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Archivio per Luglio, 2011

Wish You Were A Pony…

Mercoledì, Luglio 27th, 2011

Copertina di Wish You Were A Pony

I Lilies On Mars sono una band shoegaze e sperimentale per due terzi italiana, formata inizialmente da Lisa Masia e Marina Cristofalo, che hanno dato vita a questo progetto tre anni fa. Nell’aprile 2009 esce il loro primo album autoprodotto, dopodiché si esibiscono a Parigi con il loro mentore Franco Battiato e girano l’Europa e gli USA fino all’inizio del 2010. Dopo varie collaborazioni, il duo si evolve in un trio dall’incontro con l’ex batterista dei Sunny Day sets fire Matthew Parker. Wish You Were A Pony, uscito il 23 maggio 2011, è il prodotto di questa nuova lineup.

Dopo un primo ascolto non si riesce a percepire un concetto di fondo, semmai ci fosse, ma quest’album risulterà un bel bocconcino per gli estimatori dell’indie sperimentale. Non appena facciamo partire il disco, ci accoglie la deliziosa voce di Lisa e colpiscono le percussioni, accompagnate da un riff accattivante in Retro. La successiva Crabs è invece permeata da una vocalità stralunata e piacevoli atmosfere sperimentali. E dopo i granchi, ci addentriamo in un acquario con Aquarium’s Key, che dà proprio la sensazione di trovarsi sott’acqua, in balia del canto delle sirene. Poi vengono in sequenza quelli che sembrano essere i pezzi migliori dell’album: chitarra fuzz, voce decisa e ritmo cadenzato caratterizzano A Lost Cause, mentre I’m Confused, It’s Ok! si avvale di chitarra acustica e piano, dando vita ad paesaggi sognanti e ad un gioco di eco nel finale; Coming Slowly Undone offre interessanti armonie vocali che si intrecciano con un ipnotico tessuto sonoro. Seguono due pezzi in italiano, ovvero La mattina prima di andare a letto, che ricorda all’inizio qualche brano degli Horrors, e Su che rimanda un po’ alle ultime canzoni dei Verdena. Un altro pezzo degno di nota è Hiding Under Water, costruito su chitarra e voce femminile e maschile per la prima metà, per poi rapire con i suoi cori nella seconda. Un intro alla Radiohead degli ultimi dischi caratterizza Panic Awakening, che esplode poi in un groviglio di chitarre distorte nel chorus. Chiude la tracklist forse il pezzo più oscuro dell’album dall’azzeccatissimo titolo Angry Lullaby, completo di finale onirico.

Wish You Were A Pony rispecchia un po’ quella che è la scena inglese attuale, da cui trae sicuramente ispirazione, e che combina il predominante shoegaze con del folk e un pizzico di elettronica, oltre ai tradizionali pop e rock. Manca un filo narrativo, che si spera ci sia in quelli che saranno i suoi successori.

Info:
http://liliesonmars.com/

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Intervista ai La Victoria + recensione dell’album La Victoria

Martedì, Luglio 26th, 2011

Ecco l’intervista alla rock band romana La Victoria che ho realizzato poco tempo fa per Radiostar.it!

La Victoria

- Ciao! Potete presentarvi a chi ancora non vi conosce?

Ciao a tutti, siamo La Victoria, una band romana formata da 5 elementi: Ermanno (voce), Dario (basso/voce), Federico (chitarra/voce), Valerio (chitarra), Gianluca (batteria). Il genere non è facilmente classificabile, diciamo un pop-rock che spazia molto tra vari tipi di influenze culturali e temporali.

- Quando e perché avete deciso di formare un gruppo? Come ne avete scelto il nome?

Quando l’interesse e l’amore per la musica diventano attivi nella vita di una persona, ovvero quando si forma un fiume in piena di idee su brani, concerti e quant’altro, la formazione di un gruppo diviene necessità. Ovviamente bisogna avere fortuna nel trovare le persone giuste, quelle che oltre ad avere talento e spiccate doti musicali, considerino anche il progetto nello stesso modo in cui lo consideri tu, senza sminuirlo o ridurlo a semplice passatempo. Per quanto ci riguarda, tutto questo insieme di fattori positivi ha avuto luogo nel 2005. Per 5 anni abbiamo suonato con diverso nome e diverso genere, dopodiché dal 2009 abbiamo deciso di chiudere quel percorso ed iniziarne uno nuovo totalmente diverso.
Mentre ci trovavamo in studio di registrazione per l’album del “nuovo progetto”, ancora non avevamo scelto un nome. L’amplificatore per chitarra con cui ci propose di registrare il produttore si chiama Victoria, e quel nome ci ha folgorati.

- Come descrivereste la vostra musica? Quali sono le vostre influenze?

L’aggettivo che meglio può descrivere il nostro progetto è “eclettico”. La nostra musica si basa sul concetto di massima libertà espressiva, senza tener conto di schemi o logiche compositive preconfezionate, né tantomeno di canoni e linee guida da seguire. Ogni brano è un mondo a sé stante dal punto di vista musicale, non c’è un vero e proprio filo conduttore.
Le influenze sono di svariata natura e partono dal pop-rock più classico degli anni ‘60, per toccare sfumature che possono passare dal country alla musica latino-americana.

- Secondo voi, cosa vi distingue dalle altre band?

Nel tentativo di portare l’ascoltatore all’interno del nostro universo, ovvero all’interno dei vari mondi ed atmosfere che caratterizzano i nostri brani, non ci siamo limitati all’uso degli strumenti convenzionali per una band di estrazione rock o pop. Abbiamo cercato di ricreare a pieno le sfumature e le sonorità a cui ci siamo ispirati con l’uso di strumenti caratteristici, come può essere il banjo, gli strumenti a fiato o le percussioni.

- Il vostro primo album è uscito il 18 marzo e si intitola proprio “La Victoria”. Potete dirci qualcosa di più su questo lavoro? Abbiamo notato che ha una copertina un po’ particolare…

L’album “La Victoria” è, musicalmente parlando, un viaggio tra varie culture e varie epoche.
Nel momento in cui ci siamo trovati a dover rappresentare a livello grafico La Victoria, ci siamo rivolti all’illustratrice e designer Carolina Turrio (che ha realizzato il lavoro), la quale ha interpretato il concetto di vittoria come nascita, ed inizio di un viaggio.
Sui nostri profili social network è stata pubblicata una video intervista in cui la stessa Carolina parla di questa idea ed illustra le varie bozze del lavoro realizzate a mano.

- Quali sono gli artisti che stimate di più nel panorama italiano? Con chi vi piacerebbe collaborare, avendone la possibilità?

I nostri gusti a livello di ascolti sono molto diversi, sono pochi gli artisti che ci mettono d’accordo. Andando a stringere il campo sul panorama italiano direi che sicuramente amiamo gli artisti provenienti dalla tradizione cantautoriale, che sono un vanto per il nostro paese; il primo nome che mi viene in mente fra tutti è Battisti.
Parlando invece di band e di realtà più vicine cronologicamente parlando, ci piacciono alcuni artisti di spicco, come può essere Ligabue, ed anche band provienienti dal panorama alternativo come i Verdena e gli Afterhours. Tra l’altro poco meno di un mese fa ci siamo ritrovati con nostro grande piacere a dividere il palco con i Ministri, una realtà ormai affermata nel panorama italiano, una band che ci piace molto!

- Pensate che Radiostar.it sia un modo utile di promuovere gli artisti emergenti e in generale la musica?

Al giorno d’oggi qualsiasi portale o piattaforma che dia spazio alle nuove realtà musicali è di vitale importanza. Permette la creazione di uno spazio alternativo rispetto ai canali mainstream (dai quali viene proposta per lo più sempre la stessa roba), dove chi fa musica ha la possibilità di arrivare a gente nuova, e chi la ascolta può scoprire cose di cui non sospettava l’esistenza.

- Data la vostra esperienza, che consigli dareste ad una giovane band che vuole intraprendere la strada della musica?

Puntate all’anticonvenzionale, a fare cose che non avete mai visto in tv o sentito in radio. A fare cose che possano lasciare un segno, che non risultino né uguali né simili ad altre, fregandovene di seguire le istruzioni per il successo facile, ammesso che esistano.

- Che progetti avete al momento e/o in futuro?

Continuare a combattere questa guerra contro il sistema musicale italiano, che è interamente controllato da determinate realtà, le quali sono le uniche ad avere la facoltà di proporre ed imporre ai network radio e tv chi vogliono loro, lasciando a casa tutti gli altri.

Ed eccovi la recensione del loro album d’esordio:

Copertina di La Victoria

La Victoria sono una band romana formata da Ermanno Finotti (voce), Dario Gambioli (voce, basso), Federico Nardelli (voce, chitarra), Valerio Brunori (chitarra), Gianluca Neroni (batteria). Dopo essere stati apprezzati in Europa e in Giappone con un progetto precedente, hanno deciso di cambiare direzione condensando esperienze passate e influenze musicali individuali nell’album omonimo, uscito il 18 marzo 2011.

La copertina, volutamente provocatrice, simboleggia appunto la nascita. Apre il disco un pezzo rock uptempo intitolato Ritento, sarò più fortunato, che sembra quasi un augurio autoreferenziale. In fuga da me, il singolo estratto per promuovere l’album, non rende giustizia allo stesso; una ballata rock piuttosto orecchiabile, ma che non dà molto l’idea dell’ottimo potenziale della band. Per i pezzi migliori bisogna arrivare a metà disco: E’ lontana la città ricorda molto lo stile di Hendrix, mentre Anna Moore è una ballad dal sapore anni ’60. Altri due brani che colpiscono sono la trascinante Da uomo a uomo, che ricrea atmosfere alternative rock, e Vivo(?), canzone ritmata al piano e striata di pop. Bambola Russa la vedrei bene come pezzo sanremese, mentre 7 è interessante per i cori e l’arrangiamento. La finale colpisce per la parte di batteria e il riff che ricorda qualche brano degli Oasis. L’influenza di una band come i Litfiba è chiara in Io sono Dillinger, ma poi si passa anche al folk col banjo di Scatola di carta, la cui conclusione ricorda l’intro di Promises dei Cranberries. Poteva mancare il funky in questa tavolozza variegata di stili? Ovviamente no, e il puzzle viene completato da La grande ingiustizia.

Un esordio promettente per un gruppo che sa mischiare sapientemente i vari generi, senza mai risultare banale o ripetitivo

Voto: 8.5/10

http://www.myspace.com/lavictoriaband
http://www.facebook.com/lavictoriaband

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Live report Le Luci Della Centrale Elettrica @ Carroponte, Sesto San Giovanni (MI) – 22/07/11

Lunedì, Luglio 25th, 2011

Vasco Brondi regala un live emozionante alle porte di Milano, suonando l’intero album Per ora noi la chiameremo felicità e i suoi brani più famosi dal precedente Canzoni da spiaggia deturpata. Un concerto molto sentito, che vuoi per la cornice del Parco Archeologico Industriale Ex Breda di Sesto San Giovanni, vuoi per i testi fortemente evocativi, pare averci trasportato in un altro mondo per poco più di un’ora.

Giuliano Dottori

Apre la serata Giuliano Dottori, cantautore nativo di Montreal, ma cresciuto a Milano, che esordì nel 2007 con l’album Lucida, definito da Rolling Stone “un esordio toccante”. Qui promuove il suo secondo disco intitolato Temporali e Rivoluzioni, uscito nel 2009, registrato alle Officine Meccaniche di Milano e prodotto da Giovanni Ferrario (già collaboratore di Morgan, P.J. Harvey, John Parish). I brani che colpiscono di più sono sicuramente Chiudi l’emergenza nello specchio e Inno nazionale del mio isolato, che toccano temi come crisi interiori, ma anche sociali, dell’essere umano alle prese col mondo d’oggi. Testi amari, ma venati da una speranza di rinnovamento, completati da interessanti intrecci melodici.

Vasco Brondi, Le Luci Della Centrale Elettrica

Vasco Brondi sale sul palco verso le 22.30, tra le grida d’incitamento dei presenti. Apre il set con Cara catastrofe, che ci introduce immediatamente in un’atmosfera fuori dal tempo. Sorprende con una cover di Summer on a solitary beach di Battiato, per poi regalare una versione memorabile di Anidride carbonica. Molti dei presenti cantano a squarciagola i testi delle canzoni, cosa che personalmente mi ha stupita parecchio, visto che non sono proprio semplici. Ma a quanto pare musica e messaggi arrivano eccome al pubblico. Non tutti si sono arresi allo strapotere delle canzonette orecchiabili dal successo immediato, ma che poi dentro non rimangono. Si passa da brani più melodici a pezzi come Quando tornerai dall’estero e Per combattere l’acne, che vengono cantati come se fossero degli inni rappresentativi di queste persone che riflettono ancora con la propria testa, consapevoli dei problemi di quella che viene definita come “società”, ma desiderosi di cambiamenti. Chiude la splendida serata una cover di Zona monumentale di Moltheni. Vasco ringrazia il suo pubblico, col quale ha interagito e scambiato emozioni per tutta la durata del concerto, concludendo con: “E come sempre…vi auguriamo di correre…di dormire vestiti…di avere freddo ogni tanto…e di fare quello che volete.”
La dimensione live è quella che gli si addice di più, decisamente.

Scaletta Le Luci Della Centrale Elettrica:

  1. Cara catastrofe
  2. La Lotta Armata Al Bar
  3. Lacrimogeni
  4. L’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici
  5. Summer on a solitary beach (cover Franco Battiato)
  6. Anidride carbonica
  7. Le petroliere
  8. Fuochi artificiali
  9. Quando tornerai dall’estero
  10. La gigantesca scritta Coop
  11. Una guerra fredda
  12. I nostri corpi celesti
  13. Le ragazze kamikaze
  14. Piromani
  15. Per respingerti in mare
  16. Per combattere l’acne
  17. Zona monumentale (cover Moltheni)

Eccovi le foto della serata fatte da me: http://www.flickr.com/photos/artsnrock85/sets/72157627136615771/

E un video che ho fatto verso la fine del live:

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Live report del Flippaut Alternative Reload @ Vigevano (PV), 12/07/11

Domenica, Luglio 17th, 2011

L’evento si è svolto all’interno del festival 10 Giorni Suonati e ha visto l’alternarsi di alcune tra le migliori band del panorama rock alternativo, sia nazionale che internazionale. Era anche l’unica data italiana del tour promozionale di Angles per gli headliner The Strokes, la cui esibizione è stata purtroppo funestata da diversi black out.

I cancelli si sono aperti verso le 16.00, il caldo e l’umidità erano a livelli da foresta amazzonica, con tanto di moscerini, zanzare e insettoni vari abbastanza molesti. Le uniche zone d’ombra, fornite da qualche albero e dalla tettoia del Castello Sforzesco di Vigevano, sono state prese subito d’assalto.

E’ toccato agli emiliani Elizabeth, band della scuderia Mescal, aprire la manifestazione poco prima delle 17.00. Il loro set è stato molto piacevole, con canzoni pop/rock orecchiabili, ma dalle lyrics interessanti. La scaletta comprendeva 6 canzoni, tra cui Un Mondo Per MeYou Are My LightLa Mia Generazione e una cover di My Generation degli Who. Sicuramente sono uno dei gruppi nostrani da tenere d’occhio. Giudicate voi stessi: http://www.myspace.com/elizabethdisinfettante

Poi è stata la volta di Dan Black, ex voce dei Servant, che ora ha inciso un album solista intitolato UN, in cui mischia diversi generi, tra cui domina la componente elettronica. La sua è stata un’esibizione energica, con una setlist tutta da ballare; sul palco c’erano solo Dan al sintetizzatore, assieme un chitarrista di supporto. Ma la sua carica fenomenale e le sue movenze uniche hanno divertito il pubblico. Ci ha regalato anche qualche frase in italiano, residuo dell’esperienza come cantante dei Planet Funk. Non essendo stata in grado di recuperare la sua scaletta, vi rimando all’ascolto dei suoi brani sul suo MySpace ufficiale: http://www.myspace.com/danblacksound

Ed ecco arrivare sul palco una delle band più attese, gli scozzesi Glasvegas. Loro sono ormai affezionati al nostro Paese, si sono già esibiti qui varie volte. Vederli dal vivo è sempre un piacere, la loro musica oscilla tra l’onirico e l’electrorock, trascinata dalla formidabile voce diJames Allan, che ricorda molto Dave Gahan dei Depeche Mode. Il loro set era composto dai pezzi che li hanno resi famosi, ovvero It’s My Own Cheating Heart That Makes Me CryGeraldineDaddy’s Gone, ma soprattutto da brani del nuovo disco /// Euphoric heatrbreak ///, come The World Is YoursEuphoria, Take My Hand. Nonostante le impietose zanzare, il pubblico ha seguito con entusiasmo la loro performance.

Scaletta Glasvegas:

  1. Pain Pain Never Again
  2. The World Is Yours
  3. You
  4. It’s My Own Cheating Heart That Makes Me Cry
  5. Lonesome Swan
  6. Euphoria, Take My Hand
  7. Geraldine
  8. Go Square Go
  9. S.A.D. Light
  10. Lots Sometimes
  11. Daddy’s Gone

http://www.myspace.com/glasvegas

Finalmente verso le 20.00 arriva sul palco una delle migliori e più longeve band della nostra scena alternativa, i Verdena, che vengono salutati da un boato del pubblico. La loro scaletta è stata caratterizzata da pezzi tratti dagli ultimi due dischi, RequiemWOW. Si è passati da Don Calisto alla stralunata Razzi arpia inferno e fiamme, alla coinvolgente Scegli me, cantata a gran voce da tutti i presenti. AlbertoRobertaLuca sono di poche parole, ma molto concreti; la loro esibizione è stata davvero impressionante, hanno trasmesso un’energia tale da rimanerne storditi sul finale, in senso più che positivo ovviamente!

Scaletta Verdena:

  1. Sorriso in spiaggia, pt. 1
  2. Sorriso in spiaggia, pt. 2
  3. Rossella roll over
  4. Il caos
  5. Badea blues
  6. Lui gareggia
  7. Canos
  8. Don Calisto
  9. Letto di mosche
  10. Razzi arpia inferno e fiamme
  11. Scegli me
  12. Miglioramento
  13. E’ solo lunedì
  14. Loniterp
  15. Non prendere l’acme, eugenio

http://www.verdena.com/

Questa era la prima esibizione italiana per i Chromeo, duo canadese composto da Dave 1 (voce e chitarra) e P-Thugg (tastiere, sintetizzatore e talk box). Hanno fatto ballare tutti con il loro sound electrofunk, che riprende sonorità tipiche della musica anni ’80. Il loro ultimo lavoro si intitola Business Casual e consiste in un sapiente mix di suoni diversi, derivanti dalle influenze di entrambi. Basta guardare il video di Night By Night perché venga subito voglia di scatenarsi in danze sfrenate. I due anno anche interagito abbastanza col pubblico, che ha risposto con entusiasmo, nonostante la stanchezza e la crescente aspettativa per gli headliner.

Scaletta Chromeo:

  1. Intro
  2. I’m Not Contagious
  3. Outta Sight
  4. Tenderoni
  5. Call Me Up
  6. Hot Mess
  7. Bonafied Lovin
  8. You’re So Gangsta
  9. Don’t Turn The Lights On
  10. Momma’s Boy
  11. Night By Night
  12. Fancy Footwork
  13. Needy Girl
  14. Grow Up

http://chromeo.net/

Infine, veniamo alla band più attesa della serata, che mancava dalle nostre parti da ben 5 anni. Gli Strokes sono saliti sul palco poco prima delle 23.00, mandando il pubblico in delirio. Vi posso assicurare che nelle prime file c’era un pogo pazzesco, essendomi ritrovata in mezzo. L’energia che riescono a trasmettere quando suonano è pazzesca e la voce di Julian Casablancas è stata davvero impeccabile. Finché è durato. Purtroppo l’esibizione è stata rovinata da ben 4 black out audio, dovuti probabilmente al generatore di corrente, che fino a quel momento aveva funzionato senza intoppi. Le conseguenze sono state un taglio drastico alla scaletta prevista di ben 6 pezzi, l’imbarazzo misto a nervosismo ben visibile sui volti dei membri del gruppo, e un pubblico molto adirato con gli organizzatori che alla fine ha anche scagliato oggetti di vario tipo sul palco, colpendo anche la strumentazione della band, fortunatamente senza far danni. Un finale fin troppo amaro per una giornata e un pubblico immeritevoli di ciò. Quelli di Barley Arts, che avevano organizzato l’evento, sono stati subissati di insulti, tanto che qualche giorno fa si sono sentiti finalmente in dovere di rilasciare un comunicato congiunto con gli Strokes stessi, i quali si erano già scusati su Twitter, seppure incolpevoli. Ecco il testo integrale del comunicato stampa:

“Ai fan che sono intervenuti al Flippaut Festival con gli Strokes martedì 12 luglio 2011:

Barley Arts e gli Strokes sono consapevoli e profondamente dispiaciuti che lo spettacolo non è stato all’altezza delle aspettative del pubblico e della band stessa.

Sfortunatamente, dopo un’intera giornata di Festival senza problemi, nella seconda parte dell’esibizione degli Strokes, c’è stato un calo di tensione nell’alimentazione elettrica, che ha obbligato la band a fermarsi per ben 4 volte e poi a tagliare alcune canzoni dalla scaletta pianificata.

Quanto successo non è stata colpa né della band né del promoter, anche se è stata una grossa delusione per tutti. Con questa consapevolezza e il pieno rispetto del pubblico e della sua pazienza, Barley Arts e gli Strokes hanno fatto tutto il possibile per ripristinare l’audio e offrire ai fan l’intero, attesissimo spettacolo, ma non essendoci riusciti, non possono fare altro che scusarsi per l’inconveniente, che si è trasformato in una brutta fine per una bellissima giornata per gli StrokesBarley Arts e per ultimi, ma non in termini di importanza, i fan.”

Si spera però che in futuro ci si prepari meglio a situazioni impreviste come questa, soprattutto per rispetto del pubblico pagante, che ha aspettato di vedere gli Strokes lottando contro il caldo soffocante e le zanzare che non davano tregua. Gli Strokes hanno fatto sapere che appena gli sarà possibile, verrà pianificata una nuova data italiana in quel di Milano.

Scaletta The Strokes:

  1. New York City Cops
  2. The Modern Age
  3. Reptilia
  4. Machu Pichu
  5. Last Nite
  6. Taken For A Fool
  7. Someday
  8. Is This It
  9. Under Cover Of Darkness
  10. Whatever Happened
  11. Life Is Simple In The Moonlight
  12. You Only Live Once
  13. You’re So Right
  14. Trying Your Luck (saltata)
  15. Automatic Stop (saltata)
  16. Juicebox (saltata)
  17. Under Contol (saltata)
  18. Gratisfaction (saltata)
  19. Hard To Explain (saltata)
  20. Take It Or Leave It

http://www.thestrokes.com/

Ed eccovi le foto che ho scattato io stessa: http://www.flickr.com/photos/artsnrock85/sets/72157627201433840/
Scusate per la qualità, ma essendo stata spintonata per tutto il tempo, non era facile tener su la fotocamera! :P

Inoltre, sul mio canale YouTube ho caricato i video che sono riuscita a fare: http://www.youtube.com/user/artsnrock
Durante You Only Live Once, Casablancas si dimentica persino una strofa, cavandosela comunque! :D

To Know I’m Ok…

Domenica, Luglio 10th, 2011

Copertina di To Know I'm Ok

È uscito lo scorso 21 giugno il secondo album di questa giovane cantautrice indipendente, tornata tale dopo una non felice esperienza con una major. Per chi ancora non la conoscesse, Terra Naomi è americana ed è diventata famosa, come tanti negli ultimi anni, tramite YouTube. Cinque anni fa caricò il video di Say It’s Possible, che le permise di farsi conoscere e le valse il primo YouTube Award come miglior video.

L’anno successivo esordisce sotto la Island Records con l’album Under The Infuence e viene invitata personalmente da Al Gore a suonare al Live Earth di quell’anno, tenutosi al Wembley Stadium di Londra. Ma a Terra stanno strette le imposizioni che le vorrebbe imporre la casa discografica, così l’abbandona e ritorna indipendente. Nel dicembre 2009 ha registrato con la nostra Elisa una cover di River di Joni Mitchell e l’anno scorso di è esibita al Meeting di Rimini, come tappa del suo tour acustico.

Ma veniamo all’album To Know I’m Ok, che è stato realizzato col contributo dei fan tramite Pledge Music, un sito attraverso il quale gli artisti possono raccogliere fondi per i loro dischi in cambio di contenuti esclusivi o altre attività dedicate ai loro sostenitori.

Ciò non significa che la produzione lasci a desiderare, tutt’altro, visto che la supervisione artistica è stata affidata al più che valido John Alagia (che tra gli altri ha prodotto anche artisti del calibro di Dave Matthews, John Mayer e Jason Mraz). Ai cori ha collaborato Rachael Yamagata, altra bravissima cantautrice statunitense.

Il titolo del disco è preso dalla traccia che lo chiude, un’emozionante ballata di soli due strumenti, voce e chitarra. Ed è proprio la voce lo strumento migliore di quest’album, usata in tutta la sua estensione da Terra, un timbro cristallino che consente acrobazie da trapezista alle sue corde vocali. Questo si nota subito in apertura con la vivace You And Me, primo singolo estratto dall’album, e il cui video è stato realizzato dal regista Alex Albrecht grazie all’app Hipstamatic e alle foto realizzate dai fan di Terra. Gli archi che fanno da contrappunto al piano lo rendono un brano immediato e facile da canticchiare già dopo un primo ascolto. Dopodiché abbiamo una carrellata di ballate più o meno lente, alcune più rock e altre più acustiche, semplici e dirette, tra le quali spiccano la trasognata Someday Soon, la radiofonica I’ll Be Waiting e la romantica Take Time. Ma la loro bellezza sembra stia proprio nella loro semplicità. Se siete fan di Elisa, troverete sicuramente interessante una vocalità che presenta molte similitudini con l’artista di casa nostra.

Per chi vuole ascoltare qualcosa di rilassante e senza troppe pretese, ma allo stesso tempo affascinante e impreziosito da una deliziosa voce ipnotica; durante un viaggio in macchina o in qualsiasi momento della giornata, questo è il disco per voi.

www.terranaomi.com
www.myspace.com/terranaomi
www.youtube.com/terranaomi

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When You’re Strange…

Domenica, Luglio 3rd, 2011

A quarant’anni dalla morte di Jim Morrison, avvenuta il 3 luglio 1971 a Parigi, a tutti quelli che non potranno andare personalmente a rendergli omaggio al cimitero Pere Lachaise, segnalo un validissimo film-documentario sui Doors, intitolato When You’re Strange e diretto da Tom DiCillo, uscito il 21 giugno. La voce narrante originale è di Johnny Depp, mentre per la versione italiana è stata scelta quella di Marco “Morgan” Castoldi; scelta molto azzeccata devo dire. La pellicola comprende molti filmati inediti relativi alla band, è davvero una chicca per qualsiasi appassionato di musica. Andatelo a vedere al cinema e godetevelo! :P

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Hyper Chondriac Music
Random thoughts of a muser's mind…