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Archivio per Ffebbraio 22nd, 2010

Live Report: Il Teatro degli Orrori @ Latte Più Brescia 19/02/10

Lunedì, Ffebbraio 22nd, 2010

Nel bel mezzo di un tour che sta toccando l’Italia intera, in contemporanea con il festival di Sanremo e con tutto quello che passa la televisione, Pierpaolo Capovilla si prepara al set del Latte Più (colmo di gente) passeggiando tra il pubblico, ascoltando i bresciani Marydolls, gente pronta a fare il salto e spiccare il volo. Capovilla ha quel “profilo della persona perbene” che lui stesso canta in “Io ti aspetto”. Quello che invece non ti aspetti e vederlo fare stage diving a ripetizione quando sul palco sale il Teatro, quando l’energia si moltiplica e le casse iniziano a pompare senza risparmiarsi. Nelle due ore di un set del Teatro si vive e si muore, si esulta e ci si lascia prendere dalle parole e da quei testi che ci hanno fatto innamorare… a sangue freddo. La nuova line-up che vede Favero fuori dai giochi (se non altro dal vivo) e dentro Nicola Manzan (Bologna Violenta) e Tommaso Mantelli (Captain Mantell) sembra funzionare davvero alla grande, sembra quasi dare più risalto ai cambi di tempo tipici del gruppo. Poco importa poi che il microfono ceda sotto i colpi di chi ne vuole ancora e si aggrappa fisicamente alla band, non contano i fischi degli amplificatori provati allo stremo. E’ il bello della diretta, il bello dei concerti senza tregua. Capovilla e il Teatro, Capovilla che fa teatro e intrattiene, parla senza filtro e si abbandona al potere del palco, al sudore della gente. Passano i pezzi di “A sangue freddo”: “Io ti sapetto”, “Due”, “A sangue freddo”, “Majakovskij”, “Mai dire mai”, “Direzioni diverse”, “Alt”. Menzione speciale per la bellissima “Die Zeit”, un piccolo capolavoro che si rivela ogni volta in modo diverso, così come “Il terzo mondo” e “Padre nostro”. C’è spazio anche per la storia, per “La canzone di Tom”, “Il turbamento della gelosia”, “Vita mia”, “Compagna Teresa”, “Dio mio”. Il fischio che persiste in testa lascia spazio al silenzio quando tutto finisce. La band saluta, si fa abbracciare, si concede fino all’ultimo, a testimonianza che un concerto rock è più di semplice musica: è l’occasione per un incontro tangibile fuori dal “mondo della tv”, è cultura, è sfogo e collera, passione estrema. Resta poco da dire quando la voce viene a mancare dopo aver buttato fuori rabbia ed amore in modo così intenso nell’arco di pochi minuti. E’ questo il potere del Teatro, lasciarti senza altro da dire: “Angusto sarebbe il cielo, per potermi contenere…”

(Marco Jeannin)

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