Live Report: Godspeed You! Black Emperor @ Live Club, Trezzo (Mi) 27/01/11
Tutto quello che riguarda il concerto dei Godspeed You! Black Emperor, escludendo la parte “sonora” vera e propria o “set” che dir si voglia, potrebbe rientrare nella categoria “me la sto tirando e me ne vanto”. L’atmosfera al Live Club di Trezzo è un po’ questa. E mi ci metto anch’io nella schiera di quelli che hanno fatto della partecipazione a questo concerto un vanto. Fuori dai denti, i GY!BE sono una delle band più elitarie del globo. Pochissime etichette, quasi nemmeno quella scontata di appartenenza a un genere visto le mille influenze che concorrono a creare il suono della band canadese, tanto che dire post rock non è mai stato sufficiente. Non c’è nemmeno un frontman, anche se Efrim Menuck è un po’ quello che parla più degli altri, ma guai a farglielo notare. I GY!BE, sciolti nel 2003, tornano dopo sette anni e qualche progetto parallelo in più (Set Fires To Flames e Thee Silver Mt. Zion su tutti), ma senza una parola di troppo, come se niente fosse. Il Live di Trezzo si riempie abbastanza in fretta, il pubblico è composto quasi completamente da appassionati e reduci della stagione d’oro del post rock, tutta gente che ha coscienza di quello che sta andando a fare, che ha un’opinione (complicata) in merito e che difficilmente descriverà su facebook la serata accompagnando i commenti con degli autoscatti. Il set è aperto da Colin Stetson, sassofonista americano (collaboratore di Tom Waits, Tv On The Radio, Feist, National e via dicendo) che tra le altre cose è membro stabile degli Arcade Fire versione live. Quello che propone in questa sua uscita solista è una sorta di avantgarde jazz fatto d’improvvisazioni eseguite principalmente con il sassofono basso. Un’apertura interessante e in linea con lo spirito della serata. I GY!BE salgono sul palco poco dopo le dieci in formazione a otto, con due batterie, violino, violoncello, due bassi e due chitarre. La parola “Hope” a lettere cubitali è riprodotta sullo sfondo da quattro proiettori super8 gestiti da un tecnico che per tutta la durata del concerto non farà altro che cambiare le centinaia di pellicole a disposizione per creare un effetto split screen con doppia esposizione, un commento visivo alla parte strumentale. Un’installazione vera e propria, tutta rigorosamente analogica e manuale. Le due ore successive si possono grossolanamente suddividere in sei macro movimenti, sei suite della durata media di venti minuti che scandiscono una scaletta (termine quanto mai riduttivo) che spazia lungo tutti e quattro i lavori della band canadese. Due ore di accelerazioni e cavalcate post-rock, divagazioni classiche e sperimentali, contrappunti acustici, crescendo interminabili ed esplosioni elettriche. La band gira che è un piacere, tecnicamente impeccabile e “emotivamente” carica. Un set ipnotico supportato da un sonoro pressoché perfetto. Grandissimo lavoro al mixer, dove per una volta trovo un tecnico del suono che non abbandona nemmeno per un secondo la console, aiutandosi nell’arduo compito di dare spessore e credibilità al suono con appunti di ogni genere. Complimenti a lei e alla band per la scelta azzeccata e professionale. Quello dei GY!BE è un genere oggettivamente difficile da digerire se non si è pratici dell’ambiente. Eppure per quanto ostico, riesce comunque a raggiungere il suo scopo, in altre parole quello di elevare il semplice ascolto a livello di esperienza uditiva (o audiovisiva come in questo caso). Un’esperienza che in versione live è amplificata cento volte sotto il profilo della quantità e dell’intensità. I GY!BE ci sono mancati per troppi anni. Forse sono mancati a pochi, forse questi pochi che amano una band che ha preso il nome da un documentario giapponese in bianco e nero del 1976 su una banda di motociclisti (i Black Emperor) rimarranno sempre in pochi (e ammettiamolo, ci piace così). Quello che conta è che tutti abbiamo avuto la possibilità di apprezzarli dal vivo in un live davvero perfetto che sarebbe potuto durare tranquillamente altre quattro ore.
(Marco Jeannin)
SETLIST
“Hope drone”
“Moya”
“Albanian”
“Dead Metheny”
“East hastings”
“Chart #3”
“World police and friendly fire”
“Lift yr. skinny fists, like antennas to heaven…”
“Gathering storm”
“BBF 3”