Live Report: Yeah Yeah Yeahs @ Magazzini Generali Milano 04/05/09

Pur stimando il trio newyorkese e considerando la non vastissima capienza dei Magazzini Generali di Milano, devo ammettere che la notizia del sold-out anticipato per il concerto degli Yeah Yeah Yeahs mi ha colto un po’ di sorpresa.
Non che il carisma della cantante Karen O e soci non abbia fino ad oggi fatto proseliti in Italia, ma evidentemente più di quanti mi aspettassi.
Quindi c’è coda fuori dal locale già dalle 19,30, quando una quarantina di persone attende l’apertura dei cancelli per accaparrarsi le prime file del locale milanese, noto per non essere proprio la location migliore per ascoltare concerti rock. Data la chiusura prossima del Rolling Stone, conviene comunque tenersi stretti (è proprio il caso di dirlo) anche spazi come questi.
Un grosso pallone gonfiabile a forma di occhio campeggia sul palco, come a controllare che tutto proceda per il meglio. Alle 21,50 si spengono le luci e gli Yeah Yeah Yeahs possono fare il loro ingresso sul palco. Karen si presenta con una accattivante maschera luminosa.
La prima parte del set è rockettara e coinvolgente, con la vocalist (che indossa un vestitino multicolore) attenta a far rispettare la propria immagine di ragazza cattiva (anche se più calma rispetto ai live degli anni scorsi): fa girare il microfono in ogni dove, sputa acqua come un drago col fuoco e guarda il pubblico con grinta e audacia.
Poi le cose si calmano e si passa alla presentazione di alcuni pezzi più tranquilli, alcuni dei quali tratti dal nuovo album “It’s blitz” (accolto molto bene da pubblico e critica), più elettronici rispetto a quanto proposto fino ad oggi dal trio newyorkese.
Consueta piccola pausa e Karen si presenta cambiata di abito per un finale in grande stile con due momenti che da soli sono valsi il prezzo del biglietto: una versione rallentata della splendida e commovente “Maps” (davvero da pelle d’oca) e lo strepitoso, energico, saluto finale con il ruggito veloce di “Date with the night”.
Insomma, un bel concerto quello degli YYY’s, breve (poco più di un’ora di set), ma intenso, con una Karen O e soci forse non più incendiari come un tempo, più maturi e consapevoli, ma ancora in grado di suonare dell’ottimo rock.
(Ercole Gentile)