Live Report: Black Angels @ Tunnel Milano 02/10/10
Roky Erickson sarà fiero dei Black Angels. Si, perché tra chi ha raccolto l’eredità dei suoi 13th Floor Elevators non si può non citare il gruppo texano guidato da Alex Maas. I Black Angels infatti hanno una specie di venerazione per la psichedelia e il garage rock anni ‘60. Non a caso il nome della band è un omaggio a “The Black Angel’s Death Song” dei Velvet Underground, un’altra band non proprio secondaria in quel panorama. E già dalle prime note di “Bloodhounds on my trail”, che apre la serata alle nove e un quarto, il Tunnel di Milano viene investito da questa ventata di revival un po’ nostalgico. Il gruppo americano comunque dimostra di non appiattirsi troppo sui maestri del passato e riesce a prendersi la scena con autorevolezza, creando un suono corposo e a tratti davvero acido.
La musica dei Black Angels è come un carro armato: non è veloce, ma è potente e colpisce sempre nel segno. Le chitarre di Nate Ryan e Christian Bland, che affida i suoi riff alla fidata Rickenbacker, si intrecciano continuamente e a tratti esplodono in veri e propri passaggi noise. Già all’inizio il gruppo non si fa mancare i colpi migliori, regalando la cavalcata “Bad vibrations” – estratta dal nuovo album “Phosphene dream” – l’ipnotica “The sniper at the gates of heaven” e “Young men dead”, che suona cupa e marziale come sempre. Il pubblico, che riempie quasi completamente il Tunnel, ascolta con attenzione e sembra apprezzare la musica del quintetto. Anche dal vivo l’impressione è che i pezzi più forti siano quelli dell’esordio “Passover” e del successivo “Directions to see a ghost”, ma anche le nuove composizioni non sfigurano del tutto. “River of blood”, che vede il cantante passare al basso, sembra uscita da “Morrison hotel” ma suona autentica, forte. Anche se siamo già nel 2010.
Non manca qualche problema tecnico, soprattutto alla regolazione delle voci, ma Maas piano piano trova la quadratura del cerchio: la sua voce così ritrova smalto e suona penetrante, quasi ipnotica. “Science killer”, guidata da un giro di basso pulsante, diventa piano piano una danza tribale. “You on the run” invece flirta con gli anni Ottanta e lo shoegaze, ma colpisce lo stesso nel segno. Quello che convince di meno invece è proprio il finale con “Yellow elevator #2″ e “Telephone”, troppo pasticciate. Il tentativo di regalarci un suono più solare e scanzonato non sembra funzionare.
Un ottimo concerto, che dimostra che i Black Angels dal vivo sono sicuramente più bravi che su disco. L’unica pecca è che tutto finisce davvero troppo presto. Alle dieci e mezza infatti, senza nemmeno un bis, le luci del Tunnel si accendono per fare posto alla discoteca. Tutti a casa, dopo un’ora e mezzo scarsa di musica. Ma questa, si sa, è l’attuale realtà milanese che confina la musica dal vivo nei ritagli di tempo. Francamente ci sentiamo di non condividerla. A Roky Erickson negli anni ‘60 queste cose non succedevano.
(Giovanni Ansaldo)
Scaletta:
Bloodhounds on my trail
Bad vibrations
Mission district
Sniper a the gates of heaven
Entrance song
Young men dead
Science killer
River of blood
Haunting at 1300 McKinley
The sniper
Better off alone
You on the run
Yellow Elevator #2
Telephone