Blog

Archivio per Settembre, 2007

Live Report: Incubus @ Alcatraz Milano 16/09/2007

Lunedì, Settembre 17th, 2007


“Attenzione: durante lo spettacolo degli Incubus verranno usate luci strobo”, è la promessa/minaccia di un cartello all’entrata del locale, giusto di fianco al guardaroba. Un cartello messo lì forse per tutelarsi nei confronti di qualche animo sensibile – si sa, gli americani sono paranoici su queste cose, anche perché da quella parti basta un nonnulla per intentare una causa multimilionaria – ma che rivela molto delle contraddizioni di questa band. Un gruppo che promette effetti speciali fin dal nome, e che invece fa un rock onesto, persino troppo pulito.
Gli Incubus sono californiani, e per molto tempo sono stati una delle grandi promesse dell’hard rock. Alla fine, con gli ultimi due dischi, sono riusciti ad arrivare in cima alle classifiche americane. E anche nei cuori di molta gente, a giudicare dalla quantità di spettatori che affolla la discoteca milanese in cui si svolge il concerto. L’Alcatraz non è pieno, ma poco ci manca, ed è un risultato notevole in un momento della stagione in cui l’offerta cittadina sonnecchia ancora, e il pubblico è ancora intontito dalla sbornia musicale estiva all’aperto.
Un pubblico tenace, oltretutto: il concerto era stato originariamente programmato lo scorso marzo, ma un infortunio al chitarrista aveva costretto a rimandare tutta la tournée. Gli Incubus, prima di settembre, sarebbero dovuti tornare a giugno, ma il loro concerto era nuovamente saltato: era in programma all’interno del mega-festival di Venezia annullato per una tromba d’aria.
Da par loro, gli Incubus ripagano la pazienza della folla con un’esibizione che “sporca” il loro suono di studio, levando quella patina di perfezione che aveva rovinato soprattutto l’ultimo disco “Light grenades”e buona parte della loro carriera. Sul palco la formazione, così come in studio, incorpora un DJ, il cui compito è quello di dare un ritmo diverso ai brani, che sono di stampo hard-rock tradizionale. A funzionare è soprattutto la voce di Brandon Boyd, il cantante, e soprattutto su brani più melodici come “Drive”: il primo grande successo della band è accolto da un boato, e viene cantato a squarciagola dal pubblico.
Però, anche sul palco come in studio, la band continua ad essere un po’ contraddittoria: propone soprattutto un rock tirato che vorrebbe essere trasgressivo, e invece è tutto sommato prevedibile e molto rassicurante, troppo perfettino per essere vero. Sul palco è, appunto, un po’ più sporco perché la band sembra lasciarsi andare, incitata dall’adorante pubblico. Ma alla fine, per chi non è un fan, gli Incubus rimangono una promessa non mantenuta: un gruppo dalle grandi potenzialità parzialmente inespresse. Meglio dal vivo che su disco, ma non sempre basta.

(Gianni Sibilla)

Dal Vivo
I concerti recensiti da Rockol