Live Report: Florence and The Machine @ Magazzini Generali Milano 16/10/09

In Inghilterra Florence Welch e i suoi Machine sono già un fenomeno. Un fenomeno da classifica aggiungerei, vista la seconda posizione tra gli album più venduti nel Regno Unito raggiunta con l’album d’esordio “Lungs”.
In Italia il suo nome ha cominciato a girare parecchio tra gli addetti ai lavori, raggiungendo comunque anche una buona fetta di pubblico.
La sua esibizione live è quindi molto attesa, visti anche i numerosi filmati in Rete che testimoniano il grande carisma dal vivo della rossa cantante londinese.
I Magazzini Generali si presentano gremiti e si nota la presenze di un folto pubblico femminile di provenienza anglosassone, tutte nelle prime file, scatenate e pronte a cantare a squarciagola.
Florence si presenta sul palco di nero vestita, accompagnata da un tamburo sul quale talvolta si sfoga e da una band di sei elementi, tra cui spicca la bionda tastierista Isabel ed un’arpa il cui suonatore compie gli anni proprio il giorno del concerto.
Fin dalle prime battute si può verificare che Florence è cresciuta a pane e soul: la sua voce è sempre al centro e direi che ci sono davvero buone ragioni perchè lo sia, le capacità vocali non le mancano proprio. Quel che colpisce maggiormente del set è però il carisma e la carica della cantante: a 22 anni non è facile tenere il palco e muoversi con tale disinvoltura, dialogare con il pubblico in modo sciolto, riarrangiare alcune canzoni in chiave acustica ed offrirle alla platea in una salsa completamente diversa dal disco.
Un’ora e dieci minuti di concerto (con un encore di due brani) in cui vengono eseguiti tutti i singoli, con grande gioia del pubblico (specialmente di quello d’Oltremanica), ma anche una b-side non inserita sul suo primo album ed il già citato momento acustico.
Non so, ho come la sensazione di aver assistito ad un qualcosa di significativo stasera. Per l’ottimo concerto sì, perchè mi sono divertito, ma soprattutto perchè credo che questa Florence farà molta strada e potrò forse raccontare di essere stato al suo primo concerto italiano un giorno…
(Ercole Gentile)