Live Report: Agnes Obel @ Teatro Blu, Milano 20/05/11
Agnes Obel fa il suo esordio il quattro ottobre 2010 con l’album “Philarmonics”, passato quasi inosservato in Italia, ma non all’estero, dove nel giro di pochi mesi diventa doppio disco di platino. Chi è Agnes Obel? Danese di Copenaghen trapiantata a Berlino, classe 1980, pianista figlia di musicisti, amante di Jan Johansson e cresciuta a pane, Bartók e Chopin. La conoscono tutti: sul gradino più alto del podio nelle classifiche di Danimarca e Belgio, ottava in Francia, “Just so” scelta per fare da colonna sonora in uno spot della Deutsche Telekom e “Riverside” che compare nella settima stagione di Grey’s Anatomy. Compone, suona, produce e registra tutto da sola. Saranno contenti alla Pias: per loro “Philarmonics” ha ottenuto grandissimi risultati con il minimo sforzo. L’occasione per recuperare il tempo perso c’è data dal primo passaggio ufficiale di Agnes nel nostro paese. La location è il Teatro Blu di via Cagliero a Milano: duecento posti circa, riempiti quasi interamente da una platea di appassionati e da qualche curioso attirato probabilmente più dal prezzo (dieci euro) che dal menù. Agnes sale sul palco intorno alle nove e quaranta, accompagnata solamente da un’altra musicista al violoncello. Timida, riservata, dolce. Spazio immediatamente alla musica: all’apertura strumentale “Falling, catching” seguono la titletrack “Philarmonics”, “Beast” e il singolo “Just so”, uno dei pezzi più conosciuti del repertorio della Obel, accolto con una piccola ovazione e salutato con un entusiasmo contagioso che sembra scioglierla definitivamente. “Louretta”, “Brother Sparrow”, un pezzo nuovo introdotto come “New song” (ma che gira in rete col titolo “Fuel to fire”), le cover di John Cale “Close watch” (“I keep a close watch” in originale) e “Katie cruel” (pezzo folk tradizionale), “Wallflower” e la spettacolare “Sons & Daughters” (a mio avviso il pezzo migliore della serata, parzialmente riarrangiato e tirato all’inverosimile nel finale), costituiscono il corpo centrale del live. Atmosfera delicatissima, un silenzio quasi assoluto in sala rotto solamente dal pianoforte, dagli applausi sempre più corposi e dalla voce in punta di piedi della Obel che introduce quasi tutti i pezzi con qualche parola in un inglese fortemente accentato e poco altro: “Questa mattina ero a Berlino per avere il visto per gli Stati Uniti, oggi pomeriggio a Francoforte e stasera a Milano. Una giornata davvero infernale. Non mi sarei mai aspettata che potesse finire così. Grazie davvero”. Nessuna filippica sul cibo o sul tempo, nessuna dichiarazione di circostanza, solo tanti grazie e un sorriso sincero che vale oro. In conclusione di set arrivano “Riverside” (ottima), “Over the hill” e “On powdered ground” che manda la Obel nel backstage del teatro. Un solo pezzo al rientro: “Smoke & Mirrors” chiude la serata dopo circa un’oretta e venti. Non è però finita qui. Sull’onda dell’entusiasmo, “costretta” da un diluvio di applausi, Agnes torna nuovamente sul palco quasi per scusarsi: “Abbiamo suonato tutto quello che potevamo suonare, non abbiamo più niente… Grazie davvero, è stato bellissimo”. Le luci si accendono e la serata si chiude, questa volta definitivamente. Poco da aggiungere: è stato davvero molto bello anche per noi. La migliore risposta possibile a chi ancora si chiedeva: “Ma chi è Agnes Obel?”.
(Marco Jeannin)
SETLIST
“Falling, catching”
“Philarmonics”
“Beast”
“Just so”
“Louretta”
“Brother Sparrow”
“New song” (Fuel to fire)
“Close watch” (John Cale)
“Katie cruel”
“Wallflower”
“Sons & Daughters”
“Riverside”
“Over the hill”
“On powdered ground”
“Smoke & Mirrors”