Blog

Archivio per la ‘Artisti UK’ Categoria

Playlist luglio e agosto 2012…

Martedì, Agosto 28th, 2012

Rieccomi, avevo bisogno di raccogliere un po’ di materiale prima di poter mettere insieme una playlist decente! XD Ed eccola qui, buon ascolto! :D

1. Wrongkong – Dear Euphoria
2. Gaz Coombes – Hot Fruit
3. Cheers Elephant – Leaves
4. Satellite Stories – Anti-Lover
5. Oceanics – Chinatown (Is Not Newtown)
6. Maximo Park – The Undercurrents
7. Yung Life – Isn’t This
8. The Chevin – Drive
9. The Lightouse And The Whalers – Pioneers
10. The Neighbourhood – Sweater Weather
11. Jukebox The Ghost – Everybody Knows
12. The Killers – Runaways
13. Band Of Horses – Knock Knock
14. Matt and Kim – Let’s Go
15. We Were Evergreen – Baby Blue
16. Miss Li – My Heart Goes Boom
17. Jukebox The Ghost – Somebody
18. Bloc Party – Octopus

Playlist maggio e giugno…

Venerdì, Giugno 15th, 2012

Eccoci alla prima playlist estiva, spero sia di vostro gradimento! :)
Oltre al nuovo pezzo di Florence Welch per l’OST di “Biancaneve e il Cacciatore”, vi segnalo in modo particolare anche i pezzi di Japandroids, Coyote Theory, Dry The River, Jordan Klassen, A Silent Film, Black Night Dinner Party e Passion Pit…sono tanti, ma meritano tutti secondo me, son davvero soddisfatta di questa playlist! :P

1. Florence + The Machine – Breath of Life
2. Lola Kite – Energy Could Be Our Closest Friend
3. The Agiles – Gold Guns Girls feat. Jeanne & Lauren (Metric Cover)
4. Japandroids – The House That Heaven Built
5. Coyote Theory – Vibe
6. Windmills – Great Divide
7. Dry The River – Weights & Measures
8. Jordan Klassen – Call and Answer
9. City of Glass – Sticks and Stones
10. Maximo Park – Write This Down
11. A Silent Film – Danny, Dakota & The Wishing Well
12. Lacey – In Circles
13. Black Night Dinner Party – Leave It All
14. Arctic Monkeys – Electricity
15. Mystery Jets – Someone Purer
16. Passion Pit – Take A Walk
17. High Safari – Waves On Waves
18. The Tallest Man On Earth – 1904

Playlist marzo e aprile…

Lunedì, Aprile 30th, 2012

Con enorme ritardo, lo so, ma eccovi ben tre playlist! Buon ascolto! ;)

Playlist 1: in questa segnalo particolarmente “Wild One” di I Am Harlequin, un brano con un giro di piano ipnotizzante, e “Crystallize” di Lindsey Stirling, che questa volta mixa il suono del suo violino a ritmi dubstep.

1. Gotye – Somebody That I Used To Know (feat. Kimbra)
2. Lana Del Rey – Blue Jeans
3. Train – Drive By
4. Nina Zilli – Per Sempre
5. Florence + The Machine – Never Let Me Go
6. The Naked And The Famous – Young Blood
7. Death Cab for Cutie – Stay Young, Go Dancing
8. Arisa – La notte
9. I Am Harlequin – Wild One
10. Kasabian – Goodbye Kiss
11. The Black Keys – Gold On The Ceiling
12. Dolcenera – Ci vediamo a casa
13. Noemi – Sono solo parole
14. The Naked And The Famous – No Way
15. Fun. – We Are Young (feat. Janelle Monáe)
16. Young The Giant – Cough Syrup
17. Snow Patrol – This Isn’t Everything You Are
18. Lindsey Stirling – Crystallize

Playlist 2: “If I Don’t Belong” di Strike The Colours l’ho presa dalla colonna sonora del film inglese “You Instead”, filmato all’interno del festival T In The Park…se siete sia appassionati di musica che cinefili, vi piacerà! :) Altre tracce degne di nota sono “Youth” di Foxes e quelle dei cantautori Ben Howard e Damien Jurado.

1. Garbage – Blood For Poppies
2. Feist – Graveyard
3. Death Cab for Cutie – I Will Follow You Into The Dark
4. Strike The Colours – If I Don’t Belong
5. Foxes – Youth
6. Chairlift – I Belong In Your Arms
7. Labyrinth Ear – Humble Bones
8. Christopher Norman – Connect Me
9. No – Another Life
10. Camden – (Talking On The) Telephone
11. The Concept – Gimme Twice
12. Little Comets – Worry
13. Chinese Christmas Cards – Dreams
14. Princeton – Florida
15. Ben Howard – The Wolves
16. Bombay Bicycle Club – Leave It
17. Nada Surf – Waiting For Something
18. Damien Jurado – Museum of Flight

Playlist 3: di Marco Guazzone & STAG e del loro album parlerò ampiamente nel prossimo post su questo blog! ;) “Love Will Save Us (L’Amore Ci Salverà)” non è contenuta nel loro disco, ma merita di essere inserita in questa playlist. Poi segnalo “Home” di Foxes, altra gran bella canzone di questa artista londinese.

1. Marco Guazzone – Love Will Save Us (L’Amore Ci Salverà)
2. Foxes – Home
3. Of Monsters And Men – Lakehouse
4. Moonface – Teary Eyes and Bloody Lips
5. Walk The Moon – Tightrope
6. Beach Fossils – Lessons
7. So Many Wizards – Lose Your Mind
8. Gemini Club – By Surprise
9. Boxed Wine – Summer Wine
10. Mesita – Everything Is Burning
11. Skipping Girl Vinegar – Chase The Sun
12. Young Empires – Let You Sleep Tonight
13. Fort Lean – Sunsick
14. Little Comets – Waiting In the Shadows In the Dead of Night
15. Capybara – Neighbor Crimes
16. Lucy Rose – Red Face
17. Release The Sunbird – I Will Walk
18. Passenger – Feather On the Clyde

Playlist febbraio 2012…

Mercoledì, Ffebbraio 1st, 2012

Eccovi una selezione di canzoni per questo mese, trovate spulciando qua e là o consigliate da amici, spero siano di vostro gradimento! ;)

1. Ross Copperman – Holding On And Letting Go
2. The Fray – Heartbeat
3. The Loud Vice – Behing the Curtain
4. Mogwai – Hound Of Winter
5. Hammock – Sinking Inside Yourself
6. Work Drugs – Dirty Dreams
7. Contrakids – Fool
8. Bear Cavalry – Roman Summer
9. The Maccabees – Went Away
10. Bats On A Swing – Hexangle
11. Rozi Plain – See My Boat
12. Mikaela Davis – Dreaming
13. Like Spinning – Forces
14. Kimbra – Good Intent
15. Wishes And Thieves – Forest Fire
16. Shearwater – Animal Life
17. Thom Cross – Standing on the Edge of the World
18. Desert Noises – Smoke Breathing Monsters
19. Battleships – In Retrospect
20. The Lumineers – Ho Hey
21. Tokyo Police Club – Little Sister
22. Arkells – Whistleblower

Playlist gennaio 2012

Domenica, Ggennaio 1st, 2012

Scusate per la lunga assenza, ma si erano accumulate troppe cose e così alla fine non ne ho scritto nemmeno una…perdono! :P

Inauguro il 2012 con un post che farò all’inizio di ogni mese per consigliarvi un po’ di brani scovati qua e là da ascoltare…spero possiate scoprire così nuovi gruppi che vi piaceranno e che seguirete, magari andando a sentirli dal vivo in una loro ipotetica data italiana! Enjoy! :D

1. M83 – Too Late
2. La Fame Di Camilla – Susy e l’infinito
3. Lindsey Stirling – Electric Daisy Violin
4. Ed Sheeran – Lego House
5. Matteo Setti – La mia libertà
6. Hard-Fi – Bring It On
7. Daughtry – Crawling Back To You
8. Regurgitator – Outer Space
9. Concrete Knives – Time For Disco
10. Cloud Nothings – Stay Useless
11. The Cinema – Say It Like You Mean It
12. Erik Lind – Wherever You Go
13. Absofacto – If You Want
14. Nantes – Fly
15. Jethro Fox – Before
16. Emma Louise – Jungle
17. Pinback – True North
18. Rococode – Weapon

Wish You Were A Pony…

Mercoledì, Luglio 27th, 2011

Copertina di Wish You Were A Pony

I Lilies On Mars sono una band shoegaze e sperimentale per due terzi italiana, formata inizialmente da Lisa Masia e Marina Cristofalo, che hanno dato vita a questo progetto tre anni fa. Nell’aprile 2009 esce il loro primo album autoprodotto, dopodiché si esibiscono a Parigi con il loro mentore Franco Battiato e girano l’Europa e gli USA fino all’inizio del 2010. Dopo varie collaborazioni, il duo si evolve in un trio dall’incontro con l’ex batterista dei Sunny Day sets fire Matthew Parker. Wish You Were A Pony, uscito il 23 maggio 2011, è il prodotto di questa nuova lineup.

Dopo un primo ascolto non si riesce a percepire un concetto di fondo, semmai ci fosse, ma quest’album risulterà un bel bocconcino per gli estimatori dell’indie sperimentale. Non appena facciamo partire il disco, ci accoglie la deliziosa voce di Lisa e colpiscono le percussioni, accompagnate da un riff accattivante in Retro. La successiva Crabs è invece permeata da una vocalità stralunata e piacevoli atmosfere sperimentali. E dopo i granchi, ci addentriamo in un acquario con Aquarium’s Key, che dà proprio la sensazione di trovarsi sott’acqua, in balia del canto delle sirene. Poi vengono in sequenza quelli che sembrano essere i pezzi migliori dell’album: chitarra fuzz, voce decisa e ritmo cadenzato caratterizzano A Lost Cause, mentre I’m Confused, It’s Ok! si avvale di chitarra acustica e piano, dando vita ad paesaggi sognanti e ad un gioco di eco nel finale; Coming Slowly Undone offre interessanti armonie vocali che si intrecciano con un ipnotico tessuto sonoro. Seguono due pezzi in italiano, ovvero La mattina prima di andare a letto, che ricorda all’inizio qualche brano degli Horrors, e Su che rimanda un po’ alle ultime canzoni dei Verdena. Un altro pezzo degno di nota è Hiding Under Water, costruito su chitarra e voce femminile e maschile per la prima metà, per poi rapire con i suoi cori nella seconda. Un intro alla Radiohead degli ultimi dischi caratterizza Panic Awakening, che esplode poi in un groviglio di chitarre distorte nel chorus. Chiude la tracklist forse il pezzo più oscuro dell’album dall’azzeccatissimo titolo Angry Lullaby, completo di finale onirico.

Wish You Were A Pony rispecchia un po’ quella che è la scena inglese attuale, da cui trae sicuramente ispirazione, e che combina il predominante shoegaze con del folk e un pizzico di elettronica, oltre ai tradizionali pop e rock. Manca un filo narrativo, che si spera ci sia in quelli che saranno i suoi successori.

Info:
http://liliesonmars.com/

Immagine anteprima YouTube

Live report del Flippaut Alternative Reload @ Vigevano (PV), 12/07/11

Domenica, Luglio 17th, 2011

L’evento si è svolto all’interno del festival 10 Giorni Suonati e ha visto l’alternarsi di alcune tra le migliori band del panorama rock alternativo, sia nazionale che internazionale. Era anche l’unica data italiana del tour promozionale di Angles per gli headliner The Strokes, la cui esibizione è stata purtroppo funestata da diversi black out.

I cancelli si sono aperti verso le 16.00, il caldo e l’umidità erano a livelli da foresta amazzonica, con tanto di moscerini, zanzare e insettoni vari abbastanza molesti. Le uniche zone d’ombra, fornite da qualche albero e dalla tettoia del Castello Sforzesco di Vigevano, sono state prese subito d’assalto.

E’ toccato agli emiliani Elizabeth, band della scuderia Mescal, aprire la manifestazione poco prima delle 17.00. Il loro set è stato molto piacevole, con canzoni pop/rock orecchiabili, ma dalle lyrics interessanti. La scaletta comprendeva 6 canzoni, tra cui Un Mondo Per MeYou Are My LightLa Mia Generazione e una cover di My Generation degli Who. Sicuramente sono uno dei gruppi nostrani da tenere d’occhio. Giudicate voi stessi: http://www.myspace.com/elizabethdisinfettante

Poi è stata la volta di Dan Black, ex voce dei Servant, che ora ha inciso un album solista intitolato UN, in cui mischia diversi generi, tra cui domina la componente elettronica. La sua è stata un’esibizione energica, con una setlist tutta da ballare; sul palco c’erano solo Dan al sintetizzatore, assieme un chitarrista di supporto. Ma la sua carica fenomenale e le sue movenze uniche hanno divertito il pubblico. Ci ha regalato anche qualche frase in italiano, residuo dell’esperienza come cantante dei Planet Funk. Non essendo stata in grado di recuperare la sua scaletta, vi rimando all’ascolto dei suoi brani sul suo MySpace ufficiale: http://www.myspace.com/danblacksound

Ed ecco arrivare sul palco una delle band più attese, gli scozzesi Glasvegas. Loro sono ormai affezionati al nostro Paese, si sono già esibiti qui varie volte. Vederli dal vivo è sempre un piacere, la loro musica oscilla tra l’onirico e l’electrorock, trascinata dalla formidabile voce diJames Allan, che ricorda molto Dave Gahan dei Depeche Mode. Il loro set era composto dai pezzi che li hanno resi famosi, ovvero It’s My Own Cheating Heart That Makes Me CryGeraldineDaddy’s Gone, ma soprattutto da brani del nuovo disco /// Euphoric heatrbreak ///, come The World Is YoursEuphoria, Take My Hand. Nonostante le impietose zanzare, il pubblico ha seguito con entusiasmo la loro performance.

Scaletta Glasvegas:

  1. Pain Pain Never Again
  2. The World Is Yours
  3. You
  4. It’s My Own Cheating Heart That Makes Me Cry
  5. Lonesome Swan
  6. Euphoria, Take My Hand
  7. Geraldine
  8. Go Square Go
  9. S.A.D. Light
  10. Lots Sometimes
  11. Daddy’s Gone

http://www.myspace.com/glasvegas

Finalmente verso le 20.00 arriva sul palco una delle migliori e più longeve band della nostra scena alternativa, i Verdena, che vengono salutati da un boato del pubblico. La loro scaletta è stata caratterizzata da pezzi tratti dagli ultimi due dischi, RequiemWOW. Si è passati da Don Calisto alla stralunata Razzi arpia inferno e fiamme, alla coinvolgente Scegli me, cantata a gran voce da tutti i presenti. AlbertoRobertaLuca sono di poche parole, ma molto concreti; la loro esibizione è stata davvero impressionante, hanno trasmesso un’energia tale da rimanerne storditi sul finale, in senso più che positivo ovviamente!

Scaletta Verdena:

  1. Sorriso in spiaggia, pt. 1
  2. Sorriso in spiaggia, pt. 2
  3. Rossella roll over
  4. Il caos
  5. Badea blues
  6. Lui gareggia
  7. Canos
  8. Don Calisto
  9. Letto di mosche
  10. Razzi arpia inferno e fiamme
  11. Scegli me
  12. Miglioramento
  13. E’ solo lunedì
  14. Loniterp
  15. Non prendere l’acme, eugenio

http://www.verdena.com/

Questa era la prima esibizione italiana per i Chromeo, duo canadese composto da Dave 1 (voce e chitarra) e P-Thugg (tastiere, sintetizzatore e talk box). Hanno fatto ballare tutti con il loro sound electrofunk, che riprende sonorità tipiche della musica anni ’80. Il loro ultimo lavoro si intitola Business Casual e consiste in un sapiente mix di suoni diversi, derivanti dalle influenze di entrambi. Basta guardare il video di Night By Night perché venga subito voglia di scatenarsi in danze sfrenate. I due anno anche interagito abbastanza col pubblico, che ha risposto con entusiasmo, nonostante la stanchezza e la crescente aspettativa per gli headliner.

Scaletta Chromeo:

  1. Intro
  2. I’m Not Contagious
  3. Outta Sight
  4. Tenderoni
  5. Call Me Up
  6. Hot Mess
  7. Bonafied Lovin
  8. You’re So Gangsta
  9. Don’t Turn The Lights On
  10. Momma’s Boy
  11. Night By Night
  12. Fancy Footwork
  13. Needy Girl
  14. Grow Up

http://chromeo.net/

Infine, veniamo alla band più attesa della serata, che mancava dalle nostre parti da ben 5 anni. Gli Strokes sono saliti sul palco poco prima delle 23.00, mandando il pubblico in delirio. Vi posso assicurare che nelle prime file c’era un pogo pazzesco, essendomi ritrovata in mezzo. L’energia che riescono a trasmettere quando suonano è pazzesca e la voce di Julian Casablancas è stata davvero impeccabile. Finché è durato. Purtroppo l’esibizione è stata rovinata da ben 4 black out audio, dovuti probabilmente al generatore di corrente, che fino a quel momento aveva funzionato senza intoppi. Le conseguenze sono state un taglio drastico alla scaletta prevista di ben 6 pezzi, l’imbarazzo misto a nervosismo ben visibile sui volti dei membri del gruppo, e un pubblico molto adirato con gli organizzatori che alla fine ha anche scagliato oggetti di vario tipo sul palco, colpendo anche la strumentazione della band, fortunatamente senza far danni. Un finale fin troppo amaro per una giornata e un pubblico immeritevoli di ciò. Quelli di Barley Arts, che avevano organizzato l’evento, sono stati subissati di insulti, tanto che qualche giorno fa si sono sentiti finalmente in dovere di rilasciare un comunicato congiunto con gli Strokes stessi, i quali si erano già scusati su Twitter, seppure incolpevoli. Ecco il testo integrale del comunicato stampa:

“Ai fan che sono intervenuti al Flippaut Festival con gli Strokes martedì 12 luglio 2011:

Barley Arts e gli Strokes sono consapevoli e profondamente dispiaciuti che lo spettacolo non è stato all’altezza delle aspettative del pubblico e della band stessa.

Sfortunatamente, dopo un’intera giornata di Festival senza problemi, nella seconda parte dell’esibizione degli Strokes, c’è stato un calo di tensione nell’alimentazione elettrica, che ha obbligato la band a fermarsi per ben 4 volte e poi a tagliare alcune canzoni dalla scaletta pianificata.

Quanto successo non è stata colpa né della band né del promoter, anche se è stata una grossa delusione per tutti. Con questa consapevolezza e il pieno rispetto del pubblico e della sua pazienza, Barley Arts e gli Strokes hanno fatto tutto il possibile per ripristinare l’audio e offrire ai fan l’intero, attesissimo spettacolo, ma non essendoci riusciti, non possono fare altro che scusarsi per l’inconveniente, che si è trasformato in una brutta fine per una bellissima giornata per gli StrokesBarley Arts e per ultimi, ma non in termini di importanza, i fan.”

Si spera però che in futuro ci si prepari meglio a situazioni impreviste come questa, soprattutto per rispetto del pubblico pagante, che ha aspettato di vedere gli Strokes lottando contro il caldo soffocante e le zanzare che non davano tregua. Gli Strokes hanno fatto sapere che appena gli sarà possibile, verrà pianificata una nuova data italiana in quel di Milano.

Scaletta The Strokes:

  1. New York City Cops
  2. The Modern Age
  3. Reptilia
  4. Machu Pichu
  5. Last Nite
  6. Taken For A Fool
  7. Someday
  8. Is This It
  9. Under Cover Of Darkness
  10. Whatever Happened
  11. Life Is Simple In The Moonlight
  12. You Only Live Once
  13. You’re So Right
  14. Trying Your Luck (saltata)
  15. Automatic Stop (saltata)
  16. Juicebox (saltata)
  17. Under Contol (saltata)
  18. Gratisfaction (saltata)
  19. Hard To Explain (saltata)
  20. Take It Or Leave It

http://www.thestrokes.com/

Ed eccovi le foto che ho scattato io stessa: http://www.flickr.com/photos/artsnrock85/sets/72157627201433840/
Scusate per la qualità, ma essendo stata spintonata per tutto il tempo, non era facile tener su la fotocamera! :P

Inoltre, sul mio canale YouTube ho caricato i video che sono riuscita a fare: http://www.youtube.com/user/artsnrock
Durante You Only Live Once, Casablancas si dimentica persino una strofa, cavandosela comunque! :D

Junk Of The Heart…

Domenica, Giugno 19th, 2011

The Kooks

A dieci anni dalla loro formazione, che ha subito variazioni in corsa, Luke Pritchard (voce, chitarra, piano), Hugh Harris (chitarra, tastiere), Peter Denton (basso) e Paul Garred (batteria) annunciano l’uscita del nuovo album Junk Of The Heart per il 12 settembre. La tracklist è la seguente:

Copertina di Junk Of The Heart

  1. Junk Of The Heart (Happy)
  2. How’d You Like That
  3. Rosie
  4. Taking Pictures Of You
  5. Killing Me
  6. Fuck The World Off
  7. Time Above The Earth
  8. Runaway
  9. Is It Me
  10. Petulia
  11. Eskimo Kiss
  12. Mr. Nice Guy

Nel frattempo, sul sito ufficiale dedicato www.junkoftheheart.com è possibile ascoltare il brano The Saboteur, singolo che non sarà però incluso nel disco, e reso disponibile lunedì 13 giugno in un modo un po’ originale: più si twittava l’hashtag #junkoftheheart, più si scopriva la traccia, fino al suo completamento.

Sulla loro pagina ufficiale di Facebook hanno condiviso il video di un fan (registrato il 7 giugno nella livehouse parigina La Cigale) della canzone Eskimo Kiss, un pezzo orecchiabile che fa ben sperare per i restanti inediti. Ad inizio settimana Luke Pritchard ha presentato da Zane Lowe su BBC Radio 1 un altro brano inedito in versione acustica, intitolato Window To The Soul.

Junk Of The Heart, terzo LP della band, arriva a tre anni da Konk, il quale purtroppo non è riuscito a ripetere l’exploit dell’album d’esordio Inside In/Inside Out, uscito nel 2006 e trascinato dal singolo Naïve.

Il nuovo lavoro è stato registrato tra New York e Londra e prodotto da Tony Hoffer (già produttore dei due dischi precedenti) ed è il primo per la formazione attuale, in cui Peter Denton ha preso il posto del bassista originale Max Rafferty, ritiratosi per problemi di droga ad inizio 2008 e sostituito per alcuni mesi anche da Dan Logan.

Anche il batterista Paul Garred dovette sospendere le attività con la band alla fine del 2009 per via di un problema a un nervo del braccio e venne rimpiazzato da Chris Prendergast nel 2010. Ora Paul pare essersi ristabilito completamente e ha infine ripreso il posto che gli spetta.

Per curiosità, ricordiamo che tra i Kooks e i conterranei Arctic Monkeys non corre affatto buon sangue dal 2008. Secondo quanto riportato dallo stesso Luke Pritchard, egli avrebbe tirato un calcio in faccia ad Alex Turner, colpevole di aver cercato di rovinare la performance del suo gruppo, staccandogli i cavi della sua chitarra durante un festival. Alex non ha mai confermato né smentito l’accaduto. Luke ha dichiarato di aver provato a scusarsi in varie occasioni e modi, ma pare che Alex non appena lo veda gli volti direttamente le spalle.

Il mese scorso i Kooks si sono esibiti in un mini tour di sei date nel Regno Unito, le cui tappe sono state suggerite dai fan su esplicita richiesta dei membri del gruppo. Questo è servito da riscaldamento per le tappe estive: hanno suonato ad inizio giugno al Rock Im Park in Germania e dopo alcune date negli USA e in giro per l’Europa, ritorneranno a suonare dalle loro parti ad ottobre.

L’unica data italiana per ora è fissata per il 27 ottobre all’Alcatraz di Milano, info e costi li trovate qui: http://www.vivoconcerti.com/ita/artisti/index.php3?azione=vediArtista&id=268

Infine, eccovi alcuni brani nuovi: The Saboteur, Window To The Soul (live @ BBC Radio One with Zane Lowe), Eskimo Kiss (live @ La Cigale – Parigi). Cosa ne pensate?

Immagine anteprima YouTube

Immagine anteprima YouTube

Immagine anteprima YouTube

The Future is Medieval…

Sabato, Giugno 18th, 2011

I Kaiser Chiefs

Il 10 ottobre 2007 venne pubblicato In Rainbows dei Radiohead, ma rispetto a tutti i loro dischi precedenti aveva una particolarità: fu disponibile in download sul sito della band e chi voleva comprarlo poteva deciderne il prezzo. Questo fu un esperimento audace che però diede ragione al gruppo, nonostante l’imperterrito dilagare dello scaricamento illegale, e dimostrando che i veri fan sono disposti a pagare più che volentieri una cifra seppur irrisoria quando si tratta del loro gruppo preferito.

A distanza di quattro anni i Kaiser Chiefs, gruppo indie rock di Leeds sulla piazza dal 1997, provano a fare qualcosa di ancora più innovativo, che di sicuro farà riflettere gli addetti ai lavori. Ricky Wilson (voce), Andrew “Whitey” White (chitarra), Simon Rix (basso), Nick “Peanut” Baines (tastiere, sintetizzatore) e Nick Hodgson (batteria) hanno già quattro album all’attivo e nel nostro Paese la loro canzone più conosciuta è probabilmente il singolo Ruby, uscito nel febbraio 2007.

Il loro nuovo album, intitolato The Future is Medieval, è stato reso disponibile unicamente e a dire il vero un po’ sorpresa sul sito ufficiale della band a partire dal 3 giugno. Il primo singolo estratto, uscito qualche giorno prima, si intitola Little Shocks e non a caso è un brano che cattura già al primo ascolto.

L’idea dei Kaiser Chiefs è semplice, ma ingegnosa allo stesso tempo: l’utente-fan non deve far altro che andare sul loro sito ufficiale www.kaiserchiefs.com, cliccare Create Album e gli apparirà una schermata con dieci cavi di colori diversi e sotto due scaffali colmi di oggetti che rappresentano le venti canzoni disponibili. L’utente può ascoltare le anteprime dei brani cliccando sull’oggetto corrispondente e se vuole metterlo nella playlist basta che vi colleghi uno dei cavi colorati.

Una volta compilata la playlist con un massimo di dieci tracce a scelta, si clicca su next e si apre un’altra schermata, dove l’utente può disegnare la copertina dell’album. Per decorarla, sono disponibili i dieci oggetti corrispondenti ai brani scelti e che possono essere ingranditi e ruotati a piacimento.

Realizzata la copertina, si clicca ancora next e si va ad un riepilogo delle scelte fatte sinora. Se l’utente è soddisfatto del risultato, può cliccare Buy Album. Registrato un proprio account, si effettua poi la transazione tramite Paypal, e pagate £7.50 (poco più di 8€), si apre una pagina personale dove si può scaricare la propria creazione.

Ma veniamo alla vera innovazione: questa pagina personale rimarrà nel database del sito e per chiunque ci capiti e acquisti quella versione dell’album, l’utente creatore-produttore guadagnerà £1.00, che gli verrà accreditata sul proprio account Paypal. Sulla stessa pagina sono disponibili dei badge e un poster per farsi pubblicità ovunque: su Twitter, sul proprio blog o per strada.

Dalla home poi si può cliccare anche su Album HQ, dove apparirà la classifica delle versioni più vendute.

Perché tutto ciò è innovativo? Per prima cosa, si coinvolgono direttamente i fan nel processo di creazione dell’album, ma non solo: essi possono condividerne i profitti con la band, che in questo modo ha potuto creare canzoni liberamente, non seguendo un concetto chiave unico. Anche se il 27 giugno uscirà il CD con una tracklist ufficiale (qui sotto potete vederne la copertina), per rendere disponibile l’album anche nei negozi di dischi.

Copertina ufficiale di The Future is Medieval

C’è da sperare che sempre più gruppi seguano il loro esempio e che invece di lamentarsi dell’incontrollabile fenomeno del download illegale, trovino anch’essi dei metodi perché si possa venire incontro sia alle loro esigenze in quanto artisti che vivono del proprio lavoro, sia alle esigenze di un pubblico sempre meno disposto a pagare per qualcosa che non abbia una propria originalità e unicità.

Vi lascio col video del singolo Little Shocks:

Immagine anteprima YouTube

Suck It And See…

Venerdì, Giugno 17th, 2011

Copertina di Suck It And See

Oggi vorrei spendere due parole per uno dei miei album preferiti negli ultimi tempi, il cui titolo è stato addirittura censurato in alcune catene di supermercati negli USA, e la cui copertina ha scatenato la verve artistica e decorativa dei fan della band di Sheffield.

Il 6 giugno è uscito in tutti i negozi e negli store digitali Suck It And See, quarto attesissimo album degli Arctic Monkeys, uno dei gruppi inglesi che ha maggiormente influenzato la scena rock alternativa negli ultimi cinque anni.

Tra i primi a diventare famosi grazie ad internet, nel 2006 diedero una scossa alle classifiche britanniche con Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not, vendendo ben 1 milione di copie nella prima settimana di pubblicazione. La band è composta da: Alex Turner (voce e chitarra), Jamie Cook (chitarra), Nick O’Malley (basso) e Matt Helders (batteria).

Con il secondo e terzo album, intitolati rispettivamente Favourite Worst Nightmare e Humbug, la loro fanbase è cresciuta in modo esponenziale. Nel nostro Paese hanno registrato il tutto esaurito per il loro ultimo concerto tenutosi qui il 26 gennaio 2010 al Palasharp di Milano. C’è da dire che Humbug aveva fatto storcere il naso ai fan di vecchia data, essendo molto diverso dai precedenti e ben più cupo.

Le aspettative erano piuttosto alte e ci si chiedeva se le scimmiette artiche avessero ancora qualcosa da dire, perché se il terzo album è difficile da scrivere, il quarto lo è anche di più. Fortunatamente il gruppo non si è spinto verso una deriva dark. Suck It And See è balzato subito al primo posto delle classifiche inglesi, scalzando 21 di Adele, che occupava la stessa posizione da ben 15 settimane.

Il primo brano estratto dal disco è stato Brick By Brick, un divertente nonsense supportato da schitarrate anni ’70, e proprio per questo abbastanza fuorviante rispetto all’integrità dell’album.

L’altra traccia uscita come singolo è Don’t Sit Down ‘Cause I’ve Moved Your Chair, in cui basso e chitarre dettano un riff dalle atmosfere infernali.

Apre la tracklist She’s Thunderstorms, dedicata ad una musa sconosciuta che è paragonata a più temporali contemporaneamente. Essa fa anche intuire come sarà strutturato il resto dell’album: melodie dirette e testi come rebus da risolvere. Black Treacle si basa anch’essa su una giocosa ambiguità di significati, che mette in evidenza quanto questo lavoro giochi proprio sull’uso consapevole del linguaggio, ma più per il suo suono che per la semantica.

The Hellcat Spangled Shalalala, pur con riferimenti diavoleschi, fa emergere il concetto chiave dell’album, quel fil rouge che lo attraversa esplicitamente almeno per metà, ovvero l’amore, che qui non è mai ciò che sembra. Infatti, Love Is A Laserquest potrebbe suonare nostalgica di primo acchito, ma presenta un testo piuttosto incisivo, così come in Reckless Serenade e in Piledriver Waltz, brano riproposto in un arrangiamento più rock rispetto alla versione uscita nell’EP solista Submarine di Alex Turner.

Library Pictures è molto interessante per il suo intreccio strumentale e in All My Own Stunts i cori sono di Josh Homme dei Queens Of The Stone Age. Suck It And See, il pezzo che dà il titolo all’album, ha una melodia che rimane impressa già dal primo ascolto.

Complessivamente sembra quasi un album d’altri tempi o addirittura senza tempo, che mischia sapientemente l’indie rock di fine anni ’80, il rock dei cantautori anni ’70 come Leonard Cohen e Lou Reed, ma anche sonorità tipiche del White Duke. Fuse tutte queste influenze, gli Arctic Monkeys sono riusciti ad ottenere qualcosa di unico.

That’s Where Your Wrong chiude questo trip fantastico con un paio di accordi e un riff serpeggiante. La band è più che consapevole della direzione intrapresa. Alex, Jamie, Nick e Matt sono umani e possono fallire, ma non è certo questo il caso.

L’album è stato registrato ai Sound City Studios di Los Angeles e prodotto da James Ford, che in quanto collaboratore di lunga data, ha saputo venire incontro alle esigenze del gruppo, che desiderava un sound più vintage.

Il loro tour promozionale prevede per ora una sola data italiana: il 3 settembre all’Indipendent Day Festival che si terrà all’Arena Parco Nord di Bologna. Lo stesso giorno saliranno sul palco anche i Kasabian, i White Lies, The Wombats, The Vaccines e i Morning Parade. Per info e costi andate su: http://www.vivoconcerti.com/iday/

Immagine anteprima YouTube Immagine anteprima YouTube

Hyper Chondriac Music
Random thoughts of a muser's mind…