Live Report: James Blake @ Magazzini Generali, Milano 21/04/11
James Blake ha solo 22 anni. Ha lo sguardo algido, i capelli alla moda. Quasi come uno di quei ragazzi che si vedono sulle copertine delle riviste. Eppure, dietro questo suo aspetto “patinato” si nasconde un musicista di grande talento e ambizione. Un artista che ha in testa un progetto ben preciso: fondere il soul “bianco” con la musica dubstep. Per dirla con altre parole, far incontrare uno dei generi più tradizionali della musica leggera con la cultura underground dei club londinesi. Certo, non è ancora detto che James sia in grado di riuscirci. Il suo omonimo disco d’esordio però ci ha dato un’antipasto molto interessante di quello che ha intenzione di fare e ci ha mostrato che il talento non gli manca. E vederlo dal vivo non fa che confermare quest’impressione: Blake ha uno stile unico, che non è facile trovare in giro.
Sono quasi le undici quando il giovane inglese sale sul palco dei Magazzini Generali di Milano. Questa per lui è l’unica data italiana: il locale è tutto esaurito, anche perché i biglietti sono stati assegnati gratuitamente con un concorso online. Ad aprire le danze ci pensa “Unluck”, la stessa traccia che apre l’album. Sul palco James, che si alterna tra piano e sintetizzatore, è accompagnato da due soli musicisti: un batterista e un chitarrista (che a tratti suona anche la drum machine). Il suono live riprende esattamente quello sentito in studio: tutte le canzoni sono costruite su beat elettronici minimali, la chitarra fa sempre e solo da sottofondo, mentre quando Blake si china sul piano sembra quasi in grado di fermare il tempo. La sua voce, già molto bella al naturale, spesso viene arricchita da echi, vocoder e autocampionamenti. Anche i silenzi, quasi come fossimo ad un concerto di musica d’avanguardia, fanno letteralmente parte delle canzoni.
L’impressione iniziale però, lo diciamo con sincerità, è di straniamento: non è semplice sintonizzarsi con le frequenze di James Blake, anche a causa della struttura così irregolare dei pezzi. Bastano però due o tre brani e un po’ di concentrazione per entrarci dentro. E a quel punto non se ne vorrebbe uscire più. Così, dopo la strumentale “Tep and the logic” ci pensa “I never learnt to share” a regalare il primo vero picco emotivo della serata. Il pezzo nasce lento e suadente, ma piano piano esplode in una brillante progressione di bassi elettronici.
Come detto il giovane artista durante le canzoni si autocampiona, si crea da solo il proprio tappeto vocale passo dopo passo e riesce a confondere l’orecchio in modo davvero sublime. Subito dopo ecco un altro passaggio da ricordare: il trio suona “Lindisfarne I/II”, un brano che nella prima parte suona come uno spiritual cantato da un androide ma nella seconda diventa una ballata pop alla Anthony and The Johnsons.
Dopo la seconda traccia strumentale “Klavierwerke”, un pezzo che piacerebbe a Four Tet e Burial, ecco la stupenda doppietta finale con i singoli “Limit to your love” e “Wilhelms screma”. La prima, cover di Feist dei Broken Social Scene, è il paradigma della musica di James Blake: nasce come un delicato pezzo soul, ma progressivamente diventa altro, guidata dai soliti potenti bassi elettronici. Stesso dicasi per “Wilhelms Scream”, sul cui finale sembra di vedere i fantasmi mentre ci si perde tra i suoni creati da Blake. E’ questa la forza del giovane musicista inglese: tutte le sue canzoni sembrano avere due, se non tre anime.
Il concerto è finito, il pubblico lo saluta con un’ovazione e invoca il bis. James torna sul palco e suona “Enough thunder”, un brano inedito per voce e pianoforte, e sparisce definitivamente nel backstage con il solito sguardo timido e quell’espressione algida sul viso.
James Blake, per usare una metafora calcistica, ha i numeri per diventare un “dieci”, cioè un fuoriclasse. Lo dimostra anche e soprattutto dal vivo. La strada musicale che ha scelto però non è semplice: nei prossimi anni dovrà fare davvero l’equilibrista per tenere in piedi e far evolvere lo stile che ha creato. Certo è presto per dirlo, ma noi siamo pronti a scommettere che ce la farà.
(Giovanni Ansaldo)
Setlist:
“Unluck”
“To care (like you)”
“Give me my month”
“Tep and the logic”
“I never learnt to share”
“Lindisfarne I/II”
“Klavierwerke”
“Limit to your love”
“Wilhelms scream”
Encore:
“Enough thunder” (inedito)