Live Report: Gomez @ Magazzini Generali, Milano 14/04/12
Per la serie: i piccoli misteri del rock’n'roll. Perché i Gomez in questi anni non sono mai diventati “famosi”? Non è semplice dare una risposta. Di dischi molto sopra la media ne hanno fatti diversi: “Bring it on” e “Liquid skin” su tutti. Dai loro esordi nel 1998, hanno sempre dimostrato un’ottima capacità di unire un gusto per la melodia tipicamente Brit alla sperimentazione sonora. Sono stati perfino in grado di piazzare diversi singoli nelle serie TV americane, da “Dr.House” a “Grey’s Anatomy”. Niente da fare: più si esamina la questione, meno se ne viene a capo. Per carità: la band inglese in questi anni si è costruita una solida nicchia di appassionati, soprattutto in patria e negli Stati Uniti, ma stupisce come non lo abbia fatto anche nel resto d’Europa e del mondo vista la sua qualità.
Dopo averli visti dal vivo stasera a Milano, i dubbi aumentano. Il concerto dei Gomez ai Magazzini Generali, seconda tappa del tour italiano, è stato l’ennesimo scherzo del destino: ottima performance, arrangiamenti e scaletta impeccabili. Davvero nulla di cui lamentarsi.
Sono le 20.45 quando il gruppo sale sul palco. Del resto, vista l’incombente serata discotecara è l’unico modo per riuscire a suonare due ore. E si parte col botto. Il synth di “Get miles”, a breve raggiunto da basso e chitarre bluesy, dà l’assist alla voce di Ben Ottewell. Il pezzo carbura lentamente, ma costruisce un crescendo implacabile. E’ il segno che sarà uno show coi fiocchi.
Tocca poi alle progressioni acustiche di “These 3 sins”, con Ian Ball alla voce, sparigliare le carte e gettare un po’ di spensieratezza nell’aria. Per il terzo brano “The place and the people”, estratto dall’ultimo album “Whatever’s on your mind”, al microfono c’è invece il polistrumentista Tom Gray. Nota bene: i Gomez hanno tre cantanti, tutti di buon livello. Cosa che non molte band possono permettersi.
La scaletta pesca poco dall’ultimo disco, ma tocca invece tutta la discografia del gruppo. Ad inaugurare la serie di ballate pop, una delle varie specialità della casa, ci pensa “See the world”, con i suoi riff di chitarra acustica. Non è un caso se l’hanno scelta per la colonna sonora del “Dr.House”: non è un pezzo per palati finissimi, ma scorre via che è un piacere. Ma la forza della band si Southport è anche e soprattutto questa: la capacità di costruire piccoli Bignami del pop-rock, con un orecchio ai Beatles e un’altro al folk dei “redneck” americani. Come “Catch me up”, che vede di nuovo Tom Gray alla voce, o come la malinconica “We haven’t turned around”, forse uno dei pezzi più belli mai scritti dal quintetto.
“Get myself arrested” è invece uno dei brani più apprezzati e cantati dal pubblico, mentre “Airstream driver” esalta le doti non comuni del batterista Olly Peacock e trascina con il suo muro di chitarre appoggiato su un synth bello quadrato. Pop cubista di classe. Il pubblico, entrato alla spicciolata durante i primi tre pezzi, neanche a dirlo a causa dell’orario di inizio dello show, inizia incuriosito e mano a mano diventa più caldo. Anche chi, e probabilmente sono la maggioranza, non ha grandissima familiarità con il repertorio del gruppo.
Del resto è difficile non rimanere intrappolati nel pastiche sonoro dei Gomez: prendete “In our gun”, che comincia felpata, con il basso di Tom Gray a costruire trame jazz, e chiude tesa ed elettronica con lo stesso basso stavolta del tutto distorto. Oppure si potrebbe citare la spassosa “Machismo”, che strizza l’occhio a ritmiche hip hop. A chiudere il set regolare ci pensa invece “How we operate”, che dopo il riff iniziale lascia sola la voce di Ben Ottewell prima di ripartire a tutta velocità e chiudersi con una sorta di jam session, con un Peacock ancora da applausi. Semplicemente un gran bel pezzo.
Al rientro per i bis c’è subito “Devil wil ride”, coinvolgente cavalcata rock in odore di gospel. Tom Gray, come spesso ha fatto durante il concerto, incita la folla e gigioneggia. Tocca a poi a “Make no sound”, suonata in modo impeccabile e arricchita ancora da una coda strumentale di ottimo gusto, avvicinarsi ai titoli di coda. Sono sole le 22.30, ma tant’è. I Gomez chiudono con l’orecchiabile singolo “Options”, meritandosi gli applausi di un pubblico ormai conquistato.
Poi, mentre si esce dai Magazzini Generali, non si può non tornare con la mente alla nostra domanda iniziale. “Ma perché i Gomez non sono famosi?”. Certo, nessuno di loro ha il phisique du role della rockstar. Sembrano più dei nerd, a dirla tutta. Ma questo non basta a risolvere l’arcano. Se verranno rivalutati negli anni a venire, perlomeno potremo concederci un frase di rito. “Ve l’avevamo detto”.
(Giovanni Ansaldo-Marco Jeannin)
Scaletta:
Get miles
These 3 sins
The place and the people
See the world
Catch me up
Get myself arrested
We haven’t turned around
Airstream driver
I will take you there
Our goodbye
Here comes the breeze
In our gun
Machismo
Rhythm & blues alibi
GirlShapedLoveDrug
How we operate
Encore:
Devil will ride
Make no sound
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