Live Report: Real Estate @ La Casa 139 Milano 24/05/10
Martedì, Maggio 25th, 2010
Dimenticate la Casa 139. Dimenticate Milano. In una sola ora di concerto, i Real Estate hanno portato il pubblico italiano letteralmente da un’altra parte, in un luogo a metà strada tra la California psichedelica degli anni ‘60 e il New Jersey di oggi, la terra da dove provengono questi giovanissimi ragazzi americani. Si chiamano Alex Bleeker, Martin Courtney, Etienne Peters e Mathew Mondalien e si sono trovati quasi per caso in tour in giro per il mondo, dopo aver pubblicato solo un ep e un omonimo album. La critica americana – Pitchfork e Rolling Stone in testa – li ha definiti una delle band più interessanti dell’anno, accostandoli a gruppi come Grizzly Bear e Animal Collective. E la loro sorpresa, il non essere ancora abituati a questo ruolo da rock band in carriera, ce l’hanno stampata in fronte, gliela si può leggere negli occhi. Lo dimostra il modo rilassato e un po’ inconsapevole con cui gestiscono questa data alla Casa 139: arrivano in ritardo, con la gente che aspetta ancora fuori dal locale a godersi i primi caldi estivi, a bordo del loro furgoncino bianco. Caricano gli strumenti e fanno il soundcheck in fretta e furia, non senza qualche problema nella regolazione dei suoni.
Ma piano piano, con la stessa flemma con cui si sono presentati, I Real Estate prendono in mano gli strumenti e dimostrano che la critica americana non si è sbagliata. Il suono del gruppo americano infatti entra sottopelle e contagia in modo tanto sottile quanto efficace. A loro bastano due chitarre, un basso e una batteria, niente di più. La loro musica, come si capisce sin dall’apertura di “Pool Swimmers”, si basa su una formula molto lineare, quasi granitica: indie-pop soffice e psichedelico, con fortissimi richiami alla tradizione americana degli anni Sessanta, tenendo sempre a mente la lezione dei Beach Boys di “Pet Sounds”. Sembra quasi di ascoltare un’unica canzone, un’unico giro di accordi, per come il quartetto riesce ad avvolgere l’ascoltatore nelle sue atmosfere, ma in realtà anche presi singolarmente i pezzi funzionano eccome: lo dimostrano la psichedelia acida ma non troppo di “Suburban dogs”, la splendida “Black lake”, probabilmente il momento migliore del concerto, ma anche i passaggi decisamente più spensierati di “Fake blues” e “Beach comber”. C’è spazio anche per un inedito, che non sembra discostarsi molto dallo stile dei pezzi già proposti. Certo,solo un’ora di concerto dalle undici a mezzanotte non è proprio il massimo, un paio di pezzi in più non avrebbero guastato. Ma dopotutto ad un gruppo esordiente non si può chiedere molto di più, visto che i Real Estate hanno all’attivo solo un album e un ep. Più che un concerto insomma, un assaggio di quello che ci potranno regalare in futuro. I numeri li hanno, spetta a loro non deludere le attese.
(Giovanni Ansaldo)