Live Report: Alice In Chains @ Gran Teatro Padova 11/06/10

Tornano gli Alice In Chains dopo la tappa invernale di Milano, questa volta in quel di Torino, Roma e Padova. Quest’ultima è la nostra data, il Gran Teatro (un palatenda per capirci) è bello, comodo da raggiungere e si riempie velocemente di gente che ha vissuto in prima linea gli anni Novanta, quando a riempire le cronache e gli scaffali dei negozi di dischi erano band come Soundgarden, Nirvana e appunto gli Alice In Chains, e ci si vestiva con camicia di flanella a quadrettoni e Converse logore. Rispetto a Milano, qui non c’è da affrontare l’incognita del debutto con la nuova formazione che vede DuVall alla voce: la band è molto più rodata rispetto all’inizio del tour (ovviamente) e bene o male tutti hanno accettato il cambiamento, addirittura con entusiasmo. Nessun imbarazzo o sospensione del giudizio quindi, gli AIC suonano a Padova e come per qualsiasi altra grande band, non bisogna lasciarseli scappare. Personalmente avevo ancora negli occhi e soprattutto nelle orecchie l’eco della strepitosa tappa milanese, senza contare che all’appello mi era mancata quella “Nutshell” che per il sottoscritto è un po’ come la “Canzone del sole”, quella che impari a strimpellare con la chitarra ancora prima di sapere il nome degli accordi. Tutti buoni motivi per bissare a distanza di pochi mesi un concerto che per quanto riguarda la scaletta non ha riservato grandi sorprese, se non appunto la tanto agognata “Nutshell” (intensa come poche) e “All secrets known” che come su disco, anche qui si è presa la briga di aprire le danze. Si comincia dunque alle nove e mezza puntuali. Il sound degli AIC è come sempre pieno ed aggressivo, senza differenza tra il nuovo ed il vecchio. DuVall oramai è completamente assimilato nei meccanismi della band capitanata come sempre da un Cantrell in ottima forma e piacevolmente stupito dalla bella risposta della platea padovana. Di riflesso, quando le cose girano a dovere sotto al palco, sopra si è spinti a dare il meglio. E gli AIC danno veramente il meglio per un’ora e quaranta abbondante, passando in rassegna tutti i punti cardine della discografia, quelli che la gente vuole sentire a tutti i costi e che scatenano le ugole non più giovanissime di chi era da tempo che aspettava l’occasione per sfogarsi dal vivo con la band di Seattle. C’è sempre quel pizzico di malinconia di fondo ad accompagnare pezzi come “Down in a hole”, “Rain when I die”, “Them bones”, “No excuses” e “We die young”, perché Staley manca a tutti anche se è ancora presente in tutti quei testi che lo hanno reso una delle leggende maledette del grunge. Molto bene anche le nuove, soprattutto le pesantissime “A looking in view” e “Acid bubble”. Diciannove i pezzi in totale, che potevano essere venti se qualche furbacchione non avesse tirato una lattina sul palco a metà concerto indispettendo Cantrell che minaccia di chiudere baracca e burattini in anticipo. E non bastano il reggiseno riparatore scagliato nel finale o i dieci minuti di applausi e urla di congedo: passate da poco le undici e dopo le acclamatissime “Angry chair” in coppia con “Man in a box” (sempre la più amata) prima delle conclusive “Would?” e “Rooster” la band saluta e da appuntamento a molto presto. Vista la risposta che hanno (nuovamente) ottenuto nel nostro paese (“siete la miglior platea con cui abbiamo a che fare da tempo”), non c’è da stupirsi che gli AIC tornino sempre volentieri. E anche se oramai ci siamo abituati a rivederli in giro, anche se non sono più quella novità che tanto ci aveva fatto felici, un salto a concerto degli Alice va fatto sempre. Questi ogni volta che passano ci ricordano la differenza tra chi viene dimenticato in fretta e chi resterà per sempre.
(Marco Jeannin)
SETLIST
“All Secrets Known”
“It Ain’t Like That”
“Again”
“Check My Brain”
“Them Bones”
“Dam That River”
“Rain When I Die”
“Your Decision”
“No Excuses”
“We Die Young”
“A Looking In View”
“Nutshell”
“Lesson Learned”
“Acid Bubble”
“Down in a Hole”
“Angry Chair”
“Man in a Box”
“Would?”
“Rooster”