Live Report: Hole @ Magazzini Generali, Milano 19/02/2010
Quando arriva Courtney Love in città è come un uragano: aspetti trepidante, domandandoti cosa ti sta per accadere, sei elettrizzato nella tua attesa e non vedi l’ora di essere travolto per poi, una volta terminato tutto, poter raccontare agli altri com’è stato. Ed è proprio come mi sono sentita io, l’altra sera mentre ero ai Magazzini Generali e aspettavo uno dei miei concerti dell’anno, l’unica data italiana, per di più sold out (e si vedeva) delle Hole.
Mentre sorseggio il mio drink e giro per il locale mi guardo attorno: una folla per lo più eterogenea, molti presenzialisti, parecchi alter ego maschili e femminili di Courtney, vestiti e truccati come lei, e un ragazzo con la cresta bionda da punk più alta che abbia mai visto: mi chiedo cosa ci fa qui e soprattutto prego che non si posizioni davanti a me, dato che mi sono accaparrata un buon angolino per vedere il concerto.
Si spengono le luci e comincia a propagarsi fumo dal palco, in sottofondo musica classica, in netto contrasto con ciò che sta per accadere. Uno dopo l’altro cominciano ad arrivare i musicisti (ahimè non c’è più nessuno della formazione originaria), prendono in mano gli strumenti, sono pronti a cominciare.
Manca solo lei: eccola, arriva accolta da un boato dei presenti, con una sigaretta in bocca, capelli lunghissimi e vestito bon ton di Prada. Penso che dovrò assolutamente procurarmi la fascetta con fiori e piume che si confonde tra la sua chioma. La chitarra di Courtney inizia a produrre le prime note. Tre pezzi suonati tutti d’un fiato, tra cui la mia amata “Violet”, poi una breve pausa per i saluti, tra le urla generali: “ Sono molto contenta di essere qui stasera, voi siete contenti?”. Domanda retorica. Inizia lo sconvolgimento della scaletta, Courtney parla spesso coi suoi musicisti, dice che bisogna seguire l’istinto, e come darle torto.
Scorrono veloci “Dolls Part”, ”Malibu”, “Celebrity Skin”, “Miss World”, “Northern star” e la nuova “Nobody’s daughter”, del tanto atteso album, che dovrebbe vedere presto la luce. Tra un brano e l’altro, Courtney si avvicina al suo pubblico, tocca mani, lancia plettri, parla “a macchinetta”. Si fa anche lanciare una t-shirt del suo merchandising e, rivolgendosi al suo chitarrista, dice che bisogna fare qualcosa per quelle magliette, troppo poco fashion per lo stile italiano.
Mentre Courtney canta, la guardo e penso: questa donna ha vissuto mille vite, è caduta in basso, in bassissimo, ma si è rialzata sempre. Ha conosciuto gli eccessi, è la vedova di una leggenda, di un’icona e prima di incontrarlo faceva la stripper. Guardala ora, su quel palco è divina. La sua immagine di “dannata del rock”mi ha sempre affascinata ma adesso ho davanti una donna diversa che, tra mille sbagli, non ha mai abbandonato la sua musica.
Esco dai Magazzini pensando che l’uragano Courtney mi abbia fatto proprio l’effetto che mi aspettavo: mi ha stravolto e riempito al tempo stesso…..
(Rossella Romano)