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Live Report: ZZ Top @ Castello Vigevano (Pv) 15/07/10

Gli ZZ Top hanno un pregio: nonostante suonino insieme da 40 anni, danno ancora l’impressione di divertirsi davvero a stare sul palco. E anche se Vigevano non è Houston e nemmeno Austin, ce l’hanno messa tutta per portare nella provincia pavese un pezzo di America. L’unica cosa che tradisce la loro età non più giovanissima sono proprio le barbe, ormai spruzzate di grigio e bianco. Per il resto, come sempre, non è semplice vedere i loro visi sotto al vestito di scena: giacca e pantaloni di pelle, cappello e occhiali rigorosamente neri. Sono circa le 22.15 quando il gruppo sale sul palco, dopo l’esibizione dei Tower of Power. Il cortile del Castello Sforzesco, teatro della loro concerto all’interno del festival 10 Giorni Suonati, è abbastanza pieno e rumoroso. Dopo un’intro di musica elettronica, che francamente sorprende un po’ tutti, Billy Gibbons, Dusty Hill e Frank Beard – che per ironia della sorte è l’unico a non avere la barba – imbracciano gli strumenti e attaccano “Got me under pressure”. Il pubblico, che ha da poco smesso di lottare con un esercito di zanzare, inizia subito a scaldarsi.

Dietro alla band un megaschermo proietta immagini di chiavi inglesi, macchine, donne e cowboy: tutto come da copione. Poi tocca a “Waiting for the bus” e “Jesus just left Chicago”, due classici della band texana, far decollare di più il concerto. Billy Gibbons, veramente magrissimo, è il vero leader di questo gruppo: imbraccia la sua chitarra personalizzata “Billy-Bo Jupiter Thunderbird”, gigioneggia con il pubblico e improvvisa anche qualche frase in italiano. Gli anni si fanno sentire e la voce non è sempre impeccabile, ma sarebbe impossibile chiedergli di più. La scaletta non è molto cambiata rispetto alle altre date: prevalgono le canzoni vecchie, estratte dai classici come “Tres Hombres” e “Eliminator”. Capita anche di ascoltare qualche cover, come “Rock me baby” di B.B. King e un’acclamatissima “Hey Joe”, suonata con molto mestiere e qualche calo di intensità, durante la quale Gibbons si concede un assolo di fronte al megaschermo sul quale è proiettata un’immagine di Hendrix. Molto più che un semplice tributo. Non tutti i pezzi rendono allo stesso modo, ovviamente. Se “Party on the Patio” e “I need you tonight” non entusiasmano, “Just got paid”, con un assolo da urlo di slide guitar, e la sempreverde “Legs” sono puro divertimento hard’n'blues. Stesso dicasi per “Brown sugar”, che inizia lenta come sempre per poi esplodere con il suo riff contagioso.

Ma le carte migliori gli ZZ Top se le tengono per il bis: dopo la fine del set tornano con “La Grange”, forse la canzone che più li rappresenta in assoluto. La ripongono in una versione lunga, dilatata e molto divertita, con un lungo inizio a cappella di Gibbons: proprio quello che il pubblico si aspetta. Neanche il tempo di assaporare il finale che parte “Tush”, altro prezzo immancabile ad un concerto della band americana. Anche in questo caso l’esecuzione dura molto più dei due minuti e mezzo di ordinanza. Ma stavolta è davvero l’ultimo: il gruppo saluta e se ne va. Gli ZZ Top di mestiere ne hanno da vendere, è quasi scontato dirlo. A volte magari esagerando nel mostrarlo e fanno troppo esattamente quello che ti aspetti. Loro sono così: è passato molto tempo dal loro primo concerto nel febbraio del 1970 e nel frattempo sono entrati nella Rock’n'Roll Hall of Fame, ma dopotutto sono sempre dei cowboy texani con la passione per il blues, le automobili e le belle donne. Un aspetto che può sembrare un limite, ma che probabilmente in questi anni è stato il loro vero punto di forza.

(Giovanni Ansaldo)

Scaletta:

Got me under pressure

Waiting for the bus

Jesus just left Chicago

Pincushion

I’m bad, I’m nationwide

Future Blues

Rock me baby

Cheap sunglasses

My head’s in Missisipi

I need you tonight

Hey Joe

Brown sugar

Party on the patio

Just got paid

Gimme all your loving’

Sharp dressed man

Legs

Encore:

La Grange

Tush

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