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Live Report: Imogen Heap @ Circolo Magnolia Milano 08/03/10

Una cosa che adoro in un’artista (ancora più se di sesso femminile) è la capacità di sdrammatizzare e di dialogare con il pubblico. Comporre e suonare canzoni tutt’altro che leggere e spensierate e poi dal vivo, tra un pezzo e l’altro, metterla sul ridere, creare quell’atmosfera divertente e rilassata che riesce a fare apprezzare ancor più, poi, l’intensità dei brani.
Questo è accaduto ieri sera al Circolo Magnolia di Milano (non stracolmo di gente, ma neanche vuoto) dove si è esibita la cantautrice inglese, in bilico tra pop, indie ed elettronica, Imogen Heap.
Fresca di pubblicazione del suo secondo album solista “Ellipse”, l’ex voce del duo elettronico Frou Frou è passata dall’Italia per tre date, l’ultima delle quali si tiene proprio nella città meneghina (le altre sono state a Roma e Ravenna).
La serata viene aperta dall’americano Back Ted N-Ted (che suonerà poi con la stessa Imogen) che esibisce un bel mix di cantautorato con elettronica, indie-rock, ma anche pop un po’ troppo caciarone: da tenere d’occhio comunque.
Al centro del piccolo palco del Magnolia troneggia un albero (il logo della cantante) addobbato da molte luci per una calda e accogliente atmosfera.
Sono le 23 e 10 quando Imogen Heap entra in scena, alta e piazzata, con un vestito nero pieno di “piume”. Esordisce chiedendo il silenzio: dovrà campionare parecchi suoni durante la serata e quindi è essenziale ridurre i rumori al minimo, ma solo per pochi attimi.
Come si diceva prima, tra un brano e l’altro Imogen scherza con il pubblico, accetta di buon grado chi vorrebbe essere lei (“E’ molto complicato, non te lo consiglio”) e chi le urla continuamente che vorrebbe sposarla. C’è chi le regala una mimosa e chi un dipinto. Lei Racconta storie divertenti su come sono nati alcuni brani e coinvolge il pubblico a partecipare attivamente con lei, come in “Just for now”, per esempio, dove divide la gente in settori ed ognuno dovrà cantare con una tonalità diversa. Splendido.
Si alternano brani in cui fa tutto da sola e canzoni nelle quali è accompagnata dal già citato Ted e da altri due musicisti agli archi e anche la setlist spazia in tutto il suo repertorio: da due singoli dei Frou Frou (tra cui la famosissima “It’s good to be in love”) all’ultima “First train home”, lasciando l’altra hit tratta dal suo primo album (“Speak for yourself”, 2005) nei bis (“Hide and seek”).
Un’ora e quaranta che volano via in un attimo. Un bellissimo concerto, a livelli sinceramente molto più alti delle mie aspettative. Ho quasi l’impressione che dal vivo anche la sua musica renda di più, acquisti una carica ed una sensibilità maggiori rispetto al disco. Il fascino della simpatia.

(Ercole Gentile)

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