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Archivio per Luglio 18th, 2007

Live Report: Wilco @ Spazio 211 Torino 17/07/2007

Mercoledì, Luglio 18th, 2007

Neppure un black out ha fermato i Wilco, nel concerto che martedì 17 luglio ha chiuso il bel festival torinese organizzato allo Spazio 211. Proprio durante l’esecuzione di “Spiders”, il momento di massima tensione elettrica dello show, è mancata la corrente, sul palco è calata l’oscurità e gli strumenti si sono ammutoliti di colpo. Non tutti, perché il batterista Glenn Kotche ha continuato a pestare sui tamburi, mentre il pubblico e il resto del gruppo continuavano a cantare e a battere ritmicamente le mani per poi riprendere, dopo una pausa eterna, esattamente dal punto in cui avevano interrotto. Uno spettacolo nello spettacolo che ha regalato, inopinatamente, il momento più bello e intenso della serata. L’ultimo album della band di Jeff Tweedy, “Sky blue sky” ha diviso la critica, facendo rimpiangere ad alcuni lo sperimentalismo e il gusto postmoderno di dischi come “Yankee hotel foxtrot” e “A ghost is born”: ma in concerto vecchie e nuove canzoni, queste ultime proposte in abbondanza, si combinano senza problemi, grazie anche ad esecuzioni impeccabili e ai suoni nitidi e ben calibrati. Tweedy, paffuto e in camicione a quadri che fa molto America di provincia, sembra molto rilassato, salvo schivare risolutamente le richieste di brani “poco brillanti” dal vecchio catalogo e preoccuparsi continuamente delle sorti di uno sventurato che ha deciso di festeggiare il compleanno vomitando in prima fila. Il resto della band è un esempio di concentrazione, compattezza e cura del dettaglio: Kotche e John Stirratt (bella voce di controcanto) compongono una sezione ritmica vigorosa ma anche attenta alle sfumature, ai break, ai controtempi, alle sottili variazioni di tempo che spesso scompaginano le carte in tavola; il tastierista/rumorista Mikael Jorgensen (occhialini, maglietta a righe orizzontali e faccia da “nerd”) e il multistrumentista Pat Sansone (che assomiglia a Beck, fa una discreta scena e canta anche, oltre a suonare tastiere, chitarre, maracas e tamburelli) lavorano bene di copertura, colore e contrappunto mentre l’esperto chitarrista Nels Cline è il nuovo asso nella manica della band, abile nel pilotare feedback, pedali ed effetti e nello sciorinare assoli di volta in volta limpidi e frenetici (bellissimo quello di “Impossible Germany”), un po’ alt.country, un po’ avant jazz, un po’ Sonic Youth (su questo stesso palco dodici giorni prima).
Partono tranquilli con “Either way”, accarezzano morbide sonorità “Americana” con “Sky blue sky”, accelerano e spigolano con la vecchia “Handshake drums” (assalto a tre chitarre elettriche, ne seguiranno altri) e le nuove “You are my face” e “Shake it off”. “I am trying to break your heart” è un ricordo dell’estetica destrutturata dei dischi precedenti, e “Via Chicago” è il prototipo di quanto i Wilco sanno fare al meglio: chitarra acustica, melodia pigra e malinconica in stile country rock, steel sullo sfondo a disegnare panorami sconfinati, improvvise interferenze rumoristiche che travolgono e sommergono la canzone per poi dileguarsi nel nulla, in un emozionante alternarsi di pianissimo e fortissimo. Un’altra “highlight” della serata. C’è il soul morbido di “Jesus etc.” e il rock and roll di “I am the man who loves you”, il pop di “Hummingbird” e “Heavy metal drummer” e i riff un po’ Zeppelin un po’ boogie rock di “Walken”. Poi arrivano le sincopi e gli scatti nervosi di “Spiders”, che fanno venire in mente i Television di “Marquee moon” e scusate se è poco, e l’improvviso blackout di cui sopra. Ma siccome il coprifuoco scatta a mezzanotte precisa c’è ancora tempo per un paio di bis, altre melodie, altre chitarre, altra American music che sa un po’ di passato e un po’ di futuro e vive in un tempo e in un luogo tutto suo.

(Alfredo Marziano)

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