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“sPOSTati un po’ più In LA” – “Gran Torino”

Maggio 20th, 2013 in Reports by Carolina Piola


“Gran Torino” – Jamie Cullum, C. Eastwood (2008)

A soli 20 anni, grazie a un talento pianistico e interpretativo
di tutto rispetto, il giovane Jamie Cullum firma il suo debutto discografico facendosi da subito apprezzare da pubblico e critica.
Il primo album dal titolo “Heard it all before”, totalmente autoprodotto e uscito nel ‘99 sotto il nome di “Jamie Cullum Trio”, mostra una forte padronanza da parte del giovane di un genere complesso e composito come il jazz, nonché dello strumento a cui si affida per veicolare la propria musica e presto diventa un caso grazie all’immenso potere del passaparola.
In poco tempo, dopo un secondo album, quando il talento di Cullum è ormai qualcosa di certo, si scatena un’asta agguerrita tra le principali case discografiche per accaparrarselo; ad avere la meglio è la Universal che nel 2003, portando Cullum nella propria scuderia, pubblica “TwentySomething”.
Capace di dominare diversi stili in un continuo “crossover” tra jazz, power-pop, soul, pop-swing e altro ancora, Cullum fa dell’album uno strepitoso successo, assicurandogli addirittura la qualifica di “album inglese di jazz più venduto di tutti i tempi”.
La carriera, in continua ascesa, lo porta a collaborare nel 2005 con Allen Toussaint, e Guy Chambers – lo storico co-autore di Robbie Williams – in occasione dell’album “Catching Tales”, dove figurano anche interessanti e originali reinterpretazioni di alcuni standard di Gershwin.
Ma – e qui arriviamo al brano in questione – nel 2008 la musica di Cullum va ancora oltre. Il regista Clint Estawood, noto appassionato di jazz e soprattutto ottimo musicista, colpito e affascinato dalle capacità del ragazzo, decide di chiamarlo: prima per esibirsi a Monterey, poi per chiedergli di partecipare alla realizzazione della colonna sonora del suo nuovo film. Insieme a Eastwood, Cullum compone niente di meno che la title-track del film, intitolata proprio “Gran Torino”. Il brano davvero degno di nota, è accompagnato da un’interpretazione magistrale di Cullum e la colonna sonora degna al cento per cento di affiancare il film nella sua corsa al successo. Nomination per il Golden Globe e l’Oscar, travolgono Cullum in una nuova parentesi di popolarità e lo allontanano per un po’ dalle pubblicazioni. Nel 2009 però ritorna con “The Pursuit” dando spazio a tutto tondo alle proprie contaminazioni di matrice più contemporanea, sperimentando nuovi suoni e allo stesso tempo continuando a spaziare, come è solito soprattutto fare durante i live, tra più generi.
Ora, a distanza di quattro anni, l’artista ormai 34enne, sposato e con due figli, torna con “Momentum”, anticipato dal singolo “Everything we didn’t do”. L’album in uscita il 21 maggio nasce, secondo quanto racconta Cullum, da una presa di coscienza dettata dalla necessità di “tracciare una linea di demarcazione tra passato e futuro”, dall’esigenza di mettere per iscritto, in questo caso verrebbe da dire su pentagramma, “quel passaggio dal periodo della giovinezza a quello dell’età adulta”.
Chissà se il maturo e riflessivo Cullum sarà capace di stupire ancora una volta…Le premesse sembrerebbero esserci, ma in attesa di ascoltare i nuovi dieci inediti e scoprire se tra questi si nasconde una nuova “Gran Torino”, emozioniamoci ancora una volta riascoltando la sua bellissima storia.

Nota in più: “Gentle now/A tender breeze /Blows/ Whispers through The Gran Torino/ Whistling another/ Tired song/ Engines humm/ And better dreams/ Grow/ Heart locked/ In a Gran Torino/ It beats/ A lonely rhythm/ All night long/ It beats/ A lonely rhythm/ All night long/ It beats/ A lonely rhythm/ All night long”

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Live Report: Mark Knopfler @ PalaOlimpico, Torino 02/05/13

Maggio 3rd, 2013 in Reports by Redazione Rockol

In tempi di Spotify è difficile dire se un tour serve a promuovere un nuovo cd o se dall’album un artista trae nuove canzoni per rendere più brillante il concerto.  Ad ogni modo Mark Knopfler si è messo in giro per il mondo con il “Privateering” Tour, dall’ultimo album uscito qualche mese fa. Ieri la prima tappa italiana a Torino (stasera si replica a Milano, prima del ritorno a Luglio).
Il concerto evidenzia la filosofia del disco, album doppio, il settimo da solista in cui riesce a fare una riflessione sul suo percorso musicale ed esistenziale mescolando in giuste dosi folk song, blues, musica scozzese/irlandese con una ricerca del suono migliore. Ovviamente senza dimenticare le sue radici: i Dire Straits.  Non è un revival e non è una svolta: è rock come contenitore di musiche differenti.
Nel concerto Knopfler riesce a fondere le varie anime della sua musica e della sua carriera, aiutato dalla solita grande band , rinforzata da Michael McGoldrick, John McCusker che con flauti e cornamuse e violini ricreano atmosfere scozzesi e irlandesi. Mark è molto attento al suono e cambia continuamente la chitarra per creare atmosfere differenti. La scaletta è composta di un giusto mix di canzoni dal nuovo album e altre dai suoi album solisti.
Bellissima “Privateering”  che inizia con Mark da solo e poco per volta la musica si ampia con un progressivo ingresso della band che accompagna il “corsaro” nel racconto della sua visione della vita. E poi c’è il blues che trascina il pubblico: in particolare “Gator blues” suonata per la prima volta in questo tour. Poi ballate struggenti come “Hill farmer blues” e “Postcard from Paraguay” accompagnato da un tappeto sonoro di flauti.
Knopfler sembra non dimenticare il passato e suona diverse delle canzoni dei Dire Straits: l’accoppiata senza soluzioni di continuità tra “Romeo & Juliet” e “Sultans of swing” lascia senza fiato e scatena un lunghissimo commosso e applauso. Non da meno sono suonate con passione la lunga “Telegraph Road” e “Brothers in arms”.

Il concerto finisce con una suite, “Going home” (da “Local Hero”), concordata della band in una curiosa discussione di gruppo sul palco.  Il film di ben trenta anni fa è un inno al rispetto dell’ambiente che riesce a fermare con la bellezza e l’umanità l’invasione dell’industria. È un po’ questo il senso del concerto: la musica “seria” senza concessioni alle mode e senza mitizzare il passato resiste e trova pubblico anche nell’era della rete e dei giovani.
Per concludere con una nota dissonante.  Guardate con attenzione la foto di copertina del disco (e del tour), di una tristezza sconfinata: un pulmino immobile senza ruote in una gelida giornata con un cagnetto in primo piano che fa da immagine a un tour in mezzo mondo. Anche i corsari pur amando le navi (e i van) e le band hanno paura di rimanere fermi e soli.
(Alberto Sibilla)

SETLIST
What It Is
Corned Beef City
Privateering
Father and Son
Hill Farmer’s Blues
Kingdom of Gold
I Used to Could
Romeo and Juliet

Sultans of Swing
Gator Blood
Postcards from Paraguay
Marbletown
Speedway at Nazareth
Telegraph Road

BIS
Brothers in Arms
Going Home: Theme from Local Hero

Live Report: Sigue Sigue Sputnik @ United Club, Torino 15/03/13

Marzo 18th, 2013 in Reports by Redazione Rockol

Parlare di Sigue Sigue Sputnik è un po’ come tornare giovani, rituffarsi negli anni ’80 quando ancora il Punk dettava legge e band di questo genere erano in grado di riempire la Royal Albert Hall.

Per un paio d’anni fecero furore, vennero paragonati ai Sex Pistols elettronici ed in molti scommisero su un futuro fulgido per questi ragazzi variopinti e trasgressivi. Non fu così.

Ora che sono passati 30 anni e molte vicissitudini a livello di band, con vari “split” che hanno di fatto smembrato in due tronconi i fondatori, fa un po’ tenerezza e (diciamocelo) tristezza rivedere questi artisti che mossi dalla passione per la musica si ritrovano a suonare in giro per il mondo, in locali di periferia e con cornici di pubblico di certo non entusiasmanti.

Come detto il gruppo attualmente è diviso in due: da una parte c’è il front-man Martin Degville che gira accompagnato dal tastierista Johann Weidemann dei SSS Electronic o più semplicemente SSS2; dall’altra invece proseguono con la denominazione originale Tony James e Neal X. Inutile dire che due metà non fanno una band intera e questo un po’ ci dispiace.

Il 15 marzo allo United Club di Torino abbiamo assistito all’esibizione dei SSS Electronic. Martin, fedele al suo personaggio, si è presentato con due vertiginosi stivali in vernice rosa e la faccia ricoperta da una calza a rete e capigliatura punk, così come usava 30 anni fa.

Di quel Degville, sfrontato ed impertinente, che riempiva le cronache gossip con le sue sparate e con le “malefatte” ideate in compagnia di Boy George (che era il suo compagno di stanza) non è rimasto più molto.

Di sicuro c’è un grande amore per la musica e l’abilità a restare sul palco e far divertire il pubblico. Non c’è più arroganza, ma tanta voglia di avere contatti con la gente per ricordare gli anni d’oro.

La scaletta offerta ha regalato il meglio del repertorio dei SSS e qualche cover. Complessivamente un’ora abbondante di show, senza eccessi, ma allo stesso tempo gradevole. Siamo andati a casa con tanta nostalgia, domandandoci cosa potrebbe essere uno spettacolo dei SSS, tutti insieme, con tanto di coreografia, effetti speciali e con la cornice di pubblico che questi ragazzi, ormai ultra cinquantenni meriterebbero.

(Vincenzo Nicolello)

SETLIST:

Intro”

21st century boy”

Alien christ”

Teenage thunder”

Sci-fi lover”

Success”

Atari baby”

Don’t dabble with the devil”

Jean Genie”

I fought the law”

Rockit miss USA”

Jayne Mansfield”

Fascination”

Love missile F1-11”

Live Report: Spain@ Maison Musique, Rivoli (To) 15/12/12

Dicembre 16th, 2012 in Reports by Redazione Rockol

Vivono in un mondo onirico e parallelo in cui tutto si muove a velocità rallentata, gli Spain di Josh Haden. La scorsa estate, dopo undici anni di silenzio, hanno pubblicato un bellissimo disco intitolato “The soul of Spain” ma dal vivo privilegiano ancora il debutto del 1995, “The blue moods of Spain”, che ripropongono quasi per intero in spregio alle logiche della promozione. Alla Maison Musique di Rivoli (un accogliente auditorium ricavato nel cortile di un ex macello, inserito in un centro polifunzionale che ospita anche bar, ristorante, foresteria, studio di registrazione, centro di documentazione, “musicarium” e museo di strumenti: unica pecca, per chi non è del luogo, l’orario ritardato di inizio dei concerti), ultima tappa italiana di un tour europeo che si chiude con due date in Germania, hanno confermato davanti a un pubblico ristretto di intenditori il loro fascino atemporale e sottile facendosi precedere come sempre dal sorprendente – e da loro voluto – Fabrizio Cammarata, cantautore palermitano di grande voce, ottima tecnica chitarrista e notevole intensità interpretativa che canta soprattutto in inglese, sfiora i territori di Jeff Buckley e di Damien Rice ma in omaggio alla sua indole vagabonda e cosmopolita celebra anche muse ispiratrici come Miriam Makeba e Chavela Vargas.

Rispetto a lui, bell’aspetto, presenza scenica e capelli lunghi, gli Spain sul palco sembrano goffi nerds della provincia americana, occhialuti (tre su cinque) e con le facce pulite, immobili e molto assorti (Haden, frontman con basso elettrico, canta sempre a occhi socchiusi). La loro musica, cui è stata appiccicata l’etichetta slowcore, è un’onda lunga, ipnotica e placida (in superficie, perché le correnti sotterranee e i testi delle canzoni rivelano una natura spesso inquieta e sofferta) con cui si entra lentamente in sintonia. Matt Mayhall, alla batteria, è un’ancora ritmica essenziale che garantisce pulsazioni costanti mentre Randy Kirk si alterna tra tastiere e chitarra intrecciando le corde con l’altra elettrica (più jazzy) di Daniel Brummel e l’acustica di Dylan McKenzie, a occhio il più giovane del gruppo.

Minimalisti melodici, i cinque sfoderano subito fluidi e avvolgenti dialoghi strumentali (“Only one”) e ariose melodie blue-eyed soul (“I’m still free”), intessendo nella bellissima “Ray of light” (una delle sette selezioni dal primo album) una particolare forma di blues elettrico che mostra qualche debito, magari inconscio, nei confronti dei Pink Floyd e dei Television di Tom Verlaine. Spesso è il basso di Haden a introdurre il tema della canzone, mentre Kirk si incarica di contrappuntare al synth, al piano elettrico, all’Hammond o al pianoforte a mezza coda (in una “Without a sound” dall’incedere vagamente country&western). L’arpeggiata e sognante “Dreaming of love”, un altro dei momenti salienti dello show, rende giustizia a quel famoso aforisma di Miles Davis secondo cui le note non servono altro che a incorniciare il silenzio: nella musica degli Spain, nel suo respiro lento e nei suoi ampi spazi, il non detto conta davvero quanto ciò che viene suonato.

Parla pochissimo, il frontman, ma ringrazia sentitamente il compagno di viaggio Cammarata e sfoggia un surreale senso dell’humour quando invita a comprare al banchetto del merchandising il nuovo album e le t-shirt che, una volta indossate, promettono magici accadimenti. Narcotica è un aggettivo calzante per questa musica dalla struttura spesso omogenea, anche se verso il finale del set gli Spain aumentano sapientemente di volume e intensità con gli accordi elettrici di “I believe”, la robusta melodia di impronta folk di “Sevenfold” e soprattutto “World of blue”, Brummel che armeggia con un e-bow e le tre chitarre a intrecciarsi in un fantastico crescendo psichedelico da Factory e CBGB, un po’ Velvet Underground e un po’ Television (con un pizzico di Quicksilver Messenger Service): da sola, come si dice, varrebbe il concerto. I bis tengono in serbo altre carte di valore grazie all’imprescindibile e intensa preghiera di “Spiritual” (non a caso scelta da Rick Rubin e Johnny Cash per le loro leggendarie “American recordings”), all’essenzialità poetica di “Untitled # 1″ e al pezzo più rock in scaletta, “Because your love”, che li fa assomigliare ai Walkabouts di Chris Eckman, altra bella e solida realtà di un indie rock che da anni scorre limpido e imperturbabile lontano dal mainstream. Un’ora e mezza è il formato giusto, l’appuntamento annunciato è per l’estate prossima: sarà un piacere rivederli sul palco e porre rimedio a tutti questi anni di oblio.

(Alfredo Marziano)

Setlist

“Every time I try”

“Only one”

“I’m still free”

“Ray of light”

“Before it all went wrong”

“Without a sound”

“Dreaming of love”

“Ten nights”

“She haunts my dream”

“I lied”

“Nobody has to know”

“Sevenfold”

“World of blue”

Bis

“Spiritual”

“Untitled # 1″

“Because your love”

Sogni aperti ad occhi chiusi…

Maggio 22nd, 2012 in Artisti Italia, Proposte d'ascolto, Reports by Laura Passador (Ciarly)

Il titolo di questo post è preso dal testo della canzone “La Mia Orchestra” di Marco Guazzone & STAG, contenuta nel loro album d’esordio “L’Atlante Dei Pensieri”. Ed è proprio di loro che parlerò.

Il mio interesse verso di loro è partito da Sanremo 2012, che nonostante tutto rimane la vetrina più importante per chi cerca di arrivare a un grande pubblico in Italia. Marco Guazzone si presenta sul palco dell’Ariston con il brano “Guasto”, che cattura immediatamente la mia attenzione, dato che vi riconosco l’influenza di quel diabolico trio del Devon che amo tanto.
Scarico subito quella canzone da iTunes e l’ascolto in loop per i giorni successivi. Vengo poi a sapere dell’album in uscita il 17 aprile. E sono davvero curiosa di ascoltarlo. Qualche settimana prima viene caricato per intero su Soundcloud sul loro account ufficiale:

http://soundcloud.com/sunnybit/sets/atlantedeipensieri

Colpo di fulmine, è amore al primo ascolto. Rimango colpita dalla varietà di generi racchiusi nelle varie canzoni e dalle emozioni che sanno trasmettere. Trovate una fantastica recensione di questo disco fin nei particolari più tecnici sul blog di un giovane compositore molto affine a Marco per formazione di nome Alberto Cipolla, che conosco dai tempi del concerto dei Muse a San Siro. Eccovi il link:

http://brokenwhitemask.wordpress.com/2012/04/19/di-marco-guazzone-stag-latlante-dei-pensieri-recensioneanalisi/

Nel frattempo scopro che il 27 aprile  Marco Guazzone, assieme al suo gruppo di nome STAG, si esibirà presso La Salumeria Della Musica di Milano. Ovviamente decido di andarci assieme ad Alberto e altri amici.
Il concerto è stato davvero coinvolgente: sarò ripetitiva, ma non mi ero divertita così tanto dall’ultimo concerto di Bellamy e soci. Oltre ai brani contenuti nell’album (con piacevoli variazioni incluse), abbiamo potuto ascoltare “Love Will Save Us (L’Amore Ci Salverà)”, che spero verrà incluso in qualche prossima uscita, e due cover ben fatte: “Fever” di Peggy Lee e una trascinante “Just Can’t Get Enough” dei Depeche Mode. In conclusione della serata, i ragazzi sono usciti per venire in mezzo al pubblico con fisarmonica, tromba, tamburello, chitarra e contrabbasso per coinvolgerlo a cantare “Ma che freddo fa” di Nada. Il locale era pieno e ha sicuramente fatto sentire il suo calore a questi giovani e talentuosi musicisti.
Eccovi le foto e qualche video del live:

http://www.flickr.com/photos/artsnrock85/sets/72157629552395110/

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E la scaletta:

Ma non è finita qua. Perché alla fine del live abbiamo avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con Marco, che si rivela gentile e umile come pochi musicisti della sua età. Alberto, avendolo già contattato su Facebook, gli passa il suo cd e si offre di aprirgli la data di Torino. Marco promette di ascoltarlo e spera di dargli una risposta positiva.
Detto, fatto. La SunnyBit, etichetta di Guazzone e soci, chiama Alberto il giorno prima del live allo Spazio 211 di Torino e si accordano per il giorno successivo, il 10 maggio. Ovviamente non possiamo mancare né io né gli altri nostri amici, quindi prendo il treno con un’amica comune da Milano e prenotiamo un fantastico b&b a Carmagnola. In serata ci incontriamo con gli altri e ci rechiamo verso il locale a Torino.

Alberto suona una ventina di minuti, facendo pezzi suoi come la bellissima “Carol In The Rain” e una cover di “Please, Please, Please Let Me Get What I Want” degli Smiths, apprezzatissime da tutti i presenti. Ecco i video:

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Poi è la volta di Marco e gli STAG. Scaletta simile al live di Milano, ma questa sera appaiono più sciolti e inclini a divertirsi. E nei brani proposti questo si avverte benissimo. Prima di andarcene, c’è tempo per un’altra chiacchieratina, con Marco che ci ringrazia per esser venute fin da Milano, e delle foto di gruppo. Eccovi tutte le foto della serata e il video di “Love Will Save Us (L’Amore Ci Salverà)”:

http://www.flickr.com/photos/artsnrock85/sets/72157629685121178/

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E dulcis in fundo, io e due amici siamo tornati alla Salumeria Della Musica il 17 maggio per sentire Marco, Stefano Costantini (tromba) e Suelo Rinchiusi (contrabbasso) esibirsi in acustico, in apertura del concerto del cantautore texano Jay Brannan. Le canzoni prendono tutta un’altra veste e si riescono ad apprezzare le varie sfumature che possono assumere se suonate in modo diverso. Finalmente riesco anche ad ascoltare la loro stupenda cover de “Il tempo dei limoni” di Tenco e anche una versione del brano sanremese “Guasto” che mi ha davvero commossa. Poi duettano anche con Jay e la serata risulta molto piacevole nel suo complesso, tra buona musica e momenti d’ilarità.
Eccovi le foto e i video della serata:

http://www.flickr.com/photos/artsnrock85/sets/72157629853327882/

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Concludo consigliandovi ovviamente di andarli a sentire, perché ne vale davvero la pena, la buona musica e chi la sa davvero suonare meriterebbero sempre maggiore attenzione di quella che gli si dà attualmente.

Per info su Marco Guazzone & STAG:

http://www.stag.st/
http://www.facebook.com/pages/STAG/120616388005029
http://www.youtube.com/officialstag

Per info su Alberto Cipolla:

http://soundcloud.com/alberto-cipolla
https://www.facebook.com/albertocipollamusic/
https://twitter.com/albertocipolla
http://www.youtube.com/user/AlbertoCipolla

Live Report: Pino Daniele @ Teatro Colosseo, Torino 07/05/12

Maggio 9th, 2012 in Reports by Redazione Rockol

Un Teatro Colosseo gremito ha ospitato la data torinese de “La grande madre tour”, la tournée teatrale che porterà Pino Daniele in tutta Italia per presentare il suo ultimo lavoro di inediti, intitolato appunto “La grande madre”

Il set proposto a Torino ha rappresentato il giusto punto di incontro tra il suo vastissimo repertorio e la nuova produzione, una scelta decisamente apprezzata dalla platea, anche se forse qualcuno può essere rimasto deluso dala scelta di scartare brani celebri come “Terra mia” e “‘O’ scarrafone”. D’altra parte in due ore di spettacolo è decisamente difficile comprimere 30 anni e più di carriera.

Il concerto è partito con un set acustico di cinque pezzi, in cui Pino ha cantato soltanto con l’aiuto della chitarra e della tastiera. Quindi sul palco è salita l’orchestra ed è iniziato il vero show. Sull’abilità musicale del cantautore c’è davvero poco da dire: la sua musica compressa tra il blues, lo swing ed il rock, potrebbe tranquillamente avere una sua dignità anche se proposta senza testi: la band è stata il vero valore aggiunto, regalando momenti di grande passione e virtuosismo, sottolineati dagli applausi dei presenti in sala.

A risaltare è stata inoltre la voglia di stupire il pubblico con versioni rivedute e corrette di numerosi classici, in particolare cavalli di battaglia come “Je so’ pazzo” e “Nun me scuccià”, trasformate in modo originale e quasi irriconoscibile.

Unica nota dolente è stata, nella parte finale del concerto, la voce dell’artista, che è parsa in flessione, rispetto alla prima fase dell’esibizione. Di contro ci hanno pensato i fan a coprire con il loro incitamento alcuni cali di Pino, non interrompendo mai l’incitamento e i cori per il cantautore.

I brani più applauditi? Certamente “Napule è”, “Yes i know my way” e “Quando”.

(Vincenzo Nicolello)

Setlist:

Invece no”

Amore senza fine”

Quando”

Se mi vuoi”

Putesse essere allero”

Coffee Time + ‘O Fra”

Melodramma”

Sara non piangere”

A testa in giù”

Se tu fossi qui (Stare bene a metà)”

Napule è”

Dubbi non ho”

Che male c’è”

Quanno chiove”

Due scarpe”

Anna verrà + Se domani pioverà”

I still love you”

Je so’ pazzo”

Boogie man”

Io per lei”

A me me piace ‘o blues”

Yes i know my way”

Il sole dentro me”

La grande madre”

Che Dio ti benedica”

BIS:

Nun me scuccià”

Niente è come prima”

Live Report: dEUS @ Le Gru Village, Grugliasco (To) 29/07/11

Luglio 31st, 2011 in Reports by Redazione Rockol

“Mettiti un po’ a ballare, Torino”. Lo ha ripetuto più volte ieri sera Tom Barman, leader dei dEUS, forse un po’ frustrato dal mood rilassato e dalla relativa staticità del pubblico sparso sul prato del Gru Village alle porte del capoluogo piemontese. Sul palco, al contrario, c’è parecchio dinamismo: come si conviene al nuovo sound dei dEUS, quello messo a punto tre anni fa con “Vantage point” e rivisitato, almeno in parte, nel nuovo “Keep it close” che uscirà a fine settembre. Molto groove e ammiccamenti frequenti ai ritmi squadrati da dancefloor mescolati alle tinte tenebrose, al rock a fior di pelle e al gusto melodico che sono le specialità della band di Anversa, esemplificate subito in apertura dall’inedita “Second nature”. “Slow”, da “Vantage point”, e “Sun Ra”, da “Pocket revolution”, rimarcano il clima della serata: ritmi robotici (nel primo caso) e atmosfere apocalittiche, amplificate nella seconda dai vocalizzi animaleschi del chitarrista Mauro Pawlowski; scariche elettriche e paesaggi lividi dipinti da chitarre e tastiere con il plus del violino stridente di Klaas Janzoons. Giubbotto di pelle e maglietta a righe orizzontali, sul palco Barman è sempre uno spettacolo: stiloso, carismatico, teatrale mentre si dimena pennando la Stratocaster o percuotendo un paio di pad elettronici, la voce roca e suggestiva perfetta per le sue canzoni di sapore sempre un po’ cinematografico. E’ una musica che attinge da molteplici fonti restando decisamente personale, quella del quintetto belga: l’antica “Fell off the floor, man” è quasi recitata, “The architect” riporta in primo piano la cassa in quattro, il nuovo singolo “Constant now” asseconda il versante più pop e orecchiabile della loro musica. Con le ballate “Smokers reflect” e “Instant street” (Tom alla chitarra acustica) sale il volume degli applausi, mentre “If you don’t know what you want” è puro rock’n'roll alla Stooges e “Theme from turnpike” una colonna sonora di atmosfera waitsiana rinforzata da un fragoroso campionamento. Il concerto è anche un work in progress, perché quando è la volta di un altro brano nuovo e poppeggiante, “Ghosts”, Barman invita i presenti a non postarlo su YouTube (“é soltanto la seconda volta che la suoniamo!”). “Volete più rumore? Eccovi un pezzo dark e rumoroso” dice introducendo “Bad timing”, asso nella manica dell’ultimo repertorio della band, con quell’inquietante e ossessivo riff in loop che Pawlowski produce alla chitarra per tutta la sua durata mentre intorno si sviluppa un crescendo di irresistibile intensità drammatica. E’ il climax del set, chiuso dopo un’ora e un quarto dalle note malinconiche di “Serpentine”. Per i bis Barman si presenta adrenalinico e alquanto su di giri, mentre i dEUS si lanciano nel riff lugubre e ossessivo di “Favourite game” e subito dopo nei ritmi tribali di un altro estratto da “Keep it close”, “Dark sets in”. Chiudono con “Suds and soda”, il loro biglietto da visita di diciassette anni fa, riversando sulle nostre orecchie un’altra cascata di decibel (controllati) e di psichedelia. Ancora avvincenti, belli da vedere e da ascoltare, assolutamente in controllo dei loro mezzi. Tutt’altro che “bolliti”, meritano rispetto e attenzione. Chi in questi ultimi anni li ha trascurati, ci ripensi.

(Alfredo Marziano)

Setlist

“Second nature”
“Slow”
“Sun Ra”
“Fell off the floor, man”
“The architect”
“Constant now
“Smokers reflect”
“Instant street”
“If you don’t know what you want”
“Theme from turnpike”
“Ghosts”
“Bad timing”
“Serpentine”

(bis)
“Favourite game”
“Dark sets in”
“Suds and soda”

GIANNA NANNINI LIVE @ PALAISOZAKI TORINO 4-06-2011

Luglio 12th, 2011 in Reports by Valentina Defassi

Gianna Nannini live @ Palaisozaki Torino

Gianna Nannini live @ Palaisozaki Torino

Gianna Nannini live @ Palaisozaki Torino

Gianna Nannini live @ Palaisozaki Torino

Gianna Nannini live @ Palaisozaki Torino

Gianna Nannini live @ Palaisozaki Torino

ZEN CIRCUS LIVE @SPAZIO 211 TORINO 7-05-2011

Luglio 12th, 2011 in Reports by Valentina Defassi

www.myspace.com/thezencircus

Foto anche su Rockol.it
www.rockol.it/photo-gallery/foto-di/Zen-Circus

Zen Circus live @Spazio 211 Torino

Zen Circus live @Spazio 211 Torino

Zen Circus live @Spazio 211 Torino

Zen Circus live @Spazio 211 Torino

Zen Circus live @Spazio 211 Torino

Zen Circus live @Spazio 211 Torino

Subsonica live @Palaisozaky Torino 11-04-2011

Luglio 12th, 2011 in Reports by Valentina Defassi

Subsonica live @Palaisozaky Torino

Subsonica live @Palaisozaky Torino

Subsonica live @Palaisozaky Torino

Subsonica live @Palaisozaky Torino

Subsonica live @Palaisozaky Torino

Subsonica live @Palaisozaky Torino

Subsonica live @Palaisozaky Torino

Subsonica live @Palaisozaky Torino

Music Reporters by Rockol
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