Live Report: Stone Roses/Mick Jones @ City Sound, Milano, 17/07/12
Mercoledì, Luglio 18th, 2012
Le reunion. Eventi capaci di fare notizia, capitalizzare soldi e interesse, fare impazzire i fan, lasciare scettici tutti gli altri.
Il concerto degli Stone Roses, riformati lo scorso ottobre dopo annunci e smentite, è stato per certi versi esemplare. Lo scenario è quello del City Sound, il festival che ha rimpiazziato l’Arena Civica per le note polemiche sul bando del Comune di Milano. Ottimo scenario, pensando che è stato allestito in pochissimo tempo: in mezzo all’Ippodromo del Galoppo, dal lato di Piazzale Lotto: un gran palco, una pedana di legno per il pubblico, una tribuna in fondo, baracchini per le vettovaglie varie, ottima organizzazione (non si fa in tempo a far cadere un bicchiere di plastica che un inserviente lo raccoglie), un buon battaglione di zanzare al calare del sole, molte postazioni sponsor (“E’ un cliente invitato da Philip Morris?” “No, sono un giornalista” “Non può stare qua, si deve spostare” – scena davvero successa mentre il vostro cronista cercava di mangiare due tartine ad un tavolo inutilizzato – la stampa musicale conta meno di una cicca, si sa).
Ma per quanto bello, il City Sound non è in Inghilterra, dove gli Stone Roses hanno ottenuto quello che volevano nella traccia di apertura del loro capolavoro dei del 1989: “I wanna be adored”. Alle 8, quando sale sul palco Mick Jones, la gente è pochina. Aumenterà per l’inizio del concerto degli Stone Roses: larghi spazi vuoti, per un totale dignitoso di qualche migliaio di persone (3000, dice l’organizzazione). Ma siamo lontani dalle folle che ancora attirano in patria.
Mick Jones, dicevamo: l’ex chitarrista dei Clash si presenta con la The Justice Tonight Band (feat. Pete Wylie & The Farm), ovvero un collettivo di 10 persone con alcune vecchie glorie del rock “minore” inglese. Il set è soprattutto un best of di classici dei Clash, compresi quelli che già cantava Jones, “Train in vain” e “Should I stay or should I go”, più altri come “Rock the Casbah”, “Bankrobber”, cantati a turno dai membri della band. L’effetto è un po’ di caciara – concerto tra amici al pub, ma molto divertente e trascinante. Il pubblico apprezza e balla.
Verso le 9 e un quarto arrivano loro, gli Stone Roses: ed è qui che vedi l’esemplarità della loro reunion. Contemporaneamente invecchiati e ben riconoscibili: John Squire sotto una chioma di capelli dal colore troppo nero per essere naturale, Mani un po’ ingrassato, Reni calato sotto un cappellino. Poi lui, Ian Brown: caschetto e faccia scavata, come sempre ma più del solito. Pantaloni larghi d’ordinanza, camicia militare.
Il set parte forte con “I wanna be adored” e prosegue con la scaletta classica del loro tour. I fan riconoscono ogni canzone al primo accenno e impazziscono. Ma con un po’ di distacco, è impossibile non notare come il sound della Madchester abbia ancora fascino ma sia anche invecchiato un bel po’. Musicalmente, gli Stone Roses si impegnano: soprattutto quando Squire e la sezione ritmica prendono il sopravvento, come nella bella e lunga versione di “Fools gold” piazzata a metà set, il concerto decolla.
Ma la sensazione è comunque che la band stia facendo il compitino: Ian Brown appare a metà tra la fascinosa strafottenza tipica inglese e lo scazzo, ogni tanto si perde nel cantare (“She bangs the drum” grida vendetta, per la parte vocale). Insomma: quasi sempre inappuntabili, ma freddi e senza grande carica. Un po’ più di calore in più non avrebbe fatto male per non far pensare ad una reunion d’ordinanza: lo stesso ragionamento fatto per i Soundgarden qualche settimana fa.
Poco dopo le 11 il concerto è finito – con buona pace dei residenti. Anche qua, qualche lamentela: nei giorni scorsi è apparsa una lettera sulle pagine milanesi del Corriere che, non ci crederete, ipotizzava che l’organizzazione fosse classista perché il palco è posizionato e rivolto verso i più popolari palazzi di Piazzale Lotto e più lontano dai bellicosi e tendenzialmente più benestanti abitanti di San Siro. E’ proprio vero che ci sarà sempre qualcuno che si lamenta, anche solo per una manciata di concerti d’estate.
Ma, tornando al concerto: fan entusiasti, ascoltatori meno appassionati che se ne vanno contenti ma senza avere sconfitto lo scetticismo tipico da reunion. Una reunion da copione, dicevamo.
(Gianni Sibilla)
Setlist: