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Live Report: Tom Petty @ Piazza Napoleone, Lucca, 29/6/2012

Ad un certo punto si è perso il conto. Venticinque, forse di più, usate in 20 canzoni. 10-15 solo nelle mani di Mike Campbell. Quattro Rickenbacker diverse. Poi Gibson, Gretsch, Fender. Un sitar elettrico a 12 corde.
Il ritorno di Tom Petty in Italia dopo 25 anni è stato soprattutto la festa della chitarra elettrica. Ed è stato soprattutto la festa degli Heartbreakers: la migliore rock band “classica” in circolazione per suono, compattezza, stile.
La serata inizia verso le 7 e mezzo in Piazza Napoleone a Lucca: è la prima data del consueto Summer Festival, che quest’anno arriva alla 15° edizione. “Splendida cornice” è una pessima espressione, ma almeno questa sera è vera nei fatti: la piazza è circondata da alberi, un palco gigantesco a ridosso dei palazzi, una statua in centro che divide le tribune: guarda verso il palco e sembra aspettare la musica. Un bel po’ di gente è ferma ai varchi di accesso della piazza da tempo; appena si aprono i cancelli corre verso le prime file. Il pubblico non è giovanissimo: uno sguardo ai nomi sulle magliette indica che si tratta di un appuntamento imperdibile per gli appassionati di classic rock: sulle tante pancette in circolazione troneggiano Springsteen, Ramones, Hendrix, Dylan. Si arriverà a qualche migliaio di persone, con ampi spazi vuoti ai lati: tutto sommato, un ottimo risultato per un artista che non ha mai promosso i suoi dischi in Italia e che è passato l’ultima (e unica) volta come supporto di Bob Dylan nell’87, prestandogli gli Heartbreakers come band.
Sul palco alle 8 e mezza arriva Jonathan Wilson: magro, allampanato e capello lungo, maglietta tie dye da figlio dei fiori, occhiali a goccia: è perfettamente nella parte, e offre 45 minuti di pura psichedelia elettrica, tra California e Pink Floyd: chi segue Rockol lo conosce bene – lo conoscerà meglio: nei giorni scorsi ha filmato un mini set acustico in redazione che pubblicheremo in settimana. Poche canzoni, molto dilatate, tra cui una spettacolare versione di “Valley of the silver moon”. Nulla di innovativo, ma con uno stile e una musicalità di gran livello che il pubblico apprezza.
Poco prima delle 10 è la volta di Tom Petty: attacca subito forte con quattro classici che rimandano, come suono, soprattutto al primo periodo della carriera: Soprattutto “Liste to her heart” e “Here comes my girl” sono il trionfo del power-pop, del jingle-jangle e della Rickenbacker 12 corde (due diverse sul palco nella prima canzone).
Lui è uguale a se stesso da sempre: capello biondo e fluente, solo un po’ di barba in faccia, fisico esile, un accenno di pancetta nascosto sotto un completo gessato. Non è mai stato un animale da palcoscenico, Tom Petty e non lo diventa ora che ha superato i 60: ha un carisma tranquillo, canta, si muove poco e pensa alle canzoni. E’ un autore puro, e la “I won’t back down” messa in apertura lo dimostra.
Immagine anteprima YouTube
Il vero animale da palcoscenico è Mike Campbell, che fin da “You wreck me” inizia il suo show: cambia chitarra continuamente, ogni canzone è una lezione di stile e di suono. Dopo una “Handle with care” (Travelling Wilburys) arriva lo show nello show: la band torna al blues – grande amore di Petty e base dell’ultimo “Mojo”, uscito due anni fa, da cui però vengono pescati solo un paio di brani. Ed è lì che Campbell – capello rasta incolto, camicia rossa – dimostra tutta la sua sapienza, con assoli di un gusto e una tecnica senza pari: per suono e presenza scenica, è al livello dei vari Keith Richards, Pete Townshend e compagnia.
In scaletta Petty piazza una “Carol” di Chuck Berry e una “Oh well” dei Fleetwod Mac prima maniera ma il culmine del concerto è “It’s good to be king”, chilometrica e mozzafiato, con tre chitarre a intrecciarsi: quella di Campbell, quella di Petty e il supporto ritmico di Scott Thurston. Gli Heartbreakers sanno il fatto loro, soprattutto Benmont Tench alle tastiere e Steve Ferrone Non è un caso che i Pooh – si proprio i Pooh – alla ricerca di un batterista per sostituire Stefano D’Orazio, siano andati a pescare il migliore in circolazione, cioè lui.
Poi c’è tempo per far cantare la piazza con “Free fallin’” e “Learning to fly”: l’unica sorpresa in una scaletta speculare a quella delle altre date europee è una canzone inedita, “Two men talking”, un blues rock sulla vena di “Mojo”.
Poi arriva la festa finale: “American girl”.  Si potrebbe obiettare che, per il primo concerto italiano, in scaletta ci poteva stare qualcosa di diverso, qualche classicone lasciato fuori (una su tutti: “The waiting”, ma la lista è lunga).
Ma Petty si accomiata dicendo: “Torneremo presto”. Speriamo non sia la solita promessa da marinaio, anzi da rocker: quella di Lucca è stata una grande serata di rock americano.
(Gianni Sibilla)
SET LIST
Listen to Her Heart
You Wreck Me
I Won’t Back Down
Here Comes My Girl
Handle with Care
Good Enough
Oh Well
Something Big
Don’t Come Around Here No More
Free Fallin’
It’s Good To Be King
Carol
Learning to Fly
Yer So Bad
I Should Have Known It
Refugee
Runnin’ Down a Dream
Encore:
Mary Jane’s Last Dance
Two men talking
American Girl

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