Live Report: Midlake (+ Beach House) @ Circolo Magnolia Milano 13/07/10
Quando i texani Midlake vennero a suonare al Rainbow di Milano, nella primavera del 2007, eravamo tra le trenta e le quaranta persone. Pochissimi, ma alla fine tutti soddisfatti del concerto del gruppo americano, reduce dalla pubblicazione del buonissimo secondo album “The trials of Van Occupanther”. Piccola soddifazione, quindi, vedere come questa volta l’attesa per l’esibizione dei Midlake sia decisamente maggiore rispetto ad allora. L’ottima location estiva del Magnolia, all’Idroscalo di Milano, non tracima di gente, ma è abbastanza piena da far contenti tutti: pubblico, organizzazione e band. Questo grazie anche al successo dell’ultimo disco “The courage of the others” che ha riscosso consensi praticamente unanimi, grazie ad un sound indie-folk ancora più compatto.
Ad aprire le danze sono gli attesi Beach House, duo (lui/lei) di Baltimora che con l’ultimo lavoro “Teen dream” ha conquistato numerosi consensi in ambito indie: sul palco sono accompagnati per l’occasione da un terzo elemento. Le atmosfere indie-pop malinconiche e sognanti sono indubbiamente degne di note, ma forse non proprio adatte ad un concerto estivo da birra media in mano. Il set raggiunge l’ora di durata ed alla lunga stanca, tutto sembra ripetersi troppo: decisamente meglio su disco.
Sono quasi le 23,30 quando i Midlake fanno il loro ingresso in campo, schierati in sette e pronti a giocarsi la partita. Si comincia con “Children of the ground” e la band sembra davvero in forma: la voce di Tim Smith è di quelle che entrano sotto pelle e la sua compagine lo segue davvero bene.
La setlist si muove tra le canzoni degli ultimi due dischi, con esecuzioni pregevoli che aggiungono sempre un tocco particolare ai pezzi, non tralasciando anche eccellenti improvvisazioni quasi prog.
Si passa da “Van Occupanther” alla title-track dell’ultimo album, passando per “Rulers, ruling all things”, la splendida “Roscoe” che in molti cantano a squarciagola, “Acts of man”, “Core of nature”, “Bandits” e “Head home”.
Piccola pausa e si riprende per gli ultimi due brani, episodi in cui i Midlake danno il massimo e ringraziano il pubblico per il calore: “Fortune” e la bellissima “Branches”.
Insomma, i Midlake hanno saputo regalare un buon concerto ad un accaldata Milano, anche se forse far durare meno il set dei Beach House e far cominciare il set un pochino prima avrebbe aiutato. Ma va bene anche così.
(Ercole Gentile)