta in veste sanremese.

Dovevo andare  in riviera per la settimana. Mi ero scelto un po’ di musica di salvataggio, oltre a quella di cui parlo di solito qua.

Poi il menisco ha fatto crack (mentre andavo ad un concerto, per la cronaca). Così guarderò il Festival in TV (non sono normale, lo so: sono dispiaciuto di non poter passare una settimana in quella gabbia di matti che è la Sala Stampa dell’Ariston)

Ma il senso di queste cose non cambia: musica alternativa per la settimana più intasata di musica di tutto l’anno.

 alt=

Nick Cave – “Push the sky away”

Il disco esce il 19 febbraio, la recensione completa arriva su Rockol tra qualche giorno. Basti sapere che è uno dei dischi dell’anno: tagliente, inquietante, lirico. E con le due canzoni migliori di questi primi mesi del 2013: “Jubilee street” e soprattutto “Higgs Boson Blues”, che già solo il titolo…

Chris Stamey – “Lovesick Blues”

Metà dei Db’s, gruppo storico del power pop americano. L’altra metà è Peter Holsapple (che ha suonato nei R.E.M. dall’89 al ‘92). Assieme hanno fatto molte cose belle, ma da solo pure: un disco di pop-rock folkeggiante piacevole come solo i grandi autori di canzoni sanno essere. Il mondo è quello lì: R.E.M., Go-Beetweens, Teenage Fanclub. Anche la classe è quella.

Chiara Galiazzo – Un posto nel mondo

Ma non doveva essere musica di salvataggio, anti-Sanremo?  Beh, sapere che una che è appena uscita da X Factor fa subito un disco di inediti così presto, con autori di questo livello… Molti dei migliori nomi in gara quest’anno non avranno un album per qualche mese. Silvestri, gli Elii, gli Almamegretta usciranno tutti più in là. Nel frattempo Chiara c’è, le canzoni ci sono, la voce è fantastica. Devo ancora ascoltarlo bene, capire se ha trovato il suo genere oltre alle canzoni. E son curioso di sentirla sul palco.

Andrea Nardinocchi – Il momento perfetto

Uno che seguiami da tempi pre-sanremesi e non sospetti. Andrea fa qualcosa che non fa nessun altro, in Italia: soul elettronico, con incursioni nel pop e nel rap. E lo fa bene, benissimo. Il disco vale la pena – anche questo lo recensirò con calma, anche dopo avere visto cosa combinerà con le sue loop station sul palco dell’Ariston. Ottima musica, a prescindere dal Festival, ed è bello che ci sia anche lì.

Buckingham Nicks

Un disco che ho riscoperto grazie a “Sound City”, il documentario di Dave Grohl: fu uno dei primi album incisi in quegli studi e da lì nacquerò i Fleetwood Mac nella loro incarnazione più famosa. Il disco è del 1973, è da tempo fuori catalogo – non si trova ufficialmente da quasi nessuna parte, ne circolano versioni in MP3 rippate dai vinili originali (paradossi della vita digitale). Ma se lo trovate (non è difficile, dai) vale la pena: pop rock di altissima classe.

Grateful Dead – Dave’s Pick 5: 11/17/73, UCLA

Troppo tardi: l’ultimo “bootleg ufficiale” dei Grateful Dead, stampato in 13.000 copie numerate, è andato esaurito in un mese. Come tutti i dischi dal vivo dei Dead. Questo l’ho comprato soprattutto perché le note di copertina le ha scritte Bill Walton, leggenda del basket NBA (Blazers e Celtics nei ‘70-’80) e “deadhead” fino al midollo: ha visto più di 650 (seicentocinquanta!) concerti della band. Sul sito c’è ancora un estratto, una spettacolare jam su “Here come sunshine”. La musica dei Dead è terapeutica, almeno lo è stata per me in questi giorni. Andrebbe prescritta dai dottori. (Per la cronaca, io ho beccato un ortopedico fan dei Marlene Kuntz: “ma lei è di Cuneo? Conosce i Marlene Kuntz? Rilassi il muscolo, pensi a “Sonica” – come se “Sonica” fosse la canzone giusta per rilassarsi…)

Ah, poi se volete vedere un bel rockumentary, guardate quello qua sotto. E’ della serie “Classic albums” (sempre sia lodata) è dedicato ad “Anthem of the sun” e soprattutto ad “American beauty”, il miglior disco di studio dei Grateful Dead. Ma soprattutto, racconta la scena di San Francisco nella seconda metà degli anni ‘60 e le differenze/difficoltà nel fare musica dal vivo e in studio: “Fare musica in studio è come costruire una nave in una bottiglia. Suonare dal vivo è come remare su una zattera in mezzo all’oceano”.

Immagine anteprima YouTube

Buon festival!

Whitney Houston raccontata da Riccardo Castellani

Aprile 15th, 2012 in Libri, musica, personaggio by mike

E’ il 1986, Festival Di Sanremo. Whitney Houston entra nella storia del festival dei fiori.
Un emozionato Pippo Baudo le chiede il bis. Mai era successo prima.
Il pubblico dell’Ariston accoglie la cantante con una standing ovation.
Whitney, ospite d’onore della serata conclusiva, canta per ben due volte ‘All At Once’, raccogliendo un mare di applausi.
In sala si scatena un delirio di consensi, dietro le quinte i genitori della cantante si ritrovano in lacrime per la felicità. D’altronde proprio la madre di Whitney, Cissy Houston, cantò a Sanremo nel 1969, con le Sweet Inspirations, in abbinamento a Wilma Goich. Vedere la figlia in trionfo, quasi 20 anni dopo, emozionò Cissy, per un’esibizione da rivedere insieme.

Ma facciamo un passo indietro…

E’ un breve passaggio del libro Whitney Houston sono la mia migliore amica o la mia peggior nemica, pubblicato da Riccardo Castellani in omaggio ad una grande artista che aveva il dono di una voce meravigliosa.

L’autore ripercorre la carriera di Whitney Houston dai primi successi alla consacrazione, dal matrimonio sfortunato alla dipendenza delle droghe fino alla notizia della sua morte improvvisa e tutte le news (vere o false) che sono emerse dal 12 febbraio 2012 fino all’ultimo saluto.

La parte finale del libro è dedicata ad un approfondimento sulle droghe, sull’alcol, sulla depressione, e gli effetti che si ripercuotono su un essere umano

Whitney Houston raccontata da Riccardo Castellani

Marzo 24th, 2012 in Libri, attualità, musica by mike

E’ il 1986, Festival Di Sanremo. Whitney Houston entra nella storia del festival dei fiori.
Un emozionato Pippo Baudo le chiede il bis. Mai era successo prima.
Il pubblico dell’Ariston accoglie la cantante con una standing ovation.
Whitney, ospite d’onore della serata conclusiva, canta per ben due volte ‘All At Once’, raccogliendo un mare di applausi.
In sala si scatena un delirio di consensi, dietro le quinte i genitori della cantante si ritrovano in lacrime per la felicità. D’altronde proprio la madre di Whitney, Cissy Houston, cantò a Sanremo nel 1969, con le Sweet Inspirations, in abbinamento a Wilma Goich. Vedere la figlia in trionfo, quasi 20 anni dopo, emozionò Cissy, per un’esibizione da rivedere insieme.

Ma facciamo un passo indietro…

E’ un breve passaggio del libro Whitney Houston sono la mia migliore amica o la mia peggior nemica, pubblicato da Riccardo Castellani in omaggio ad una grande artista che aveva il dono di una voce meravigliosa.

L’autore ripercorre la carriera di Whitney Houston dai primi successi alla consacrazione, dal matrimonio sfortunato alla dipendenza delle droghe fino alla notizia della sua morte improvvisa e tutte le news (vere o false) che sono emerse dal 12 febbraio 2012 fino all’ultimo saluto.

La parte finale del libro è dedicata ad un approfondimento sulle droghe, sull’alcol, sulla depressione, e gli effetti che si ripercuotono su un essere umano

Impressioni di Febbraio

Ffebbraio 19th, 2012 in Uncategorized by Gianni Sibilla

Sanremo è quella cosa che finche c’è, sembra la più importante del mondo. O, almeno, sembra che te lo ricorderai. Le canzoni sembrano belle (o almeno memorabili). Le polemiche sembrano importanti, i personaggi sembran persone vere destinate a durare.

Invece, finito Sanremo, ti dimentichi di tutto. Non solo canzoni non le ascolti mai più, la maggior parte le rimuovi proprio, come se non fossero mai esistite. Il 99% dei personaggi che girano attorno al Festival tornano nelle loro celle di ibernazione, pronti ad essere congelati per altre 51 settimane, e scongelati in tempo per la prossima edizione.

Non capita spesso di assistere ad un Festival che produca una cosa memorabile, anche una sola, di quelle che ricorderai finché campi. Come quella volta che Springsteen o Madonna feceri ospitate indimenticabili, quella volta che Vasco rubò il microfono, quella volta che  Bono & The Edge cantarono voce e chitarrra.

Beh, questa volta, una cosa del genere abbiamo avuto la fortuna di vederla: il duetto tra Patti Smith e i Marlene Kuntz. Hanno vinto loro, che sono riusciti non solo a portarla in Italia (dove è ogni due per tre, da qualche anno a questa parte), ma a farle fare un doppio duetto davvero emozionante. Riguardatelo, finché potete (la RAI fa sparire in fretta da YouTube i video della trasmissione)

Immagine anteprima YouTube

Altri pensieri sparsi:

1)La serata dei duetti internazionali è stata una bella occasione, persa. Due grandi ospiti (memorabile anche Brian May, ovviamente), e tanti ospiti medi, per non dire mediocri. Immaginatevi una serata tutta con gente del livello di Patti Smith e Brian May…

2)Livello delle canzoni bassino. Si, è vero, lo diciamo tutti gli anni… Ma le canzoni-canzoni sono poche: Arisa (bravissima, davvero cresciuta), Noemi, Samuele Bersani, Marlene, Renga…

3)Livello dei giovani. Bah. Ci ricorderemo di “Carlo, Carlo” (gran bel tormentone), forse. Guazzone ha avuto una delle migliori idee del festival: suonare in giro per la città, ovunque, le canzoni degli altri giovani: ha la stoffa. Casillo: tutti a dire che ha vinto grazie ai fan su Facebook. Ma non dimentichiamo che quei fan li ha presi grazie alla cara vecchia TV (“Io canto”).

4)Sul versante televisivo:è stata abbandonata ogni velleità di far qualcosa che assomigli non dico ad un programma ma almeno ad una scaletta. Si è dato carta bianca ad uno che gioca a spararla grossa. Ma a parte tutto questo, vogliamo parlare della regia sulle esibizioni musicali? Sembrava che il regista non avesse mai ascoltato le canzoni, tanto si perdevano spesso passaggi fondamentali, le telecamere si impallavano o andavano su dettagli inutili.

5)La rete. Se non ci fosse Twitter, il Festival sarebbe molto, molto meno divertente.

6)Infine: il momento più divertente di tutta la manifestazione. Comici? Nah. Soliti idioti? Ma figuratevi.. Chi è Siani?

No, lo strepitoso passaggio di venerdì di Gigi D’Alessio e Loredana Berté remixati in versione Unz-Unz da DJ Farggeta. Un momento di grande TV… E chissene se era in playback…

Immagine anteprima YouTube

MusicForTheMorningAfter

Ffebbraio 15th, 2012 in sanremo by Gianni Sibilla

Io al Festival di Sanremo ci vado volentieri. Tra commenti di chi un po’ mi invidia (“Vai a Sanremo? Davvero?”) e tra chi mi piglia per pazzo (“Ma che ci vai a fare”?).  Quando mi capita, provo a spiegare perché andarci è divertente, interessante, formativo, utile e tutte quelle cose lì.

Quest’anno, poi, c’è in gara una band che seguo dagli esordi, che stimo enormemente, a cui sono molto legato affettivamente e musicalmente, e che sto seguendo per la testata per cui lavoro.

Provo anche a difenderlo, Sanremo, da chi dice che ormai la musica  conta poco. E’ televisione, dico, ed è giusto che sia così: le canzoni reggono uno spettacolone.

Però io, a memoria, non mi ricordo uno spettacolo così brutto come quello della prima serata di ieri sera. Non noioso, non scandaloso.

Proprio brutto.

Privo di ritmo, di scaletta, di narrazione, delle parole giuste dette al momento giusto, per presentare chi sta entrando. Insomma, di tutte quelle cose che dovrebbero fare un programma TV.

E’ normale, in TV, costruire un programma su qualcosa che fa discutere e parlare, su qualcosa che  punta a generare audience stratosferiche. Però, dai, il fine non giustifica i mezzi. Soprattutto se per arrivare a quel fine si usano mezzi che spianano tutto il resto (le canzoni, gli artisti, gli altri sketch) come un bulldozer. E soprattutto se quei mezzi sono brutti, ma brutti davvero.

Ps: Provo anche a spiegare come funziona la sala stampa dell’Ariston. Ma c’è un bel disegno che Makkox ha fatto per Il Post, che lo spiega meglio di qualunque altra cosa.

Tutto il resto è noia

Ffebbraio 15th, 2011 in sanremo by Gianni Sibilla

Non credete a chi snobba Sanremo, a chi dice che non lo guarda, che gli fa schifo. Il festival può essere molto divertente. Può essere divertente anche solo sparlarne. E può essere molto divertente per chi è qua, in sala stampa. E’ il “parco giochi dell’accreditato”, il luna park del giornalsta musicale.

Però la sensazione è che quest’anno ci sia un’aria da “volemose bene” che rischia di ammazzare lo spettacolo. Gianni Morandi è ben voluto da tutti, ha buoni rapporti con chiunque: con i cantanti (che non possono attaccarlo, è uno di loro), con la stampa, con i suoi compagni. Il tormentone di quest’anno è già pronto: “Stiamo uniti!”, continua a ripetere, parlando della sua squadra televisiva.

Ma tutto questo ammazza le polemiche, che sono ciò di cui vive il Festival, sono ciò che genera interesse. Ieri la prima conferenza stampa è stata assai noiosa, con i giornalisti ad arrampicarsi sugli specchi per fare domande che sembrassero un minimo polemiche. Quella di oggi tanto quanto, con un po’ di polemiche sul televoto (sai che novità!). Oggi gli articoli sui quotidiani sono il riflesso di questa mancanza di spunti, con arzigogoli sulla noia.

Magari mi sbaglio, magari tutto si vivacizzerà con l’inizio della serata, magari  tutto si vivacizza quando arrivano i primi dati d’ascolto, perché Sanremo oggi è soprattutto un programma TV.

Poi ci sono le canzoni. Già, le canzoni. Ieri alle prove ne ho sentite un paio belle e un paio che gridano vendetta, la dimostrazione che si può sempre iniziare a scavare, anche dopo aver toccato il fondo. Magari con almeno con quelle ci sarà da divertirsi.

Il piccolo e il principe

Ffebbraio 24th, 2010 in Televisione Musicale, YouTube, sanremo by Gianni Sibilla

Non posso esimermi: questi video sono ovunque, oggi, in ogni luogo e in ogni lago.

Ma li posto lo stesso. Una sola parola: grandi.

Immagine anteprima YouTube Immagine anteprima YouTube

Il parco giochi dell’accreditato

Ffebbraio 21st, 2010 in Giornalismo musicale, Televisione Musicale, sanremo by Gianni Sibilla

Mi hanno suggerito una bella definizione di Sanremo: Il parco giochi dell’accreditato.

Il festival non è né un evento musicale, né un evento televisivo. E’ un evento ad uso, consumo e divertimento del giornalista.

Per una settimana noi tutti appartenenti alla categoria ci sentiamo importanti a sventolare il nostro pass, a telefonare agli amici a casa con gossip e anticipazioni, a inseguire o creare polemiche di cui tra qualche giorno non si ricorderà più nessuno.

Personalmente, ci ho dato dentro su una (insignificante?) questione sui Sigur Ros citati dall’orchestra in trasmissione. Mi ha ricordato come sulla rete (non solo fan, anche blog con pretese giornalistiche) si apra bocca non solo per il  divertimento di commentare, ma con maleducazione e senza nessuna verifica dei fatti. Sanremo è anche (soprattutto) questo. Il media event, per dirla con la famosa definizione di Katz e Dayan: quello che conta è il rumore di fondo che crea, non l’evento in sé.

pass-sanremoL’accelerazione internettiana del tempo di nascita e morte delle polemiche è forse l’unico cambiamento percettibile di Sanremo negli ultimi anni. Io ho fatto il mio primo festival da accreditato una decina di anni fa, e in Sala Stampa siamo più o meno sempre le stesse persone e la maggior parte era già lì prima che io arrivassi. Persino le foto sui pass sono vecchie (la mia è imbarazzante, ma dovreste vedere quelle di certi colleghi…).

L’altra cosa che non finisce mai di stupirmi a Sanremo è il sottobosco di varia umanità che gira attorno all’Ariston: i carrozzoni delle radio (anche per loro il Festival è un parco giochi, forse ancora più grande), pseudo vip risorti da qualche piega del dimenticatoio TV (ho visto, in ordine sparso: Solange, Cristiano Malgioglio, Simona Tagli, il Mago Otelma, Patrizia D’Addario e gente così), e gente “comune” che impazzisce appena vede qualcuno che assomiglia ad un vip.

fotoPoi ci sono le canzoni:  per una settimana, se sei qui, non ascolti quasi altro. E qualcosa ti può sembrare davvero bello. Ma poca roba poi sopravvive al ritorno, come insegna la storia.

Musicalmente, i momenti migliori del Festival per me sono stati il duetto tra Irene Grandi e Marco Cocci (grande, davvero: peccato che ci siamo dimenticati dei Malfunk), la canzone di Malika Ayane (un arrangiamento stupendo) e sì, anche quella di Irene che ricorda molte cose, ma ha una gran bella melodia.

Poi, perché stupirsi del trio finale? Cantanti da televoto, il paese reale è quello lì

Immagine anteprima YouTube

Sanremo, i Sigur Ros, Sabiu (ancora)

Ffebbraio 20th, 2010 in Interviste, sanremo by Gianni Sibilla

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla questione Sabiu/Sigur Ros/plagio/polemiche:

Immagine anteprima YouTube

Ps: chi posta commenti senza firmarsi con nome e cognome e/o usando mail fasulle e con tono maleducato non viene pubblicato.

Music Reporters by Rockol
Freedom of the press belongs to the man who owns one