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Live Report: Mumford & Sons @ Teatro Romano, Verona 02/07/12

Luglio 3rd, 2012 in Reports by Redazione Rockol

Siamo sempre a caccia del concerto perfetto. Del resto è un po’ la speranza di tutti quelli che oltrepassano i cancelli: che la serata che ci si appresta a vivere abbia qualcosa di speciale, che sia diversa da tutte le altre. Perché questa è la nostra serata, il nostro concerto, la nostra occasione. Serate che poi iniziano tutte nello stesso identico modo: biglietto alla mano, controllo della borsa, grazie e buona serata. “Per me suoneranno questa”. “Cosa non darei perché facessero…”. “Ho sentito che una volta…”. Si sceglie il posto, ci si sistema, e si spera che il tizio altissimo che fa lo gnorri gironzolando con mezza birra in mano non si piazzi proprio di fronte a noi. Le luci infine si spengono, e tutte le aspettative, la tensione e le ansie covate durante l’attesa, si sciolgono in un unico, massiccio applauso liberatorio.

I Mumford & Sons fanno tappa a Verona, nella cornice del meraviglioso Teatro Romano, per rinfrescare a tutti le idee in vista della prossima pubblicazione (settembre a quanto pare) del nuovo, attesissimo disco. Una data “tecnica”, studiata per testare i pezzi nuovi di fronte ad un pubblico di devoti che ha già dato più volte prova di grande fedeltà. I Mumford sono il fenomeno indie folk del momento, la band imperdibile, il gruppo da sentire anche se non li conosci. Ecco allora che i biglietti per i sudatissimi live vengono bruciati nel giro di poche ore. Scongiurate le minacce di pioggia, poco prima delle nove sale sul palco Adam Stockdale aka Albatross, act singolo per voce e chitarra chiamato a fare da spalla alla band londinese. Il suo è un set minimale, una manciata di pezzi folk senza troppe pretese, accolti con entusiasmo dalla già carica platea veneta. Niente di trascendentale, questo va detto, ma l’aria che si respira è di grande festa: la gente sorride, canta, applaude e trasmette elettricità.

E mentre il cielo si fa via via più scuro, venti minuti prima delle dieci si spengono i fari che illuminano il proscenio. Sul palco salgono i Mumford & Sons, accompagnati da un piccolo trio di fiati e da un paio di altri turnisti chiamati a rendere ancora più corposo il sound del quartetto londinese (e sopperire alla menomazione di Marcus Mumford, recentemente infortunatosi alla mano: niente chitarra per lui). Nel silenzio di una platea rapita dai primi tocchi di banjo, il set decolla con il primo degli inediti della serata, “Lover’s eyes”. Inedito per modo di dire, perché a quanto pare l’intero Teatro Romano conosce a memoria le parole di quella che sembra essere l’ennesima poesia in parole e musica firmata Mumford e figli. Un prologo che lentamente cresce di spessore, fino all’esplosione finale che letteralmente catapulta buona parte della platea a ridosso del palco. Addio ai posti numerati, alle recinzioni e a qualsivoglia restrizione.

“Little lion man”, “Winter winds”, “White blank page”. Come in un video di Romanek, le luci calde sparate dal fondo del palco disegnano i controluce delle sagome delle mani costantemente alzate a sfiorare le cime dei cipressi che si stagliano sullo sfondo. “Non c’era mai capitato di trovare qualcuno che conoscesse a memoria i pezzi che non sono ancora usciti. O meglio, nessuno bene come voi. Questa cosa fa un po’ paura”. Hai ragione Marcus, questa cosa fa un po’ paura. Ma è anche la dichiarazione d’amore più pura e incondizionata che un pubblico possa regalare alla propria band. “Below my feet” è la quiete prima del balzo: “Roll away your stone” ma soprattutto “Lover of the light” trasformano definitivamente le gradinate in una bolgia che raramente ci è capitato di vedere. Irresistibili: i Mumford sono irresistibili. Punto. “Thistle & Weeds” e “Ghosts that we knew”, impeccabili, chiudono la parentesi sugli inediti. Inediti che, accoglienza a parte, sembrano già funzionare alla perfezione su un palco, fugando in anticipo le paure legate alla pubblicazione di un eventuale “Sight no more” versione due. Ok, lo stampo è quello, ma una parvenza di evoluzione sembra esserci, sia nel songwriting che nell’approccio interpretativo. Che poi era la cosa che ci premeva di più scoprire da una data come questa. “Awake my soul” spegne però qualsiasi pensiero sul nascere. Perché a una preghiera come questa, gridata verso un cielo tempestato di stelle, non si può non dedicarsi completamente. “Whispers” e “Dust bowl dance” chiudono infine il set principale, con band e platea in piena trance live. La gente salta, canta e si abbraccia. Ringrazia e chiede a gran voce un encore che però, stranamente, sembra farsi attendere. Un mistero immediatamente svelato. I Mumford escono dopo qualche minuto di meritato riposo, ma senza guadagnare il palco. Da un’uscita laterale, i quattro salgono le scale che portano ad una piccola terrazza posta dietro la platea. E qui, sullo sfondo della facciata di una chiesa, completamente in acustico e a voce alta, arriva la “Sister” che non ti aspetti, forse uno dei momenti più alti mai goduti in assoluto in un live. La platea si fa religiosamente silenziosa per lasciare spazio alle quattro voci dei Mumford che lambiscono la calda serata veronese quasi come un vento fresco, una brezza leggera e corroborante.

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Roba da lasciarci la pelle. Poco meno di cinque minuti da tenere stretti nei giorni, settimane e mesi a venire: “E’ stato davvero speciale per noi, quindi grazie per averci permesso di farlo”. Grazie a voi ragazzi. Dal più profondo del cuore. “The cave” a questo punto diventa la chiusura quasi ovvia, forse necessaria, di un set trionfale che difficilmente verrà dimenticato per tanti motivi.

Primo per la bellezza della location: il Teatro Romano è davvero una perla senza eguali, per atmosfera, splendore e per l’impatto che ha su chi si trova sul palco. Poi per l’incredibile platea veronese, a tratti fin troppo perfetta, responsabile in larga parte dell’incredibile serata: sono così tante le volte in cui ti immagini come sarebbe potuta andare se la gente fosse stata al top, che quando succede non sembra vero. E infine per la bravura di una band che non smette mai di stupire. Questo è stato il concerto dei Mumford & Sons a Verona. Certi concerti passano senza lasciare un segno, altri te li fanno rimpiangere da lontano perché quella maledetta sera tu non potevi esserci. Non questa volta. Non oggi.

(Marco Jeannin)

SETLIST

“Lover’s eyes”

“Little lion man”

“Winter winds”

“White blank page”

“Below my feet”

“Roll away your stone”

“Lover of the light”

“Thistle & Weeds”

“Ghosts that we knew”

“Awake my soul”

“Whispers”

“Dust bowl dance”

ENCORE

“Sister”

“The cave”

Sogni aperti ad occhi chiusi…

Maggio 22nd, 2012 in Artisti Italia, Proposte d'ascolto, Reports by Laura Passador (Ciarly)

Il titolo di questo post è preso dal testo della canzone “La Mia Orchestra” di Marco Guazzone & STAG, contenuta nel loro album d’esordio “L’Atlante Dei Pensieri”. Ed è proprio di loro che parlerò.

Il mio interesse verso di loro è partito da Sanremo 2012, che nonostante tutto rimane la vetrina più importante per chi cerca di arrivare a un grande pubblico in Italia. Marco Guazzone si presenta sul palco dell’Ariston con il brano “Guasto”, che cattura immediatamente la mia attenzione, dato che vi riconosco l’influenza di quel diabolico trio del Devon che amo tanto.
Scarico subito quella canzone da iTunes e l’ascolto in loop per i giorni successivi. Vengo poi a sapere dell’album in uscita il 17 aprile. E sono davvero curiosa di ascoltarlo. Qualche settimana prima viene caricato per intero su Soundcloud sul loro account ufficiale:

http://soundcloud.com/sunnybit/sets/atlantedeipensieri

Colpo di fulmine, è amore al primo ascolto. Rimango colpita dalla varietà di generi racchiusi nelle varie canzoni e dalle emozioni che sanno trasmettere. Trovate una fantastica recensione di questo disco fin nei particolari più tecnici sul blog di un giovane compositore molto affine a Marco per formazione di nome Alberto Cipolla, che conosco dai tempi del concerto dei Muse a San Siro. Eccovi il link:

http://brokenwhitemask.wordpress.com/2012/04/19/di-marco-guazzone-stag-latlante-dei-pensieri-recensioneanalisi/

Nel frattempo scopro che il 27 aprile  Marco Guazzone, assieme al suo gruppo di nome STAG, si esibirà presso La Salumeria Della Musica di Milano. Ovviamente decido di andarci assieme ad Alberto e altri amici.
Il concerto è stato davvero coinvolgente: sarò ripetitiva, ma non mi ero divertita così tanto dall’ultimo concerto di Bellamy e soci. Oltre ai brani contenuti nell’album (con piacevoli variazioni incluse), abbiamo potuto ascoltare “Love Will Save Us (L’Amore Ci Salverà)”, che spero verrà incluso in qualche prossima uscita, e due cover ben fatte: “Fever” di Peggy Lee e una trascinante “Just Can’t Get Enough” dei Depeche Mode. In conclusione della serata, i ragazzi sono usciti per venire in mezzo al pubblico con fisarmonica, tromba, tamburello, chitarra e contrabbasso per coinvolgerlo a cantare “Ma che freddo fa” di Nada. Il locale era pieno e ha sicuramente fatto sentire il suo calore a questi giovani e talentuosi musicisti.
Eccovi le foto e qualche video del live:

http://www.flickr.com/photos/artsnrock85/sets/72157629552395110/

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E la scaletta:

Ma non è finita qua. Perché alla fine del live abbiamo avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con Marco, che si rivela gentile e umile come pochi musicisti della sua età. Alberto, avendolo già contattato su Facebook, gli passa il suo cd e si offre di aprirgli la data di Torino. Marco promette di ascoltarlo e spera di dargli una risposta positiva.
Detto, fatto. La SunnyBit, etichetta di Guazzone e soci, chiama Alberto il giorno prima del live allo Spazio 211 di Torino e si accordano per il giorno successivo, il 10 maggio. Ovviamente non possiamo mancare né io né gli altri nostri amici, quindi prendo il treno con un’amica comune da Milano e prenotiamo un fantastico b&b a Carmagnola. In serata ci incontriamo con gli altri e ci rechiamo verso il locale a Torino.

Alberto suona una ventina di minuti, facendo pezzi suoi come la bellissima “Carol In The Rain” e una cover di “Please, Please, Please Let Me Get What I Want” degli Smiths, apprezzatissime da tutti i presenti. Ecco i video:

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Poi è la volta di Marco e gli STAG. Scaletta simile al live di Milano, ma questa sera appaiono più sciolti e inclini a divertirsi. E nei brani proposti questo si avverte benissimo. Prima di andarcene, c’è tempo per un’altra chiacchieratina, con Marco che ci ringrazia per esser venute fin da Milano, e delle foto di gruppo. Eccovi tutte le foto della serata e il video di “Love Will Save Us (L’Amore Ci Salverà)”:

http://www.flickr.com/photos/artsnrock85/sets/72157629685121178/

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E dulcis in fundo, io e due amici siamo tornati alla Salumeria Della Musica il 17 maggio per sentire Marco, Stefano Costantini (tromba) e Suelo Rinchiusi (contrabbasso) esibirsi in acustico, in apertura del concerto del cantautore texano Jay Brannan. Le canzoni prendono tutta un’altra veste e si riescono ad apprezzare le varie sfumature che possono assumere se suonate in modo diverso. Finalmente riesco anche ad ascoltare la loro stupenda cover de “Il tempo dei limoni” di Tenco e anche una versione del brano sanremese “Guasto” che mi ha davvero commossa. Poi duettano anche con Jay e la serata risulta molto piacevole nel suo complesso, tra buona musica e momenti d’ilarità.
Eccovi le foto e i video della serata:

http://www.flickr.com/photos/artsnrock85/sets/72157629853327882/

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Concludo consigliandovi ovviamente di andarli a sentire, perché ne vale davvero la pena, la buona musica e chi la sa davvero suonare meriterebbero sempre maggiore attenzione di quella che gli si dà attualmente.

Per info su Marco Guazzone & STAG:

http://www.stag.st/
http://www.facebook.com/pages/STAG/120616388005029
http://www.youtube.com/officialstag

Per info su Alberto Cipolla:

http://soundcloud.com/alberto-cipolla
https://www.facebook.com/albertocipollamusic/
https://twitter.com/albertocipolla
http://www.youtube.com/user/AlbertoCipolla

Live report del Flippaut Alternative Reload @ Vigevano (PV), 12/07/11

Luglio 17th, 2011 in Artisti Italia, Artisti UK, Artisti USA, Notizie, Recensioni, Reports by Laura Passador (Ciarly)

L’evento si è svolto all’interno del festival 10 Giorni Suonati e ha visto l’alternarsi di alcune tra le migliori band del panorama rock alternativo, sia nazionale che internazionale. Era anche l’unica data italiana del tour promozionale di Angles per gli headliner The Strokes, la cui esibizione è stata purtroppo funestata da diversi black out.

I cancelli si sono aperti verso le 16.00, il caldo e l’umidità erano a livelli da foresta amazzonica, con tanto di moscerini, zanzare e insettoni vari abbastanza molesti. Le uniche zone d’ombra, fornite da qualche albero e dalla tettoia del Castello Sforzesco di Vigevano, sono state prese subito d’assalto.

E’ toccato agli emiliani Elizabeth, band della scuderia Mescal, aprire la manifestazione poco prima delle 17.00. Il loro set è stato molto piacevole, con canzoni pop/rock orecchiabili, ma dalle lyrics interessanti. La scaletta comprendeva 6 canzoni, tra cui Un Mondo Per MeYou Are My LightLa Mia Generazione e una cover di My Generation degli Who. Sicuramente sono uno dei gruppi nostrani da tenere d’occhio. Giudicate voi stessi: http://www.myspace.com/elizabethdisinfettante

Poi è stata la volta di Dan Black, ex voce dei Servant, che ora ha inciso un album solista intitolato UN, in cui mischia diversi generi, tra cui domina la componente elettronica. La sua è stata un’esibizione energica, con una setlist tutta da ballare; sul palco c’erano solo Dan al sintetizzatore, assieme un chitarrista di supporto. Ma la sua carica fenomenale e le sue movenze uniche hanno divertito il pubblico. Ci ha regalato anche qualche frase in italiano, residuo dell’esperienza come cantante dei Planet Funk. Non essendo stata in grado di recuperare la sua scaletta, vi rimando all’ascolto dei suoi brani sul suo MySpace ufficiale: http://www.myspace.com/danblacksound

Ed ecco arrivare sul palco una delle band più attese, gli scozzesi Glasvegas. Loro sono ormai affezionati al nostro Paese, si sono già esibiti qui varie volte. Vederli dal vivo è sempre un piacere, la loro musica oscilla tra l’onirico e l’electrorock, trascinata dalla formidabile voce diJames Allan, che ricorda molto Dave Gahan dei Depeche Mode. Il loro set era composto dai pezzi che li hanno resi famosi, ovvero It’s My Own Cheating Heart That Makes Me CryGeraldineDaddy’s Gone, ma soprattutto da brani del nuovo disco /// Euphoric heatrbreak ///, come The World Is YoursEuphoria, Take My Hand. Nonostante le impietose zanzare, il pubblico ha seguito con entusiasmo la loro performance.

Scaletta Glasvegas:

  1. Pain Pain Never Again
  2. The World Is Yours
  3. You
  4. It’s My Own Cheating Heart That Makes Me Cry
  5. Lonesome Swan
  6. Euphoria, Take My Hand
  7. Geraldine
  8. Go Square Go
  9. S.A.D. Light
  10. Lots Sometimes
  11. Daddy’s Gone

http://www.myspace.com/glasvegas

Finalmente verso le 20.00 arriva sul palco una delle migliori e più longeve band della nostra scena alternativa, i Verdena, che vengono salutati da un boato del pubblico. La loro scaletta è stata caratterizzata da pezzi tratti dagli ultimi due dischi, RequiemWOW. Si è passati da Don Calisto alla stralunata Razzi arpia inferno e fiamme, alla coinvolgente Scegli me, cantata a gran voce da tutti i presenti. AlbertoRobertaLuca sono di poche parole, ma molto concreti; la loro esibizione è stata davvero impressionante, hanno trasmesso un’energia tale da rimanerne storditi sul finale, in senso più che positivo ovviamente!

Scaletta Verdena:

  1. Sorriso in spiaggia, pt. 1
  2. Sorriso in spiaggia, pt. 2
  3. Rossella roll over
  4. Il caos
  5. Badea blues
  6. Lui gareggia
  7. Canos
  8. Don Calisto
  9. Letto di mosche
  10. Razzi arpia inferno e fiamme
  11. Scegli me
  12. Miglioramento
  13. E’ solo lunedì
  14. Loniterp
  15. Non prendere l’acme, eugenio

http://www.verdena.com/

Questa era la prima esibizione italiana per i Chromeo, duo canadese composto da Dave 1 (voce e chitarra) e P-Thugg (tastiere, sintetizzatore e talk box). Hanno fatto ballare tutti con il loro sound electrofunk, che riprende sonorità tipiche della musica anni ’80. Il loro ultimo lavoro si intitola Business Casual e consiste in un sapiente mix di suoni diversi, derivanti dalle influenze di entrambi. Basta guardare il video di Night By Night perché venga subito voglia di scatenarsi in danze sfrenate. I due anno anche interagito abbastanza col pubblico, che ha risposto con entusiasmo, nonostante la stanchezza e la crescente aspettativa per gli headliner.

Scaletta Chromeo:

  1. Intro
  2. I’m Not Contagious
  3. Outta Sight
  4. Tenderoni
  5. Call Me Up
  6. Hot Mess
  7. Bonafied Lovin
  8. You’re So Gangsta
  9. Don’t Turn The Lights On
  10. Momma’s Boy
  11. Night By Night
  12. Fancy Footwork
  13. Needy Girl
  14. Grow Up

http://chromeo.net/

Infine, veniamo alla band più attesa della serata, che mancava dalle nostre parti da ben 5 anni. Gli Strokes sono saliti sul palco poco prima delle 23.00, mandando il pubblico in delirio. Vi posso assicurare che nelle prime file c’era un pogo pazzesco, essendomi ritrovata in mezzo. L’energia che riescono a trasmettere quando suonano è pazzesca e la voce di Julian Casablancas è stata davvero impeccabile. Finché è durato. Purtroppo l’esibizione è stata rovinata da ben 4 black out audio, dovuti probabilmente al generatore di corrente, che fino a quel momento aveva funzionato senza intoppi. Le conseguenze sono state un taglio drastico alla scaletta prevista di ben 6 pezzi, l’imbarazzo misto a nervosismo ben visibile sui volti dei membri del gruppo, e un pubblico molto adirato con gli organizzatori che alla fine ha anche scagliato oggetti di vario tipo sul palco, colpendo anche la strumentazione della band, fortunatamente senza far danni. Un finale fin troppo amaro per una giornata e un pubblico immeritevoli di ciò. Quelli di Barley Arts, che avevano organizzato l’evento, sono stati subissati di insulti, tanto che qualche giorno fa si sono sentiti finalmente in dovere di rilasciare un comunicato congiunto con gli Strokes stessi, i quali si erano già scusati su Twitter, seppure incolpevoli. Ecco il testo integrale del comunicato stampa:

“Ai fan che sono intervenuti al Flippaut Festival con gli Strokes martedì 12 luglio 2011:

Barley Arts e gli Strokes sono consapevoli e profondamente dispiaciuti che lo spettacolo non è stato all’altezza delle aspettative del pubblico e della band stessa.

Sfortunatamente, dopo un’intera giornata di Festival senza problemi, nella seconda parte dell’esibizione degli Strokes, c’è stato un calo di tensione nell’alimentazione elettrica, che ha obbligato la band a fermarsi per ben 4 volte e poi a tagliare alcune canzoni dalla scaletta pianificata.

Quanto successo non è stata colpa né della band né del promoter, anche se è stata una grossa delusione per tutti. Con questa consapevolezza e il pieno rispetto del pubblico e della sua pazienza, Barley Arts e gli Strokes hanno fatto tutto il possibile per ripristinare l’audio e offrire ai fan l’intero, attesissimo spettacolo, ma non essendoci riusciti, non possono fare altro che scusarsi per l’inconveniente, che si è trasformato in una brutta fine per una bellissima giornata per gli StrokesBarley Arts e per ultimi, ma non in termini di importanza, i fan.”

Si spera però che in futuro ci si prepari meglio a situazioni impreviste come questa, soprattutto per rispetto del pubblico pagante, che ha aspettato di vedere gli Strokes lottando contro il caldo soffocante e le zanzare che non davano tregua. Gli Strokes hanno fatto sapere che appena gli sarà possibile, verrà pianificata una nuova data italiana in quel di Milano.

Scaletta The Strokes:

  1. New York City Cops
  2. The Modern Age
  3. Reptilia
  4. Machu Pichu
  5. Last Nite
  6. Taken For A Fool
  7. Someday
  8. Is This It
  9. Under Cover Of Darkness
  10. Whatever Happened
  11. Life Is Simple In The Moonlight
  12. You Only Live Once
  13. You’re So Right
  14. Trying Your Luck (saltata)
  15. Automatic Stop (saltata)
  16. Juicebox (saltata)
  17. Under Contol (saltata)
  18. Gratisfaction (saltata)
  19. Hard To Explain (saltata)
  20. Take It Or Leave It

http://www.thestrokes.com/

Ed eccovi le foto che ho scattato io stessa: http://www.flickr.com/photos/artsnrock85/sets/72157627201433840/
Scusate per la qualità, ma essendo stata spintonata per tutto il tempo, non era facile tener su la fotocamera! :P

Inoltre, sul mio canale YouTube ho caricato i video che sono riuscita a fare: http://www.youtube.com/user/artsnrock
Durante You Only Live Once, Casablancas si dimentica persino una strofa, cavandosela comunque! :D

Webby Awards del decennio: Napster e iPhone per la musica

Novembre 19th, 2009 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo

Con l’anticipo tipico del web sui media tradizionali, ecco una delle prime top ten list dedicate al decennio che sta per chiudersi. E’ quella che i Webby Awards hanno dedicato ai dieci momenti topici del comparto internet, uno per anno. La musica, statisticamente, non poteva che essere ben rappresentata, e si accaparra due posizioni su dieci, mettendo il naso anche in una terza.

2001:  la chiusura di Napster, individuata come spartiacque per la discografia, il momento in cui tappando una fallaper vie legali  si spalancò una voragine economica (file sharing e conseguente ascesa del file digitale in luogo del CD).

2007:  il lancio dell’iPhone, come a dire la crasi tra strumento e canale di distribuzione, ma anche la sintesi tra web musicale e mobilità.

Nel 2006,  intitolato alla video revolution,  si menziona anche YouTube.  Obiettivamente difficile capire come non sia stato il suo anno anche nel titolo, anche ricordando la storica copertina del Time.

Comunque, se nel 2019 la musica sarà riuscita a non occupare alcuna delle dieci posizioni a disposizione, non significherà che sarà scomparsa di scena, ma che sarà (di nuovo) parte di un’industria così consolidata da darla (di nuovo) per scontata.

http://www.webbyawards.com/press/topwebmomentsdecade.php

Springsteen a Torino: i video

Luglio 22nd, 2009 in Reports by Redazione Rockol

Ecco una carrellata tratta da YoutTube con il meglio dei video del concerto di Bruce Springsteen allo Stadio Olimpico di Torino, 21 luglio 2009. Altri nelle prossime ore

Inizio concerto

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Dancing in the dark

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American land

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Born to run

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Bruce Springsteen live in Roma: i video

Luglio 20th, 2009 in Reports by Redazione Rockol

Come promesso e – grazie a YouTube – ecco una carrellata di nuovi video dal concerto di Bruce Springsteen tenutosi il 19 luglio allo Stadio Olimpico di Roma.

In sequenza alcune perle: Hungry heart, Waitin’ on a sunny day, Born to run!!

Hungry heart

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Waitin’ on a sunny day

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Born to run

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Bruce Springsteen live in Roma: il video di “No surrender”

Luglio 20th, 2009 in Reports by Redazione Rockol

Arrivano su YouTube le prime testimonianze video del concerto del 19 luglio di Bruce Springsteen all’Olimpico di Roma.

Ecco una versione davvero “sentita” di No surrender: brivido per tutti, anche per chi non c’era. A breve su questo blog tutti gli altri video…

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Aspettando Springsteen in Italia: le foto

Luglio 17th, 2009 in Reports by Redazione Rockol

Le foto più significative della carriera del boss live e in studio su Rockol.
Nei prossimi giorni pubblicheremo invece una selezione di scatti e video dai concerti di Bruce Springsteen a Roma, Torino e Udine.

Music Reporters by Rockol
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