Live Report: Pino Daniele @ Teatro Colosseo, Torino 07/05/12
Maggio 9th, 2012 in Reports by Redazione Rockol
Un Teatro Colosseo gremito ha ospitato la data torinese de “La grande madre tour”, la tournée teatrale che porterà Pino Daniele in tutta Italia per presentare il suo ultimo lavoro di inediti, intitolato appunto “La grande madre”
Il set proposto a Torino ha rappresentato il giusto punto di incontro tra il suo vastissimo repertorio e la nuova produzione, una scelta decisamente apprezzata dalla platea, anche se forse qualcuno può essere rimasto deluso dala scelta di scartare brani celebri come “Terra mia” e “‘O’ scarrafone”. D’altra parte in due ore di spettacolo è decisamente difficile comprimere 30 anni e più di carriera.
Il concerto è partito con un set acustico di cinque pezzi, in cui Pino ha cantato soltanto con l’aiuto della chitarra e della tastiera. Quindi sul palco è salita l’orchestra ed è iniziato il vero show. Sull’abilità musicale del cantautore c’è davvero poco da dire: la sua musica compressa tra il blues, lo swing ed il rock, potrebbe tranquillamente avere una sua dignità anche se proposta senza testi: la band è stata il vero valore aggiunto, regalando momenti di grande passione e virtuosismo, sottolineati dagli applausi dei presenti in sala.
A risaltare è stata inoltre la voglia di stupire il pubblico con versioni rivedute e corrette di numerosi classici, in particolare cavalli di battaglia come “Je so’ pazzo” e “Nun me scuccià”, trasformate in modo originale e quasi irriconoscibile.
Unica nota dolente è stata, nella parte finale del concerto, la voce dell’artista, che è parsa in flessione, rispetto alla prima fase dell’esibizione. Di contro ci hanno pensato i fan a coprire con il loro incitamento alcuni cali di Pino, non interrompendo mai l’incitamento e i cori per il cantautore.
I brani più applauditi? Certamente “Napule è”, “Yes i know my way” e “Quando”.
(Vincenzo Nicolello)
Setlist:
“Invece no”
“Amore senza fine”
“Quando”
“Se mi vuoi”
“Putesse essere allero”
“Coffee Time + ‘O Fra”
“Melodramma”
“Sara non piangere”
“A testa in giù”
“Se tu fossi qui (Stare bene a metà)”
“Napule è”
“Dubbi non ho”
“Che male c’è”
“Quanno chiove”
“Due scarpe”
“Anna verrà + Se domani pioverà”
“I still love you”
“Je so’ pazzo”
“Boogie man”
“Io per lei”
“A me me piace ‘o blues”
“Yes i know my way”
“Il sole dentro me”
“La grande madre”
“Che Dio ti benedica”
BIS:
“Nun me scuccià”
“Niente è come prima”
, forse un po’ frustrato dal mood rilassato e dalla relativa staticità del pubblico sparso sul prato del Gru Village alle porte del capoluogo piemontese. Sul palco, al contrario, c’è parecchio dinamismo: come si conviene al nuovo sound dei dEUS, quello messo a punto tre anni fa con “Vantage point” e rivisitato, almeno in parte, nel nuovo “Keep it close” che uscirà a fine settembre. Molto groove e ammiccamenti frequenti ai ritmi squadrati da dancefloor mescolati alle tinte tenebrose, al rock a fior di pelle e al gusto melodico che sono le specialità della band di Anversa, esemplificate subito in apertura dall’inedita “Second nature”. “Slow”, da “Vantage point”, e “Sun Ra”, da “Pocket revolution”, rimarcano il clima della serata: ritmi robotici (nel primo caso) e atmosfere apocalittiche, amplificate nella seconda dai vocalizzi animaleschi del chitarrista Mauro Pawlowski; scariche elettriche e paesaggi lividi dipinti da chitarre e tastiere con il plus del violino stridente di Klaas Janzoons. Giubbotto di pelle e maglietta a righe orizzontali, sul palco Barman è sempre uno spettacolo: stiloso, carismatico, teatrale mentre si dimena pennando la Stratocaster o percuotendo un paio di pad elettronici, la voce roca e suggestiva perfetta per le sue canzoni di sapore sempre un po’ cinematografico. E’ una musica che attinge da molteplici fonti restando decisamente personale, quella del quintetto belga: l’antica “Fell off the floor, man” è quasi recitata, “The architect” riporta in primo piano la cassa in quattro, il nuovo singolo “Constant now” asseconda il versante più pop e orecchiabile della loro musica. Con le ballate “Smokers reflect” e “Instant street” (Tom alla chitarra acustica) sale il volume degli applausi, mentre “If you don’t know what you want” è puro rock’n'roll alla Stooges e “Theme from turnpike” una colonna sonora di atmosfera waitsiana rinforzata da un fragoroso campionamento. Il concerto è anche un work in progress, perché quando è la volta di un altro brano nuovo e poppeggiante, “Ghosts”, Barman invita i presenti a non postarlo su YouTube (“é soltanto la seconda volta che la suoniamo!”). “Volete più rumore? Eccovi un pezzo dark e rumoroso” dice introducendo “Bad timing”, asso nella manica dell’ultimo repertorio della band, con quell’inquietante e ossessivo riff in loop che Pawlowski produce alla chitarra per tutta la sua durata mentre intorno si sviluppa un crescendo di irresistibile intensità drammatica. E’ il climax del set, chiuso dopo un’ora e un quarto dalle note malinconiche di “Serpentine”. Per i bis Barman si presenta adrenalinico e alquanto su di giri, mentre i dEUS si lanciano nel riff lugubre e ossessivo di “Favourite game” e subito dopo nei ritmi tribali di un altro estratto da “Keep it close”, “Dark sets in”. Chiudono con “Suds and soda”, il loro biglietto da visita di diciassette anni fa, riversando sulle nostre orecchie un’altra cascata di decibel (controllati) e di psichedelia. Ancora avvincenti, belli da vedere e da ascoltare, assolutamente in controllo dei loro mezzi. Tutt’altro che “bolliti”, meritano rispetto e attenzione. Chi in questi ultimi anni li ha trascurati, ci ripensi.

















































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