Blog

Live Report: Marco Mengoni @ Alcatraz Milano 04/05/10

Dal talent show ai palchi di tutta Italia. Marco Mengoni, vincitore dell’ultima edizione di X-Factor e terzo classificato al Festival di Sanremo, sta provando il grande salto. Il concerto all’Alcatraz, seconda data del suo primo tour italiano, è solo il primo passo di questo percorso. Il giovane cantante di Ronciglione sale sul palco verso le nove e mezza, introdotto da una voce fuori campo e da un piccolo esercito di uomini-coniglio. Il concerto è esaurito da giorni e il pubblico, quasi tutto giovane e al femminile, è comprensibilmente entusiasta. Le coreografie, ideate da Luca Tommassini, sono un chiaro omaggio ad Alice nel Paese delle Meraviglie e alla “Mattità” di Mengoni, che fa della sua patinata stravaganza un vero e proprio marchio di fabbrica. Si parte con “Stanco” e da subito si capisce la formula che accompagnerà tutto il concerto: funk-rock molto melodico, con le chitarre elettriche sugli scudi e i coristi sempre a fare da tappeto alla voce bella e versatile del giovane cantante. Non mancano anche ballate in pieno stile sanremese, come “Lontanissimo da me” e “Questa notte”. La scenografia funziona, lo show prosegue spedito tra le canzoni del primo ep “Dove si vola” e quelle dell’ultimo “Re Matto”. E tante, davvero tantissime cover. Ecco, questo è il primo punto dolente: è vero, il ragazzo è un esordiente e non si può pretendere da lui un repertorio da veterano. Ma perché allora suonare 20 pezzi, per quasi due ore di concerto, e regalare delle versioni non sempre felici di veri e propri classici del rock? Facciamo qualche esempio: le versioni di “Mad World” dei Tears For Fears – forse il momento migliore dell’intera esibizione – e l’omaggio a Battisti di “Insieme a te sto bene” funzionano alla grande. Ma in altri casi le scelte non sono sempre azzeccate: il tentativo di riproporre la beatlesiana “Helter Skelter” vira troppo verso l’hard rock e rischia di banalizzarla, mentre il classico dei Talking Heads “Psycho Killer” rende decisamente meno che nelle esibizioni televisive di “X-Factor”, dove Marco riusciva a rileggerla in modo più sottile, contenendo la sua naturale esuberanza. Interessante invece “Almeno tu nell’universo”, arricchita da acrobazie vocali e da un arrangiamento molto minimalista. Mengoni regge il palco molto bene e dimostra una personalità invidiabile per un ragazzo classe 1988. Ma le sue canzoni – e qui veniamo al secondo problema – non legano sempre con classici che si diverte a interpretare. E così il concerto arriva fino in fondo in modo discontinuo, fino a quell’invocatissima e ben resa “Credimi ancora” che dal Festival in poi ha colonizzato le radio italiane. Ma alla fine rimane un po’ di amaro in bocca: le qualità di fondo – voce e presenza scenica – ci sono. Peccato che manchino ancora le canzoni. Ma il ragazzo, si sa, è giovane. E una seconda opportunità non va negata a nessuno.

Scaletta:

Intro- Stanco
Paralyzer
Dove si vola
In viaggio verso di me
In un giorno qualunque
Satisfaction
Helter Skelter
Questa notte
Lontanissimo da me
Fino a ieri/Cosmic Girl
Psycho Killer
Insieme a te sto bene
See me, feel me
Almeno tu nell’universo
Tears in heaven
Mad World
Live and let die
Nessuno
La guerra
Credimi ancora

(Giovanni Ansaldo)

Lascia un Commento

Devi essere loggato per scrivere un commento.

Dal Vivo
I concerti recensiti da Rockol