Live Report: Lisa Hannigan @ Magazzini Generali, Milano, 7/5/2012
Martedì, Maggio 8th, 2012Sono le nove e mezza quando Lisa Hannigan
sale sul palco. Lungo vestito nero da sera che lascia scoperte le spalle, imbraccia una chitarra e suona “Little bird”, da sola. Il pubblico dei Magazzini Generali si zittisce di colpo e ascolta rapito la ragazza irlandese e la sua voce delicata e potente allo stesso tempo.
A quel punto della serata, almeno un dubbio è risolto. Chi, e quanti, sarebbero venuto a vedere Lisa Hannigan? I fan di Damien Rice? O qualcuno che l’ha finalmente scoperta, grazie all’ultimo disco, “Passenger”? “Fino a qualche settimana fa, questo sarebbe stato un concerto da 50 persone”, commenta orgogliosa la discografica italiana che ha promosso, e tanto, il disco. E ha ragione: grazie all’esposizione di “Knots” e “What I’ll do”, Lisa Hannigan ha quasi riempito la discoteca milanese, con 700 e passa persone.
Il secondo dubbio, quello musicalmente più importante, viene sciolto dalla seconda canzone in poi: “Si, è brava. Ma è capace di andar oltre le canzoncine voce e chitarra? Perché di cantautrici folk ne abbiamo già fin troppe… ” E infatti la sorpresa è che Lisa Hannigan si fa accompagnare da una band di 5 elementi che vanno oltre il classico basso-batteria-chitarra acustica. Ci sono tastiere, banjo, mandolini, un multistrumentista che passa dallo xilofono alla tromba. Poi c’è lei: che canta e si dimena, spesso sbattendo i piedi scalzi sul palco. Suona anche lei di tutto, dall’harmonium, alla chitarra elettrica, all’ukulele..
Il suono che ne esce è ricco, sfaccettato: segno che Lisa ha saputo prendere la lezione che le ha dato il produttore Joe Henry per “Passanger” e portarla sul palco, andando ben oltre il folk minimale del primo album solista “Sea sew”. E’ un crescendo di intensità, fino a “What I’ll do”, che tutti conoscono a memoria: quando Lisa esce, il pubblico rimane a fare “Uo-ho-eh-eh-ah-ah” per un paio di minuti buoni.
Nel primo bis, arriva un’altra, piacevolissima sorpresa: Lisa e la band escono con una bottiglia di whiskey e fanno un brindisi al grande Levon Helm, intonando questa bella versione corale di “The night they drove Old Dixie down”.
C’è ancora tempo per “Knots”, anche questa cantata a memoria dal pubblico. Dopo poco più di un’ora il concerto è finito. Troppo breve, il repertorio è ancora limitato con due dischi (spiace non abbiano suonato “Eye of the tiger”, cover dei Survivor – ricordate la colonna sonora di “Rocky” - provata al soundcheck). Ma va bene così: Lisa Hannigan è un’artista che ha trovato una sua identità su disco, e sa tenere bene il palco. Vedremo quando il suo ex partner tornerà finalmente in Italia quest’estate, ma quella che è uscita bene dalla fine del rapporto musicale con Damien Rice è lei.
(Gianni Sibilla)