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Live Report: visti per caso @ Italia Wave, Livorno, 24/07/2010

Il pomeriggio dello psycho stage offriva ieri (24 luglio) una discreta combinazione di talenti. Sul palco situato di fronte sulla Rotonda d’Ardenza sono saliti, poco dopo le 16, i My Awesome Mixtape di Paolo Torreggiani, formazione bolognese che lo scorso anno aveva dato alle stampe l’ottimo “How could a village turn into a town”, un concentrato di buone idee, musica elettronica, minimalismo, arrangiamenti completi (fiati e archi sorretti costruzioni armoniche importanti) e pulsioni da dancefloor. Vederli sul palco non ha fatto che aggiungere valore alla loro dimensione di “studio”: l’inserimento di fiati e di un violino sul palco ha contribuito non poco alla pratica di un suono che è sempre più difficile incasellare in un solo genere, perché ne frequenta e ne abbraccia diversi, badando bene a rimanere fedele sempre e soltanto a se stesso. Un’ottima performance, la loro, in cui a fare la parte del leone sono stati naturalmente i brani del loro album, cantati rigorosamente in inglese e decisamente apprezzati dal pubblico. <br>

Pubblico che si è infoltito quando a salire sul palco sono stati i “local hero” di questa edizione di Italia Wave, i livornesi Virginiana Miller, alle prese con un live set di fronte al pubblico di casa. Il sole ancora alto (sono passate da poco le 17) non scoraggia pubblico né band, il cantante Simone Lenzi si presenta con un buffo cappello di paglia in testa, con cui esordisce cantando “Lunedì”, uno dei brani di punta del loro ultimo album, “Il primo lunedì del mondo”. Le aspettative casalinghe sembrano agitare la band, che ha bisogno di alcuni brani di rodaggio prima di entrare definitivamente in partita: succede dopo la cover dei Rokes “E’ la pioggia che va”, e a quel punto i Virginiana si trasformano, il suono cresce di volume e di intensità, le canzoni – quasi tutte provenienti dal più recente album della band – esplodono la loro carica in un crescendo che raggiunge il suo apice in brani come “Acque sicure” e “Dispetto”, insieme a “La verità sul tennis” una delle poche prese dal passato. <br>

Dopo i Virginiana Miller sullo psycho stage è il momento di Alessandro Mannarino, rivelazione del più recente premio Tenco e autore di un ottimo album intitolato “Bar della rabbia”, in cui fa affluire influenze caposseliane indirette (Kocani Orchestar, Tom Waits) all’interno di un pattern tradizionale come quello della canzone popolare romana. Il risultato è un qualcosa di molto crudo, coinvolgente e interessante, sebbene ancora troppo legato a modi e forme già conosciuti. E’ bello però ascoltare canzoni che non sarebbero sfigurate nel repertorio di una Gabriella Ferri, e che lasciano ben sperare sul futuro di Mannarino, che sul palco, nonostante un curriculum recente, sa già stare da consumato performer. E’ lui a chiedere per tutto il concerto l’attenzione dei presenti semplicemente portando avanti il suo spettacolo e coinvolgendo di continuo il pubblico, che dal canto suo non si fa pregare. Il finale del concerto, di fatto, regala il calore contagioso di una festa di piazza, che manda tutti a casa con il sorriso sulle labbra.

(Luca Bernini)

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