Blog

Live Report: Flaming Lips (+ Verdena) @ Sherwood Festival, Padova 10/07/12

Luglio 11th, 2012 in Archivio by Redazione Rockol

Questo 2012 è iniziato con poche certezze: una di queste era che, se fossi arrivato vivo al 10 luglio, sarei sicuramente stato a Padova, allo Sherwood Festival, per vedere Flaming Lips e Verdena darsi il cambio sul palco.

Come un bambino che conta i giorni che lo dividono dal Natale, ho aspettato questo evento fin dal suo annuncio i primi giorni di aprile e, man mano che i mesi passavano, l’ansia e l’attesa iniziavano a diventare sempre più pressanti. Ormai è andata. Finalmente anch’io ho visto suonare i Flaming Lips dal vivo e nessuno potrà più affermare, prendendosi gioco di me, il contrario. Il fatto, poi, che fossero accompagnati dai Verdena, ormai una vera e propria garanzia live, non ha fatto altro che rendere questa data ancora più imperdibile. Ma procediamo con ordine.

Alle 21.00 era previsto l’inizio dei concerti e cosi è stato, costringendo tutti a divorare il maxi kebab acquistato pochi secondi prima per non perdersi nemmeno una nota del set dei Verdena, in un’inedita versione di gruppo spalla.

La band bergamasca, che ha ripreso il fortunatissimo tour di “Wow” esclusivamente per accompagnare i Flaming Lips nelle due date italiane, si presenta sul palco in gran forma attaccando immediatamente con uno dei più interessanti brani del suo repertorio, quel “Sorriso in Spiaggia” che, diviso in due parti, chiude magistralmente il primo dei due dischi di “Wow”. Con un’apertura di questo genere vien da pensare che si tratterà di un set particolarmente tranquillo e invece i Verdena, che possono vantare una lunghissima quanto eterogenea scelta di brani, riusciranno a rendere la corta esibizione decisamente variegata e palpitante. Poche parole e tanti versi di un quanto mai eccitato Alberto Ferrari fanno da divisorio tra le tredici canzoni in scaletta, colte esclusivamente da “Requiem” e “Wow”, alternando la dolcezza compositiva di “Nuova luce” con la violenza di una “Muori delay” quanto mai ispirata (non si può proprio non citarla), per poi ricadere tra le suadenti note della delicata “Tu e me”. Il set, un po’ ruffiano nella scelta dei pezzi, dura appena un’ora; un’ora che sottolinea ancora una volta, caso mai se ne sentisse il bisogno, l’incredibile balzo tecnico-compositivo della band di Albino che si conferma come miglior prospetto alternativo italiano da diversi anni a questa parte.

Alle 22.30, appena mezz’ora dopo la fine del primo concerto, arriva il turno dei Flaming Lips e il pubblico, fino a quel momento abbastanza diradato, inizia a diventare sempre più fitto e insofferente fino a ridurre drasticamente lo spazio vitale a disposizione. Wayne Coyne, carismatico leader della band di Oklahoma, si presenta sul palco con una sciarpa di pelliccia (ci saranno stati cinquemila gradi) e due guanti a forma di enormi zampe da orso con cui tiene in mano un fucile dal quale fuoriescono delle stelle filanti che, sommate alle note di “Race for the prize” e ad una dozzina di ragazze e ragazzi danzanti ai lati del palco, contribuiscono a creare, fin dalle prime battute, l’atmosfera festosa tanto cara al gruppo. Se il primo brano è una festa, il secondo è un vero putiferio; “The yeah yeah yeah song”, accompagnata dagli “Yeah” del pubblico, libera sul piazzale dello Stadio Euganeo una quantità incredibile di stelle filanti, coriandoli e palloni, ripieni anch’essi di coriandoli, che lo stesso Coyne fa esplodere colpendoli con la paletta della sua chitarra all’ingresso di ogni ritornello, aggiungendo ulteriore pathos ad uno dei pezzi più coinvolgenti della band. Cosa si può fare di più? – viene da chiedersi; Wayne Coyne sembra accettare la sfida e al terzo brano in scaletta, la cover dei Pink Floyd “Out of run”, spara un’altra delle sue più pregevoli cartucce, entrando nell’ormai celebre palla gigante con la quale va a fare un giro sopra il pubblico, sorretto in aria dalle mani degli entusiasti fan. Da qui in avanti, come si può facilmente intuire, il concerto perde un po’ di intensità, acquisendo una forte componente psichedelica che sfocia nel finale di “See the leale”, brano dedicato ai Verdena, con il cantante che indossa due mani giganti dalle quali partono dei laser che illuminano pubblico e band.

I due encore scelti per salutare il pubblico italiano sono da pelle d’oca: l’elettronica ballata “Ashesi in the air” (originariamente suonata insieme a Bon Iver, uno spettacolo per le orecchie da non perdere) e soprattutto la celeberrima “Do you realize??” risultano essere i brani più indicati per congedarsi da questo incredibile concerto che si esaurisce lentamente tra le ultime stelle filanti e la voce rotta di Wayne Coyne che ripete ossessivamente “do you realize? that you have the most beautiful face”.

Cosa si può chiedere di più ad un martedì qualsiasi di luglio oltre alle sonorità di due tra i più pregevoli e ricercati gruppi in circolazione? I Flaming Lips, attivi da trent’anni, sembrano ragazzini sul palco, dispensando sorrisi e follie degne unicamente di una band che, citando Wikipedia, fu fondata dopo che Wayne Coyne rubò degli strumenti musicali in una chiesa. Il fatto di aver giocato subito tutte le migliori carte non è stata, probabilmente, la migliore idea possibile ma ha fatto in modo che ogni persona presente si ricorderà questo inizio di concerto come uno dei più esaltanti di sempre.

E finalmente anch’io potrò raccontare ai miei figli di quella volta che ho visto suonare dal vivo i Flaming Lips.

(Edoardo Gandini)

Setlist Verdena

  1. Sorriso In Spiaggia pt.1
  2. Sorriso In Spiaggia pt.2
  3. Scegli Me
  4. Il Caos Strisciante
  5. Badea Blues
  6. Nuova Luce
  7. Muori Delay
  8. Tu e Me
  9. Miglioramento
  10. È Solo Lunedì
  11. Canos
  12. Attonito
  13. Loniterp
  14. Isacco Nucleare

Setlist Flaming Lips

  1. Race For The Prize
  2. The Yeah Yeah Yeah Song
  3. On The Run (Pink Floyd Cover)

  4. Is David Bowie Dying

  5. Ego Tripping At The Gates of Hell

  6. See The Leaves

  7. Big Laser Hands

  8. Drug Chart

  9. What Is The Light?

Bis 1

  1. Ashes In The Air

Bis 2

  1. Do You Realize??

L’inevitabile classifica del 2011

Dicembre 22nd, 2011 in Nuova musica, Playlist by Gianni Sibilla

…E come tutti gli anni, si tirano le somme della musica uscita negli ultimi mesi. Per Rockol ho fatto le mie top 5 “regolari”:

STRANIERI

1. Jonathan Wilson – “Gentle Spirit”

2. My Morning Jacket – “Circuitail”

3. Tom Waits – “Bad as me”

4. Tinariwen – “Tassili”

5. Wilco – “The whole love”

ITALIANI:

1. Verdena – “Wow”

2. Jovanotti – “Ora”

3. Daniele silvestri – “S.C.O.T.C.H.”

4. Ivano fossati – “Decadancing”

5. Tiziano Ferro – “L’amore è una cosa semplice”

Però poi uno le scrive, le riscrive e rimangono fuori un sacco di cose, di musica e di pensieri. Rivedendole, mi viene in mente che sia nei dischi italiani che in quegli stranieri le prime posizioni sono in realtà degli ex-aequo. Il disco di Jonathan Wilson l’ho recuperato recentemente, è retromaniaco, è vero. Ma è quello che sto ascoltando di più; è bello quanto quello dei My Morning Jacket, che sono la mia nuova passione, qualcuno l’avrà capito: li seguito da tempo, ma con “Circuital” hanno fatto un (altro) salto in avanti. Idem tra gli italiani: i Verdena e Jovanotti sono i due lati della stessa medaglia, due opere enormi, in tutti in sensi, quantitativo e qualitativo.

E poi ci sono i dischi rimasti fuori da queste classifiche, dischi che ho amato e consumato: Bon Iver, Decemberists, Horrible Crowes, Green Like July, Joan As Police Woman… Ed ecco qualche personalissimo premio aggiuntivo.

Concerto dell’anno:I Black Crowes a Vigevano e Fossati a Milano. Poi: qugello a cui mi sono divertito di più è stato quello di Cyro Baptista; quello che mi ha emozionato di più è Glen Hansard a Roma (ex-aequo con Keith Jarrett agli Arcimboldi) Quello che mi ha incantato di più è Jovanotti.

Band dell’anno: i Roots. Più per le cose fatte con altri (il disco con Betty Wright, quello con Booker T Jones) che per il loro disco, “Undun”.

Disco peggiore/Operazione WTF dell’anno: “Lulu”, Lou Reed & Metallica (anche se c’è una gran canzone, “Junior Dad”, vedi sotto).

Delusione dell’anno:  L’incomprensibile scelta dei Pearl Jam di non venire in Italia nel 2012. E anche John Mellencamp, che è arrivato per la prima volta nel nostro paese, ha fatto un bel concerto ma comportandosi da divo, quale non è da queste parti: un’ora di documentario inutile prima dello show e tante bizze, che hanno portato all’annullamento della data di Udine. Uno aspetta una vita di vedere un cantante, e questo fa lo stronzo…

Sorpresa dell’anno: Fraser Anderson, “Little glass box”. Un disco che ho scoperto in  una scena alla Alta Fedeltà, in un bellissimo negozio di dischi di Piacenza, Alphaville, dove mi sono rifugiato parecchie volte quest’estate. Un cantautore semplice semplice, con toni jazzati e grandi canzoni. Mi ha tenuto compagnia parecchio, questo album (anche se tecnicamente è uscito nel 2010). Grazie ai ragazzi di Alphaville per avermelo fatto scoprire. Se passate da quelle parti, fateci un giro: hanno un gran bel negozio, di quelli come se ne trovano ancora, e un bel blog su cui parlano di musica e cinema.

Notizia musicale dell’anno. Ce ne sono tante, non sempre belle: lo scioglimento dei R.E.M.  e il ritiro di Ivano Fossati, la morte di Amy Winehouse e di Clarence Clemons. O l’arrivo per la prima volta dopo 25 anni di Tom Petty. Ma se proprio deve sceglierne una:  il ritorno di Springsteen in tour, in Italia, con la E Street Band. Posso tollerare di vivere in un mondo musicale in cui i R.E.M. non fanno più dischi e concerti, ma non in uno in cui non posso più sperare di vedere il Boss dal vivo…

Libro musicale dell’anno. Ne sono usciti parecchi. Ma direi “The last sultan” di Robert Greenfield, che racconta la storia di Ahmet Ertegun, il fondatore dell’Atlantic Records (ci ritornerò con un post). E poi: la biografia di Bob Mould, “Il tempo è un bastardo”, di Jennifer Egan. E, ma si, “Retromania” (premio hype dell’anno).

Film Musicale dell’anno: PJ20, di Cameron Crowe. Ovvero come dovrebbe sempre essere fatto un rockumentary.

Canzone dell’anno: “One Sunday Morning” dei Wilco: come costruire un piccolo capolavoro su un unico giro di chitarra, ripetuto per 12 minuti.

E, già che ci sono, ecco anche le altre canzoni: questa lista non ha la pretesa di essere una vera e propria playlist. Sono solo le canzoni più suonate sui miei vari ammennicoli digitali nel 2011, ordinate per numero di riproduzioni, secondo il contatore di iTunes. Ne ho tenuta una sola per album (e ho tolto dal conteggio i R.E.M., che sono fuori gara, soprattutto quest’anno…). Però rappresentano bene, nel mio piccolo, uno spaccato della buona musica di quest’anno.

Live Report: Verdena @ Comet Club, Berlino 29/09/11

Settembre 30th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

Il Comet è un club dieci metri per quindici, o giù di li. Intimo, berlinese, tinto completamente di nero. Ci suonano i Verdena, e fa un po’ impressione vederli così “raccolti” sul palco dopo i trionfi di “Wow” nel nostro paese. Sembra di essere tornati indietro di almeno quattro dischi (perché il tempo, si sa, si misura in musica), quando le location dove suonare erano quello che erano, e i Verdena ancora in tre. Al Comet la formazione ovviamente è quella più recente, con Luca, Alberto e Roberta affiancati oramai in pianta stabile dal fido Omid. I Quattro salgono sul palco alle nove precise, in tipico stile tedesco. Qui i concerti iniziano puntuali e finiscono relativamente presto, giusto per permettere a chi il giorno dopo lavora di non perdersi una data, e a tutti gli altri di aprire la serata con un po’ di musica. Ci sono tanti italiani in platea, qualche tedesco e un paio di curiosi passati a buttare un orecchio, fa caldo e l’unico rimedio ad una temperatura destinata inevitabilmente a salire è trovare teutonicamente conforto in qualche birra. Luca è il primo a sistemarsi on stage per un ultimo ritocco alle pelli, seguito da Roberta, Omid e da un Alberto particolarmente allegro. Il set inizia con la doppietta “Sorriso in spiaggia pt.1 e 2”, la sempre ottima “Miglioramento” e “Rossella roll over”. I Verdena sono in serata: sound pieno e compatto, zero menate tecniche, nessuna interruzione di sorta tra un pezzo e un altro. Una bellezza. Evidentemente la Germania fa bene ai bergamaschi, talmente bene che la “Starless” sentita a Berlino entra direttamente nella top 5 dei pezzi live visti quest’anno. Intensa, carica, pesante, degna dei migliori Motorpsycho: “… e sarò così falso / io sarò così solo per te / è giusto che sia immorale il male che vorrei per te”. Una botta che scuote la Germania intera, picco assoluto di un concerto che da qui in poi si manterrà costante in quanto ad intensità. Diciannove in totale i pezzi in scaletta, su tutti “Lui gareggia”, “Scegli me”, la parentesi acustica “Angie” (Alberto: “Com’è che fa questa?”) e “Razzi, arpia, inferno e fiamme”, “Don Callisto” e una tiratissima “Loniterp” in chiusura di set. Al rientro, acclamatissimo, Luca si accomoda per un breve drum solo che lancia la volata finale “Lei disse” / “Il Gulliver”, due pezzi che chiudono la serata in crescendo dopo un’ora e quaranta di musica. Mesi e mesi di tour hanno reso i Verdena una macchina live perfettamente rodata, in grado di girare a mille: Alberto indiscusso fenomeno carismatico, Roberta impeccabile e particolarmente presa, Luca strepitoso come ormai d’abitudine e Omid “semplicemente” necessario. Poi vederli così, per pochi intimi in terra straniera, ha avuto il suo peso. Peso per una band che in questo mini tour europeo sta ritrovando una dimensione che da troppo tempo (e sul palco si è visto palesemente) le mancava. Peso per noi che per questo motivo abbiamo potuto godere dei migliori Verdena possibili, e che per una volta, senza vergogna, abbiamo provato davvero più gusto nell’essere italiani.

(Marco Jeannin)

SETLIST

“Sorriso in spiaggia pt.1 e 2”

“Miglioramento”

“Rossella roll over”

“Starless”

“Il caos strisciante”

“Badea Blues”

“Nuova luce”

“Lui gareggia”

“Caños”

“Castelli per aria”

“Angie”

“Razzi, arpia, inferno e fiamme”

“Scegli me”

“E’ solo lunedì”

“Don Callisto”

“Loniterp”

“Lei disse (un mondo del tutto differente)”

“Il Gulliver”

Live report del Flippaut Alternative Reload @ Vigevano (PV), 12/07/11

Luglio 17th, 2011 in Artisti Italia, Artisti UK, Artisti USA, Notizie, Recensioni, Reports by Laura Passador (Ciarly)

L’evento si è svolto all’interno del festival 10 Giorni Suonati e ha visto l’alternarsi di alcune tra le migliori band del panorama rock alternativo, sia nazionale che internazionale. Era anche l’unica data italiana del tour promozionale di Angles per gli headliner The Strokes, la cui esibizione è stata purtroppo funestata da diversi black out.

I cancelli si sono aperti verso le 16.00, il caldo e l’umidità erano a livelli da foresta amazzonica, con tanto di moscerini, zanzare e insettoni vari abbastanza molesti. Le uniche zone d’ombra, fornite da qualche albero e dalla tettoia del Castello Sforzesco di Vigevano, sono state prese subito d’assalto.

E’ toccato agli emiliani Elizabeth, band della scuderia Mescal, aprire la manifestazione poco prima delle 17.00. Il loro set è stato molto piacevole, con canzoni pop/rock orecchiabili, ma dalle lyrics interessanti. La scaletta comprendeva 6 canzoni, tra cui Un Mondo Per MeYou Are My LightLa Mia Generazione e una cover di My Generation degli Who. Sicuramente sono uno dei gruppi nostrani da tenere d’occhio. Giudicate voi stessi: http://www.myspace.com/elizabethdisinfettante

Poi è stata la volta di Dan Black, ex voce dei Servant, che ora ha inciso un album solista intitolato UN, in cui mischia diversi generi, tra cui domina la componente elettronica. La sua è stata un’esibizione energica, con una setlist tutta da ballare; sul palco c’erano solo Dan al sintetizzatore, assieme un chitarrista di supporto. Ma la sua carica fenomenale e le sue movenze uniche hanno divertito il pubblico. Ci ha regalato anche qualche frase in italiano, residuo dell’esperienza come cantante dei Planet Funk. Non essendo stata in grado di recuperare la sua scaletta, vi rimando all’ascolto dei suoi brani sul suo MySpace ufficiale: http://www.myspace.com/danblacksound

Ed ecco arrivare sul palco una delle band più attese, gli scozzesi Glasvegas. Loro sono ormai affezionati al nostro Paese, si sono già esibiti qui varie volte. Vederli dal vivo è sempre un piacere, la loro musica oscilla tra l’onirico e l’electrorock, trascinata dalla formidabile voce diJames Allan, che ricorda molto Dave Gahan dei Depeche Mode. Il loro set era composto dai pezzi che li hanno resi famosi, ovvero It’s My Own Cheating Heart That Makes Me CryGeraldineDaddy’s Gone, ma soprattutto da brani del nuovo disco /// Euphoric heatrbreak ///, come The World Is YoursEuphoria, Take My Hand. Nonostante le impietose zanzare, il pubblico ha seguito con entusiasmo la loro performance.

Scaletta Glasvegas:

  1. Pain Pain Never Again
  2. The World Is Yours
  3. You
  4. It’s My Own Cheating Heart That Makes Me Cry
  5. Lonesome Swan
  6. Euphoria, Take My Hand
  7. Geraldine
  8. Go Square Go
  9. S.A.D. Light
  10. Lots Sometimes
  11. Daddy’s Gone

http://www.myspace.com/glasvegas

Finalmente verso le 20.00 arriva sul palco una delle migliori e più longeve band della nostra scena alternativa, i Verdena, che vengono salutati da un boato del pubblico. La loro scaletta è stata caratterizzata da pezzi tratti dagli ultimi due dischi, RequiemWOW. Si è passati da Don Calisto alla stralunata Razzi arpia inferno e fiamme, alla coinvolgente Scegli me, cantata a gran voce da tutti i presenti. AlbertoRobertaLuca sono di poche parole, ma molto concreti; la loro esibizione è stata davvero impressionante, hanno trasmesso un’energia tale da rimanerne storditi sul finale, in senso più che positivo ovviamente!

Scaletta Verdena:

  1. Sorriso in spiaggia, pt. 1
  2. Sorriso in spiaggia, pt. 2
  3. Rossella roll over
  4. Il caos
  5. Badea blues
  6. Lui gareggia
  7. Canos
  8. Don Calisto
  9. Letto di mosche
  10. Razzi arpia inferno e fiamme
  11. Scegli me
  12. Miglioramento
  13. E’ solo lunedì
  14. Loniterp
  15. Non prendere l’acme, eugenio

http://www.verdena.com/

Questa era la prima esibizione italiana per i Chromeo, duo canadese composto da Dave 1 (voce e chitarra) e P-Thugg (tastiere, sintetizzatore e talk box). Hanno fatto ballare tutti con il loro sound electrofunk, che riprende sonorità tipiche della musica anni ’80. Il loro ultimo lavoro si intitola Business Casual e consiste in un sapiente mix di suoni diversi, derivanti dalle influenze di entrambi. Basta guardare il video di Night By Night perché venga subito voglia di scatenarsi in danze sfrenate. I due anno anche interagito abbastanza col pubblico, che ha risposto con entusiasmo, nonostante la stanchezza e la crescente aspettativa per gli headliner.

Scaletta Chromeo:

  1. Intro
  2. I’m Not Contagious
  3. Outta Sight
  4. Tenderoni
  5. Call Me Up
  6. Hot Mess
  7. Bonafied Lovin
  8. You’re So Gangsta
  9. Don’t Turn The Lights On
  10. Momma’s Boy
  11. Night By Night
  12. Fancy Footwork
  13. Needy Girl
  14. Grow Up

http://chromeo.net/

Infine, veniamo alla band più attesa della serata, che mancava dalle nostre parti da ben 5 anni. Gli Strokes sono saliti sul palco poco prima delle 23.00, mandando il pubblico in delirio. Vi posso assicurare che nelle prime file c’era un pogo pazzesco, essendomi ritrovata in mezzo. L’energia che riescono a trasmettere quando suonano è pazzesca e la voce di Julian Casablancas è stata davvero impeccabile. Finché è durato. Purtroppo l’esibizione è stata rovinata da ben 4 black out audio, dovuti probabilmente al generatore di corrente, che fino a quel momento aveva funzionato senza intoppi. Le conseguenze sono state un taglio drastico alla scaletta prevista di ben 6 pezzi, l’imbarazzo misto a nervosismo ben visibile sui volti dei membri del gruppo, e un pubblico molto adirato con gli organizzatori che alla fine ha anche scagliato oggetti di vario tipo sul palco, colpendo anche la strumentazione della band, fortunatamente senza far danni. Un finale fin troppo amaro per una giornata e un pubblico immeritevoli di ciò. Quelli di Barley Arts, che avevano organizzato l’evento, sono stati subissati di insulti, tanto che qualche giorno fa si sono sentiti finalmente in dovere di rilasciare un comunicato congiunto con gli Strokes stessi, i quali si erano già scusati su Twitter, seppure incolpevoli. Ecco il testo integrale del comunicato stampa:

“Ai fan che sono intervenuti al Flippaut Festival con gli Strokes martedì 12 luglio 2011:

Barley Arts e gli Strokes sono consapevoli e profondamente dispiaciuti che lo spettacolo non è stato all’altezza delle aspettative del pubblico e della band stessa.

Sfortunatamente, dopo un’intera giornata di Festival senza problemi, nella seconda parte dell’esibizione degli Strokes, c’è stato un calo di tensione nell’alimentazione elettrica, che ha obbligato la band a fermarsi per ben 4 volte e poi a tagliare alcune canzoni dalla scaletta pianificata.

Quanto successo non è stata colpa né della band né del promoter, anche se è stata una grossa delusione per tutti. Con questa consapevolezza e il pieno rispetto del pubblico e della sua pazienza, Barley Arts e gli Strokes hanno fatto tutto il possibile per ripristinare l’audio e offrire ai fan l’intero, attesissimo spettacolo, ma non essendoci riusciti, non possono fare altro che scusarsi per l’inconveniente, che si è trasformato in una brutta fine per una bellissima giornata per gli StrokesBarley Arts e per ultimi, ma non in termini di importanza, i fan.”

Si spera però che in futuro ci si prepari meglio a situazioni impreviste come questa, soprattutto per rispetto del pubblico pagante, che ha aspettato di vedere gli Strokes lottando contro il caldo soffocante e le zanzare che non davano tregua. Gli Strokes hanno fatto sapere che appena gli sarà possibile, verrà pianificata una nuova data italiana in quel di Milano.

Scaletta The Strokes:

  1. New York City Cops
  2. The Modern Age
  3. Reptilia
  4. Machu Pichu
  5. Last Nite
  6. Taken For A Fool
  7. Someday
  8. Is This It
  9. Under Cover Of Darkness
  10. Whatever Happened
  11. Life Is Simple In The Moonlight
  12. You Only Live Once
  13. You’re So Right
  14. Trying Your Luck (saltata)
  15. Automatic Stop (saltata)
  16. Juicebox (saltata)
  17. Under Contol (saltata)
  18. Gratisfaction (saltata)
  19. Hard To Explain (saltata)
  20. Take It Or Leave It

http://www.thestrokes.com/

Ed eccovi le foto che ho scattato io stessa: http://www.flickr.com/photos/artsnrock85/sets/72157627201433840/
Scusate per la qualità, ma essendo stata spintonata per tutto il tempo, non era facile tener su la fotocamera! :P

Inoltre, sul mio canale YouTube ho caricato i video che sono riuscita a fare: http://www.youtube.com/user/artsnrock
Durante You Only Live Once, Casablancas si dimentica persino una strofa, cavandosela comunque! :D

VERDENA live @ Hiroshima Torino 4-03-2011

Luglio 12th, 2011 in Reports by Valentina Defassi

La band bergamasca ritorna a Torino per presentare il nuovo album “Wow!”
www.verdena.com/

Foto anche su Rockol.it
www.rockol.it/photo-gallery/foto-di/Verdena

Verdena live @ Hiroshima Torino

Verdena live @ Hiroshima Torino

Verdena live @ Hiroshima Torino

Verdena live @ Hiroshima Torino

Verdena live @ Hiroshima Torino

Verdena live @ Hiroshima Torino

Verdena live @ Hiroshima Torino

Verdena – Heineken Jammin Festival 2011 – Parco San Giuliano (Venezia)

Giugno 10th, 2011 in Reports by Francesco Castaldo

Le foto del concerto dei Verdena all’Heineken Jammin Festival il 10 giugno 2011.

Verdena

Continua a leggere questo articolo »

Live Report: Verdena @ Latte Più, Brescia 12-13/03/11

Marzo 14th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

Nel 1997 avevamo tredici anni di meno. I Verdena erano una novità, in tour a Brescia per presentare alcuni pezzi incisi su demo e in procinto di esordire con l’eponimo “Verdena”. Roberta girava ancora con la tracolla zebrata del basso e le occhiaie di Luca e Alberto erano un po’ meno pronunciate di come lo sono adesso. Oggi i Verdena sono una band da sold out, che si tratti di Milano, Roma o Brescia. Doppia data al Latte Più, per un totale di circa milleseicento presenze chiamate a raccolta dallo strepitoso successo di “Wow”, un fenomeno che sta assumendo lentamente contorni nazional popolari, propagandosi a macchia d’olio in tutta la penisola. I live dei Verdena promettono fuoco e fiamme, con scalette che si aggirano intorno ai ventisei, ventisette pezzi manco stessimo parlando di Bruce Springsteen all’Olimpico di Torino. La sensazione? Quello di “Wow” è Il Tour dei Verdena, quello con “I” e “T” maiuscole. Si dirà: “I Verdena? Eh, io li ho sentiti ai tempi di Wow…”. Grandi attese dunque per il trio di Albino, fattosi quartetto con l’aggiunta di Omid Jazi giusto per dare corpo al sound e rendere giustizia a un album come “Wow”. Doppia data in quel di Brescia si diceva, e immancabile doppio sold out anche in terra “teoricamente” ostile (retaggio calcistico) ai bergamaschi, ma in realtà da sempre molto vicina ad Alberto e soci. Segue un breve resoconto di entrambe le serate, due date molto diverse sebbene accomunate dalla stessa location e da una platea tendenzialmente simile.

Sabato 12. Inizio concerto schedulato per le dieci e trenta. Poco prima delle undici attaccano i Torquemada a fare da spalla e i Verdena salgono sul palco verso mezzanotte, dopo un interminabile cambio palco. Di sabato si può parlare come di una di quelle serate in cui già alle prime battute ti rendi conto che c’è qualcosa che non gira. La prima ora di concerto è martoriata da una serie di problemi tecnici che rendono nervoso Alberto, notoriamente pignolo nel suo mestiere, rendendo disomogeneo il live. Un viavai quasi continuo di tecnici alle prese con un sound che non ha intenzione di ingranare: servono tre false partenze (accompagnate da altrettante occhiatacce di Alberto) prima di poter sentire “Nuova luce”. La band è nervosa, è chiaro, non soddisfatta della prestazione. La maggior parte della platea sembra però non preoccuparsi dei problemi on stage: la predisposizione è talmente buona che i Verdena potrebbero steccare tutta sera e probabilmente nessuno si metterebbe a fischiare. Una sensazione che la dice lunga sul credito che la band bergamasca ha accumulato con la pubblicazione di “Wow”. La seconda metà del concerto invece è di tutt’altra pasta. I problemi sembrano essersi risolti, e parte anche qualche sorriso. Molto bene dunque “Miglioramento”, “Le scarpe volanti” e “Ovunque”, accolta con un boato. Il sospetto che la platea bresciana si faccia prendere però solo dai Verdena prima maniera, quelli di “Verdena” e del “Suicidio del samurai”, è netto: i Verdena sono cresciuti, hanno tredici anni in più e cinque dischi sulle spalle, ma i presenti al Latte Più sono un po’ tutti fermi al 1997, e ci scommetto, avrebbero fatto carte false per sentire “Valvonauta”. Il set si chiude in crescendo con l’ottima “Isacco nucleare” e “Morbida”, prima di lasciare spazio all’encore dove va segnalata una spettacolare “Il gulliver”. Eccoli qui i Verdena di cui tanto si era sentito parlare: pesanti, affascinanti e letali. Finale con “Lei disse” e “12,5 mg” con il solo Luca rimasto sul palco. Una serata con più ombre che luci e condizionata pesantemente dai problemi tecnici. Verdena ridimensionati da una sufficienza piena guadagnata solo nel finale. Promosso invece a pieni voti Luca alla batteria: il suo personale show di smorfie evidentemente è una garanzia di qualità.

Domenica 13. Tutto un altro paio di maniche. Ad aprire ci pensano i piemotesi Fhu, una mezz’ora buona che si chiude intorno alle dieci e un quarto. Il set dei Verdena è anticipato alle dieci e quaranta (domenica è sempre domenica), per la durata oramai standard di quasi due ore. Nessun problema tecnico questa volta, e tanta, tanta qualità. La band gira, il suono arriva pulito e corposo e tutto va come dovrebbe: una bella differenza rispetto a sabato. Setlist che si fregia della presenza di pezzi come la meravigliosa “Nova”, “Logorrea” e in chiusura “Il caos strisciante”, ed encore in cui spicca la trionfante “Luna”, ai vertici del gradimento bresciano. Alberto chiacchiera e si diverte con le prime file: un’altra persona rispetto al giorno prima. Incazzatura nel dimenticatoio anche per Roberta e Omid, finalmente più presente e integrato a proprio agio on stage. Per quanto riguarda Luca, qui vanno solamente rinnovati i complimenti a un batterista di grandissimo livello. Accontentato anche chi chiedeva alla band “più linguaggio del corpo” sul palco, quella di domenica va registrata come una seconda data superiore alla prima in tutto, che ha regalato momenti altissimi nonostante il caldo torrido del locale bresciano. Peccato ancora per la platea, composta in parte da gente poco interessata alla musica (soprattutto ai pezzi più recenti), e più votata alla ricerca del pogo a tutti i costi: a questi signori si consiglia un bel greatest hits ad hoc da ascoltare in automobile.

In conclusione: due date, due concerti molto diversi. I Verdena visti a Brescia sono una band matura, al culmine del loro successo e vederli oggi vuol dire toccare con mano questo apice, goderseli al top. In una situazione del genere, il rischio di lasciarsi prende dall’entusiasmo è però fin troppo facile. Il trio bergamasco è sicuramente una delle migliori realtà italiane attualmente in circolazione, e “Wow” ha innegabilmente segnato un passo importante nella maturazione del gruppo. Il sabato del Latte Più ha però riportato sulla terra i Verdena dopo un’indigestione continua di elogi. E forse è stato un bene: da grande band si sono ripresi nel giro di ventiquattr’ore, regalandoci un set pressoché perfetto.

(Marco Jeannin)

SETLIST

Sabato 12

Adoratorio”

Scegli me”

Per sbaglio”

Rossella Roll Over”

Il tramonto degli stupidi”

Non prendere l’acme, Eugenio”

Badea blues”

Nuova luce”

Lui gareggia”

Canos”

Spaceman”

Muori delay”

Il nulla di O.”

Castelli per aria”

Canzone ostinata”

Razzi arpia inferno e fiamme”

Miglioramento”

Le scarpe volanti”

Ovunque”

Loniterp”

Isacco nucleare”

Morbida”

Sorriso in spiaggia pt I e II”

Il gulliver”

Lei disse”

12,5 mg”

Domenica 13

Scegli me”

Per sbaglio”

Rossella roll over”

Nova”

Logorrea”

Badea blues”

Nuova luce”

Lui gareggia”

Canos”

Mi coltivo”

Muori delay”

Tu e me”

Letto di mosche”

Razzi arpia inferno e fiamme”

È solo lunedì”

Miglioramento”

Grattacielo”

Viba”

Loniterp”

Il caos strisciante”

Sorriso in spiaggia pt I e II”

Luna”

Non prendere l’acme, Eugenio”

Lei disse”

Live Report: Verdena @ Alcatraz, Milano, 19/2/2011

Ffebbraio 21st, 2011 in Reports by Redazione Rockol

“Wow” è l’unica esclamazione possibile dopo aver visto il concerto dei Verdena. A Milano sono stati grandiosi e il palindromo scelto da Luca come titolo del nuovo album calza a pennello all’esibizione dei nostri prodi.

Ma partiamo da principio: quando arriviamo l’Alcatraz è gremito, il pubblico freme in attesa del concerto. Molti sono rimasti fuori a causa del sold out, cercano disperatamente un biglietto per entrare o acquistano una magliettina-ricordo, per non tornare a casa a mani vuote. Tantissimi tra i presenti sono cresciuti con i tre musicisti di Albino nelle orecchie e nel 1999, anno di pubblicazione del loro primo album eponimo, hanno letteralmente consumato quel nastro, ascoltando ripetutamente “Valovonauta”, “Ultranoia” o “Dentro Sharon”. Da quel dì sono passati dodici anni: Alberto, Roberta e Luca sono diventati adulti, com’è diventato altrettanto maturo il loro sound, lasciando però invariato quello spirito che ti fa suonare per passione e per provare ad evadere da una provincia un po’ troppo claustrofobica. A sorpresa è presente una folta schiera di giovanissimi. L’attesa è smorzata dal gruppo spalla, che picchia davvero duro. Sono gli Spread, da Bergamo con furore. Vivissimi complimenti per la versione hardcore di “Finchè la barca va” della Berti e per il testo del brano “Succo di cazzo in bicchieri di cristallo”. Altra pausa, poi il live dei Verdena comincia. Alberto, Roberta, di viola vestita, e Luca salgono sul palco accompagnati da Omid Jazi, tastierista, vocalist e chitarrista voluto fortemente dal gruppo. Il concerto si apre con “Scegli me” seguita dalla pazzesca “Rossella roll over”. In questo tour i brani di “Wow” sono in prevalenza. I suoni sono davvero pieni ed Alberto ci sa proprio fare al piano, strumento-ossessione dell’ultimo lavoro. Si susseguono una dopo l’altra le canzoni, senza poter riprendere fiato. Brani potentissimi come “Loniterp”, “Lui gareggia e “Attonito”,  sono addolciti da pezzi come ”E’ solo lunedì”, ”, “Castelli in aria”, “Sorriso in spiaggia Pt1 e Pt2” e “Razzi arpia inferno e fiamme”, primo singolo estratto dal nuovo disco. Parte un pogo feroce, che ricorda quasi i bei tempi del Rolling Stone. Il pubblico più giovane si dimena e conosce tutti i nuovi testi a memoria, ma “lo zoccolo duro” di trentenni o giù di li canta a squarcia gola “Spaceman”, “Viba” e la splendida  “Luna”. Alberto ha una voce che migliora nel tempo, regala sempre emozioni, due ore piene e dense di concerto non lo fanno vacillare un attimo. Parla poco e passa dal piano alla chitarra e viceversa con gran scioltezza. Roberta si destreggia al basso con maestria e, durante il live viene acclamata a gran voce. In qualche brano, si dedica anche alla tastiera. Luca si conferma uno dei migliori batteristi in circolazione, polso fermo, capelli davanti agli occhi come al solito ed energia allo stato puro. Bravo anche Omid, che ha saputo muoversi bene sul palco. La curiosità e le aspettative su questo live erano davvero moltissime, soprattutto c’era tanta attesa per la resa dal vivo di “Wow”. Beh, non c’è che dire, il risultato è pazzesco. “Il passato rimane e conta parecchio, ma non si vive di ricordi”, ha detto Alberto in un’intervista. Ha proprio ragione, questo concerto ha contribuito ad arricchire i ricordi di chi ha amato i Verdena dagli albori e ha creato un nuovo presente per tutti coloro che erano concerto.

(Rossella Romano)

Music Reporters by Rockol
Freedom of the press belongs to the man who owns one