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Archivio per Maggio 8th, 2010

Live Report: Black Rebel Motorcycle Club @ Magazzini Generali Milano

Sabato, Maggio 8th, 2010

Solitamente un concerto tende ad iniziare sul presto quando la carne al fuoco è tanta. E reduce dall’ultima tornata italiana dei BRMC, quando il trio formato da Peter Hayes, Robert Levon Been e dall’allora batterista Nick Jago imperversò per due ore e mezza abbondanti nel compianto Rolling Stone, non ho potuto non attribuire alla probabile durata torrenziale del set una partenza così anticipata (e perfettamente puntuale).
Purtroppo quella dei Magazzini Generali si è rivelata una falsa partenza, per due motivi che il ct della nazionale inglese Fabio Capello definirebbe “tecnico-tattici”. Quello tecnico riguarda come sempre la location: “War machine” e “Mama taught me better” sono le due track d’apertura più anonime della storia dei live per mancanza di volume, presa sul pubblico e resa sonora. Il vero concerto inizia solamente con “Red eyes and tears”. Il motivo tattico invece è legato alla setlist che la band di San Francisco propone al pubblico milanese. E pure qui va aperta una parentesi nella parentesi. I pezzi in scaletta sono diciotto. Tenendo conto che la discografia comincia ad essere consistente e che si tratta di una band con un ottimo seguito live c’è da stare abbastanza allegri. Abituati poi come siamo a set indie di un’oretta e poco più, trovarsi di fronte ad un vero live fa tirare finalmente un sospiro di sollievo. Il primo problema però nasce quando ti accorgi che per una band come i BRMC diciotto pezzi in realtà non sono molti (basta spulciare le scalette delle date precedenti del tour in corso, con picchi addirittura di trenta), che in un’ora e mezza scarsa tutto si chiuderà e che probabilmente la colpa è dovuta al fatto che il venerdì sera ai Magazzini bisogna fare le cose abbastanza di fretta perché poi c’è da lasciare spazio al dj set. Questo non può che incidere sulla scaletta che viene immancabilmente tagliuzzata alla bene e meglio lasciando fuori pezzi come “Shuffle your feet” e “Love burns”, tanto per citarne un paio. Questo da un lato. Dall’altro è stranissimo vedere snocciolati i pezzi spacca platea, quelli che hanno fatto la fortuna del gruppo, tutti concentrati nella parte centrale del set lasciando poi inizio e fine concerto a momenti trascurabilissimi.
Dopo i primi tre pezzi che ho già accennato, arrivano la titletrack dell’ultimo lavoro “Beat the devil’s tattoo” seguita da “Bad blood” e dall’amatissima “Ain’t no easy way”, un pezzo che sebbene semiacustico riesce comunque a mandare in delirio le prime file, evidentemente vogliose di qualcosa che li scuota fino alle fondamenta. E i più esagitati dovranno attendere la conclusione di “Aya”, pezzo nuovo e molto interessante, prima di dare fuoco alle polveri con la doppietta “Berlin”/“Weapon of choice” direttamente dall’ottimo “Baby 81”. E pure qui la povera “Berlin” patisce la mancanza di chitarra e voce, perse chissà dove nel mixer dei Magazzini. “Annabel Lee” è la camomilla che precede l’inno travolgente “Whatever happened to my rock n’ roll” che la band si ostina a piazzare a metà set, evidentemente fuori posto (e penso al finale…). “Mercy”, “Conscience Killer” (ottima), “Six barrel shotgun” e “Spread your love” sono il poker finale prima dell’encore. Un rientro assolutamente inutile e trascurabile: “Stop”, “Shadows keeper” e “Open invitation” non servono praticamente a nulla se non a rimpinguare la scaletta che ha già dato quello che doveva dare. La gente non salta, non partecipa e il concerto si chiude inevitabilmente in calando. Un concerto che messo così sembra peggiore di quello che in realtà è stato. C’è da dire che per come si pone il duo (perché dai, la batteria di Leah Shapiro non fa testo), la sensazione è sempre quella che siano in tour per farti un piacere. Ma fa parte della loro immagine da bei tenebrosi e lo capisco, anche se devo ammettere che Been sembrava realmente annoiato. Quando però si rimboccano le maniche, i BRMC sanno come fare le cose per bene, e il risultato è un rock stoner arcigno che entra fino alle ossa e ci rimane. I dettagli (e che dettagli) però fanno la differenza tra un concerto memorabile e uno anonimo. Visto poi come ci avevano abituato, il disappunto è ancora più marcato. Non mi sembra però il caso di farne una colpa alla band. Se alle dieci e mezzo sono già in auto sulla via del ritorno non è certo per colpa loro…

(Marco Jeannin)

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