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Live Report: Kooks @ Alcatraz, Milano 27/10/11

Stasera, a Milano, si respirava una leggera brezza proveniente dalla costa inglese, che da Brighton è giunta sino all’Alcatraz. Questo piacevole venticello, che man mano incalza sino a diventare un uragano, si chiama Kooks. Sold out per la band capitanata da Luke Pritchard, giovane indie di belle speranze, che ha dato il meglio di sé sul palco meneghino. Tantissimi i fan, di un’età compresa tra i 18-20 (parecchi) e i 40 ed oltre, acconciati alla Pritchard maniera: maglietta bianca o a righe, cardigan o giacchetta slim, pantalone con risvolto e scarpa stringata. Questo per lui. Per lei, invece, vestitino o t-shirt abbinata a calzoncini/gonnellina, calza scura, stivaletto o parigina con tacco basso. Tra il pubblico, spunta anche Benedetta Mazzini, figlia di Mina e nota rocker e attrice. L’atmosfera è già bella calda e Luke e soci salgono sul palco intonando “Is it me?”. Cominciano le danze.

Una pedana rialzata, montata a bordo palco, permette al leader dei Kooks di farsi vedere da tutti, persino da quelli che il concerto se lo vogliono gustare in fondo, fuori dalla ressa. Arriva subito la cantatissima “Always where I need to be” e il pubblico è già in delirio. Al termine del brano Luke testa il suo italiano “Grazie, grazie”, e per ora non aggiunge altro. Arrivano veloci “Sofa song” e “Match box”, tutti saltano e si dimenano, band compresa. “State bene? Noi stiamo benone. E’ bellissimo essere qui con voi”, urla Luke in un inglese strettissimo. “Questa che stiamo per suonare fa parte del nostro nuovo disco, ‘Junk of the heart”, e il gruppo attacca “Rosie”. E’ un intonato vero Pritchard e il resto dei musicisti non è da meno in quanto a bravura. Incalza “She moves in her own way”, pezzo tra i più cantati, al termine del quale il frontman ride in segno di assenso e di felicità, poi ci riprova con la nostra lingua “Grazie, grazie, non parlo italiano, grazie”, cavandosela egregiamente. Si continua a danzare su “Killing me, “Eskimo kiss” e “You don’t love me”. Brevissima pausa, Luke imbraccia la chitarra acustica e sale sulla parte rialzata del palco: “Ora vi vedo tutti”, esclama e saluta con la mano. Da solo intona “Seaside” e “Tick of time”, momento molto romantico del live. Si scivola veloci verso la fine, ancora qualche brano come “How’d you like that “ e “Mr Nice Guy” fino a giungere ad uno dei primi episodi dei Kooks, “Ooh la”: “Questa canzone è tra le prime che abbiamo scritto” dice il cantante. Asciugandosi un po’ il sudore, Pritchard esclama “Mi servirebbe la fascetta ma non ce l’ho”. Per chi non lo sapesse, la fascetta a cui l’artista fa riferimento è quel cordino elastico portato per “domare” le proprie capigliature dai ragazzi filo hipster, gli MGMT possono essere un esempio ben rappresentativo. La fine del live sembra essere decretata da “Shine on” e da “Do you wanna”, ma Luke e soci, dopo essersi fatti un pochino acclamare tornano sul palco. Un sorso di birra e il gruppo attacca “Saboteur” e la title track dell’ultimo lavoro, “Junk of the heart”. La conclusione del live è tutta per “Naive”, che ha portato i Kooks nell’olimpo musicale, cantata da tutti i presenti. Un ragazzo, mentre usciamo dal locale esclama :”Mi è piaciuto da Dio”. Non si può trovare alcuna espressione migliore di questa.

(Rossella Romano)

Setlist:

1.Is it me?

2.Always where I need to be

3.Sofa song

4.Matchbox

5.Rosie

6.She moves in her own way

7.Killing me

8.Eskimo kiss

9.You don’t love me

10.Seaside

11.Tick of time

12.See the sun

13.How’d you like that

14.Mr Nice guy

15.Ooh la

16.Shine on

17.Do you wanna

18.Saboteur

19.Junk of the heart

20.Naive

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