Live Report: visti per caso @ Italia Wave, Livorno, 23/07/2010
Gironzolando per Livorno, cercando di seguire il fitto cartellone di proposte messo in piedi per la cinque giorni dell’Italia Wave Love Festival, si finisce comunque nei pressi dello Psycho Stage, dove ogni giorno, dalle 15 alle 18.30 circa, si alternano gruppi di ogni categoria (emergenti, emersi, inossidabili, indecifrabili, in ogni caso interessanti) ad uso e consumo di un pubblico disposto a sfidare la canicola del primo pomeriggio pur di non perdersi niente del Festival. Il pomeriggio di venerdì, intorno alle 16, sul palco c’erano i DID, formazione torinese: felpe gialle color Devo, una musica a metà strada tra no wave newyorkese, istinti dark-punk inglesi, un DNA anni ’80, il tutto sorretto da tamburi afro e da momenti simil-disco. Un cantante ancora in bilico tra la conquista di una propria originalità e l’esibizione di modelli esterofili, un chitarrista indemoniato e impegnato a picchiare al tempo stesso sui tamburi, una ritmica solida, ma soprattutto una sana animalità ed energia che lentamente si sono fatte strada verso il pubblico anche sotto l’implacabile canicola estiva. Pezzi assolutamente irresistibili negli incipit, tutti a loro modo geniali, forse a tratti soltanto un po’ carenti nello sviluppo del tema e degli arrangiamenti, dando al live set l’impressione che ci sia qualcosa che potrebbe decollare di più e meglio. Ma in generale vederli all’opera è stata un’ottima notizia, così come ascoltare il loro cd, “Kumar solarium” (per info www.foolicarecords.com), davvero bello e originale. Diverso il discorso per quanto riguarda invece Il Genio, gruppo rivelazione e hype di due anni fa grazie al singolo “Pop porno”: il duo leccese, tornato di recente nei negozi con un nuovo album (“Vivere negli anni X”), sul palco trasforma gli aggettivi che vengono usati per definirlo (retrò, elegante, raffinato) in uno gnegné stucchevole e abbastanza monotono. Il lolitismo à la Gainsbourg di Alessandra Contini sul palco è privo di ogni magia, inoltre il volume a cui suonano è troppo alto e non aiuta certo la dimensione semi-intimista della loro musica. Il risultato è un set che sembra banale e fuori controllo, in cui sicuramente c’è qualcosa da rivedere, magari anche solo a livello di contesto (forse il mondo dei festival non è il loro mondo).
(Luca Bernini)