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Live Report: Le Luci della Centrale Elettrica @ Latte Piu’, Brescia 14/01/11

Brescia il 14 gennaio è coperta di nebbia. Visibilità ridotta a pochi metri, temperatura vicino allo zero. Condizioni del campo da gioco decisamente sfavorevoli per la data di Vasco Brondi al Latte Più. Immagino poca gente appostata all’esterno del locale, solo qualche temerario pronto a sfidare il clima avverso. E invece al mio arrivo, un paio d’ore prima dell’inizio del set, con grande stupore noto che i temerari sono molti, moltissimi. La coda all’ingresso è importante, in barba alla nebbia densa che non accenna a diradarsi. Il set inizia poco prima della mezzanotte, rumori di traffico che introducono Le Luci della Centrale Elettrica sul palco mentre la gente si assesta nel caldo torrido del locale bresciano. “Cara catastrofe” e “Quando tornerai dall’estero”, sono i pezzi scelti come apertura, direttamente dall’ultimo “Per ora noi la chiameremo felicità”, uscito a novembre per La Tempesta. Il titolo dell’album è tratto da una frase di Leo Ferré, anarchico monegasco morto nel 1993, e sarà la voce di Ferré a fare da intermezzo tra un pezzo e l’altro per quasi tutta la setlist. Setlist che vede protagonisti ovviamente i pezzi dell’ultimo album tanto quanto le ballate dell’esordio “Canzoni da spiaggia deturpata”. Vasco Brondi è un ragazzo con qualcosa di valido da dire, e solo questo potrebbe essere un buon motivo per starlo a sentire. Ogni generazione ha il suo cantautore “fuori dai denti”, quello che riesce a dipingere lo stato d’animo di un momento senza scendere a compromessi con il mercato o il perbenismo del senso comune. Quello di questi “ca… di anni zero” si chiama Vasco Brondi, arriva da Ferrara e sembra che con le parole sputate sul microfono riesca a cogliere in pieno lo stato d’animo di chi questo momento lo sta vivendo da ragazzo, con quel briciolo di malinconia in più che trasforma il “pezzo” in una “ballata”, quasi in un inno. Ecco spiegato il pienone. La versione live delle Luci è aggressiva, molto più che su disco, si concede qualche tirata elettrica inedita accompagnata dall’immancabile (e imprescindibile) violino di Rodrigo D’Erasmo. Capita dunque di sentirsi davvero parte di “L’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici” esattamente nel momento in cui a Mirafiori si sta votando per un referendum che deciderà del lavoro di migliaia di operai, e sentire densa la carica di verità che un pezzo come questo racchiude al suo interno. Ecco la forza di Vasco Brondi, il “nostro” Rino Gaetano che canta la “Lotta armata al bar” di ogni santo giorno. Qualche sprovveduto capitato per caso abbandona la platea, convinto che le immagini, le figure retoriche, le parole che arrivano dal palco siano solamente il vociare di un ragazzo sconnesso. Per tutti gli altri il set di Brescia è un momento lucido di intima condivisione. Il set dura il tempo necessario per non iniziare ad accusare il colpo, circa un’oretta. In altre parole lo stesso Brondi è cosciente del fatto che i suoi pezzi sono certo un concentrato di parole da assimilare con gusto ma ahimè, anche un po’ tutte della stessa pasta. Intonando “Bene” di De Gregori il commento è: “Questa è leggermente diversa dalle altre… lo so che le mie sono un po’ tutte uguali”. Parole sue. Le luci si alzano, il palco si svuota per qualche minuto. Al rientro i pezzi in lista sono tre: “Una guerra fredda”, “I nostri corpi celesti” e “Le ragazze Kamikaze”. Vasco ringrazia chi ha sfidato la nebbia per poterci essere, la gente ricambia perché finalmente c’è un “Vasco” dal cognome diverso da poter amare. Quando tutto sembra finito c’è ancora tempo per un nuovo rientro, in solitaria. Il pezzo è “Stagnola”, un pezzo che “non volevo fare perché di solito taglia le gambe a tutti definitivamente”, ma che rende l’idea del set di Brescia. Arrivato a “…chiudi lo scrigno dei tumori, e i tuoi 40 cuori…”, Vasco abbandona il microfono, si sporge in platea a canta ad alta voce accompagnato da tutti i presenti in sala che ripetono le parole fino a consumarle. Per molti questo è stato il primo concerto del 2011, e se il buongiorno si vede dal mattino, probabilmente è perché abbiamo trascorso una splendida notte di nebbia illuminata dalle luci di una centrale elettrica.

(Marco Jeannin)

SETLIST

Cara catastrofe”

Quando tornerai dall’estero”

Piromani”

Per respingerti in mare”

L’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici”

Fuochi artificiali”

Bene” (cover di Francesco De Gregori)

La lotta armata al bar”

Anidride carbonica”

Primo encore

Una guerra fredda”

I nostri corpi celesti”

Le ragazze Kamikaze”

Secondo encore

Stagnola”

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