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Live Report: Anna Calvi @ Privatclub, Berlin 12/02/11

Tanto clamore non sempre aiuta. Quando la stampa ti elegge come la nuova PJ Harvey, come il nome da non farsi sfuggire nel 2011, ancor prima che il tuo disco d’esordio esca, la pressione può rivelarsi un boomerang. Per il momento la cantautrice inglese, di origini italiane, Anna Calvi sembra reggere a tutto. Il suo omonimo album di debutto ha conquistato anche i più scettici, seppur con alcune riserve, condivisibili, dovute agli evidenti riferimenti musicali a Polly Jean, ma anche a qualcosa di Patti Smith ed al rock anni Settanta. E dal vivo? Come se la cava la Nostra?

L’attesa è alta anche in quel di Berlino e così entrambe le date della Calvi (la seconda sarà la sera successiva) vanno sold-out. E’ anche vero che il Privatclub è un locale abbastanza piccolo, ma questo – per noi che siamo riusciti ad assicurarci la presenza allo show – è cosa assai gradita, vista l’inevitabile intimità che si viene a creare con l’artista (che per salire sul palco deve passare in mezzo alla folla, tanto per dire).

Il set comincia alle 22: Anna è in mezzo al piccolo palco, pettinata esattamente come nelle foto promozionali, elegante (forse un po’ troppo posata), accompagnata sulla sinistra da un compostissimo batterista (e seconda voce) e alla destra da una timida (e bruttina, diciamolo) tastierista. La Nostra, minuta e di poche parole, imbraccia una grande (almeno al suo cospetto) chitarra elettrica.

Ovviamente il set è incentrato sulle canzoni del suo primo e unico lavoro. L’inizio è affidato, come su disco, alla strumentale “Rider to the sea” e altri episodi degni di nota si rivelano indubbiamente la cupa “Suzanne & I”, la teatrale “Blackout” e l’intensa e oscura “Love won’t be leaving”.

Anna Calvi ha una dote che può fare la differenza: sa usare la sua voce in modo sublime, scavando nelle buie radici del blues e del rock ed è questo a lasciarci incondizionatamente incantati. Poi certo, ci sono alcuni elementi da correggere, come la presenza scenica da migliorare (ancora deve imparare a “riempire” il palco ed essere maggiormente disinvolta) e avere il giusto carisma col pubblico. Insomma, si vede che Anna è giovane ed ancora poco esperta nella dimensione live, ma i 55 minuti di concerto non si discutono perchè la sua voce è una vera forza della natura e l’atmosfera del piccolo Privatclub è calda al punto giusto. Tenetela d’occhio nelle imminenti date italiane.

(Ercole Gentile)

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