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Live Report: Wildbirds & Peacedrums @ Magnolia, Milano 03/05/11

Mariam Wallentin e suo marito Andreas Werliin girano per il Magnolia in attesa dell’inizio del set. Poca gente, atmosfera rilassata, serata tranquilla. Sul maxi schermo danno il secondo tempo di Barcellona – Real Madrid e, vista la mancanza di un banchetto del merchandising, tanto vale buttare un occhio alla partita. Nessun opening act da registrare, nemmeno i Dodos che pure stanno suonando in quel di Milano, più precisamente al Rocket, e che divideranno il palco con i Nostri durante le prossime date italiane. Non stasera: in cartellone ci sono solamente i Wildbirds & Peacedrums. Loro, marito e moglie, sembrano non curarsi troppo della forma e, in silenzio, salgono sul palco interno del circolo milanese per dare inizio al set intorno alle undici. Dieci i pezzi in scaletta, in pratica tutto l’ultimo “Rivers” ma con i brani presentati in ordine differente rispetto alla tracklist originale del disco. Disco che, per la cronaca, è la summa di due Ep, “Retina” e “Iris”, pubblicati separatamente nel 2010 e uniti più tardi in un unico supporto. L’attacco è notevole, con l’ottimo singolo “Bleed like there was no other flood” qui leggermente riarrangiato rispetto alla versione originale e “fuso” con le successive “Tiny holes in this world” e “Under land and over sea” in un unico pezzo della durata approssimativa di venti minuti. In altre parole una discesa vertiginosa nei meandri di un suono scuro, giocato interamente sulle percussioni (batteria, xilofoni, kalimba, steel drum e via dicendo) amalgamate in un background sintetico d’accompagnamento (il duo in versione live diventa trio con l’aggiunta di una tastiera e di un synth) e impreziosito dalla voce ipnotica di una stupenda Mariam, questa sera di blu vestita. Musica sperimentale, a tratti spigolosa, spiritualmente affine a Björk (vere anime gemelle) e al trip hop (dei Portishead di “Third”?), ma meno elettronica e più soul. Una formula vincente, un flusso continuo, fluido e costante, con qualche esplosione più ruvida negli assoli/coda di Andreas alla batteria, vere improvvisazioni accompagnate fedelmente da Mariam che spesso abbandona il microfono per cantare a bordo palco, rivolgendosi direttamente a una platea ammutolita come per esempio nello stupendo finale per sola voce di “Tiny holes in this world”. Da “Under land and over sea” in poi la faccenda si fa più tradizionale, i pezzi vengono separati diventando così più riconoscibili. Ottime “The well”, “Fight for me” e una densa “Peeling off the layers” a fare da chiusura dopo quaranta minuti abbondanti di set. Finale in crescendo che strappa applausi entusiasti a tutti i presenti, riportando i tre (un filo imbarazzati) sul palco per “The wave” che chiude la serata dopo quasi un’ora di musica. Le prime impressioni a caldo sono tutte per Mariam: impossibile non innamorarsi di lei almeno sei o sette volte nel giro di venti minuti. Poi, pensandoci bene, è dei Wildbirds & Peacedrums nella loro interezza che è impossibile non innamorarsi. Sarà per il sound, per le idee, per l’atmosfera che sanno creare o molto più semplicemente per la bellezza dei pezzi. La verità è che il set di Milano è stato una vera chicca, loro sono assolutamente fenomenali e l’unica pecca è stata non poter spendere qualche soldo acquistando il minimo indispensabile in questi casi. Che ne so, i tre album, gli Ep, gli Lp, i singoli, la maglietta, la felpa, il poster, la spilla, gli adesivi…

(Marco Jeannin)

SETLIST

“Bleed like there was no other flood”

“Tiny holes in this world”

“Under land and over sea”

“The lake”

“The well”

“Fight for me”

“The Drop”

“The course”

“Peeling off the layers”

Encore

“The wave”

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