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Lezioni di trash (o di grottesco?)

Maggio 9th, 2013 in Videoclip by Gianni Sibilla

E così, in questo periodo, arriva  la fine delle lezioni al Master in Comunicazione Musicale. La mia ultima lezione, da qualche anno, è dedicata ad un’attività semi-ludica di fine corso, dedicata ai videoclip “trash”: ogni studente sceglie un clip, la classe vota, si elegge il vincitore.

In realtà in gara finisce di tutto un po’, non solo trash. Che dovrebbe essere  l’imitazione mal riuscita  di un modello “alto” – in questo caso il videoclip “classico”, mainstream e ad alto budget.

Ma orma la rete è piena di video musicali fatti “per il LOL”, che imitano il trash, cercando volutamente la viralizzazione attraverso la risata, la ridicolizzazione estrema di se stessi. Il trash inconsapevole e senza ironia, in questo senso, è sempre più difficile da trovare. Si finisce più facilmente nel grottesco consapevole.

Insomma, l’impressione che ho avuto vedendo i video quest’anno è che sia difficile definire il trash videomusicale nell’epoca di YouTube.  E lo dico anche perché guarda caso, il vincitore è di quest’anno – come spesso è capitato negli anni passato è un video “LOL Rap”.

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Ecco, il LOL Rap: da Truce Baldazzi a Spitty Cash… A farlo apposta, l’altro giorno, prima della lezione, ho visto questo bellissimo documentario girato da Andrea Girolami per Wired – che spiega il fenomeno del LOL Rap con molta attenzione, molto rispetto e senza giudicare. Noi, invece, vediamo questi video con l’atteggiamento: “guarda che sfigati”, ci sentiamo superiori… Forse è quello che vogliono questi rapper: concederci superiorità in cambio di attenzione. O forse no: un amico mi faceva notare il momento in cui Truce Baldazzi racconta in maniera disarmante di non riuscire a credere a chi gli fa i complimenti…

La lezione è che dietro a questi fenomeni, spesso, non c’è solo l’esibizionismo, l’imitazione mal riuscita e senza ironia, l’incapacità di fare una cosa bella. Il trash è molto di più di una risata. Però, se volete, cominciate con quella. Poi correte a vedere il documentario di Wired.

Storia sociale della musica pop e rock (4): gli anni ‘80, l’era della videomusica

Novembre 15th, 2012 in Storia del rock by Gianni Sibilla

In questa spazio, ogni settimana pubblico i materiali del corso “Storia sociale della musica pop e rock” che tengo alla Bocconi

Dopo l’incontro con il discografico e manager Stefano Senardi, oggi in aula si parla di anni ‘80, l’era d’oro del videoclip

  • MTV e la nascita della videomusica
  • Michael Jackson
  • Musica di plastica vs. musica di qualità
  • L’immagine pop e la MTVizzazione del rock
  • La spettacolarizzazione del concerto

La playlist della musica da ascoltare della seconda lezione (link a Spotify).  (qua Un articolo su come attivare Spotify dall’Italia)

La playlist dei video visti a lezione

testi di riferimento

  • Gianni Sibilla – “Musica da vedere” (RAI, 1999)
  • Andrew Goodwin -”Dancing in the distraction factory”

MTV – Music Television Victims (ovvero Springsteen al suo peggio)

Agosto 2nd, 2011 in Televisione Musicale, Videoclip by Gianni Sibilla

MTV compie 30 anni in questi giorni: il 1° agosto dell’81 iniziava le trasmissioni con “Video killed the radio star”, dei Buggles. Ricorrenza indubbiamente importante, perché MTV negli anni ‘80 ha cambiato davvero la musica e il costume.

Quella televisione musicale, fatta di un flusso di clip, oggi non esiste quasi più.  Aveva già smesso di esitere ben prima di YouTube: la transizione di MTV dal modello tematico a quello generalista è in atto da molti anni. L’aver tolto la parola “music” dal marchio è stata una constatazione più che una dichiarazione.

Comunque, MTV, negli anni ‘80, ha fatto anche tante vittime: in quel periodo tutti si sentivano obbligati a fare videoclip. Anche se molti non capivano come usare lo strumento, e finivano per fare cose imbarazzanti. Un po’ come tutti gli artisti oggi si sentono obbligati a stare sui social network anche se non sanno come funzionano.

Tra le vittime illustri di MTV negli anni ‘80 c’è Bruce Springsteen, serio candidato al titolo di video più brutto della storia con “Dancing in the dark”, diretto da Brian DePalma, con una giovanissima Courtney Cox a fare la parte della ragazzina sgallettata che viene tirata su della platea. Eppure c’è di peggio di quel video, in cui il boss recita male se stesso e fa uno dei balletti più brutti della storia.

Si, c’è di peggio di quel video: c’è la versione originale del video, diretta da Jeff Stein,  saltata fuori in questi giorni:

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E’ un “literal video” ante-litteram, con il Boss che balla al buio (davvero?). Poi, Springsteen decise che di quelle riprese gli piaceva solo il balletto…. Lo aveva provato a lungo, come dimostra  quest’altro video, che circola in rete da tempo.

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Così, dopo avere faticato per imparare quei passi di danza affidò delle nuove riprese a Brian DePalma, che girò durante un concerto un clip con la canzone in playback, con l’effetto finale che vedete qua sotto e che molti si ricordano. No comment: anche per i fan più accaniti, qua Springsteen è davvero indifendibile.

Video killed the rock star.

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La musica anticoncezionale di Ben Folds (e Nick Hornby)

Settembre 24th, 2010 in Interviste by Gianni Sibilla

(da Rockol)

“La verità è che a voi europei del sud piace la musica sexy e la mia è perfetta per il controllo delle nascite. Quanti bambini non sono stati concepiti perché coppie si sono messe ad ascoltare le mie canzoni…”. La zampata ironica arriva alla fine dell’intervista, quando gli si chiede perché in America e in Inghilterra è un personaggio di culto, e da noi se lo filano in pochi. Gli artisti che fanno dell’ironia e del sarcasmo la loro identità spesso sono assai seri, di persona. E così è con Ben Folds. Il piano-rocker con la faccia da nerd sta per pubblicare “Lonely avenue”, nuovo disco a quattro mani con Nick Hornby:  lo scrittore di “Altà fedeltà” e “Tutta un’altra musica” ha scritto le liriche, Folds le ha messe in musica.

Rockol lo raggiunge al telefono a Venezia (è in Italia per qualche giorno per un matrimonio, ci spiega). Ed è serio e preciso, nel raccontare la genesi del disco. “Hornby aveva scritto un bel pezzo su di me, in un suo libro”, dice riferendosi a “31 canzoni”, dove si parlava di “Smoke”. “Peccato che le parole di quella canzone non le avessi scritte io, così gli ho mandato una mail. Poi abbiamo lavorato assieme ad una canzone del disco di William Shatner”, ovvero dell’attore famoso come il Capitano Kirk di Star Trek.  “Lonely avenue”, ci spiega, è stato un esempio di telelavoro: “Abbiamo fatto tutto via email. La mattina mi mandava un testo, io durante il giorno lo mettevo in musica e la sera gli mandavo la canzone finita. Quando per lui era mattina, si trovava tutto”.<br>

Il risultato è un piccolo gioiello, un disco da altri tempi, inciso in analogico e da ascoltare con i testi in mano, leggendo le storie, che vanno dal registro comico – il ragazzotto di provincia che scopre di stare con la figlia di Sarah Palin, in “Levi Johnston’s blues” – a quello malinconico in “Picture window”, storia di un capodanno visto da una camera d’ospedale. Folds è riuscito a dare vita ai testi mantenendo il suo stile: un rock a base di piano, che ricorda il primo Elton John (non a caso, gli arrangiamenti sono di Paul Buckmaster, suo collaboratore storico): “Mi sono dato una politica di non revisione”, ci spiega. “Non ho toccato le sue parole, perché il ritmo di un racconto è importante per un scrittore, e chi sono io per cambiarlo? Sono affascinato dal modo in cui parole e musica lavorano assieme. Il mio compito questa volta è stato di trovare una musica che rendesse giustizia alle parole, che le facesse essere quello che sono. E’ facile rovinare delle belle parole con della brutta musica. Sapevo che se avessi fatto emergere le parole, avremmo avuto delle buone canzoni. Per me si trattava di guardare la pagine, e vedere se la melodia veniva fuori”.<br>

Anche per questo motivo il disco è stato inciso completamente in analogico: “Mi sono stufato un po’ del digitale: lo uso da anni, ma ti offre troppe opzioni, troppe scelte. Il processo di registrazione di questo album doveva essere più immediato e veloce, quindi abbiamo scelto di inciderlo su nastro. Così alla fine della giornata ti trovi con tre versioni, di una canzone e scegli quella che ti piace di più. Con il digitale hai molte più scuse per suonare meno bene, perché ti permette di aggiustare le cose, ed è un processo molto noioso e lungo”.

“Lonely avenue” deve il titolo alla canzone dedicata a Doc Pomus, bluesman e paroliere di Elvis (“titolo perfetto per una foto in copertina), e uscirà la prossima settimana, anche in una versione deluxe dove le bonus tracks non saranno canzoni ma quattro racconti inediti di Hornby. Non c’è in programma un tour congiunto, ci spiega. Ma un tour da solo si – forse anche in Italia a marzo.  E magari solo qualche altro video: Folds è diventato uno dei più apprezzati creativi musicali di YouTube – la sua parodia del pianista incappucciato di Chatroulette è uno “cult”, come si dice in gergo. E per promuovere l’album ha realizzato un video di “The things that you think”, in cui compare effettivamente Hornby, che dice appunto cosa pensa, e ci sono i Pamplemoose, altro apprezzatissimo nome della videomusica in rete:

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“Mi piace quello che fanno, e il loro posto è sul web, non sui dischi. Così abbiamo fatto un video assieme, che facesse vedere anche Nick, e l’abbiamo messo solo in rete, non sul disco. Così la gente vedrà il tipo che ha scritto i testi del disco. C’è stato un tempo in cui si spendeva anche mezzo milione di  dollari per un video, solo per passare su MTV. Pensavo fosse una follia allora, figurati adesso. Ogni cosa che facciamo per YouTube è basso costo, quasi per divertimento. Ci sarà un video più o meno regolare per ‘From above’, fatto in animazione; e per un’altra canzone , “Saskia Hamilton”, ho incaricato un ragazzino inglese di 19 anni. Chissà cosa tirerà fuori: lui e i suoi amici correranno per il loro campus con la videocamera e si divertiranno”.

Il finale della chiacchierata è appunto dedicato all’Italia: “Ho suonato da queste parti, quando facevo l’università, nel 1987 a Venezia. Ma mai da professionista. Comunque, facendo un po’ di interviste con gli europei per questo disco, mi è venuta voglia di suonare da voi, perché ascoltate le canzoni senza preconcetti. Voglio dire, gli Stati Uniti e l’Inghilterra sono la mia patria musicale, ma ogni volta mi chiedono cosa stavo pensando mentre ho scritto questo e quello… Spero di venire il prossimo anno, o comunque prima di essere su  una sedia a rotelle”.

Videomusica cinofila

Settembre 20th, 2010 in Videoclip, YouTube by Gianni Sibilla

Il primo esempio di DogDance in un videoclip.  Certo, gli OK Go sono quelli che fanno i video più belli delle canzoni, ma sempre meglio una loro canzone della musica tamarra con cui di solito si fa la DogDance

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(Via Stereogram)

Video, non canzoni

Giugno 17th, 2010 in Videoclip, YouTube by Gianni Sibilla

Ormai i loro video sono un appuntamento: ecco “End  love”, il nuovo clip degli OK GO.

E’ il più bello di quelli messi in rete  ultimamente dalla band, che ormai – è chiaro – fa video decisamente migliori delle canzoni.

Ha un’idea semplice semplice, con quella coreografia divertente – che ricorda un po’ “Here it goes again”, e  una bella regia.Come direbbe un critico cinematografico? “Un sapiente uso del rallenty e dell’accellerato”

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Il video si può scaricare partecipando al contest su http://www.facebook.com/okgo

L’originalità di Carlà

Maggio 20th, 2010 in Videoclip by Gianni Sibilla

Carla Bruni non finirà mai di stupirmi.  L’ultima delle sue  brillanti e innovative idee  è quella di  rifare il video più copiato della storia, “Subterranean homesick blues.” di Bob Dylan. Quello in cui il Nostro sfoglia cartelli con le parole della canzone, insomma.

Definirlo video è discutibile, perché era la sequenza introduttiva di “Don’t look back”, film del 1967 di D.A. Pennebaker, dedicato al tour inglese di Dylan del 1965. Ma la forza visiva di quell’idea, applicata alla forza della canzone, l’ha fatto diventare un simbolo, e una sorta di anticipatore della stagione del videoclip.

Va bene che la motivazione è benefica, ma meno male che non canta. E tanto per sottolineare l’originalità di Carlà, su Wikipedia c’è una lista dei cloni di quel video. Persino Andy Warhol ne ha girato una versione, per i Curiosity Killed The Cat. 25 anni fa.

Dalla lista mancano gli italiani (a memoria mi vengono in mente Daniele Silvestri a Sanremo con “L’uomo col megafono” e un clip di Ligabue).

Ma la copia più bella è questa: “Bob” di Weird Al Yankovic. Il testo della canzone è fatto tutto di palindromi, ovvero frasi che lette al contrario sono uguali.

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Video trashed the music star

Maggio 14th, 2010 in Videoclip, YouTube by Gianni Sibilla

Da qualche anno, all’ultima lezione del Master che dirigo, facciamo una sorta di “contest” finale, dedicato ai videoclip più trash. E’ un modo ludico di chiudere le lezioni (un po’ come si faceva al liceo, quando con la compiacenza di un prof, si prendeva un’ora di assemblea e si portava da bere e da mangiare). E se proprio vogliamo trovargli una giustificazione, ha anche una valenza didattica: è un modo per vedere la degenerazione del formato videoclip. Un modo che YouTube rende evidente, sia andando a pescare nella memoria storica e dimenticata, sia nelle produzioni pseudo-amatoriali o provenienti da nicchie di mercato (la musica neo melodica, la musica da ballo, la musica che arriva dall’est europeo o dai paesi non occidentali).

Funziona così: ognuno sceglie il video più brutto e trash e privo di ironia che riesce a trovare. Lo si fa vedere alla classe e alla fine si elegge il campione.

Ogni anno riemerge qualche classicone (come quello di Spitty Cash), ma il vincitore di quest’anno è notevole. Momento consigliato: la “bicicletta” a 2:46.

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Menzione speciale ad Antonello Venditti, in questo clip con Angelina Jolie:

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E poi il vincitore della prima edizione, che è il classico dei classici in questo campo.

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Il videoclip è morto. L’ha ucciso YouTube?

Aprile 26th, 2010 in Videoclip, YouTube, industria musicale by Gianni Sibilla

In questi giorni si parla molto dell’anniversario della nascita di YouTube, su cui 5 anni fa veniva uploadato il primo video. E’ stata l’occasione per riflettere su qualcosa che ha davvero cambiato le nostre modalità di fruizione dei media, per ragionare sulle tensioni tra pubblico, internet e industria della cultura.

Credo però non si sia sottolineato abbastanza l’impatto che ha avuto sulla musica. YouTube è stato il colpo finale all’agonizzante videoclip. Da tempo aveva perso lo smalto che ne aveva fatto un oggetto rivoluzionario negli anni ‘80. In crisi di idee – i videoclip mainstream sono tutti uguali, tutta forma e nessuna sostanza, sempre con gli stessi stereotipi -, in crisi di soldi (la discografia ora ci pensa bene a spendere fortune per un clip) e di spazi (MTV li ha confinati di notte, al mattino o sul satellite).

Poi è arrivato YouTube, con la sua semplicità di condivisione di immagini. Le band, come gli Ok Go hanno iniziato a farseli da soli, puntando alle idee, più che alla forma. Gli utenti hanno iniziato a girare videoclip sia per le canzoni famose che per le proprie canzoni. Qualche artista ha intelligentemente provato a stare in mezzo, realizzando videoclip doppi, con una versione per la TV e una remixabile per la rete. Qualcuno ha continuato a fare come se nulla fosse, tutt’al più semplicemente mettendo i videoclip in rete, qualche volta in anteprima.

Oggi il videoclip “mainstream”  è un morto vivente. I videoclip è la fenice rinata dalle sue ceneri, con un’estetica e una diffusione molto diversa, imposte entrambi da YouTube.

Non solo. YouTube ha pure soppiantato la radio, con i non-videoclip. Volete sentire il nuovo singolo di qualche band? qualcuno l’avrà sicuramente caricato, l’audio con una foto fissa…

Insomma, YouTube ha preso qualcosa che già c’era, e poco per volta lo ha cambiato, inesorabilmente. E dire che c’è ancora chi fa finta di niente…

Battlestar Sabotage/New Dork

Marzo 11th, 2010 in Videoclip, YouTube by Gianni Sibilla

Ieri, grazie a Stereogram, mi sono imbattuto in un bel video, in cui una pazza ha ricreato pari pari “Sabotage” dei Beastie Boys con sequenze di “Battlestar Galactica”. E quando dico “pari pari” non scherzo: Wired, che ha intervistato l’autrice del montaggio, ha postato anche una clip in cui due video sono messi al passo, e il risultato è strabiliante:

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E, a proposito di parodie/omaggi, in rete da qualche giorno si parla molto di questo rifacimento della canzone di Jay-Z/Alicia Keys:

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Music Reporters by Rockol
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