Live Report: Chris Cornell @ Alcatraz Milano 24/05/2007
Venerdì, Maggio 25th, 2007
L’inizio della serata potrebbe essere da macchina del tempo: due canzoni secche, sporche, con la voce potente di Chris Cornell che svetta sulle chitarre rabbiose. Sembra di essere a Seattle, inizio anni ’90, ai tempi del grunge e dei Soundgarden, che furono la prima band del cantante e tra i leader del movimento. Invece, siamo nel 2007 e a cantare “Spoonman” e “Outshined” è la nuova band di Chris Cornell, tornato solista dopo aver passato gli ultimi anni negli Audioslave (formati insieme agli ex-Rage Against The Machine).
Chiuso anche quel capitolo Cornell pubblica il suo secondo disco solista, “Carry on” a 8 anni da “Euphoria morning”, e va in tour ancora prima dell’uscita per riaffermarsi come solista. Ma mentre il disco non chiarisce la direzione da prendere per il futuro, il concerto ha un’identità ben precisa: Cornell torna al rock, diretto, semplice, meno arzigogolato degli Audioslave,. Sul palco si riappropria del suo passato, presentando una lunga scaletta con tutti i successi, più qualche brano “minore”.
Non è un caso che in scaletta ci siano pochi brani nuovi, ma soprattutto canzoni dei Soundgarden, che danno al pubblico esattamente quello che si aspetta.
Cornell ha sempre una grande voce, con acuti impossibili alternati a toni più bassi, anche se sul palco, pur commosso da tanto affetto e da tanta partecipazione, è più fermo che in passato. La band – costituita da onesti lavoranti della musica – fa il suo lavoro, anche se perde qualche colpo qua e là, come in una pasticciata “Rusty cage” (uno dei brani più noti dei Soundgarden) o come negli assoli di chitarra dei brani degli Audioslave (ma riprodurre gli effetti di Tom Morello è quasi impossibile). In mezzo allo show Cornell piazza un set acustico di quattro canzoni che fa da contraltare all’aggressività di tutto il resto della serata, e a fine serata una cover di “Billie Jean” di Michael Jackson, rallentata fino a diventare una ballata soul (presente anche su “Carry on”, è il gioiello del disco).
Dopo oltre due ore e sei bis il concerto si chiude, e la gente (molta ma non moltissima: la serata non era esaurita) va a casa decisamente soddisfatta. Cornell è tornato: c’è da sperare che prima o poi riesca a mettere su disco l’energia e il carisma che mette nei suoi concerti.
(Gianni Sibilla)